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Psicodinamica del sogno

Neotenici: animali che hanno bisogno di essere accuditi per sopravvivere.

Prima parte della nostra vita: spinta collettiva, processo di adattamento.

Seconda parte: 35 anni, crisi di mezza età, adulto comincia a fare un primo bilancio di ciò che sognava e di ciò che è diventato adesso, si fa un bilancio. Non è un caso le crisi matrimoniali.

Coercizione: sentirsi costretti a o da.

Meccanismo di difesa: collusione: un'alleanza inconscia inconsapevole che ha l’effetto di stabilizzare una relazione, coppia sadomasochista.

Ombra: cose che nego di me stesso che non voglio concepire io, familiarità con il mio mondo interiore.

Persona:

Sogno secondo Jung: il sogno è un'auto rappresentazione della situazione attuale della psiche del sognatore, espressi in forma simbolica, fenomeni della natura offrire alla psiche delle informazioni.

È uno degli elementi che contribuisce alla funzione equilibratrice dell’inconscio, ha una funzione etica, aumenta il grado di autenticità e la conoscenza di noi stessi e quindi della libertà interiore.

Cosa stai vivendo tu nella tua realtà cosciente, importante sapere il presente del paziente, senza conoscere la vita presente del sognatore è solo una esercitazione didattica.

Simbolica: qualsiasi elemento che viene sognato deve avere un nesso con conscio e inconscio.

Morale differenziato dall’etica.

Psicodinamica del sogno

I sogni sono uno dei canali con cui viene fuori la nostra autenticità; Freud fece un errore di prospettiva pensando di poter interpretare tutti i sogni allo stesso modo su persone differenti: è vero che ci sono dei temi collettivi ma per il singolo soggetto può avere un’importanza e un significato differente rispetto a quello generico.

Aspetto epistemologico

L’epistemologia è la disciplina che studia la scientificità dei modi con cui vogliamo comprendere un fenomeno. In psicologia ci troviamo davanti a un dilemma epistemologico legato al “conoscere” che assume due significati: uno di questi è lo “spiegare” che Dilthey associava alle scienze della natura, caratterizzato dalla replicabilità di un evento a parità di condizioni; in psicologia vi è anche un ambito di studio dinamico-clinico in cui a parità di condizioni l’evento è differente e non è replicabile in quanto entra in azione l’individualità e l’unicità del soggetto, infatti qui il conoscere assume il significato di “comprendere”.

Nei sogni abbiamo questo doppio livello: la parte archetipica con tematiche diffuse a livello universale che danno indizi su significati rintracciabili tra patrimoni collettivi, ma l’aspetto unico del sogno viene fuori con la comprensione. In questo sistema si inserisce anche l’osservazione dei meccanismi di difesa, che rappresentano operazioni intermedie sui due livelli; i meccanismi di difesa hanno lo scopo di tutelare la nostra psiche da imprevisti interni ed esterni che sono potenzialmente disorganizzanti, in termini tecnici questo assume valore adattivo.

Allo stesso modo però ci irrigidiscono nel momento in cui si innescano, sulla base dello specifico meccanismo che in quel momento si attiva, distorcendo la comprensione della realtà interna ed esterna; l’uso eccessivo o un uso carente dei meccanismi rappresenta un rischio di disagio e psicopatologia: con un soggetto psicotico con meccanismi massicci l’intervento è di tipo supportivo, garantendo una relazione con maggiore stabilità in modo tale da poter diminuire il bisogno di difese massicce; quando è un soggetto nevrotico ad utilizzare eccessivamente i meccanismi di difesa andremo ad aumentare il grado di instabilità ed incertezza in quanto è un individuo che ha bisogno di mantenere il controllo; un soggetto con psiche sana utilizza i meccanismi in maniera fluida.

Da Wundt in poi la psicologia viene considerata come scienza del comportamento, ma vi è un altro filone, che già a partire da prima di Freud, il padre della psicoanalisi, considera la psicologia come “ciò che studia la relazione tra conscio, inconscio e le relazioni del soggetto”. Nel dibattito epistemologico è stata considerata per un po’ come una scienza sottoposta a due pressioni, in quanto da una parte veniva considerata come scienze della natura, dall’altra parte invece è considerata come scienza dello spirito.

