Concetti Chiave
- Nel capitolo XXV, Manzoni utilizza l'ironia per criticare la pedagogia autoritaria di donna Prassede, simbolo della moralità religiosa.
- Don Ferrante e donna Prassede rappresentano il Seicento barocco, con dottrine inutili e presunzione, culminanti nella loro morte per peste.
- Donna Prassede, convinta di una missione divina, è autoritaria e bigotta, con pregiudizi verso Renzo e Lucia, considerati moralmente colpevoli.
- Manzoni contrappone la coppia don Ferrante/donna Prassede alla coppia umile del sarto, evidenziando la superiorità morale degli umili.
- La critica di Manzoni a don Ferrante si focalizza sul nozionismo sterile e l'attaccamento formale alle regole, tipici della cultura del XVII secolo.
Indice
Introduzione
Nel capitolo XXV, con la figura di donna Prassede, il lettore si trova davanti la pedagogia della moralità e della religione contro la quale il Manzoni scaglia la sua ironia più feroce e il suo umorismo più implacabile. Per il suo autoritarismo pedagogico, trasferito sul piano della commedia, donna Prassede potrebbe non è molto dissimile dal principe padre.
La coppia don Ferrante/donna Prassede
Molti critici letterari hanno discusso sulla necessità artistica di donna Prassede e di don Ferrante all’interno dell’economia del romanzo; don Ferrante, per la lettera che egli scrive al cardinale Federigo, su commissione della moglie, sembrerebbe un’aggiunta posticcia e quindi inutile. E questo è troppo poco per introdurre un nuovo personaggio nel romanzo. La moglie, donna Prassede, avrebbe potuto essere vedova oppure essere benissimo presentata come una vecchia zitella, tutta dedita a fare del bene. Tuttavia, bisogna considerare che don Ferrante è un po’ il simbolo di tutto il romanzo, il simbolo complessivo del Seicento barocco così vuoto, la cui dottrina è inutile, se non dannosa. Semmai, si potrebbe dire che rispetto al marito, donna Prassede è un personaggio secondario: è la moglie autoritaria, indiscreta, invadente di un marito erudito, incline a rimanere sempre in disparte, inetto nella gestione quotidiana della vita e, comunque, sempre servitore degli altri, pur nella sua aria di superiorità accademica. L’uomo possiede una ricca biblioteca, ma le sue conoscenze sono dogmatiche e sterili, perché del tutto staccate dalla vita reale: infatti morirà di peste nella radicata ed irremovibile convinzione che il morbo è conseguenza di una particolare congiunzione degli astri. Anche donna Prassede muore contagiata dal morbo e a questo proposito è significativa la frase dello scrittore “Di donna Prassede, quando si dice qu’era morta, è detto tutto” cioè non valeva la pena di spendere tante parole di compassione per un personaggio così negativo e pieno di presunzione.
I pregiudizi e le convinzioni di donna Prassede
Venuta a conoscenza degli avvenimenti, donna Prassede spinta da un moto di apparente carità cristiana, decide di prendere in casa Lucia per educarla. E fin qui, l’obiettivo sarebbe da ammirare. Tuttavia essa è una donna caparbia e poco intelligente. Autoritaria, bigotta e piena di pregiudizi, essa è convinta di avere avuto una missione da Dio e in tale convinzione, cerca sempre di imporre la propria volontà, calpestando quella degli altri.Nella sua mente, Renzo è un delinquente, un sobillatore, dato che sulla sua testa pende un mandato di cattura e Lucia, essendosene innamorata, non è senz’altro da meno. Pertanto è necessario che la ragazza dimentichi Renzo. Per la donna, lo stesso aspetto timoroso e l’essere schivo di Lucia nasconde qualcosa di molto più serio. Una riprova: se Lucia è stata vittima di tante avventure, è perché la Provvidenza divina ha inteso punirla per essersi legata a quel poco di buono di Renzo
Il Manzoni si serve della donna per fare una critica della falsa carità: la sua pedagogia è assolutamente un fallimento perché si basa sull’autorità indiscussa e manca di umiltà ed empatia nei confronti del discente
La posizione del Manzoni
Senza averne l’aria, lo scrittore contrappone questa coppia di alto affare all’umile coppia del sarto e della sua buona moglie. gli umili trionfano su chi fa della superbia l’unico fine della propria vita. Tra la letteratura vuota di don Ferrante e quella ingenua e popolare del sarto, la simpatia del Manzoni va per quest’ultimo. La sua satira è, però, molto più feroce nei confronti di donna Prassede che non per il marito. Egli scrive che essa era incline a fare del bene un mestiere. In questa espressione si può notare una certa forma di malizia poiché il bene è ridotto ad una professione e in tal modo viene distrutto ogni carattere di spontaneità e di disinteresse verso il bene stesso. La definisce anche una santa, ma in subordine al suo status di nobildonna e comunque di quella santità fatta di pratiche esteriori e di discorsi pieni di presunzione e certezze. In sintesi, essa ci è presentata come una donna gretta, conformista e priva di sensibilità. Di don Ferrante, il Manzoni si serve per fare una critica al nozionismo improduttivo e all’attaccamento formale alle regole tipico della cultura del XVII secolo.Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo di donna Prassede nel capitolo XXV del romanzo di Manzoni?
- Come viene descritta la coppia don Ferrante e donna Prassede nel romanzo?
- Quali sono i pregiudizi di donna Prassede nei confronti di Renzo e Lucia?
- Come Manzoni contrappone la coppia don Ferrante/donna Prassede ad altri personaggi del romanzo?
- Qual è la critica di Manzoni nei confronti di don Ferrante?
Donna Prassede rappresenta la pedagogia della moralità e della religione, contro cui Manzoni scaglia la sua ironia e umorismo. È un personaggio autoritario e pieno di pregiudizi, convinta di avere una missione divina, ma la sua carità è falsa e priva di empatia.
La coppia è vista come simbolo del Seicento barocco, con don Ferrante rappresentante di una dottrina sterile e donna Prassede come moglie autoritaria e invadente. Entrambi muoiono di peste, simbolizzando la loro inutilità e presunzione.
Donna Prassede vede Renzo come un delinquente e sobillatore e considera Lucia colpevole per essersi innamorata di lui. Crede che le disavventure di Lucia siano una punizione divina per il suo legame con Renzo.
Manzoni contrappone la coppia di alto affare alla coppia umile del sarto e sua moglie, mostrando simpatia per questi ultimi. Gli umili trionfano sulla superbia, e la satira di Manzoni è più feroce verso donna Prassede.
Manzoni critica don Ferrante per il suo nozionismo improduttivo e l'attaccamento formale alle regole, tipico della cultura del XVII secolo. La sua erudizione è vista come sterile e distaccata dalla realtà.