Protezione integrata dai fitofagi
La protezione integrata è una strategia di controllo dei fitofagi, mantenere a bassi livelli le popolazioni dei fitofagi, in particolare mantenerli a densità al di sotto di quello che rappresenterebbe un danno economico. La protezione integrata è la strategia di lotta dell’imprenditore che ha l’obiettivo di massimizzare il reddito. Questo obiettivo viene ottenuto non solo con la lotta insetticida ma anche con l’integrazione con altre strategie come la lotta biologica, la lotta agronomica, l’uso di piante resistenti, ecc.
La scelta dell’agricoltore deve basarsi su principi biologici e tossicologici: l’agricoltore a parità di reddito dovrà cercare di utilizzare i mezzi che abbiano un minore impatto sull’ambiente e sulla salute, sia degli operatori che dei cittadini. Ovviamente, tutto ciò che viene usato dagli agricoltori, per legge è autorizzato ma è comunque necessario scegliere quello che ha un minore impatto sull’ambiente e la salute.
Nelle scelte dell’agricoltore bisogna fare un’analisi costi-benefici per massimizzare il reddito. A livello aziendale l’agricoltore deve ridurre al minimo costi ma massimizzare la PLV. Minimizzare i costi non significa utilizzare ciò che costa meno o che sia a largo spettro in quanto, sebbene lo siano nel breve periodo, basti pensare nel medio-lungo periodo questi insetticidi possono causare pullulazioni indotte e/o favoriscono lo sviluppo di altri fitofagi o di resistenze agli insetticidi. Per ridurre i costi è necessario utilizzare le soglie di intervento: effettuare gli interventi solo quando i fitofagi si trovano a densità in grado di creare un danno.
A livello dei benefici l’agricoltore deve massimizzare la produzione lorda vendibile e perciò deve minimizzare i danni. L’agricoltore può anche utilizzare mezzi di lotta più costosi se questi gli consentono di avere un prezzo più elevato. Un’agricoltura che non utilizza prodotti ad alta tossicità si adatta, inoltre, all’agriturismo. Altro effetto positivo è quello che si nota sugli insetti pronubi.
A livello aziendale le strategie di lotta possono essere influenzate da fattori esterni come i contributi pubblici rendendo strategie più costose più convenienti. Altro aspetto da considerare è la presenza di consulenti che possono avere un costo che va ad incidere sul bilancio dell’azienda.
Altro aspetto è che questi costi/benefici possono essere visti a livello di gruppi di aziende: associandosi possono ridurre i costi e i benefici possono aumentare tramite l’associazione. Infine, questi costi/benefici vanno valutati a livello di società: è chiaro che l’uso di insetticidi può avere un impatto sugli agricoltori, i consumatori e chi frequenta le zone agricole e questi danni possono provocare dei costi di sanità oltreché danni all’ambiente. Proprio per questo la politica si muove verso la protezione integrata, come con l’uso di contributi pubblici.
Contributi allo sviluppo di IPM
- Agricoltori: scegliendo i mezzi di lotta con minori effetti negativi su salute e ambiente;
- Politica ed enti pubblici: leggi, contributi e ricerca;
- Consumatori: preferendo produzioni IPM e biologiche.
Storia
Fino alla Seconda guerra mondiale, si ha agricoltura a basso input con pochi antiparassitari: spesso prevalgono autoconsumo e mercato locale, produzioni contenute con l’uso di molte varietà locali selezionate per miglior compromesso fra produzione e resistenza malattie/fitofagi. Non venivano usati concimi inorganici e irrigazione, la meccanizzazione era scarsa. Gli antiparassitari a disposizione erano pochi e spesso poco efficaci. Inoltre, agricoltori e consumatori relativamente poco esigenti, si aveva una elevata biodiversità vegetale (interno e attorno aree coltivate) e i fitofagi introdotti ancora relativamente pochi.
Dagli anni ’50, agricoltura ad elevato input e “consumismo” degli antiparassitari:
- Mercato nazionale e internazionale sempre più importanti;
- Produzioni elevate: poche varietà selezionate per produzione, per malattie/fitofagi ci sono antiparassitari, concimazione inorganica, irrigazione, meccanizzazione, disponibilità antiparassitari di sintesi molto efficaci.
- Agricoltori e consumatore esigenti;
- Riduzione biodiversità (monocoltura, riordini fondiari, ecc.);
- Aumentano fitofagi introdotti, nuovi fitofagi da controllare.
