Transessualismo
La transessualità è la condizione di una persona la cui identità sessuale fisica non è corrispondente alla condizione psicologica dell'identità di genere maschile o femminile e che, sovente, persegue l'obiettivo di un cambiamento del proprio corpo, attraverso interventi medico-chirurgici.
Disturbo dell’identità di genere nel DSM-IV
Il “Disturbo dell’Identità di Genere” ha 2 componenti, che devono nel DSM-IV essere entrambe presenti ai fini della diagnosi:
- Un’intensa e persistente identificazione col sesso opposto (Criterio A);
- Un persistente malessere riguardo alla propria assegnazione sessuale, o un senso di estraneità riguardo al ruolo di genere del proprio sesso (Criterio B);
- La diagnosi non va fatta se il soggetto ha una concomitante condizione fisica intersessuale.
Inoltre, per fare diagnosi deve esservi prova di un disagio clinico significativo, o una compromissione dell’area sociale o lavorativa del soggetto.
Differenza tra sesso e genere
La differenza tra sesso e genere è stata fatta da Stoller, che limita il “sesso” ad una condizione più biologica, mentre il “genere” è un termine che ha delle connotazioni psicologiche e culturali.
La differenza tra sesso e genere è stata fatta da Stoller, che limita il “sesso” ad una condizione più biologica, mentre il “genere” è un termine che ha delle connotazioni psicologiche e culturali.
Abbiamo poi l’identità di genere e il ruolo di genere: la prima è la percezione e la conoscenza che si appartiene a questo o a quel sesso, mentre il secondo è il comportamento manifesto che si adotta in ambito sociale.
Da quanto detto emerge che, nell’interpretazione psichiatrica della problematica transessuale, si dà per scontato il fatto che non vi siano differenze tra ciò che il soggetto dichiara di sentire e ciò che egli è. Allo stesso modo, tra ciò che il paziente dice circa la propria sofferenza e la sofferenza effettiva non vi sarebbe alcuna differenza significativa. Ma chi può garantire che la domanda del soggetto coincida col suo desiderio effettivo, e che la sua sofferenza coincida con quella effettivamente patita?
Autodiagnosi e colloqui clinici
Spesso i soggetti, durante i colloqui, alla domanda di localizzare temporalmente il momento in cui è iniziato il loro disagio, rispondono con un “Da sempre” che chiude la causa della condizione transessuale su se stessa, ed attribuiscono ad un “errore di natura”.
Pertanto, alla base di questi soggetti vi è un’“autodiagnosi in cerca di conferma”. L’errore in cui spesso cadono gli psicologi clinici sta proprio nell’accettazione acritica di questa autodiagnosi, confermandola a priori.
Il doppio legame
Da ciò deriva quella condizione che Oppenheimer definisce “double bind”, ovvero “doppio legame”: infatti, il transessuale imprigiona l’altro (terapeuta) in questo “doppio legame”, in cui il mancato riconoscimento metterebbe fine alla relazione, mentre la neutralità viene interpretata come assenso; tale intrappolamento riflette ciò che il soggetto ha vissuto in passato, essendo questa influenza sull’altro l’inverso di un sottostante sconforto profondo.
Da quanto detto emerge come lo psicologo clinico abbia una forte responsabilità etica, per cui non basta accettare acriticamente.
-
Clinica psicodinamica - caso Katrina
-
Riassunto esame Psicologia clinica,, prof. Lo Castro, libro consigliato L'enigma del transessualismo di Bottone, Va…
-
Riassunto esame Psicologia clinica, prof. Madeddu, libro consigliato Psichiatria Psicodinamica, Gabbard
-
Riassunto esame Psicologia clinica, prof Madeddu, libro consigliato "Psichiatria Psicodinamica"