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Riassunto libro “Difficoltà e disturbi dell’apprendimento”

Di Cesare Cornoldi

Processi cognitivi disfunzionali

Introduzione

L'uomo non è biologicamente determinato; è importante tenere conto della plasticità mentale e dell'influenza dell'ambiente circostante. Qual è il peso biologico e quale il peso ambientale?

L’apprendimento nella prospettiva cognitivista

Il cognitivismo esalta il ruolo attivo del soggetto nell'elaborazione della realtà circostante, dando importanza ai processi interni di elaborazione e rappresentazione (elemento di innovazione); ci si concentra quindi maggiormente sui processi mentali.

Ognuno capisce del mondo in base a ciò che sa.

Lo studio dell'apprendimento subisce una radicale trasformazione rispetto alla tradizione precedente → mentre nella prospettiva comportamentista l’apprendimento viene studiato nelle modificazioni del comportamento manifesto, nel cognitivismo viene studiato come processo.

L'apprendimento è quindi un processo:

  • Elaborazione soggettiva – attivo = la conoscenza si costruisce attraverso il rapporto con l'ambiente circostante, piano–costruttivo piano, con l'esperienza, per tutta la vita;
  • La conoscenza è aggiornata continuamente e modificata attraverso l'interazione con–dinamico l'ambiente attraverso l'esperienza.

Top-down (dall'alto al basso) → modalità attraverso la quale le conoscenze già possedute (schemi, concetti, teorie) influenzano l’acquisizione di nuove conoscenze.

Bottom-up (dal basso all'alto) → modalità in cui la realtà percepita attiva processi cognitivi di apprendimento o revisione di schemi precedenti.

L’approccio cognitivista prende distanza dai modelli associazionisti del comportamentismo, spostando la centralità dal concetto di associazione a quello di rappresentazione (come in parte anticipato da Tolman con il concetto di mappe cognitive).

L'apprendimento nella prospettiva cognitiva non è più un fenomeno unitario; si assiste invece ad una frammentazione dell'ambito di indagine e l'apprendimento viene ridefinito in relazione alle diverse componenti cognitive coinvolte (memoria, percezione, sensazione...). Questo studio frammentato ha delle conseguenze: non c'è una teoria generale che spieghi il tutto ed integri i modelli in un'unica teoria.

L'apprendimento coinvolge molti processi cognitivi. Ad esempio:

  • Per imparare a leggere ci vogliono abilità linguistiche, percettive e mnestiche;
  • Per saper guidare un’automobile occorre avere buone abilità percettive e di integrazione visuo-motoria;
  • L’apprendimento in ambito scolastico richiede sia competenze specifiche, come il calcolo e la lettura, sia competenze generali, come quelle di applicare strategie, fare inferenze e mettere in atto processi di astrazione. Ecc.

Si sono sviluppati molti modelli relativi ad aree differenti di prestazione cognitiva relativi a disturbi dell'apprendimento.

Si assiste dunque a:

  • Un vasto sviluppo di modelli relativi ad aree differenti di prestazione cognitiva responsabili di apprendimenti specifici (lettura, scrittura, calcolo …);
  • Allo sviluppo di modelli funzionamento generale della mente, che è il risultato dell’integrazione di vari processi specifici.

Modelli generali di funzionamento

La storia della psicologia cognitiva dagli anni '60 ad oggi si può riassumere in 3 modelli:

HIP, Human Information Processing, ('70-'80), J.R. Anderson → metafora dell'uomo macchina 1) model (computer).

HIP = hanno portato allo sviluppo di modelli di apprendimento, articolati in una serie di passaggi (regole di produzione) rigidi, con strutture gerarchiche simili a quelle di un programma di computer.

Secondo tale modello, la mente umana funziona come tanti software che svolgono procedimenti precisi: cervello → hardware; mente → software.

J.R. Anderson (1983, 1995), per esempio, sulla base di un modello di questo tipo (Adaptive Control of Thought, ACT) ha sviluppato programmi informatici per la didattica, nei quali lo studente è invitato a seguire determinate procedure per apprendere e il computer, che ha in memoria le medesime regole, fornisce suggerimenti o corregge il soggetto ogniqualvolta commetta un errore.

Questo è un modello rigido, vale solo per pensieri algoritmici, logici, ma non comprende il modo di ragionare umano. Noi abbiamo un doppio funzionamento; la macchina procede solo passo dopo passo. La maggior parte dei processi mentali non sono consapevoli.

