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Introduzione

Le informazioni della contabilità direzionale sono informazioni contabili preparate in sintesi per assistere l’attività del management nelle 3 tipiche funzioni:

  • Programmazione: processo attraverso il quale si decide quali azioni porre in atto nel futuro con un obiettivo comune (piano x segmenti o intera organizzazione). Una importante forma di programmazione è il budgeting attraverso il quale si programmano tutte le attività dell’organizzazione per uno specifico periodo di tempo con obiettivo di coordinare i piani sviluppati dalle diverse unità organizzative perché risultino coerenti. La programmazione comporta l’assunzione di decisioni.
  • L’implementazione: sviluppare piani di azione più analitici rispetto al budget e adattarli al contesto in cui un’azienda si trova in linea con le risorse disponibili.
  • Il controllo: utilizzare le informazioni contabili come strumento di comunicazione, motivazione e valutazione delle performances (a consuntivo mentre a preventivo i valori vengono usati per la pianificazione strategica e budgeting).

Capitolo I. La natura della contabilità direzionale

Definizione. È il processo che fornisce le informazioni utilizzate al management per le sue funzioni.

Le informazioni sono di natura contabile e non, quali e quantitative (monetarie e non); la principale fonte sono le informazioni operative prodotte sottoforma di sintesi.

Differenza con contabilità generale sulla struttura: Bilancio A = P + Capitale Netto; la struttura cambia in funzione dell’utilizzo delle informazioni. CD =

Gli scopi sono diversi tra loro:

  • Misurazione dei ricavi, costi e attività (assets).
  • Il controllo.
  • Supporto per il management nella scelta fra alternative; pertanto ci sono diverse modalità di costruzione dei costi: 1 costo pieno 2 costo per centro di responsabilità 3 costo differenziale.

I dati di previsione e le stime sul futuro sono finalizzate al problem solving. Il sistema di CD produce informazioni storiche e prospettiche sui costi pieni strutturati per Cdr per supportare l’attività di misurazione e controllo. Per le scelte alternative le informazioni sono stime di costi differenziali derivate da elementi della CD.

  • La configurazione del costo pieno rileva e valorizza tutte le risorse utilizzate per lo svolgimento di una determinata attività. È costituito dalla somma dei costi riconducibili ad un prodotto o all’erogazione di un servizio (costi diretti) più una quota equa di costi derivanti da una molteplice produzione di beni o servizi denominati costi indiretti. (Normalmente i costi pieni di produzione vengono utilizzati in contabilità generale per valorizzare le rimanenze) cap 4-5.
  • La configurazione di costo per centro di responsabilità (unità organizzativa guidata da un manager) rileva costi x Cdr utilizzati come stime nel processo di pianificazione. (Cap 8-12).
  • Le configurazioni di costo differenziale sono in quanto stime volte a supportare decisioni per scegliere alternative (sono valori ottenuti a partire dalla conoscenza di dati storici) e sono differenziali perché costi stimati diversi per singole alternative (cap.14-15-16-17).

Capitolo II. La classificazione dei costi in funzione del loro comportamento

È utile tutte le volte che una decisione implichi la conoscenza di come i costi si modificheranno con i volumi di attività, sia in fase di programmazione che di decisioni nel breve e m/l periodo.

Costi variabili: costi il cui valore complessivo (non unitario) varia in misura proporzionale a qualche livello di output o di attività che chiaramente determina il costo e ad esso riconducibile. Le cause che determinano le variazioni di costo sono dette determinanti di costo o cost drivers (sono molteplici e non solo il volume di output).

Costi fissi: costi il cui ammontare complessivo non varia al modificarsi del livello di output o di qualche attività (solo nel tempo).

Si dividono in costi fissi impegnati: (commited costs) riferiti a elementi di costo necessari a rendere disponibile una certa capacità produttiva o di servizio (e non quella effettivamente utilizzata) e il costo perdura fino alla dismissione della risorsa impegnata. Caratteristiche: si riferiscono a risorse che vengono adeguate al fabbisogno nel m/l periodo e non possono essere radicalmente ridimensionati senza compromettere le prestazioni economiche dell’azienda.

