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Protezione dai fitofagi

L’evoluzione storica delle strategie di difesa contro gli insetti

In passato la difesa comprendeva la lotta a calendario, che consiste nel fare una difesa preventiva delle piante, pianificando i trattamenti all’inizio dell’anno, facendoli indipendentemente dalla presenza del parassita e del rischio effettivo di comparsa del parassita.

Questo tipo di lotta era in voga fino agli anni 60 e 70 e prevedeva l’utilizzo di principi attivi di sintesi per prevenire le eventuali infestazioni, veniva fatto in determinate fasi di sviluppo della pianta.

Piano piano si è passati ad una lotta “guidata” dato che quella a calendario non era sostenibile da un punto di vista economico, oltre che ambientale. La lotta guidata ha introdotto i concetti di soglie di intervento e di soglia economica di danno.

Quindi, in questo caso, i trattamenti ancora di sintesi, venivano effettuati quando il danno dovuto alla presenza del parassita iniziava ad essere significativo da un punto di vista economico. Per determinare queste soglie, sono state introdotte diverse metodologie che prevedevano campionamenti o monitoraggi della presenza del parassita.

A questo punto si è passati alla lotta integrata che manteneva le soglie di intervento e di danno introducendo mezzi di lotta eco-compatibili. In particolare, la lotta integrata dice che ci può essere un controllo degli organismi dannosi con tecniche non impattanti da parte dell’agricoltore: agronomiche, fisici, meccanici, biologici, ecc.

L’agricoltore deve quindi innanzitutto usare queste tecniche non impattanti e solo in caso usare trattamenti di sintesi, come ultima soluzione. La lotta integrata, quindi, non si allontana molto dai concetti di agricoltura biologica e entrambe identificano un prodotto agricolo che si identifica nel rispetto dell’ambiente anche se nel biologico non vengono usati principi di sintesi.

Lotta integrata

È regolamentata con la direttiva comunitaria 128 del 2009, che dice che i fitofarmaci possono essere usati solo come ultima soluzione. Questo prevede che l’agricoltore debba prevedere un utilizzo sostenibile dei fitofarmaci.

Quindi la comunità europea ha dato delle precise norme per ridurre l’impatto di questi principi fitosanitari, sia per chi li utilizza, che per i consumatori, oltre che per rispettare l’ambiente. Sono quindi previsti degli obblighi che non riguardano solo l’agricoltore ma tutti gli attori della filiera.

Uno dei primi obblighi è la formazione per un uso sostenibile dei fitofarmaci, sia per gli agricoltori che per i distributori, tutti aggiornati costantemente. È previsto che l’agricoltore abbia un patentino che gli servirà per acquistare e utilizzare il fitofarmaco, indipendentemente dalla tossicità.

Ci sono anche vincoli per i distributori con il consulente che deve essere presente dai rivenditori e consigliare l’agricoltore e metterlo in guardia sui rischi. Altra norma è la riduzione dei pesticidi in aree sensibili (parchi, ospedali, ecc.).

È prevista, inoltre, una ispezione periodica delle attrezzature. Infine, il legislatore prevede l’uscita graduale dal mercato di certi prodotti considerati dannosi per la salute umana a seguito di un processo di revisione. Chi non rispetta tali regole viene sanzionato.

Agricoltura biologica

Il regime di agricoltura biologica ha regole ancora più rigide: c’è un regolamento di riferimento, l’834 del 2007, che prevede che per poter esercitare l’agricoltura biologica si rispettino norme particolari:

  • Divieto di utilizzo di prodotti di sintesi;
  • Divieto di utilizzo degli OGM;

Questi due divieti servono per raggiungere 2 obiettivi fondamentali:

  • La salvaguardia dell’ambiente nel suo complesso, l’agroecosistema, dell’operatore agricolo e del consumatore;
  • Mantenere, ripristinare o migliorare gli equilibri biologici che si possono instaurare fra il terreno e la pianta.

Questo regolamento è stato recentemente rinnovato con il regolamento 848 del 2018 che entra in vigore il primo gennaio 2022, temporaneamente sostituito dal UE 2020/1693, causa Covid-19.

L’aggiornamento del regolamento è stato necessario perché negli anni la domanda di prodotti biologici è salita ed è in crescita, comportando nel tempo la conversione a biologico di un numero elevatissimo di ettari. Negli ultimi 10 anni, le superfici agricole utilizzate in biologico sono raddoppiate a 2 milioni di ettari in Italia. Proporzionalmente sono anche aumentati i consumi, soprattutto di prodotti trasformati, principalmente tramite GDO (55% delle quote di mercato).