2) Modelli modulari, Fodor → influenzano le neuroscienze. Fodor distingue tra:

  • Abilità specifiche, definite ‘modulari’;
  • Abilità generali legate ai processi di pensiero superiori.

Vengono postulati dei moduli che ricevono informazioni dai sistemi sensoriali e le elaborano ad un primo livello.

Esempi di moduli: comprensione linguaggio, produzione linguaggio, localizzazione oggetti, elaborazione forma oggetti ecc.

Il linguaggio interessa differenti circuiti, interessa moduli di elaborazione diversi.

I moduli sono innati (predeterminati geneticamente), altamente specializzati ed efficienti, poco flessibili, ma molto veloci ed efficienti nell’elaborazione delle informazioni ed “informazionalmente incapsulati” (non hanno cioè accesso ai contenuti e alle informazioni provenienti da altri moduli);

Oltre ai moduli viene postulato un processore centrale per l'elaborazione finale, più lento ma più flessibile, che ha la funzione di integrare e interpretare le informazioni specifiche che riceve dai moduli.

3) Karmiloff-Smith (1992) propone il modello di Ridescrizione rappresentazionale che si discosta dalla teoria modulare classica in quanto sostiene che esisterebbero piuttosto processi di Ridescrizione Rappresentazionale, che si evolvono e modificano nel tempo con lo sviluppo.

L’autrice sostiene che i moduli (detti sistemi di processamento verticale) non siano innati ma si modifichino, si ‘modularizzino’, si specializzino con lo sviluppo.

4) Secondo Anderson (1992) i moduli (processori verticali) non sarebbero completamente isolati rispetto al funzionamento cognitivo generale, potrebbero comunicare tra loro (le informazioni si integrerebbero man mano; non tutto alla fine). Le facoltà orizzontali, deputate all’integrazione delle informazioni che derivano dai moduli, sarebbero determinate da un Meccanismo di Processamento di Base (BPM) che si esprime primariamente in termini di velocità di elaborazione e può variare da individuo a individuo.

La distinzione tra abilità specifiche e generali, ha influito fortemente sugli studi nell’ambito dell’apprendimento, sia in ambito teorico che clinico. La dislessia, ad esempio, è oggi definita come un Disturbo Specifico dell’Apprendimento, e si sostiene che il deficit alla base sia di tipo modulare, primariamente fonologico.

Il neocostruttivismo

Il costrutto teorico a cui fa riferimento il corso è il neocostruttivismo.

Esso deriva dalla teorizzazione di Karmiloff-Smith. Vengono quindi rifiutate:

  • Le teorie innatiste, in quanto non spiegano completamente il fenomeno = l'uomo ha sì un potenziale innato, ma è necessario l'ambiente per attivare tale potenziale innato.
  • Il comportamentismo di Watson, in quanto afferma che tutto dipende solo dal comportamento e dall'influenza dell'ambiente.

Il neocostruttivismo sostiene che i fattori biologici, genetici e ambientali interagiscono tra loro.

L'ambiente ha una forte influenza sullo sviluppo cerebrale e sulla plasticità mentale, e quindi anche sulle strategie compensative che il sistema cognitivo può adottare tramite l'educazione.

Plasticità mentale → 1) capacità di organizzazione di circuiti cerebrali durante lo sviluppo; 2) riorganizzazione compensatoria di circuiti cerebrali in caso di disfunzioni o lesioni.

La plasticità opera:

  • Nello sviluppo normale;
  • In risposta a una lesione o malattia;
  • In risposta a un processo evolutivo anormale;
  • Ha effetti compensatori solo quando le lesioni sono postnatali;
  • Quando le origini del disturbo sono genetiche gli effetti sono limitati o assenti. (Down, Williams, dislessie severe..).

Nello sviluppo di alcune capacità si trovano variazioni molto grandi (Es. nello sviluppo linguistico e in quello della memoria).

Limiti della plasticità → gradi di libertà limitati → il sistema cognitivo ha una struttura finale vincolata ad un’architettura prespecificata (architectural constraints), che limita le variazioni potenziali all’interno del sistema in via di sviluppo.

Nel caso di anomalie... capacità di riorganizzazione compensatoria non è assoluta, esistono limiti e restrizioni;

  • Non si tratta di sviluppare nuove strutture ma di far assumere ad alcune aree funzioni che normalmente sarebbero di altre aree, o di attivare nuove connessioni, permettendo una ricollocazione di funzioni.