E costi discrezionali: sono costi risultanti da decisioni del management in fase di programmazione delle attività e anche il loro ammontare non risulta influenzato dal livello di attività. Caratteristiche: possono essere significativamente ridimensionati senza compromettere le prestazioni economiche aziendali e sono relativi a risorse che possono essere adeguate al fabbisogno all’interno di orizzonti temporali brevi (cap.10-11).

Costi semivariabili: o costi misti sono costituiti da una combinazione di costi variabili e costi fissi pertanto variano nella stessa direzione delle variazioni del volume o livelli di attività ma meno rapidamente. (Es energia elettrica x produzione = variabile, per i locali = fissi).

  • La manodopera diretta stabilmente assunta si classifica nei costi fissi impegnati.

La relazione tra costi e volumi viene rappresentata tramite un diagramma costo-volume considerando i componenti fissi e variabili dei costi.

Il costo medio unitario (CT/volume di output) si comporta in modo diverso dal Costo Totale. Il primo rimane costante se il costo è solo variabile mentre la quota unitaria dei costi fissi e semivariabili si riduce al crescere dei volumi. (Effetto delle economie di scala). Nel costo totale invece se il volume aumenta rimane costante rispetto alla componente fissa e cresce in funzione alla componente variabile. Il costo unitario è un valore medio che assume significato con riferimento al volume rispetto al quale è stato calcolato ed è importante tenerlo presente in fase decisionale.

Le ipotesi implicite nei diagrammi costo-volume

Le ipotesi implicite nei diagrammi costo-volume riguardano:

  • L’intervallo di rilevanza: l’andamento lineare del livello dei costi fornisce una buona approssimazione del comportamento di essi ma è bene considerare un determinato intervallo di attività definito relevant range, rilevante per la situazione analizzata entro limiti inferiori e superiori di rilevanza.
  • Il periodo temporale: da questo dipende l’ammontare dei costi che possono essere adeguati in maniera flessibile rispetto al fabbisogno e ai cambiamenti di livello delle attività. (Es si può dimensionare il personale part-time). Il periodo di tempo al pari dell’intervallo dovrebbe essere sempre specificato, un anno è appropriato quando i costi sono utilizzati come ausilio per prendere decisioni su accettare o no un ordine, concedere sconti, pianificare ore lavoro straordinarie.
  • Il contesto ambientale: i costi possono variare in conseguenza dell’ambiente economico: variazioni dei prezzi delle materie prime, nuovi contratti di lavoro, cambiamenti tecnologici che se significativi non permettono al diagramma di rappresentare una stima adeguata.

I costi a gradino: variano a gradino con i livelli di attività. Gli step function costs si riferiscono al consumo di risorse acquisibili solo in blocchi minimi (soprattutto le imprese di servizio es viene aggiunto un coordinatore ogni 10 impiegati). L’altezza di un gradino indica il costo aggiuntivo necessario per un incremento di capacità mentre la larghezza (intervallo di rilevanza) mostra quanto volume incrementale di attività può essere gestito con la risorsa addizionale, il comportamento è analogo a quello dei costi fissi impegnati anche se possono essere adeguati con maggiore facilità. Se il gradino è basso e stretto la funzione può essere approssimata da una linea retta di costo variabile, mentre se si ritiene che il volume rimarrà all’interno del singolo gradino allora il costo può essere approssimato per quel periodo di tempo a un costo fisso.

I costi viscosi: alcuni costi ritenuti variabili non lo sono quando il volume di attività si riduce, si contraggono meno rapidamente se il volume diminuisce rispetto a quanto crescono se questo aumenta (sticky). Sono i costi il cui ammontare è a discrezione del management es. pubblicità, in ambienti incerti in genere è più abile a mantenere alto il livello di variabilità.

Capitolo III. Il margine di contribuzione e le relazioni fra reddito e volume

Il diagramma del profitto: quando la retta che rappresenta i ricavi è introdotta in un diagramma costo volume (CVP cost-volume-profit graph o profitgraph). Mostra la relazione attesa tra i ricavi e i costi totali (quindi l’utile o la perdita) al variare del volume di output e può essere costruito per l’impresa nel suo complesso o per specifici segmenti di business (un prodotto, una linea etc); il volume può essere misurato come numero di unità prodotte e vendute o in termini di ricavi realizzati. È uno strumento utile per capire il processo di formazione del reddito in funzione delle quantità vendute o dei ricavi.