Entrambe le espressioni appartengono a Dilthey, il quale sosteneva che il dibattito avvenuto tra Popper, Moreno e Kuhn ponesse dei problemi non risolti nel momento in cui si iniziò ad utilizzare i loro paradigmi all’interno della psicologia; dunque distinse:

  • Scienze della natura: le scienze della natura sono tutte le scienze in cui possiamo prevedere il risultato perché è dato dalla ripetibilità dell’evento a parità delle sue condizioni; questo ci permette di spiegare la patologia, ma non il paziente, in quanto ci sono altri eventi nella psiche del singolo che non possono essere ripetibili a parità di condizioni. Quindi le leggi della scienza della natura vanno bene in psicologia solo per le condizioni generali/collettive, cioè da un punto di vista nomotetico e nosografico, utilizzato per formulare delle leggi generali, cioè tutto ciò che è identico a prescindere dalle singolarità.
  • Scienze dello spirito: l’attenzione non è più volta alla spiegazione dell’evento ma su come viene vissuto dai singoli soggetti; la spiegazione dunque non serve a conoscere ma ad interpretare con l’obiettivo di dare senso alla singolarità dell’individuo che ha vissuto l’evento.

Ermeneutica e conoscenza

29/09

L’ermeneutica è un’altra scienza della conoscenza: “erme” fa riferimento al dio Hermes mentre “neutica” fa riferimento ad una conoscenza relazionale, dunque ermeneutico fa riferimento alla scienza della relazione dell’interprete e del testo.

Il rapporto tra assimilazione, aggiungere un nuovo elemento senza che lo schema mentale si modifichi, e l’accomodamento, aggiungere un nuovo elemento che va a modificare lo schema, viene chiamato equilibrazione. La rappresentazione sociale è un modo inconscio con cui simbolizziamo qualcosa di esistente, inserendo ciò che ci accade all’interno della categoria inconscia che avevamo già costruito; dunque conosciamo la realtà nel contesto che noi ci creiamo, nel nostro immaginario, dove il versante cognitivo ed emotivo si intrecciano.

Nel concetto di ermeneutica è presente l’idea che ogni conoscenza è implicativa, dunque quando descriviamo un oggetto di studio noi descriviamo la relazione con l’oggetto. Quando facciamo riferimento all’epistemologia quindi, facciamo riferimento ad un approccio nomotetico, mentre nell’ermeneutica ci soffermiamo sull’aspetto idiografico.

La parola sintomo è composta da due parti: “sin” fa riferimento ad un'unione mentre “tomo” fa riferimento ad una parte dell’intero; dunque è un modo di esprimere un malessere fisico ma il sintomo è anche il risultato di un momento esistenziale in cui il soggetto si è privato di senso, un'interruzione nella costruzione del senso, creando un disagio. Nella parola simbolo invece è composta da “sin” che si riferisce sempre ad un’unione e da “ballein” che si riferisce all’elaborazione di un evento, la possibilità di riconoscersi.

Il sogno ci aiuta a simbolizzare anche gli aspetti della realtà che non siamo pronti a guardare, possiamo paragonarlo ad un difensore del benessere psichico ma al contrario dei meccanismi di difesa, questo amplifica la nostra concezione di realtà rendendoci più capaci di simbolizzare ciò che non siamo pronti ad elaborare.

Simbolizzazione e prime relazioni

Come ci simbolizziamo? Inizialmente siamo permeabili e permeati dalle relazioni che si prendono cura di noi; quando nasciamo il nostro IO rudimentale non sa ancora se ci amiamo o odiamo, non abbiamo un’idea di noi stessi ma riusciamo solo ad esprimere benessere o malessere senza sapere perché accade. Quando si ha almeno un caregiver adeguato vi è una responsività tra le mie necessità, che non riesco ad esprimere, e l’adulto che ci dà ciò che ci serve: crescendo formiamo la nostra prima concezione di noi stessi e costituiamo il primo nucleo fondamentale del nostro IO sentendo di avere un senso.

Se, al contrario, vi è almeno un caregiver non adeguato, nel versante inconscio abbiamo una disconferma tra ciò che abbiamo bisogno di vivere e ciò che viviamo: l’esperienza vissuta sarà tragica e psichicamente ci porterà a simbolizzarci come esseri senza valore, quindi il primo nucleo fondamentale del nostro IO si convincerà di non valere nulla.