A partire dagli anni ’60, si sviluppa sensibilità per gli aspetti negativi degli antiparassitari:
- Problemi e limiti legati all’uso antiparassitari di sintesi: tecnici e economici, ambientali e salute (agricoltori, cittadini, consumatori);
- Movimenti ambientalisti e associazioni dei consumatori;
- Conflitto fra interessi spesso contrapposti: industria, agricoltori, ambientalisti, consumatori;
- Risposta politica: IPM e produzioni biologiche.
Oggi il concetto di protezione integrata è acquisito e addirittura ci sono catene di supermercati che pretendono che gli alimenti abbiano livello massimo di residui al massimo la metà di ciò che è stabilito per legge. A livello europeo con la direttiva 128/2009 la protezione integrata è diventata obbligatoria. Da parte degli agricoltori è però difficile soddisfare tali richieste in quanto il controllo dei fitofagi è più difficile a causa della minore disponibilità di sostanze attive, resistenze e specificità oltre che nuovi fitofagi introdotti. Inoltre, le esigenze estetiche del mercato sono molto pronunciati oltre ad una tendenza da parte del pubblico a ridurre i finanziamenti per quanto riguarda l’assistenza tecnica e la ricerca.
Direttiva 128/2009 CE
Ha reso obbligatoria la protezione integrata, finalizzata alla salvaguardia della salute e dell’ambiente. Prevede quindi i PAN (piani d’azione nazionale):
- Formazione distributori e utilizzatori;
- Informazione del pubblico;
- Distribuzione (attrezzature, gestione imballaggi e rimanenze);
- Tutela acque e aree specifiche;
- IPM (informazioni, monitoraggio, servizi di consulenza da parte delle autorità pubbliche e associazioni degli utilizzatori).
Danni causati dai fitofagi
Classificazione dei fitofagi
Classificazione dei fitofagi in base all’organo della pianta danneggiato:
- Fillofagi: insetti che si nutrono delle foglie;
- Rizofagi: si nutrono delle radici;
- Antofagi: si nutrono dei fiori;
- Carpofagi: si nutrono dei frutti;
- Spermofagi: si nutrono dei semi;
- Blastofagi: insetti che si sviluppano all’interno di assi vegetativi;
- Xilofagi: insetti che si nutrono di parti legnose.
Gli insetti possono danneggiare le piante con l’ovodepositore ma soprattutto con l’apparato boccale sia di tipo masticatore che pungente-succhiante. Con l’ovodepositore possono causare dei danni estetici oppure deponendo nelle parti legnose provocano danni nel trasporto della linfa o provocare l’entrata di marciumi. Per quanto riguarda i masticatori ci sono degli insetti che provocano erosioni dall’esterno, insetti fillominatori che scavano gallerie all’interno della lamina fogliare e si trovano poi insetti scavatori (carpofagi e blastofagi). Si trovano poi i fitomizi che hanno apparato boccale pungente-succhiante. Sono distinti in funzione della parte della pianta interessata: se succhiano le cellule parenchimatiche della foglia sono detti plasmomizi, se si nutrono a livello del floema sono detti floemomizi mentre se si nutrono a livello di xilema sono detti xilemomizi.
Ruolo dei fitofagi negli ecosistemi
I fitofagi possono essere inseriti all’interno della piramide alimentare nutrendosi di piante ma essendo mangiati da altri animali. I fitofagi, in condizioni di equilibrio, hanno il ruolo di limitare la competitività delle piante garantendo così il mantenimento di biodiversità vegetale. Oltre a questo, gli insetti hanno un ruolo fondamentale anche come impollinatori e come saprofagi.
Per quanto riguarda il fitofago in condizioni di non equilibrio si può pensare:
- Introduzione di una pianta alloctona senza coorte di fitofagi: la pianta è più competitiva di piante autoctone con il rischio di estinzione di quest’ultime;
- Introduzione di fitofago alloctone senza coorte di zoofagi: la pianta ospite viene gravemente danneggiata con rischio di estinzione della pianta ospite a vantaggio di altre.
Quando si creano questi squilibri si manifestano dei problemi per quanto riguarda la biodiversità.
