Concetti Chiave
- La conversione dell'Innominato è frutto di una profonda riflessione interiore, non solo influenzata dal colloquio con Lucia, ma anche dai suoi conflitti psicologici e morali.
- L'Innominato vive una solitudine religiosa, sentendosi chiamato a rendere conto delle sue azioni di fronte a Dio, piuttosto che agli uomini.
- Il risveglio spirituale dell'Innominato è segnato dalla consapevolezza della morte e del giudizio, portandolo a riconoscere la presenza di Dio nella sua vita.
- Le parole di Lucia, che parlano di misericordia divina, giocano un ruolo chiave nel processo di conversione, che avviene principalmente dall'interno dell'Innominato.
- Il significato dell'episodio evidenzia che la possibilità di perdono esiste sempre e che il male può trasformarsi in bene, tema centrale nel romanzo di Manzoni.
Indice
La conversione dell'Innominato
La conversione dell’Innominato non è un atto avvenuto soltanto a seguito del colloquio con Lucia, rapita per conto di don Rodrigo e tenuta prigioniera nel castello. Essa ha radici più profonde, frutto di una lunga e matura riflessione dell’uomo sul valore della vita.
Nel capitolo XX lo scrittore, ci presenta la sua figura soprattutto dal punto di vista psicologico: si tratta di una celebre pagina che, introducendo in modo graduale il tema dell’insanabile disagio psicologico dell’uomo, ne prepara il risveglio morale, fino alla conversione religiosa. Già dopo aver accordato il proprio appoggio a don Rodrigo per il rapimento di Lucia a aver ottenuto la parola dello scellerato Egidio, l’Innominato tramite l’intervento indiretto di Manzoni, si lascia andare ad una articolata riflessione sul suo passato e il probabile futuro che lo aspetta. Fino ad ora, l’uomo si è dedicato con spavalderia ed arroganza ai soprusi, alla violenza ed ogni tipo di crudeltà. A volte, però, provava una certa ripugnanza nei confronti delle sue azioni, per poi riprendere lo stesso modo di vita con l’identica vitalità. Invece, negli ultimi tempi, il ricordo del passato gli risultava più insopportabile e il pensiero della morte lo abbatteva. Non era la morte minacciata da un avversario, anch’egli mortale; la morte che temeva era quella che proviene dal dentro, forse ancora lontana, ma verso la quale l’uomo si andava inesorabilmente avvicinandosi.
La solitudine religiosa
Fino ad ora la violenza, la vendetta, l’omicidio riuscivano a fargli tacere la coscienza, ma da qualche tempo diventava imperante l’idea di un giudizio dove sarebbe stato chiamato a rendere conto del suo operato, senza alcuna giustificazione o attenuanti che dipendessero da altri. In questo senso egli provava il sentimento di solitudine. Occorre, però precisare che non si tratta di una solitudine davanti agli uomini, ma di una solitudine davanti a Dio e quindi di una solitudine religiosa.
Il risveglio spirituale
Una frase molto significativa per capire questo avvio della redenzione è la frase ”Io sono però”. (= io esisto, nonostante tu ti comporti come se non esistessi). L’Innominato aveva sentito parlare di Dio, ma che mai aveva, né rinnegato, né riconosciuto perché sempre occupato a condurre la sua vita come se Dio non esistesse. Quando egli attraversava dei momenti di sconforto o di timore gli sembrava che nel suo interno Dio pronunciasse questa celebre frase. Con molta esattezza vengono scanditi dall’autore i tre momenti successivi relativi al ritrovamenti di dio: innanzitutto, il sentimento della morte, poi il sentimento del giudizio individuale e quindi il sentimento della presenza di Dio. Dio si colloca al di sopra di ogni nostra volontà e questo concetto rovescia totalmente la visione dell’Innominato. Il rapporto dell’uomo con questa inquietudine non era semplice: cercava di mascherarla a se stesso e agli altri con una ferocia inaudita e invidiava i tempi quando commetteva le scelleratezze senza che intervenisse mai il rimorso.