Il volume di pareggio o punto di pareggio (break-even volume) è quello in cui il reddito corrispondente è pari a zero ossia i costi totali sono uguali ai ricavi totali. Pertanto in corrispondenza a volumi inferiori l’area rappresenterà una perdita e viceversa per volumi superiori un utile misurati dalla distanza verticale tra i due punti sulla retta del ricavo e quella del costo totale che corrispondono ad un determinato volume.

La formula è X = CFT / (P-cvu) dati da CT=RT ovvero CFT+CVU*X = X*P.

La differenza tra il prezzo e il costo variabile unitario è denominato Margine di contribuzione unitario. Si può estendere l’analisi del punto di pareggio al calcolo del volume necessario per conseguire un profitto obiettivo PRo con Xo = CFT + PRo /margine contr. unitario.

Il margine di contribuzione unitario è una grandezza che nell’ambito dell’intervallo di rilevanza rimane costante con il volume sebbene il profitto medio (a seguito della riduzione del costo fisso medio unitario) sia diverso in corrispondenza di volumi diversi, pertanto il suo impiego è utile per esprimere la relazione tra i ricavi e i costi in funzione del volume: ogni unità venduta determina una crescita del risultato economico pari alla contribuzione unitaria incrementale.

Quindi il profitto totale in corrispondenza di un certo volume è pari al mcu * volume – PR = (P-CVU) * X CFT.

Il volume di pareggio può essere espresso in termini di ricavi piuttosto che unità fisiche: volume di pareggio * prezzo di vendita = CF / mcu % dove mcu% = mcu/prezzo di vendita.

Il margine di contribuzione percentuale consente di calcolare rapidamente l’effetto economico che deriva da aumenti di ricavo ed è utile nelle decisioni di spingere commercialmente un prodotto rispetto ad un altro. Il concetto di contribuzione esprime il fatto che il margine è prima di tutto un contributo alla copertura dei costi fissi poi alla generazione del reddito, una volta oltrepassato il volume di pareggio.

Il diagramma del profitto in base al margine di contribuzione nell’asse delle ordinate ha solo rappresentato il profitto e non anche i costi totali pertanto in corrispondenza alla quantità rappresentativa del volume di pareggio il reddito è zero e quindi si interseca con l’asse delle ascisse e l’inclinazione (coeff. angolare) è pari al margine di contribuzione unitario.

PR = mdcu *X - CFT.

Il margine di sicurezza è una grandezza che rappresenta di quanto il volume attuale eccede il volume di pareggio e serve a domandarsi di quanto possono ridursi i ricavi programmati prima di raggiungere il punto di pareggio.

– Es. 200 unità prodotte 160 break even = 40 Mds o 40/200 = 20% prima di andare incontro ad una perdita a parità di altre condizioni. È meglio considerare il Mds % perché è un’indicazione che non dipende dal volume di pareggio.

Il conto economico classificato a margine di contribuzione permette di valutare rapidamente l’effetto sul reddito di cambiamenti delle quantità vendute o dei ricavi mentre nel conto economico a costo del venduto i costi di competenza sono aggregati per funzione a prescindere dal loro comportamento con il volume di output, quindi siano essi formati da costi fissi e costi variabili.

Il primo tiene conto di queste differenze togliendo dai ricavi tutti i costi variabili senza tenere conto dell’area in cui insorgono e quindi ottenendo il margine di contribuzione aziendale, dai cui togliere successivamente i costi fissi e quindi ottenere il reddito. Facilita quindi le analisi economiche che implicano cambiamenti di volume, favorisce le analisi di redditività delle diverse linee di prodotto, supporta l’assunzione di decisioni che riguardano i prezzi o le scelte tra produrre all’interno o acquistare all’esterno (make or buy).

La leva operativa (operating leverage) è una misura di quanto il reddito è sensibile ai cambiamenti dei ricavi e l’effetto leva è misurato dal grado di leva operativa che è un indice calcolato come rapporto tra la variazione % del reddito e la corrispondente variazione % di ricavi in corrispondenza a ciascun volume. Il grado di leva varia con il volume delle vendite ed è maggiore più si è prossimi al punto di pareggio.

