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Concetti Chiave

  • La saggezza è vista come una soluzione al male, coincidente con la sua vanificazione, secondo le teodicee che giustificano l'esistenza di Dio.
  • Nel pensiero greco, il Nulla è considerato relativo, mentre nel pensiero cristiano è percepito come un nulla radicale creato da Dio.
  • Gli stoici vedono la virtù come una forza morale che richiede un lavoro personale per raggiungere la perfezione e organizzare la vita secondo un fine.
  • Gli Epicurei identificano il piacere come la suprema saggezza, ma riconoscono la sua fragilità, a differenza degli stoici che cercano una serenità duratura.
  • Maritain critica la saggezza pagana per la sua indifferenza al dolore umano, sostenendo che le consolazioni filosofiche non sono realmente efficaci.

La saggezza e il male

La soluzione saggia viene a coincidere grossomodo con la vanificazione del male: è la soluzione di tutte quelle filosofie che aspirano alla saggezza e che sono alla base delle teodicee di tutti i tempi; queste teodicee (termine derivato da Theós e dìkaios, cioè “giustificazione razionale” di “Dio”) considerano la condizione umana ordinata sia al bene, sia al male: i filosofi pagani si rivolgono, ovviamente, al versante del bene.

Il pensiero greco e il nulla

Nel pensiero greco, alla riflessione sul Male è strettamente legato il problema del Non-Essere, cioè del Nulla, che è relativo (Parmenide: “solo l’Essere è, il non-Essere non è e solo ciò che è può essere pensato”→coincidenza di Essere=Pensiero=Parola, ontologizzazione di ogni oggetto di pensiero) e mai assoluto, come lo è invece nel pensiero cristiano (che parla di un nulla radicale, secondo l’idea di un Dio che crea ex-nihilo, o meglio, da se stesso); la ricerca di Platone è un esempio si saggezza pagana: il Bene è sussistente, illumina e vivifica tutto ciò che è al di sotto di Lui; Aristotele, invece, pone una gemellarità fra il Bene supremo e la Felicità: la vita dev'essere organizzata in vista di un fine, cioè la sophìa, o saggezza richiede essa stessa che la vita sia organizzata secondo un fine vero e proprio; gli stoici identificavano bonum et virtus, intendendo quest’ultima nel senso di una vis vera e propria, ossia di una forza morale: l’uomo degno di questo nome è un campione di perfezione morale, che “lavora se stesso e su stesso”, perciò assimilabile all'opera di quello sculture che compie su stesso la trasformazione della materia, proprio in vista di se stesso e del suo corretto progredimento; la sua è una natura docile e disponibile, su cui la natura ha un potere assoluto.

Qual è la ricerca del bene?

Ricercatori del Bene sono anche gli Epicurei, che collocano nel piacere la suprema saggezza, pur rendendosi conto della fragilità di tale saggezza (del piacere), la sua frugalità e sfuggevolezza, poiché il piacere non cresce su se stesso come la virtù stoica, anzi, una volta raggiunto l’acme del piacere esso comincia inesorabilmente ad estinguersi; per ricercare qualcosa di più duraturo, solido, gli stoici cercano di eliminare la paura della morte, di Dio, dicendo che non sono cose da temere: liberandosi da questi terrori il piacere viene a scoprire una serenità fine a se stessa, proprio perché ci siamo liberati di ogni prospettiva ultraterrena; rinnegando ogni possibile retaggio del male, la filosofia viene a dispensare, ad essere la “dispensiera” del Bene, della Felicità e della Virtù.

La filosofia ellenica e il male

Tuttavia, l’uomo che sperimenta la pesantezza del vivere e il vero dolore resta del tutto indifferente alla risposta elargita dalla saggezza pagana, poiché la sua risposta al male appartiene a quel tipo di consolazioni filosofiche che, come afferma Maritain, “non consolano nessuno”; la saggezza ci insegna a passare accanto al dolore, vicino ad esso, come “si passa vicino agli schiavi” (Maritain), cioè senza alcuna commozione. La filosofia ellenica viene ad “adombrare” il problema del male, dietro l’idea che il Bene sovrasta il Male, che questo è il “migliore dei mondi possibili” (Teodicea, Leibniz) e che, quindi, la bellezza, il Bene viene a nullificare, a sovrastare il Male stesso (la sofferenza degli innocenti, il trionfo dei malvagi, il vilipendio dei valori, le criminalità e le aberrazioni della storia vengono giustificate, perché tutto va nel migliore dei modi). Plotino, nella prima Enneade 8, afferma: «Ma dunque, come si spiega che (se esiste il bene) deve perciò stesso esistere anche il male? Forse in quanto che, nell'universo, bisogna pur che ci sia la materia? Di contrari, infatti, consta necessariamente questo universo; altrimenti non potrebbe neppure esistere, se non vi fosse materia. Proprio così: questo nostro mondo è una natural ganga “di spirito e necessità”; e quante cose vengono a lui da Dio sono buone; i mali, invece, derivano “dalla natura originaria”, dalla materia che fa da sustrato» (→identificazione Male=Materia).

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la relazione tra saggezza e male secondo le filosofie teologiche?
  2. La saggezza coincide con la vanificazione del male, come sostenuto dalle teodicee che giustificano razionalmente Dio e considerano la condizione umana in relazione al bene e al male.

  3. Come si differenzia il pensiero greco dal pensiero cristiano riguardo al concetto di nulla?
  4. Nel pensiero greco, il Nulla è relativo e non assoluto, mentre nel pensiero cristiano è visto come un nulla radicale, creato ex-nihilo da Dio, come evidenziato da Parmenide e Platone.

  5. Qual è la visione degli Epicurei riguardo al piacere e alla saggezza?
  6. Gli Epicurei considerano il piacere come la suprema saggezza, ma riconoscono la sua fragilità e transitorietà, a differenza della virtù stoica che è più duratura e solida.

  7. In che modo la filosofia ellenica affronta il problema del male?
  8. La filosofia ellenica tende a minimizzare il problema del male, sostenendo che il Bene sovrasta il Male e giustificando le sofferenze come parte del "migliore dei mondi possibili", come affermato da Leibniz.

  9. Qual è la critica di Maritain alla saggezza pagana riguardo al dolore?
  10. Maritain critica la saggezza pagana per la sua indifferenza al dolore umano, affermando che le consolazioni filosofiche offerte non sono realmente consolatorie e non affrontano il vero dolore dell'esistenza.

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