Questo nuovo regolamento ha un po’ scontentato gli agricoltori biologici italiani. La prima differenza riguarda le esportazioni: con il vecchio regolamento vige in UE il principio di equivalenza con l’import di prodotti che abbiano disciplinari di produzione affini.

Questo faceva in modo che Paesi terzi potessero ottenere i prodotti con tecniche o trattamenti non consentiti in Europa, provocando una concorrenza sleale data la stringendo dei regolamenti europei. Con il regime di conformità, che si sostituisce a quello di equivalenza, si ha l’ingresso di prodotti biologici che l’Europa consideri avere disciplinari conformi.

Altra differenza riguarda le certificazioni di gruppo: in precedenza era possibile avere una certificazione di gruppo, con più aziende, solo in Paesi in via di sviluppo; ora è possibile richiederla anche in Europa rispettando un requisito economico (fatturato dell’azienda non superiore ai 25.000 €) o di superficie (inferiore ai 5 ettari o 0,5 se in serra o 15 ettari per prati-pascolo).

La certificazione, in effetti, ha un suo costo, 200 euro di quota fissa e un costo variabile che dipende dalle colture. Inoltre, c’è anche una quota di attività di trasformazione e commercializzazione.

Altra cosa che è cambiata riguarda i controlli: un tempo il controllo era annuale, mentre con la nuova normativa i controlli possono essere biennali a patto che nel triennio precedente non siano state commesse infrazioni.

Cambiano anche le coltivazioni fuori-suolo: in passato Finlandia, Svezia e Danimarca caratterizzavano come biologico anche le produzioni fuori-suolo; altri stati membri richiamarono il fatto che in agricoltura biologica ci debba essere una connessione fra terreno e pianta.

Con il nuovo regolamento è stata data una deroga di 10 anni, imponendo di non dare nuove superfici a biologico oltre quelle certificate entro il 2017.

Altro punto di differenza riguarda le contaminazioni accidentali (ad esempio la deriva): in Italia è stata decisa una soglia di 0,01 mg/kg (la più bassa a livello europeo), ma con il nuovo regolamento è ammessa la vendita di prodotti di altri Paesi membri con limiti anche più alti.

Infine, ultima differenza fra vecchio e nuovo regolamento riguarda il materiale di propagazione: il nuovo regolamento dice che l’utilizzo di sementi non biologiche potrà essere fatto fino al 2035; da questa data dovranno essere utilizzate solo sementi biologiche.

Generalità relative alla difesa delle avversità in agricoltura biologica

L’agricoltore biologico deve, da una parte, rispettare il terreno e, dall’altra, la pianta. L’agricoltore biologico per rispettare il suolo deve fare in modo di aumentare la biodiversità del suolo, aumentando le specie vegetali e animali che abitano il terreno.

Altro fatto è il miglioramento delle caratteristiche chimico-fisiche del terreno:

  • Sì ai fertilizzanti organici;
  • No ai fertilizzanti di sintesi;
  • Ricorso alle rotazioni;
  • Semina di “cover crops” (colture che si mettono fra 2 colture principali, una coltura non da reddito ma utilizzata per migliorare la fertilità del suolo ma anche perché spesso in queste vivono insetti predatori dei fitofagi o come nutrimento per i pronubi).

L’agricoltore deve anche rispettare la pianta, aumentando la biodiversità dell’ambiente, favorendo e ripristinando gli equilibri biologici. Questo si fa favorendo la consociazione e le policolture, evitando l’impiego di fitofarmaci di sintesi e moderando l’impiego dei fitofarmaci “naturali” dato che anche questi colpiscono gli insetti dannosi ma anche gli altri, eliminando l’entomofauna utile.

I mezzi tecnici che ha a disposizione l’agricoltore biologico per rispettare suolo e pianta sono quindi limitati, ma è necessario che usi tali tecniche con uno sforzo enorme, rimanendo anche sempre aggiornato sui vari mezzi a disposizione e le normative.

Fra i vari mezzi a disposizione dell’agricoltore ci sono mezzi preventivi:

  • Agronomici: tutte le pratiche colturali utilizzabili (avvicendamenti, rotazioni, semine anticipate/posticipate, ecc.)
  • Meccanici e fisici (potatura, pacciamatura, ecc.)
  • Biologici e biotecnici (antagonisti naturali dei fitofagi, distribuzione di prodotti di origine microbica o vegetale che eliminino i fitofagi, confusione sessuale tramite feromoni, ecc.)

