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Concetti Chiave

  • Il libro "Se questo è un uomo" di Primo Levi narra la sua esperienza nei campi di concentramento, interrogandosi sulla natura umana di fronte all'atrocità.
  • Levi racconta la deportazione e la vita nei lager, mettendo in evidenza la disumanizzazione e la perdita di identità dei prigionieri.
  • Il lager rappresenta un luogo di sofferenza e morte, dove i detenuti vivono senza speranza e non possono né ricordare né pensare al futuro.
  • Grazie alla sua laurea in chimica, Levi riesce a lavorare nel laboratorio del lager, trovando una via di sopravvivenza in un contesto disumano.
  • Il libro è scritto con un linguaggio diretto e semplice, ma il dolore e le atrocità descritte rimangono incomprensibili nella loro totalità.

Se questo è un uomo” è il titolo della poesia che apre il libro omonimo di Primo Levi narrante l'esperienza dell'autore stesso nei campi di concentramento durante la seconda guerra mondiale. Già il titolo in se è domanda: è possibile o no considerare umano tutto ciò che è successo? E' un uomo quello che non ha più identità,famiglia, lavoro..vita? E' stato scritto subito dopo la liberazione di Levi ed è nato proprio dalla sua esigenza di raccontare, di non disperdere tutto quello che era accaduto e che aveva conquistato il posto di peggior atrocità nella storia.

Esperienza di deportazione

Il libro non è composto da capitoli posti in ordine cronologico, ma in ordine di urgenza dell'autore quasi per togliersi un peso.

Lo scritto si apre con la deportazione di Levi che a quel tempo aveva solamente ventiquattro anni e che era un semplice ragazzo senza senno, senza esperienza ma sottoposto già da quattro anni a vivere sotto le leggi razziali con l'unica accusa di essere ebreo. Tutti i prigionieri venivano mandati su piccoli treni soffocanti nei quali erano ammassati senza cibo nè acqua. Questi treni li avebbero condotti nei campi di concentramento dove sarebbero stati privati della loro famiglia, della loro identità, del loro essere umani.

Sopravvivenza e disumanizzazione

L'organizzazione del lager aveva un solo fine: annientare gli animi umani e far prevalere in loro solo il senso di sopravvivenza. In questo progetto folle e sovraumano i prigionieri non riconoscevano più nessun valore, non seguivano più - semplicemente perchè lo credono inutile - le regole base dettate dalla civiltà quali lavarsi (per quanto sia possibile nei campi di concentramento), pettinarsi, rammendare le pezze. Levi continuava a vivere “Ma Lorenzo era un uomo; la sua umanità era pura e incontaminata, egli era al di fuori di questo mondo di negazione. Grazie a Lorenzo mi è accaduto di non dimenticare di essere io stesso un uomo”. In mezzo a tutte quelle anime, nessuna di loro è viva, non c'è speranza, solo morti viventi.

Lager e la speranza perduta

Il lager era fatica, era fame, era malattia,e ra morte. Il Lager non aveva futuro nè i detenuti si azzardavano a pensarlo ringraziando di essere già salvi per quel giorno. Il domani non si conosceva e non ci si pensava perchè per loro il domani sarebbe stata solamente un'altra giornata di fatica, dove si moriva per un sì o no sbagliato. Non si pensava però neanche al passato così i quotidiani ritrovi fra gli italiani cessarono perchè “a ritrovarsi, accadeva di ricordare e pensare, ed era meglio non farlo”.

Laurea e sopravvivenza di Levi

Possiamo però dire che Levi sia stato un graziato: grazie alla laurea di chimica potè accedere ad un esame per entrare a far parte del laboratorio del lager dove passò e riuscì a scampare da giornate gelide e pesanti nei campi. Quando poi si ammalò di scarlattina finì nella Ka be, l'infermeria. Si affaciarono i primi attacchi al lager da parte dell'Armata Rossa, così tutti i deportati,eccetto i malati, furono fatti fuggire nei campi vicini, dove morirono tutti per la fatica e il freddo straziante. Levi e i suoi compagni della Ka be furono abbandonati a loro stessi: l'autore così, assieme a tre uomini, prese in mano la situazione preoccupandosi di accudire tutti i malati e di trovare un riscaldamento opportuno. Fecero razia di tutto ciò che trovavano nella parte del campo delle SS, fuggite anche loro, riuscendosi ad attrezzarsi ed ad ingegnarsi fino a quando l'esercito russo li trovò e li liberò.

Liberazione e ricordo indelebile

La fine di un orrore, un ricordo doloroso che Levi porterà sempre dentro di sé.

Il libro è scritto con un linguaggio semplice, diretto e non nasconde nessuna delle atrocità subite dai detenuti. Nonostante sia così dettagliato, non potremo mai comprendere a fondo il dolore provato e la violazione dell'uomo.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato del titolo "Se questo è un uomo"?
  2. Il titolo è una domanda che invita a riflettere sulla possibilità di considerare umano ciò che è accaduto nei campi di concentramento, interrogandosi sull'identità e l'umanità dei prigionieri privati di tutto (testo).

  3. Come viene strutturato il libro di Primo Levi?
  4. Il libro non segue un ordine cronologico, ma è organizzato in base all'urgenza dell'autore di raccontare la sua esperienza, quasi come un modo per liberarsi di un peso (testo).

  5. Qual è l'obiettivo dell'organizzazione del lager secondo Levi?
  6. L'organizzazione del lager mirava a disumanizzare i prigionieri, riducendoli a un mero istinto di sopravvivenza, privandoli di ogni valore e dignità (testo).

  7. In che modo la laurea di chimica ha influenzato la sopravvivenza di Levi?
  8. La laurea di chimica permise a Levi di accedere a un laboratorio nel lager, offrendogli una via di fuga dalle dure condizioni dei campi e contribuendo alla sua sopravvivenza (testo).

  9. Qual è il messaggio finale del libro riguardo al ricordo delle atrocità?
  10. Il libro, pur essendo scritto in modo semplice e diretto, lascia un ricordo indelebile del dolore e delle violazioni subite, sottolineando che non potremo mai comprendere appieno l'orrore vissuto dai detenuti (testo).

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