Nel corso della vita subiamo delle ferite che, se non riusciamo ad elaborare, si trasformano in piaghe; le tre principali sono:

  • Paure: sinonimo di ciò che minaccia il nostro essere.
  • Avidità: intesa come insieme di circostanze/relazioni di cui abbiamo bisogno per sentirci noi stessi.
  • Sensi di colpa: assume un’accezione specifica facendo riferimento al sentirsi frustrati e impotenti a causa di errori commessi in precedenza; si lega alla dimensione di auto-aggressività inconsapevole.

Le relazioni tra conscio e inconscio nascono da un insieme di simbolizzazioni inconsce, sia su noi stessi che sulla realtà esterna, che si sono costruite fin dal nostro primo giorno di vita e sulla base delle prime relazioni.

Empatia, identificazione e relazione terapeutica

Come facciamo a comprendere? Con l'empatia: “en-pathos”: “stare dentro (en) le emozioni”; è la capacità di comprendere cosa prova l'altro dall'interno; l’empatia si differenzia dall’identificazione in quanto non è un semplice sentire cosa sente l’altro ma sentirlo senza vivere l’effetto di questo “sentire”. L'empatia è la competenza chiave della psicologia dinamica e clinica; vi sono tre tipi di empatia:

  • Primo grado innato: consiste nel comprendere cosa prova l'altro, quando l'altro sa cosa prova e lo racconta; senza questa empatia di base non è possibile avere relazioni sociali.
  • Secondo grado: in parte innato e in parte acquisibile lavorando su sé stessi; in questo caso l'altro sa cosa prova ma non sa raccontarlo. Iniziano a essere necessarie competenze psicologiche per cogliere i segnali indiretti che la persona sta mandando.
  • Terzo grado: comprendere cosa prova l'altro, quando l'altro non ha idea di cosa sta provando, es. paziente in crisi psicotica, delirante, e non ha nessuna possibilità di narrarlo perché ne è travolto; livello tipico dello psicologo dinamico-clinico, dell’analista che comprende anche se non fa capire di aver compreso, ma conferendogli delle restituzioni che vanno ad empatizzare con il suo stato d’animo senza verbalizzarlo. Il vero lavoro non è l’interpretazione dei sogni ma la relazione interpretativa, il modo in cui viene restituita.

Differenza tra empatia e identificazione: l’identificazione è un meccanismo di difesa che si mette in atto per evitare sentimenti di angoscia o colpa; l’empatia serve a sentire e comprendere le condizioni interne altrui.

La compliance è una sana alleanza terapeutica caratterizzata da una complementarietà tra medico e paziente.

È una sana alleanza terapeutica caratterizzata da una complementarietà tra medico e paziente.

Set e setting

Come “Set” intendiamo l’insieme dei parametri spazio-temporali all’interno di una terapia, dunque tutto ciò che è visibile; il setting invece fa riferimento all’insieme di campi psichici professionali del terapeuta che decide come tradurre il set del momento.

Il setting è invisibile, è dato da tre componenti:

  • Cornice teorica: insieme della concezione dello psicologo sulla teoria su cui interviene.
  • Equazione personale dello psicologo: la biografia del clinico, il concetto di equazione personale è stato coniato da Jung e si intende l'individualità, l'originalità del curante; rappresenta tutte le variabili che vanno da una relazione di campo consapevole alla concezione teorica di fondo.
  • Teoria della tecnica: è da pensare come il dispositivo di traduzione tra ciò che si ritiene di comprendere e il come si utilizza all'interno dell'intervento.

Questi tre elementi costituiscono un circolo ermeneutico nel momento in cui sono fondati scientificamente e di conseguenza possono essere valutabili. Il setting è il fondamento del set anche se sono l'uno lo specchio dell'altro: sono entrambi a piena responsabilità del soggetto curante.

Meccanismi di difesa

30/09

  • Proiezione: attribuiamo a qualcuno elementi che provengono dal nostro inconscio; il fatto di attribuirli, significa che li vediamo come se fossero parte di qualcuno ma in realtà sono vigenti del nostro inconscio. La proiezione può manifestarsi sia per elementi che si riferiscono alla gratificazione di una relazione ma anche ad elementi negativi; nella proiezione la direzione va da dentro me a sopra te. Succede spesso che l’oggetto singolo o collettivo su cui si proietta, in effetti ha qualche aspetto che evoca l’elemento proiettato.