Ripristino e salvaguardia degli equilibri biologici e biodiversità

I mezzi impiegabili in agricoltura biologica funzionano meglio se si fanno azioni più ampie a livello ambientale, che riguardano il ripristino e la salvaguardia degli equilibri biologici. Per equilibrio biologico si intendono i meccanismi che tengono insieme i pezzi dell’ecosistema, una rete di relazioni che esistono fra gli organismi viventi e l’ambiente.

Questo equilibrio lo si può definire come dinamico, nel senso che ci possono essere delle perturbazioni che variano questo equilibrio o di una o più componenti del sistema. Però se il sistema è complesso e stabile, a queste variazioni corrispondono delle compensazioni.

Se però le variazioni sono importanti e superano determinati limiti ci può essere una rottura dell’equilibrio. Questi equilibri biologici riguardano principalmente gli equilibri che si instaurano fra chi fa i danni alla coltura, gli insetti fitofagi, e i predatori naturali, gli entomofagi, insetti che si nutrono dei fitofagi.

Per fare in modo che gli equilibri biologici siano duraturi, stabili, si deve fare in modo che ci sia un elevato grado di biodiversità nell’ambiente in cui si opera. La biodiversità è data non solo dalla ricchezza di specie viventi ma anche dall’abbondanza relativa delle diverse specie.

La biodiversità può essere interspecifica, la ricchezza di specie, ma anche intraspecifica, genetica. Ci può anche essere una biodiversità ambientale, ambienti diversi in cui possono anche abitare specie diverse.

Dal nostro punto di vista, la biodiversità è un parametro importantissimo che deve essere considerato non solo nell’agricoltura biologica ma anche nell’agricoltura che prevede la lotta integrata, in quanto favorisce l’instaurarsi di equilibri biologici duraturi.

Gli insetti hanno comportamenti diversi a seconda che ci sia o meno biodiversità. Diversi studi dimostrano come in presenza di policoltura, si ha anche un aumento della biodiversità animale. Viceversa, una monocoltura porta ad un aumento solo degli insetti fitofagi.

Questo perché in presenza di monocoltura, quello che si è visto è che si concentrano le risorse disponibili per gli insetti fitofagi, che si trovano avvantaggiati. In monocoltura un insetto fitofago avrà la disponibilità di molto cibo a cui corrisponde una maggiore capacità riproduttiva.

Viceversa, piante vicine alla coltura principale tenderebbero a ridurre il numero di fitofagi in quanto ridurrebbero la capacità dei fitofagi di trovare le piante ospiti, mascherando gli stimoli olfattivi che provengono della coltura principale.

Altra ragione è il fatto che i fitofagi diminuiscono in quanto le piante ai margini del campo possono ospitare i predatori dei fitofagi, in quanto in queste piante trovano rifugio e nutrimento. In presenza di una policoltura, che intende anche una specie coltivata con ai margini piante anche piante spontanee, si ha il persistere di insetti utili per il controllo dei fitofagi.

Nei campi coltivati si trovano gli insetti fitofagi e entomofagi, e poi una serie di altre piante non coltivate che vengono definite aree di compensazione ecologica che comprendono sia piante seminate apposta che piante spontanee: erbacee, siepi, cover crops, ecc.

Ci sono dei movimenti bidirezionali da parte degli insetti. Il movimento è unidirezionale da parte dei fitofagi quando si usano piante trappola, che vengono usate per distrarre il fitofago.

Una gestione razionale di queste aree di compensazione favorisce la conservazione degli entomofagi e l’agricoltore può intervenire per favorire il mantenimento degli insetti utili, e le scale di intervento possono essere diverse:

  • Minimo, a livello di campo, riducendo l’intensità e la frequenza delle lavorazioni, favorendo certi insetti utili nel terreno;
  • A livello aziendale: migliorare, ripristinare o creare aree di compensazione ecologica; oppure si possono effettuare delle rotazioni o delle consociazioni (intercropping).
  • A livello di paesaggio: è stato visto che gli insetti entomofagi, di fatto beneficiano di paesaggi molto diversificati proprio perché sono presenti le aree di compensazione ecologica. Le azioni a livello di paesaggio vengono fatte di norma a seguito di norme e incentivi.

