Concetti Chiave
- Nei Promessi Sposi, la religiosità è rappresentata attraverso figure sia positive che negative, come Don Abbondio e Fra Cristoforo, che rispecchiano le opinioni di Manzoni.
- Don Abbondio è caratterizzato dalla paura e dall'assenza di ideali, vivendo una vita di neutralità e evitando ogni conflitto.
- Fra Cristoforo, al contrario, incarna valori di giustizia e carità, dedicando la sua vita al servizio degli umili e combattendo contro i potenti.
- Il Cardinale Federigo Borromeo rappresenta un modello di autorevolezza e generosità, con una scelta religiosa razionale e un impegno verso i bisognosi.
- La Monaca di Monza, costretta a entrare in convento, vive una vita di inquietudine e peccato, simbolizzando le contraddizioni della società seicentesca.
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La religiosità nei Promessi Sposi
Nei personaggi dei Promessi Sposi la religiosità assume svariate forme, si incontrano figure giudicate "negative" (da un punto di vista prettamente religioso) dal Manzoni, come la Monaca di Monza e Don Abbondio, e altre giudicate "positive", come Fra Cristoforo e il Cardinale Federigo Borromeo, che rispecchiano l'ideale di religiosità dell'autore stesso.
Il primo ecclesiastico che compare nel romanzo è Don Abbondio, curato nel paese in cui vivono Lucia ed Agnese. E' un uomo dominato quasi patologicamente dalla paura, dai suoi atteggiamenti meccanici, abitudinari si capisce subito che non sa mai cosa decidere, ha una personalità tutta difensiva, impegna tutta la sua vita ad evitare uomini potenti e vendicativi che potrebbero turbare il precario equilibrio che si è creato. In una società in cui bisognava farsi largo con forza, Don Abbondio accorgendosi di non aver né coraggio né denaro aveva ubbidito ai parenti che volevano che diventasse prete: non aveva neanche pensato agli obblighi e ai fini della vita ecclesiastica, la sua scelta era condizionata semplicemente dal fatto che sarebbe così entrato a far parte di una classe riverita e che avrebbe goduto di qualche agio.
La sua vita si basava esclusivamente sulla neutralità: scansava tutti i problemi (come i ciottoli sulla strada) e non prendeva mai posizioni ben definite. In questo modo aveva passato i sessant'anni. Don Abbondo è però fortemente condizionato dalla società in cui vive: in un mondo fatto di gruppi di potere anch'egli, alimentato dalla paura si crea un piccolo spazio, per lui non esistono ideali ma solo il quieto vivere, e la religiosità in lui è praticamente inesistente. 
Fra Cristoforo e la giustizia
Di tutt'altro genere è Fra Cristoforo, anch'egli di basso rango nella gerarchia ecclesiastica, ma dotato di una forte religiosità e sostenuto da alti valori morali. Prima di diventare frate, il cappuccino era conosciuto come Ludovico, figlio di un mercante vittima del pregiudizio sociale.
Dopo uno scontro con un nobile, in cui perse la vita il suo fedele servo Cristoforo, Ludovico si rifugiò allora in un convento e decise di farsi frate con il nome dell'amico morto. Ma la conversione di Ludovico è del tutto religiosa, egli si propone un modello di società fondato sulla povertà, la giustizia e la solidarietà. Le caratteristiche di Ludovico diventano le doti di Fra Cristoforo indirizzate soltanto al trionfo della giustizia. Dopo l'entrata in convento la vita di Fra Cristoforo sarà caratterizzata dal rimorso ma soprattutto dal servizio nei confronti del prossimo e dalla carità.
Il frate è un personaggio dotato di forte personalità, un combattente della fede, che soccorre gli umili, aiuta i deboli e combatte contro i potenti. Ha capito che i valori più alti sono l'esatto opposto dei miti e dei pregiudizi della società in cui vive: i valori positivi sono l'umiltà, la carità, il perdono, il rigore morale e soprattutto la convinzione che tutto fa parte di un quadro provvidenziale. Conserva ancora parte d quello spirito guerriero che animava Ludovico, ma ora è frenato dalla forza della fede, e proprio per questa sua vitalità e questo suo modo di vivere sempre "all'attacco", può essere considerato come l'antitesi di Don Abbondio.