Variazione % del reddito (Δ reddito / reddito)

Grado di leva operativa = ----------------------------------------------------------

Variazione % ricavi (Δ ricavi / ricavi)

All’interno dell’intervallo di rilevanza l’incremento del reddito che fa seguito a un certo aumento dei ricavi è pari all’incremento del margine di contribuzione complessivo pari al prodotto del margine di contribuzione percentuale per l’aumento dei ricavi.

Δ reddito = Δ MDC = mdc% * Δ ricavi.

Grado di leva operativa = mdc%*ricavi/reddito = MDC/reddito *.

Le imprese con un alto grado di leva operativa si preoccupano dei cali di volume anche in ordine di pochi punti percentuali. La differenza tra un’azienda all’altra dipende dalla struttura dei costi (e se pochi costi variabili alto margine di contribuzione espresso in % sui ricavi). Una variazione dei ricavi ha pertanto conseguenze economiche di rilievo per quelle imprese che hanno la maggior parte di costi fissi perché ogni euro di ricavo produce un margine di contribuzione che è un’alta percentuale di questo euro.

–* MdC/reddito = MdC/MdC-CF dividendo numeratore e denominatore per MdC (ricavi tot CVT)

1 1

Grado di leva operativa = ------------------------ = ---------------------------

– – –

1 CF / MDC 1 CF / ricavi CV

Esistono quattro leve o determinanti per accrescere il reddito di un’azienda monoprodotto:

  • Aumentare il prezzo unitario di vendita.
  • Ridurre il costo variabile unitario.
  • Ridurre i costi fissi totali.
  • Aumentare il volume.

Se l’impresa è multi prodotto x svolgere le analisi del reddito in funzione del volume è necessario ricorrere al concetto di prodotto equivalente o costruire un conto economico a margine di contribuzione come somma dei conti economici di singoli prodotti venduti se il mdcu è diverso.

Se noto il mix delle vendite (incidenza % dei singoli articoli venduti rispetto alle quantità complessive) si può calcolare il mdcu come media ponderata con le q. vendute dei mdcu dei singoli prodotti.

– PR = MdC prodotto a * X a + MdC prodotto b * X b CFT.

Si può anche calcolare il MdCe cioè Mdc pr a * Xt * I% (Xa/Xt) margine di contribuzione unitario del prodotto equivalente pari al valore medio pesato con il mix di vendita dei mdcu dei prodotti.

Alternativamente si possono costruire ce x singoli prodotti anche se non tutti i costi sono riferibili direttamente trovando il secondo margine di contribuzione (mdc – costi fissi diretti) per evidenziare il contributo dei singoli prodotti alla copertura dei costi indiretti e alla generazione del reddito.

Esistono altre cause oltre al volume che determinano la variazione dei costi: variazioni del prezzo degli input, rapidità di cambiamento del volume, direzione del cambiamento di volume (se cresce il costo totale tende a rimanere al di sotto della retta perché non si acquisisce subito nuova capacità e viceversa), durata del cambiamento di volume (se breve influenza meno), la conoscenza ex ante della variazione (e quindi si può programmare), la produttività, la discrezionalità del management.

Capitolo IV. I costi pieni e il loro impiego

La contabilità a costo pieno funge da collegamento tra la contabilità generale che utilizza tale informazione per valorizzare le rimanenze di semilavorati e di prodotti finiti, e la contabilità direzionale come supporto al processo di determinazione dei prezzi di vendita.

Definizione di costo: in un’impresa è la valorizzazione monetaria delle risorse utilizzate (misura l’impiego e le quantità) per un determinato scopo definito oggetto di costo (cost object).

In un’impresa manifatturiera essi sono i prodotti, le unità organizzative, i progetti, i clienti, i processi e qualunque altra entità per la quale si intenda disporre di informazioni di costo.

Il costo pieno (full cost) comprende tutte le risorse utilizzate per un determinato oggetto di costo e quindi risulta dalla somma dei costi diretti (costi ad esso riconducibili in maniera oggettiva ed economica) e una quota equa dei costi indiretti (costi generati congiuntamente da una molteplicità di oggetti del costo o costi che non sarebbe economicamente conveniente trattare come costi diretti, sorgono in seguito all’uso di una risorsa comune) indirect costs fair share.

Nel linguaggio del cost accounting i costi diretti sono attribuiti all’oggetto del costo mentre quelli indiretti sono allocati (per entrambi si usa il termine assegnazione).

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