Concetti Chiave
- Il pensiero cristiano si distacca dalla saggezza pagana, affrontando la questione del male e della giustizia divina attraverso la figura di Giobbe.
- Giobbe rappresenta la contraddizione tra la sofferenza dell'innocente e la prosperità del malvagio, sollevando interrogativi sulla giustizia di Dio.
- Il "processo a Dio" emerge dal dolore di Giobbe e Cristo, ponendo domande sulla sofferenza degli innocenti e sulla bontà divina.
- Il cristianesimo rifiuta le soluzioni precedenti al male, denunciando la saggezza pagana per la sua mancanza di empatia e per aver trascurato il concetto di caduta.
- La dottrina di Sant'Agostino afferma che il vero male risiede nell'anima, rifiutando l'idea che la materia possa essere identificata con il male.
Il pensiero cristiano e il male
Prima che il pensiero prenda le distanze dalla saggezza pagana passeranno molti secoli, lungo tempo è servito perché il pensiero cristiano-giudaico ne rompesse i fondamenti, ne rodesse le fondamenta.
Giobbe e la giustizia divina
L’idea del male trarrà tutta la sua forza soltanto dal concetto di un Dio creatore, che viene chiamato in causa come nel caso di Giobbe: egli rappresenta la contraddizione tra il giusto che soffre, senza aver commesso alcuna colpa, mentre il malvagio prospera indegnamente; egli è la metafora di una ricerca della giustizia, la quale dovrebbe colpire chi fa il male e assolvere chi fa il bene, e invece si scaglia sul giusto. Giobbe e Cristo sono figure del dolore: essi rendono vana la giustificazione data al Male dalla saggezza pagana, il loro è un “clamore” che tiene in quanto ragione a Dio, unica giustificazione, del male che stanno subendo; Giobbe si domanda come possa essere compatibile, abbordata la sofferenza dell’innocente con la giustizia di Dio: perché lui, che ha sempre rispettato i precetti divini, viene colpito così profondamente nel male, mentre chi fa il male prospera? Egli così concluderà: «Ho parlato da stolto di cose che oltremodo oltrepassano la mia intelligenza» (Giobbe 42,2), è proprio la sconfitta dell’intelligenza che il pensiero greco non avrebbe mai accettato (tema lungamente affrontato da Schelling).
Il processo a Dio
È con l’estremo dolore di Giobbe, di Cristo sulla croce e soprattutto con quest’ultimo che il Male sembra non solo travolgere l’universo, ma anche Dio stesso; l’interrogazione di Giobbe, a cui fa eco l’ultimo grido di Cristo sulla croce sono uno scacco della ragione, che il pensiero greco non avrebbe mai potuto accettare. Questo comporta un “processo a Dio”, nascono una lunga serie di interrogativi tra cui “perché la sofferenza, la morte, il patire degli innocenti?”, che non sembrano conciliarsi con la bontà del Dio creatore (Sommo Bene, Sommo Essere), con la sua potenza.
Qual è la risposta cristiana al male?
La risposta che dà il cristianesimo al problema del male, anche definito “mistero del male” (mysterium iniquitatis), non può accogliere nessuna delle soluzioni precedenti e condanna, in modo particolare, quella offerta dalla saggezza pagana in quanto, con tutto l’alone di ottimismo ad essa connesso, viene accusata di aver disancorato la coscienza dalla carità, intesa come amore (nel senso di partecipazione), empatia al dolore degli altri, ma anche dall'idea di caduta, ossia di uno stato di miseria, o di rottura, che è quello ricoperto dall'uomo in seguito al peccato originale (attraverso cui il pensiero cristiano giustifica il male, appunto dovuto alla disobbedienza a Dio). La metafisica cristiana ha inizio nel momento stesso in cui il nulla (impensabile, inesprimibile per il lògos umano) diventa oggetto della parola di Dio stesso (affrontato nella metafisica della Genesi e nell'Esodo).
La dottrina di Sant'Agostino
La dottrina plotiniana, che nega il male negandone l’esistenza, ispira in Sant'Agostino l’idea della negatività del male: se Dio è il Sommo Essere e tutto proviene da Lui, che è Bene supremo, ogni cosa dev'essere necessariamente buona; allora risulta alquanto problematico identificare la materia con il male. Tuttavia, egli spinge questo processo di deontologizzazione del male ben oltre, rifiutando le tesi platoniche e neoplatoniche, ma percorrendo la via suggerita dallo stesso Plotino: egli accetta la tesi che considera il male non più come Male, in quanto contribuisce al bene comune, ma combatte altresì l’idea che la materia corrisponda al Male, in quanto essa proviene da Dio e partecipa dell’Essere e della Bontà di Dio. Il Male vero non è, per Agostino, nelle cose, ma nell'anima (questo porterà San Tommaso a parlare di male come pena e come colpa).
Domande da interrogazione
- Qual è la contraddizione centrale nel libro di Giobbe riguardo alla giustizia divina?
- Come si manifesta il "processo a Dio" nel pensiero cristiano?
- Qual è la posizione del cristianesimo riguardo al mistero del male?
- Come si differenzia la dottrina di Sant'Agostino dalla visione plotiniana del male?
- Qual è il ruolo della materia nella concezione agostiniana del male?
La contraddizione centrale è che Giobbe, un giusto, soffre senza aver commesso colpe, mentre i malvagi prosperano. Questo solleva interrogativi sulla compatibilità tra la sofferenza dell'innocente e la giustizia di Dio (come evidenziato nel testo).
Il "processo a Dio" si manifesta attraverso le domande sul perché della sofferenza e della morte degli innocenti, che sembrano contraddire la bontà e la potenza del Dio creatore, come illustrato dal dolore di Giobbe e il grido di Cristo sulla croce.
Il cristianesimo rifiuta le soluzioni precedenti al problema del male, condannando in particolare la saggezza pagana per aver disancorato la coscienza dalla carità e dall'idea di caduta, attribuendo il male alla disobbedienza a Dio (come descritto nel testo).
Sant'Agostino rifiuta l'idea plotiniana che nega l'esistenza del male, affermando invece che il male è una negatività che risiede nell'anima e non nelle cose, poiché tutto proviene da Dio, che è il Sommo Bene (come spiegato nel testo).
Nella concezione agostiniana, la materia non è identificata con il male, poiché proviene da Dio e partecipa dell'Essere e della Bontà divina. Il vero male risiede nell'anima, portando a una distinzione tra male come pena e come colpa (come indicato nel testo).