Nel caso di un soggetto psicotico che utilizza una proiezione paranoica, totalizzante al punto tale da sostituire la realtà con ciò che si proietta, può attribuire la stessa intenzione a chiunque. Per certi versi è un legame: si attribuiscono elementi psichici all’altro, non ritenendoli come propri ma parte integrante dell’altro.

Proiezione ripudiativa: attribuiamo all’altro ciò che non vorrei mai trovare in me; ripudiativa rispetto all’IO del soggetto che proietta e non rispetto alla realtà oggettiva. Ciò che proietto all’altro ha l’effetto di renderlo meno piacevole.

Proiezione assimilativa: ha l’effetto di sostanziare un legame in modo tale da confermare la nostra visione di noi stessi, però sta anche alla base di legami belli come l’amicizia; anche il legame madre-bambino è una proiezione assimilativa poiché la mamma attribuisce al bambino stati mentali e risponde alla sua interpretazione di quelli, permettendo così al bambino di costruire stati mentali propri.

Tutto dipende da come viene vissuto il contenuto proiettivo del soggetto proiettante, rappresentano gli elementi psichici che l’IO vive in discordanza o in concordanza con sé stesso. Il tema dell’ombra ritornerà con Jung successivamente.

Transfert: riviviamo in terapia dei vissuti generati nella nostra biografia che riattiviamo nel campo relazione con il terapeuta. Se i vissuti sono catastrofici e questa relazione diventa la più importante tra tutte, dobbiamo essere bravi a non far sì che si produca l’acting.

La presa di coscienza di questo meccanismo di difesa significa ritirare la propria proiezione e inglobarla.

  • Identificazione: il movimento psichico degli elementi va da dentro te a sopra me; io attribuisco a me stesso degli elementi che fanno parte di te, credendo invece che mi appartengano. Nell'identificazione noi sentiamo e viviamo in noi degli aspetti che in realtà non sono fortemente presenti, ma lo sono nelle persone con cui interagiamo; sta alla base delle prime relazioni.
  • Identificazione proiettiva: sequenza dei due meccanismi partendo dalla proiezione e seguita poi dall’identificazione; avviene solo se l’identificazione avviene per effetto della precedente proiezione.

Tutti i meccanismi di difesa non riguardano solo il rapporto con noi stessi, definito intrapsichico, quindi confinato al singolo soggetto, non riguarda nemmeno solo il conflitto intrapersonale, due persone, ma riguarda anche gruppi, nazioni e culture. Sono importanti perché innescano motivi, scelte: non rimangono nella fantasia ma rispecchiano come l’inconscio andrà a regolare il modo in cui ci comporteremo, con diversi gradi di differenza.

  • Acting out: è la messa in atto di qualcosa che prende il sopravvento e che sostituisce momentaneamente una riflessione o la presa di contatto con la propria emozione; è un processo che avviene lì dove dovrebbe esserci la riflessione, infatti è paragonata ad una rottura di qualcosa che invece doveva essere canalizzato. Non è necessariamente un’azione fisica e anche l’uso di sostanze corrisponde a questo meccanismo, come tentativo di autocura. Infine, può anche essere simbolico perché avviene in una forma traslata su un piano non visibile ad esempio il suicidio ma non inteso come fantasia o sentimento ma come gesto suicida. È un modo estremo in cui riteniamo di spezzare una situazione che non sopportiamo.

Tutti i meccanismi hanno un difetto comune ovvero quello di alterare la realtà riducendone il grado psichico di tolleranza emotiva che siamo in grado di sopportare sul piano inconscio.

L’idealizzazione e la sublimazione sono due meccanismi che apparentemente rendono più piacevole la realtà: nell’idealizzazione troviamo meglio di com’è ciò che idealizziamo e nella sublimazione troviamo un modo per dare valore.

  • Dissociazione: tutti i meccanismi, dissociazione a parte, hanno un aspetto che va a modificare anche il resto di ciò che accade tramite dialogo inconscio; la dissociazione consiste nell'effetto di un processo psichico che ha momentaneamente causato l’interruzione di continuità della mia esperienza psichica sia sul piano conscio che inconscio. È come se sospendessimo momentaneamente la soggettività della nostra identità: un evento importante n
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

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