Se non c’è recupero è perché è insufficiente la plasticità cerebrale o sono insufficienti gli interventi riabilitativi?

L’interazione complessa tra plasticità, prespecificazione corticale e ambiente indica che ci sia una modularizzazione progressiva nello sviluppo → cioè la specializzazione di alcune regioni del cervello sono il prodotto dello sviluppo, non sono un punto di partenza (Karmiloff-Smith).

= Questo spiegherebbe anche alcune differenze bambini/adulti nelle possibilità riabilitative.

Ogni bambino ha tappe di sviluppo, di specializzazione modulare diverse, con diversi tempi (per l'ambiente, per le caratteristiche genetiche).

I neurocostruttivisti riconoscono il ruolo dei fattori genetici, ma considerano che i meccanismi biologici dominio-specifici siano in via di sviluppo, siano cioè all’inizio solo dominio-rilevanti. L’epoca di sviluppo determina il tipo di elaborazione che il bambino è in grado di fare degli stimoli ambientali.

Il tipo di elaborazione dell’ambiente, a sua volta determina la formazione delle funzioni dominio specifiche, al termine dello sviluppo (moduli).

  1. Stimolo esterno che proviene dall'ambiente
  2. Sensazione
  3. Percezione e attenzione
  4. Memoria a breve termine e funzioni esecutive
  5. Memoria a lungo termine e apprendimento

Catena dei processi elaborativi in ingresso: sensazione, percezione, attenzione

Sensazione

SENSAZIONE = Per sensazione si intendono le fasi iniziali dell'elaborazione dell'informazione, ossia: 1) l'attività dei recettori sensoriali (presenti nei nostri organi di senso); 2) la trasmissione dei segnali prodotti dai recettori lungo le strutture sottocorticali fino alle aree corticali. I segnali, una volta raggiunta la corteccia cerebrale, attivano neuroni sensibili alle caratteristiche fisiche e alle proprietà cognitive degli stimoli → a questo punto inizia poi la percezione.

  • Registrazione sensoriale → noi siamo in grado di registrare solo un pezzo di mondo; quel pezzetto di mondo non è fedele completamente alla realtà;
  • L’uomo è sensibile solo a un range definito di energia;
  • La sensazione non coincide con l’energia effettivamente emessa dall’ambiente.

Il rapporto tra stimolo ambientale e sensazione soggettiva è studiato dalla psicofisica.

Gustav Theodor Fechner (1801-1887) = fondatore della psicofisica.

ESEMPIO: due lampadine da 10 W non producono una sensazione visiva pari ad una illuminazione doppia rispetto ad una sola lampadina da 10 W.

Pertanto la relazione tra lo stimolo e la sensazione da esso prodotta non è lineare. Ad una variazione della stimolazione non corrisponde una equivalente variazione della sensazione ad essa associata. → quindi più aumenta l'intensità meno noi la registriamo.

L’incremento della sensazione è progressivamente minore rispetto all’incremento dello stimolo.

Percezione

PERCEZIONE = La percezione va intesa come un complesso meccanismo di elaborazione, in tempi molto brevi, di una grande quantità di informazioni sensoriali utili al sistema cognitivo e a quello motorio per raggiungere i loro obiettivi, primo fra tutti quello della sopravvivenza.

In altre parole la percezione è un sistema velocissimo che permette di orientarmi nel mondo, di orientare il mio sistema cognitivo e motorio (es: se brucia tolgo la mano).

La percezione è il risultato di una serie di processi che si realizzano in modo automatico e implicito, senza che il soggetto ne sia consapevole, che interpretano ciò che i registri sensoriali dicono al soggetto (= dare un significato a ciò che io vedo e sento).

Io percepisco in modo diverso a seconda dell'attenzione → se sto più attento elaboro lo stimolo in modo più articolato, non superficiale.

Perché abbia luogo una percezione si devono dare contemporaneamente tre condizioni:

  1. Uno stimolo ambientale (stimolo distale);
  2. Una sollecitazione degli organi sensoriali da parte dello stimolo ambientale che dà luogo al cosiddetto stimolo prossimale;
  3. Un sistema di elaborazione che interpreti le modificazioni che l’energia ha prodotto negli organi di senso (che dà luogo al percetto).

→ Stimolo distale, stimolo prossimale e percetto definiscono la catena psicofisica della percezione.