Il cardinale Borromeo e la razionalità
Nell'alta società, per così dire, spiccano due figure in forte contraddizione, la Monaca di Monza, alla quale la vita religiosa è stata imposta, e il Cardinale Federigo Borromeo, che si impone subito come un modello.
Il Cardinale fonda il suo potere sull'affermazione della sua autorevolezza. La sua vita fu costantemente tesa ad uno scopo, quello religioso, ma non aderì alla religione per folgorazione mistica o per abitudine familiare, ma anzi, operò una scelta razionale e la sua accettazione al cattolicesimo fu il risultato di una lunga meditazione. Nonostante il tenore di vita elevato, dovuto alla sua riverita posizione sociale, si dedicò all'insegnamento della dottrina agli emarginati e ad aiutare i poveri e i bisognosi; per lui le rendite ecclesiastiche erano proprietà dei poveri e non esitava ad aiutare coloro che avevano bisogno di denaro, se la loro causa gli appariva giusta. Era un uomo generoso, benefico e liberale, ma allo stesso tempo era anche severo e brusco. I suoi modi erano cortesi e soavi e anche per questo era molto ammirato.
La monaca di Monza e la costrizione
La Monaca di Monza invece ha una psicologia scombinata e squilibrata che la induce al peccato e a fare scempio delle norme che guidano il convento.
Gertrude, il vero nome di costei, era stata costretta ad entrare in convento dal padre, che non voleva veder disperso il suo patrimonio, e che quindi indirizzava tutti i figli, tranne il primogenito, alla vita religiosa. Dopo una lunga lotta in famiglia ma anche interiore, Gertrude prende i voti, e grazie al buon nome della famiglia, molto potente, comanda a bacchetta e si guadagna l'epiteto di "signora", ma in lei, sul suo volto, c'è sempre qualcosa di misterioso e inquieto. Gertrude è una suora incapace di fare e volere il bene, ma è soprattutto una sventurata, è debole, una volta in convento non si sa adattare, anzi, dalla sua "convivenza" con Egidio non si può che trarre la conclusione che non ha alcun valore morale, e neanche la volontà di intraprendere una nuova strada, dopo che le fu chiusa alle spalle la porta con cui si lasciò definitivamente dietro la vita all'insegna dello sfarzo che sempre aveva sognato.
Queste sono le quattro figure di ecclesiastici che il Manzoni ci presenta, sono lo specchio della società seicentesca, con le sue contraddizioni e la sua corruzione.
Domande da interrogazione
- Qual è la differenza principale tra Don Abbondio e Fra Cristoforo?
- Come viene rappresentata la figura del Cardinale Borromeo nel romanzo?
- Qual è il destino della Monaca di Monza e come influisce sulla sua personalità?
- In che modo Fra Cristoforo incarna i valori della società ideale secondo Manzoni?
- Qual è il ruolo della religiosità nei personaggi dei "Promessi Sposi"?
Don Abbondio è caratterizzato dalla paura e dalla neutralità, evitando di prendere posizioni, mentre Fra Cristoforo è un combattente della fede, impegnato nella giustizia e nel servizio verso gli umili, rappresentando valori morali elevati.
Il Cardinale Borromeo è descritto come un modello di autorevolezza e razionalità, che ha scelto la vita religiosa dopo una meditazione profonda, dedicandosi ad aiutare i poveri e a insegnare la dottrina, nonostante il suo elevato status sociale.
La Monaca di Monza, costretta dal padre a entrare in convento, vive una vita di conflitto interiore e incapacità di adattarsi, risultando in una figura debole e moralmente compromessa, incapace di perseguire il bene.
Fra Cristoforo incarna valori come umiltà, carità e giustizia, opponendosi ai pregiudizi sociali e combattendo per i deboli, rappresentando così l'ideale di religiosità e moralità che Manzoni auspica.
La religiosità nei "Promessi Sposi" si manifesta in forme contrastanti, con personaggi come Don Abbondio che rappresentano una religiosità assente e superficiale, mentre figure come Fra Cristoforo e il Cardinale Borromeo incarnano un impegno profondo e attivo verso i valori cristiani.