Classificazione del danno
Si distingue il danno in diretto e indiretto. È definito diretto quando il fitofago danneggia la parte commerciale della pianta (ad esempio le mele). Nel danno indiretto il fitofago danneggia la parte non commerciale delle piante, ma ciò può comportare indirettamente un danno alla produzione. Nonostante questo, esistono anche fitofagi non dannosi che non attaccano direttamente la parte commerciale e non compromettono neppure indirettamente.
Altra distinzione è fra danno fisiologico, ossia il danno alla pianta, e danno produttivo/economico, ossia il danno all’uomo e il suo capitale. Per quanto riguarda il fisiologico, i fitofagi possono danneggiare diverse funzioni della pianta:
- Minore disponibilità di fotosintetati (causa di asportazioni, minore produzione o minore traslocazione);
- Minore disponibilità idrica: ridotta attività vegetativa e riproduttiva, minor accumulo di sostanze di riserva e scarsa lignificazione;
- Perdita degli organi della riproduzione (fiori, frutti e semi);
- Compromissione dell’ancoraggio e del sostegno;
- Vie di ingresso di patogeni;
- Modificazioni dell’architettura della pianta;
- Morte.
Dal punto di vista dell’uomo è quando il danno fisiologico diventa produttivo-economico. Il danno alla produzione può essere di tipo quantitativo o di tipo qualitativo. Può essere limitato all’anno dell’infestazione ma può anche ripercuotersi sull’annata successiva perché lo stesso danno sulle foglie, ad esempio, va a compromettere la differenziazione a fiore. Altro danno è il ritardo dell’entrata in produzione. Ci sono poi danni di tipo qualitativo: sulle caratteristiche organolettiche o sull’estetica, che può compromettere il valore dell’intera partita oppure si può fare una cernita separando i frutti con danno estetico da quelli senza danno. Nel caso di fumaggine o melata i frutti possono anche essere lavati in fase di cernita. Il danno produttivo ha anche dei riflessi economici, la scarsa qualità riduce il reddito ovviamente.
Classificazione fitofagi in base alla loro dannosità
I fitofagi possono essere caratterizzati in base alla loro dannosità:
- Non economici: insetti che non causano mai danni di rilevanza economica;
- Occasionali: normalmente non sono dannosi ma può capitare che in alcune annate ci sono sporulazioni di insetti che possono interessare alcuni appezzamenti;
- Frequenti: ogni anno, anche se solo su alcuni appezzamenti, possono causare dei danni;
- Chiave o primari: fitofagi che causano un danno diretto alle colture, insetti che sono costantemente dannosi ogni anno e su tutti gli appezzamenti.
- Indotti dall’attività dell’uomo: fitofagi che normalmente sono non economici ma l’attività dell’uomo fa sì che gli renda dannosi (es. introduzione di fitofagi esotici che nel paese d’origine non sono dannosi; fitofagi che causano danno estetico).
Relazione fra danno fisiologico ed economico
Un danno fisiologico diventa economico quando non c’è più compensazione. Su questa relazione competono diversi fattori:
- Tipo di danno (diretto/indiretto);
- Caratteristiche fitofago;
- Caratteristiche piante;
- Fattori ambientali.
Per quanto riguarda il danno diretto, questo è dannoso economicamente fin dall’inizio, ma questa relazione può variare se il carpofago, ad esempio, attacchi una mela piccola o che ha raggiunto le dimensioni definitive. Attaccando in prossimità della raccolta non si ha la compensazione con una perdita lineare mentre se si ha un carpofago precoce si ha la compensazione per cui il danno è economico fin dall’inizio, ma la perdita di produzione è meno che proporzionale. Ci sono casi particolari di carpofagi in cui il danno aumenta nel tempo, danneggiando un numero progressivo di frutti nel tempo.
Nel danno indiretto si può pensare a fillominatori che diminuiscono la disponibilità di fotosintetati e acqua producendo frutti che si sviluppano più lentamente. Il danno fisiologico alle foglie non è subito un danno economico e quindi fino ad una certa entità il danno non diminuisce e poi superata la soglia di compensazione si ha un danno economico. L’intensità del danno dipende dalla densità ma anche dal tempo di infestazione. È anche funzione dello stadio di sviluppo.
Il danno causato dal fitofago varia da specie a specie e dipende anche se l’insetto è pungente-succhiante o masticatore. Dipende anche dalla densità ed è anche in funzione del tempo: questo è il concetto di insetto-giorno cumulato (più giorni l’insetto mangia e più causa danno). È importante lo stadio di sviluppo e le dimensioni dell’insetto e questo rientra nel concetto di danno cumulato.
