Concetti Chiave
- Il confronto tra l'epidemia di Covid-19 e la peste del XVII secolo mette in evidenza similitudini nei comportamenti umani e nelle reazioni sociali di fronte a crisi sanitarie.
- Entrambe le epidemie hanno scatenato panico e assalti ai beni di prima necessità, evidenziando l'istinto di accaparramento in momenti di incertezza.
- La ricerca di un'origine del contagio e le misure di isolamento adottate dalle autorità mostrano come le risposte istituzionali siano state spesso tardive e inadeguate.
- Il ruolo degli operatori sanitari è cruciale in entrambe le epidemie, con figure dedicate che si prodigano per assistere i malati nonostante le difficoltà e la mancanza di risorse.
- La sottovalutazione della gravità della malattia da parte della popolazione è un tema ricorrente, sia nel XVII secolo che nel contesto attuale del Covid-19.
Indice
Confronto tra epidemie storiche
Mettere a confronto l’epidemia di Covid-19 che ha interessato tutto il mondo nel biennio 2020/2022 con la peste del XVII secolo, descritta dal Manzoni nei Promessi Sposi può essere un compito molto difficile che richiede delle ovvie forzature. Infatti, a prima vista, sembrerebbe che possibile mettere a confronto un problema sanitario dei tempi moderni con tutte le scoperte scientifiche in campo medico e le relative applicazioni tecnologiche con un’epidemia scoppiata quattrocento anni prima, quando non esistevano rimedi validi e le condizioni igieniche molto precarie.
Comportamenti umani durante le epidemie
In realtà, a ben riflettere i temi di questa triste attualità hanno molti punti in comune con quanto descritto dal Manzoni o immaginato nella sua fantasia. In modo particolare, possiamo pensare al comportamento della gente, alla ricerca della prima persona da cui è partito il contagio, dai provvedimenti presi dalle autorità per limitare il contagio, alle difficoltà incontrate da coloro incaricati di assistere contagiati. Insomma, credo che non si esageri se si afferma che il Covid non è altro che una peste moderna: esistono i vaccini, le medicine, i medici specializzati, i macchinari (penso alle terapie intensive), ma il comportamento umano di fronte ad un’epidemia è sempre lo stesso.
Assalti ai beni di prima necessità
Il XII capitolo del romanzo descrive l’assalto al forno delle Grucce.
Nel giorno di S. Martino del 1628, la popolazione milanese, preoccupata per una possibile carenza di viveri, saccheggia una delle più famose botteghe della città in cui si fabbricava il pane. La scintilla è data dalla revoca dei prezzi calmierati del giorno precedente: la folla è adirata perché così i prezzi potranno salire alle stelle e il cibo mancare. All’inizio della diffusione del virus “moderno” (marzo/aprile 2020) tutti abbiamo sentito parlare o visto gli “assalti” della gente ai supermercati perché convinti che un determinato alimento (farina, pasta, olio od altri) non sarebbero stati più disponibili in un futuro molto vicino. Non ci sono stati episodi di violenza come nel Seicento, ma la molla scatenante e le conseguenze sono le stesse. L’accaparramento ingiustificato dei generi alimentari ha creato in molti incertezza o comportamenti non dettati dalla razionalità.
Origine e diffusione del contagio
Nel capitolo XXXI la peste viene descritta ampiamente e l’autore ci fa sapere che i cronisti dell’epoca si preoccupavano di individuare l’origine contagio e soprattutto chi avesse trasmesso per primo la malattia nella capitale lombarda. È così che viene individuato un soldato, Antonio Lovato, che era stato visto entrare in città con un fagotto di vestiti appartenuti ai Lanzichenecchi, i soldati tedeschi che in quel periodo avevano varcato le Alpi e messa la Lombardia a ferro e fuoco. Lo scrittore ci informa anche che l’autorità fece isolare la famiglia del soldato e tutti i suoi averi furono distrutti col fuoco, una misura che però non ebbe alcun effetto utile perché la peste dilagò ovunque con grande violenza. Con il Covid la situazione si è presentata nello stesso modo: appena scoppiati i primi casi (siamo verso la fine del febbraio 2020), si scopre che la cittadina dui Codogno è il focolaio e addirittura si individua il cosiddetto “paziente zero”, un uomo arrivato dalla Germania verso la fine del mese di gennaio. Le misure prese dall’autorità sanitaria, più o meno severe, in realtà, almeno all’inizio, non ebbero alcun effetto.