Per aumentare la biodiversità si deve mantenere, ripristinare o costruire le strutture arboree e arbustive ai margini dei campi coltivati. Questi con il tempo sono andati a sparire, ma negli ultimi anni si è visto che le aziende che sono maggiormente provviste di queste aree ai margini dei campi coltivati, soprattutto se complesse dal punto di vista botanico, hanno maggiore presenza di artropodi utili.

Importante è tenere queste siepi perché da un lato possono offrire rifugio, come ai coccinellidi che svernano nelle siepi. Utili sono anche piante erbacee perché possono andare a fiore e dare, quindi, dar da mangiare agli insetti utili.

Ci sono anche piante come il cardo che offrono rifugio e protezione agli insetti (essendo queste piante spinose). Le piante fiorite sono comode in quanto attirano gli insetti impollinatori che potranno essere sfruttati per facilitare l’impollinazione delle piante coltivate.

In questo caso, per evitare la competizione fra le piante, l’agricoltore sfalcerà al momento opportuno. Importanti sono anche le siepi ai margini dei vigneti in quanto in queste trovano rifugio i nemici naturali delle tignole.

Ad esempio, gli Anagrus, si rifugiano nei rovi in quanto in questi trovano una cicalina di cui parassitizza le uova. Dopodiché quando arrivano le cicaline dannose per le viti, si sposta dal rovo alla vite per andare a riprodursi sul suo ospite preferito, la cicalina verde.

Stesso discorso vale per fossi naturali e aree inerbite. Per mantenere la biodiversità è importante il mantenimento di aree inerbite, il mantenimento di prati stabili, formazioni con numero di piante spontanee molto elevato, senza subire trattamenti agronomici se non sfalci o concimazioni.

Sono importanti non solo perché hanno biodiversità elevata, ma hanno anche biodiversità animale elevata. Altra azione interessante che si può fare è quella di curare l’interfila, mantenendola inerbita lasciando che piante spontanee vadano a fiore con il polline che può favorire acari fitoseidi, importanti in quanto contengono gli acari dannosi.

In attesa che esplodano le popolazioni di acari dannosi, gli acari fitoseidi si possono nutrire del polline (mentre i fitofagi si possono nutrire del nettare). Molto importante è quindi tenere inerbiti gli interfilari e gestire l’inerbimento.

Quindi, favorire lo sfalcio dell’interfila solo in determinati momenti: va considerato il ciclo biologico degli insetti utili per capire quando sfalciare e come (ad esempio, in primavera vanno evitati gli sfalci in quanto girano molti pronubi selvatici, o all’inizio dell’estate quando sono presenti insetti entomofagi utili che altrimenti non troverebbero nutrimento).

Si deve fare anche attenzione alla gestione dello sfalcio in quanto se si vuole fare un trattamento si deve fare lo sfalcio dell’interfila, in modo da evitare che il trattamento colpisca gli insetti utili presenti sui fiori.

Altra cosa che si può fare per aumentare direttamente la biodiversità animale consiste nel predisporre dei rifugi, nidi artificiali, per gli uccelli, in particolare per quelli insettivori. Così facendo si va a popolare di questi uccelli i margini del campo.

Questo può essere molto utile in quanto alcuni uccelli insettivori (cinciallegra, pettirosso, usignolo, ecc.) mangiano molti insetti, soprattutto nel periodo di cova. Possono essere interessanti anche gli uccelli granivori in quanto i genitori forniscono ai piccoli degli insetti per lo svezzamento.

I nidi si possono acquistare o costruire, ma si deve fare in modo che questi materiali non contengano sostanze tossiche all’interno. Normalmente vengono messi in autunno in modo che gli insetti possano usarli nell’inverno.

Vanno appesi ad una altezza di 2-3 metri e distanti dai rami in modo che non siano predati. Vanno anche messi a sud e si deve fare in modo che il nido sia leggermente pendente in avanti in modo che si possa svuotare dall’acqua.

C’è anche la possibilità di creare rifugi per gli insetti predatori o pronubi. In questo caso si possono mettere ai margini del campo gli “hotel per insetti” strutture divise per segmenti e piene di diversi materiali (canne di bambù, tegole, mattoni forati, tronchi, foglie, ecc.) naturali funzionali ad ospitare gli insetti utili.

Normalmente vengono messi a dimora in autunno in modo che possano trovare rifugio. Vanno tenute una 20 di cm dal su

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher NicolasG98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Protezione integrata dai fitofagi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Desiderato Annoscia.
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