Concetti Chiave
- L'autore esprime un forte dissenso nei confronti del governo britannico, considerandolo responsabile di gravi danni all'India e delle sue popolazioni.
- La non violenza è centrale nel pensiero dell'autore, che è pronto ad affrontare severe conseguenze per mantenere fede a questo principio.
- L'autore denuncia lo sfruttamento delle masse indiane, sottolineando che il benessere urbano deriva dal sacrificio e dalla miseria delle comunità rurali.
- Critica la percezione errata degli amministratori britannici, che considerano il loro governo come benefico, ignorando la sofferenza inflitta al popolo indiano.
- L'infedeltà verso un governo ingiusto è vista come una virtù, un dovere morale che ogni cittadino deve abbracciare per il bene del proprio paese.
Prima di leggere questa dichiarazione, tengo ad affermare che approvo perfettamente gli appunti fatti dal Procuratore generale circa la mia umile persona. Considero che nei miei riguardi è ben giusto ciò che egli ha detto, i suoi rilievi sono assolutamente esatti e non ho il minimo desiderio di nascondere, alla Corte, che il fatto di predicare infedeltà nei confronti del sistema di governo esistente per me è diventato quasi una passione. Tengo ad addossarmi tutto il biasimo che il sapiente Procuratore mi ha lanciato a proposito degli incidenti di Chauri-Chaura, di Madras e di Bombay. Ora io confermo che non ignoravo di giocare col fuoco e di ciò pago le conseguenze, tanto più che se io fossi posto in libertà, comincerei da capo. Mancherei al mio dovere se non lo facessi.
Riflessioni sulla non violenza
E come ieri volli evitare la violenza, voglio evitarla anche oggi, in quanto la non violenza è il primo articolo della mia fede e ne è anche l’ultimo: dovevo fare una scelta. Avrei dovuto infatti o sottomettermi ai sistemi del governo imperiale, apportatore, secondo me, di enormi danni al mio paese, o correre il pericolo di veder scatenare il furore del mio popolo, quando io lo avessi eccitato. E so che il mio popolo ogni tanto è scosso da furore. Sono quindi afflitto e umiliato dagli eventi e sono qui disposto ad accogliere non una breve ma una lunga e grave pena. Non chiedo misericordia o circostanze attenuanti; io sono qui per chiedere e accettare la pena più grave che può essermi inflitta per quello che, in base alla legge, è un crimine, ma è al tempo stesso il più alto dovere per ogni cittadino. La sola cosa che possiate fare, signori giudici, è di dimettervi oppure di condannarmi alla pena più elevata, se credete che il sistema e la legge che voi servite siano buoni per il popolo.
Critica al governo britannico
Prima della venuta degli inglesi l’India filava e tesseva in milioni di capanne allo scopo di completare le sue magre risorse agricole. Queste industrie di villaggio sono state rovinate e gli abitanti della città non sanno che le masse affamate degli indiani stanno scivolando verso la morte, così come ignorano che il loro misero benessere rappresenta soltanto la mercede che essi ricevono per il lavoro che compiono a favore dello sfruttatore straniero. Essi non si rendono conto adeguatamente che il governo fondato sulla legge dell’India britannica è creato allo scopo preciso di sfruttare le masse. Nessun sofisma, nessun gioco di parole può cancellare gli scheletri che in molti villaggi si presentano all’occhio nudo.
Ignoranza e sfruttamento
E il più grave disappunto è che gli inglesi e i loro associati indiani, che amministrano il paese, non sospettano di commettere il delitto che ho testé annunziato. Ne sono convinto; molti funzionari inglesi credono in buona fede che il governo che rappresentano sia il migliore di tutti e che l’India progredisca sicuramente, sia pure con lentezza. Ignorano che un sistema sottile ma efficace di terrorismo e uno spiegamento organizzato di forze da una parte, e la privazione di ogni mezzo di difesa dall’altra parte hanno depresso il popolo, rendendolo falso e simulatore. Ciò ha contribuito a creare negli amministratori uno stato di ignoranza. Considero una virtù l’infedeltà verso un governo che ha fatto all’India più male di tutti i precedenti sistemi di governo presi insieme.
Domande da interrogazione
- Qual è il principio fondamentale della non violenza secondo l'autore?
- Come descrive l'autore la situazione economica dell'India sotto il governo britannico?
- Qual è la posizione dell'autore riguardo alla pena che potrebbe ricevere?
- In che modo l'autore critica l'ignoranza degli amministratori britannici e indiani?
- Qual è la visione dell'autore sull'infedeltà verso il governo britannico?
L'autore afferma che la non violenza è il primo e l'ultimo articolo della sua fede, sottolineando la sua determinazione a evitarla anche di fronte alla violenza del governo imperiale.
L'autore critica il governo britannico, sostenendo che ha rovinato le industrie di villaggio e che il benessere degli abitanti delle città è costruito sullo sfruttamento delle masse affamate, portando a una grave crisi economica.
L'autore è disposto ad accettare la pena più grave per il suo "crimine", considerandolo un dovere alto per ogni cittadino, e non chiede misericordia, ma piuttosto una condanna che rifletta la giustizia del sistema.
L'autore sottolinea che molti funzionari credono sinceramente che il loro governo sia il migliore, ignorando il sistema di sfruttamento e terrorismo che opprime il popolo indiano, contribuendo così alla loro ignoranza.
L'autore considera l'infedeltà verso un governo che ha causato danni all'India come una virtù, affermando che è giusto opporsi a un sistema che ha fatto più male di tutti i precedenti governi messi insieme.