Misure di prevenzione e reazioni
In entrambe le situazioni il contagio si diffonde molto rapidamente; nel romanzo, si parla di una sorta di cordone sanitario intorno alle città lombarde per impedire che le persone provenienti da zone contagiate vi avessero accesso. All’epoca del Covid, si è parlato di “zone rosse” e più tardi di confinamento nelle proprie case, soprattutto per i più anziani e per i più fragili. Col tempo le misure di prevenzione diventarono sempre più numerose fino a limitare le attività commerciali e la libertà di movimento dei cittadini, con delle norme che oggi ci sembrano assurde. Nonostante questo, la popolazione, nel XXI come del XVII secolo sottostimò la virulenza della malattia se non addirittura ne negò l’esistenza (caso dei no vax e delle teorie complottiste). Al tempo della peste manzoniana le autorità pubbliche si dimostrarono piuttosto negligenti nell’applicare le minime misure di prevenzione; infatti la normativa (chiamata allora “grida”) che imponeva la creazione di un cordone sanitario fu emanata solo quando la peste aveva invaso Milano. La stessa cosa è successa nel 2020 quando l’allora Primo Ministrò decretò il 30 gennaio lo stato di emergenza, ma le prime misure furono prese soltanto nel mese di marzo, cioè più di trenta giorni più tardi.
Ruolo degli operatori sanitari
Nei Promessi Sposi, abbiamo la figura di Felice Casati, un padre cappuccino che ha il ruolo di gestire e controllare il lazzaretto, Egli dispone di poteri finanziari e da dimostrazione di carità cristiana nei confronti di coloro che sono colpiti dal morbo. Nello svolgimento delle sue funzioni, Manzoni scrive che rimproverava, puniva, ma era anche capace di confortare e di asciugare le lacrime. Egli lavorava sul campo a stretto contatto con gli ammalati, senza un attimo di sosta, come hanno fatto tanti medici e infermieri di cui un esempio molto significativo ci fu dato due anni fa da una foto che ritraeva un’operatrice sanitaria che era crollata dalla stanchezza sulla tastiera di un computer per i turni massacranti a cui era sottoposta.
Potremmo trovare tante altre somiglianze fra le due epidemie, comunque tutte derivate dal comportamento umano, sempre lo stesso, nonostante quattrocento anni di differenza.
Domande da interrogazione
- Quali sono le somiglianze tra il comportamento umano durante la peste del XVII secolo e l'epidemia di Covid-19?
- Come si sono manifestati gli assalti ai beni di prima necessità durante le due epidemie?
- Qual è stata la reazione delle autorità sanitarie in entrambe le epidemie?
- Qual è il ruolo degli operatori sanitari nelle due epidemie?
- In che modo la percezione della malattia è stata sottovalutata in entrambe le epidemie?
Entrambe le epidemie mostrano comportamenti simili, come la ricerca del "paziente zero" e le reazioni delle autorità per limitare il contagio, evidenziando che, nonostante i progressi scientifici, la risposta umana rimane costante nel tempo.
Durante la peste del XVII secolo, la popolazione milanese saccheggiò un forno per paura di carenze alimentari, mentre nel 2020 si sono verificati assalti ai supermercati per accaparrarsi generi alimentari, mostrando una reazione simile di panico e incertezza.
In entrambe le situazioni, le autorità hanno tardato nell'applicare misure di prevenzione efficaci; nel XVII secolo le "grida" furono emesse solo dopo che la peste si era diffusa, mentre nel 2020 le prime misure significative furono adottate un mese dopo la dichiarazione dello stato di emergenza.
Gli operatori sanitari, come Felice Casati nei Promessi Sposi, hanno svolto un ruolo cruciale, mostrando dedizione e carità verso i malati, simile agli sforzi dei medici e infermieri durante la pandemia di Covid-19, che hanno affrontato turni massacranti.
In entrambi i casi, la popolazione ha sottovalutato la gravità della malattia, con negazioni e scetticismo, come dimostrato dai no vax e dalle teorie complottiste durante il Covid, parallelo alla negligenza delle autorità nel riconoscere la peste nel XVII secolo.