Il ruolo di Lucia
La frase di Lucia “Dio perdona tante cose, per un’opera di misericordia” cade su di un terreno fertile e già predisposto alla conversione. Queste parole gli ritornano costantemente in mente durante la notte insonne. Dobbiamo sottolineare che nell’Innominato la riscoperta dui Dio non viene dall’esterno per insegnamenti qualcun altro, ma dall’interno, quasi per intuizione. Alcuni critici hanno sempre sostenuto che la redenzione è da attribuirsi agli occhi di Lucia in un primo momento e alla parole, ricavate dal catechismo del Cardinale Federigo, ma non è così. Per il Manzoni, una conversione viene sempre dal di dentro e gli incontri con gli altri sono soltanto un aspetto puramente contingente. Nel “Cinque Maggio”, è questo il Dio presente che vince il nemico, che dà coraggio, che affanna e consola il cuore umano e anche le parole del cardinale vanno in tal senso. “ Non ve lo sentite in cuore, che v’opprime, che v’agita, che non vi lascia stare, e nello stesso tempo v’attira, vi va presentire una speranza di quiete, di consolazione, di una consolazione che sarà piena, immensa, subito che voi la riconosciate, lo confessiate, lo imploriate?”
La lotta interiore
Nella celebre notte, l’Innominato è in preda ad una lotta interiore fra il suo “uomo antico”, intriso di malvagità e l’ “uomo nuovo” attirato dalla redenzione ed il rimorso è amplificato dal silenzio che regna nel castello. Preso dalla disperazione, medita di darsi la morte, un’intenzione a cui, però non dà seguito per paura della morte stessa. Soltanto le parole di Lucia gli arrecano un po’ di sollievo alla sua disperazione e consolidano nel suo cuore la speranza. E così, Lucia da prigioniera diventa una figura che porta salvezza. La lunga nottata si conclude con un’alba promettente e con lo scampanio a festa in onore della visita pastorale al paese del cardinale, una scena che coincide con la decisione di lasciare libera la ragazza e di cambiare vita.
Il significato del perdono
Il significato dell’episodio è che la possibilità del perdono esiste sempre e sempre è possibile che il male si trasformi in bene. Questo è anche il concetto che pervade tutto il romanzo e che ne costituisce il tema centrale.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato profondo della conversione dell'Innominato?
- Come si manifesta la solitudine dell'Innominato?
- Qual è il ruolo di Lucia nella conversione dell'Innominato?
- Quali sono i tre momenti del risveglio spirituale dell'Innominato?
- Qual è il messaggio centrale riguardo al perdono nel romanzo?
La conversione dell'Innominato è il risultato di una lunga riflessione sul valore della vita, culminata in un risveglio morale e spirituale, non solo influenzato dal colloquio con Lucia, ma anche da un intenso disagio psicologico e dalla consapevolezza della propria solitudine davanti a Dio.
La solitudine dell'Innominato è una solitudine religiosa, non di fronte agli uomini, ma davanti a Dio, dove inizia a percepire l'idea di un giudizio che lo costringe a rendere conto delle sue azioni, senza giustificazioni.
Lucia gioca un ruolo cruciale nella conversione dell'Innominato, poiché le sue parole di misericordia risuonano in lui, stimolando una riscoperta interiore di Dio, che non deriva da insegnamenti esterni, ma da un'intuizione personale.
I tre momenti del risveglio spirituale dell'Innominato sono: il sentimento della morte, il sentimento del giudizio individuale e il sentimento della presenza di Dio, che trasformano la sua visione della vita e della sua esistenza.
Il messaggio centrale del romanzo è che la possibilità di perdono esiste sempre e che il male può trasformarsi in bene, un concetto che permea l'intera narrazione e la redenzione dell'Innominato.