DIFFERENZA TRA FATTO E FENOMENO = FATTO → LA FINESTRA; FENOMENO → COME IO PERCEPISCO LA FINESTRA.

Noi percepiamo l’ambiente in modo diverso da come fisicamente è.

Lo studio della percezione degli esseri viventi (differente nelle diverse specie) è importante per capire le modificazioni che le specie apportano alla realtà fisica nel percepirla.

Noi percepiamo quello che non c’è.

→ Principio del completamento amodale = ci permette anche di cogliere la tridimensionalità, cioè anche la dimensione della profondità o distanza.

Automaticamente si completano le figure o gli stimoli provenienti da qualsiasi via sensoriale (visiva, acustica, tattile ecc). In altre parole noi completiamo il mondo anche quando non è registrato dai sensi.

La percezione costruisce la realtà di cui abbiamo esperienza.

Nella figura la parte nascosta è presente nella nostra coscienza anche se non è fisicamente visibile.

Noi non percepiamo quello che c’è e che in realtà viene registrato dai sensi.

Il principio del mascheramento → è necessario per la sopravvivenza, spiega il mimetismo animale. Una figura può essere resa invisibile anche se continua ad essere presente nel campo visivo. Perché si produca mascheramento è necessario che alcune caratteristiche figurali entrino a far parte di un’altra configurazione diversamente organizzata.

Percepiamo la realtà in modo diverso.

→ Illusioni ottiche.

Una illusione ottica è una qualsiasi illusione che inganna l'apparato visivo umano, facendogli percepire qualcosa che non è presente o facendogli percepire in modo scorretto qualcosa che nella realtà si presenta diversamente. Es: nella figura sopra i cerchi al centro sono della stessa dimensione.

Figure ambigue → percepiamo la stessa figura in modi diversi (es: La donna di Boring: la giovane e la vecchia, il bacio/Bacco..)

Percepiamo la stessa figura in posizioni diverse → L’ambiguità nelle parole → Tutte le parole polisemiche sono per definizione parole ambigue perché hanno più significati.

Nella percezione visiva, acustica, tattile ecc. ciò che ci permette di disambiguare lo stimolo è il contesto: quest'ultimo modula e modifica la nostra percezione.

La percezione quindi non tiene conto soltanto della forma dell'oggetto, ma anche della relazione con il resto degli oggetti.

Percepiamo cose che sono impossibili nella realtà (es: dipinto "terrazza impossibile").

Quindi uno stesso stimolo fisico mi può portare a percetti differenti → qui sta la distinzione tra sensazione e percezione.

Cos’è e dov’è un oggetto

Vi è differenza nella percezione a seconda dello scopo (conoscenza dell’oggetto o attività motoria).

Humphreyys e Riddoch (1994) hanno teorizzato l’esistenza di 2 tipi di rappresentazioni spaziali: la prima per il riconoscimento degli oggetti e la seconda per la loro localizzazione. Le vie neurali visive sottostanti sono differenti.

  1. La prima via serve quando devo riconoscere la forma di un oggetto, perché lo devo memorizzare o descrivere o utilizzare, in altri termini conoscere (anche numeri e lettere);
  2. La seconda via, quella della localizzazione, mi serve per evitare, prendere, andare verso… un oggetto, cioè serve per la mia azione, e per mettere in relazione spaziale gli oggetti (ad es. i numeri in alcune discalculie).

Attenzione

L’attenzione NON è un concetto unitario, è quindi impossibile darne una definizione.

Il sistema attentivo, come la coscienza, è a capacità limitata (soprattutto da piccoli).

A seconda dei compiti che si devono svolgere vengono definite tipologie di attenzione diverse. In particolare possiamo individuare 3 tipologie:

1) La capacità di concentrarsi su un oggetto di interesse e di elaborare in attenzione selettiva → modo privilegiato le informazioni rilevanti per lo scopo che perseguiamo o per l’azione che dobbiamo fare. L'attenzione selettiva è diversa da persona a persona.

Si parla di selezione per l’azione = la capacità di elaborazione di informazioni provenienti da varie fonti è ampia, ma possiamo eseguire un’azione per volta, o prestare attenzione a una cosa per volta, di qui la necessità di selezionare solo l’informazione utile allo scopo presente.

Nell’attenzione selettiva visiva se i distrattori sono in uno spazio vicino allo stimolo bersaglio non possono essere ignorati e producono interferenza.

Mecca

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tonia_la di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Processi cognitivi disfunzionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Cicogna Piera Carla.
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