Altro aspetto importante è quello della distribuzione spaziale di un fitofago: se gli insetti sono aggregati causano un danno molto più elevato rispetto ad una distribuzione casuale. La differenza di dannosità è enorme: a parità di fallanze, quando queste sono aggregate, le piante contigue hanno difficoltà a compensare la perdita di peso. Quando invece è casuale, la capacità di compensazione è più elevata.
Per quanto riguarda le caratteristiche della pianta e i fattori ambientali, immaginando un danno indiretto, se la pianta sta bene, la capacità di competizione è più elevata mentre se le pianta ha già subito dei danni o è sotto stress, la capacità di compensazione è minore. Altro aspetto importante è il carico produttivo: se i frutti sono pochi la pianta è in grado di tollerare meglio il danno di un insetto mentre se il carico è elevato basta un piccolo danno alla superficie fogliare per causare danni alla produzione. Altro aspetto importante è la fase fenologica: la compensazione è diversa dal momento del danno. Una defogliazione che avviene in epoca precoce consente alla pianta di produrre nuove foglie e compensare il danno. Ogni insetto deve essere valutato in funzione del momento della stagione in cui attacca la pianta.
Si hanno poi i fattori ambientali: un danno alle foglie diminuisce la disponibilità dei fotosintetati ma andando a danneggiare la traspirazione diminuisce la capacità della pianta di assorbire acqua dal terreno; in situazione di stress idrico il danno causato sarà sicuramente maggiore. È importante anche lo stato nutrizionale del terreno: se nel terreno ci sono elementi nutritivi la pianta avrà maggiore capacità di compensazione. È importante l’andamento meteorologico perché influenza la dannosità degli insetti: dimensioni, morte prematura, ecc.
Acari tetranichidi
Gli acari si differenziano dagli insetti per il fatto che hanno 8 zampe invece di 6, gli adulti non hanno ali e non hanno il corpo suddiviso in segmenti. Gli acari in generale si caratterizzano per la parte dell’apparato boccale pungente-succhiante. Si ha una larva esapoda che il primo stadio che esce dall’uovo mentre i due stadi successivi sono delle ninfe e poi ci sono gli stadi adulti con femmina grande che produce le uova e maschio piccolo per essere agile.
Tetranycus urticae o ragnetto comune
Tetranycus urticae è altamente polifago, sia in pieno campo che in serra. Lo svernamento viene operato dalle femmine in ripari vari (nella vegetazione erbacea delle capezzagne). Fanno tante generazioni all’anno, solo polivoltino, con 8 generazioni all’anno in pieno campo e 10 in serra. Hanno apparato boccale pungente-succhiante e svuotano le cellule del parenchima e del mesofillo fogliare. Produce dei fili di seta sotto i quali si riparano le colonie. Questi fili diventano un ostacolo all’attività dei predatori che si vogliono nutrire dell’acaro.
Danni: Nelle foglie svuota le cellule provocando macchiette decolorate, inizialmente a spot e poi con decolorazioni diffuse. I tessuti si ossidano e alle aree decolorate subentrano delle bronzature e più il danno va avanti si hanno disseccamenti fino alla filloptosi anticipata.
Danno fisiologico: si ha l’asportazione dei succhi cellulari, la perdita di superficie fogliare e una minore traspirazione e quindi una minore capacità di assorbire acqua. I danni sono di tipo quantitativo ma possono anche incidere sulla qualità (pezzatura, colorazione, ecc.). C’è poi il problema legato ai fili di seta che provocano un danno di tipo estetico su quelle floricole e diventa economico sulle orticole se vanno sopra i frutti.
Panonychus ulmi o ragnetto rosso della vite e dei fruttiferi
Ha colorazione rossastra e nelle femmine sono visibili delle aureole bianche. Sulle foglie si possono notare dei puntini rossastri che rappresentano gli acari. Questo sverna come uovo che sono presenti sulle parti legnose, in vicinanza delle gemme, e hanno aspetto rossastro. Le uova delle generazioni estive hanno invece colorazione aranciata. È polifago e attacca melo, vite, pesco e diverse latifoglie. In pieno campo abbiamo dalle 6 alle 8 generazioni.
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