Introduzione dell'economia industriale
Nella realtà, il monopolio puro e la concorrenza perfetta non esistono. Proprio per questo, il corso si baserà su ciò che accade nella realtà, ovvero sulla concorrenza imperfetta, quindi l'economia reale, come si comportano veramente le imprese. Per economia industriale, dunque, s’intende il comportamento delle imprese nei mercati che si incontrano nel mondo reale. D'altronde le imprese che operano nei mercati prettamente concorrenziali non hanno potere di prezzo ma subiscono il prezzo da parte del mercato stesso, questa ovviamente non è una cosa realistica, per cui l'impresa, prendendo alcune decisioni strategiche cercherà di battere le imprese rivali, anche se sappiamo che in un mercato le imprese possono anche collaborare per raggiungere degli obiettivi comuni.
Quindi, siccome le imprese agiranno in un contesto di interazione strategica, la cosa che ci risulterà fondamentale è la teoria dei giochi. La teoria dei giochi nacque con il matematico John Nash ed è stata applicata in economia per risolvere le interazioni strategiche tra le imprese, perché io impresa che scelgo il prezzo dovrò guardare quello che faranno i competitor; per capire questo, la teoria dei giochi ci tornerà utile e fondamentale.
Scuole di pensiero in economia industriale
Scuola di Harvard
- Struttura: È evidente che l’atteggiamento delle imprese non può che dipendere innanzitutto dalla struttura di mercato con cui si andranno a confrontare. Quindi, per gestire il proprio comportamento, le imprese dovranno valutare il numero delle distribuzioni degli altri venditori (quanti venditori ci sono nel mercato dove io voglio entrare) o sapere quanti venditori vicini ci sono e quanti lontani. Sono elementi che un’impresa deve necessariamente prendere in considerazione per fare determinate valutazioni ed assumere un comportamento corretto. Naturalmente, questo vale per le imprese ma anche per i consumatori; cioè se io entro in un mercato con dieci consumatori farò delle valutazioni, se entro in un mercato in cui ho un milione di consumatori farò un altro tipo di valutazioni. Se io mi posiziono in un posto in cui non ho vicini i consumatori, quindi questi devono venire da me per prendere il bene, il funzionamento sarà differente; quindi, anche per quanto riguarda i consumatori dovrò vedere sia il numero sia la distribuzione sul territorio. Il terzo punto della struttura, oltre al numero e la distribuzione delle imprese e dei consumatori, è la differenziazione del prodotto, ovvero quanto il mio prodotto differisce dall’altro prodotto. Questo ovviamente è fondamentale, perché se io impresa entro nel mercato con un prodotto innovativo con delle funzioni e performance tecniche migliori dei prodotti dei competitor, è un punto vincente a suo favore e potrebbe acquisire una posizione di vantaggio competitivo. Infine, bisogna valutare le condizioni di entrata nel mercato; ad esempio, se io domani decidessi di aprire un bar o se decidessi di aprire un’impresa che realizza cellulari, ovviamente avrò in questi due casi una maggior difficoltà ad entrare nel settore della tecnologia, sia perché c’è più competitività sia perché l’investimento che dovrò affrontare in questo caso, per entrare in questo settore sarà più elevato, a meno che non sono sicuro che il mio prodotto non batterà ciò che già esiste sul mercato e quindi ciò che già quel mercato offre. Quindi, in definitiva, per poter entrare nel mercato le imprese devono innanzitutto valutare la struttura del mercato e le caratteristiche di quest’ultimo.
- Comportamento delle imprese: Una volta valutata la struttura (il numero dei venditori e consumatori, la distribuzione, la differenziazione del prodotto e le condizioni di entrata), si passa al secondo step che fa riferimento al comportamento delle imprese; vi sono due strade che l’impresa a questo punto può prendere, o fare la guerra (essere in competizione), quindi interagire in modo conflittuale con i competitor, oppure collaborare (in gergo collusione o coopetition). L’impresa in questo caso può adottare anche un comportamento strategico: cioè essere in un primo momento in competizione per poi collaborare in un secondo o viceversa, in un primo momento decide di collaborare con un’altra impresa in un secondo decide di farle concorrenza, assestandole un bel colpo e facendola fuori. Una terza possibilità è quella di fare degli investimenti in pubblicità (mostro che il mio prodotto è migliore rispetto a quello della concorrenza) o in ricerca e sviluppo (provo a migliorare il mio prodotto).
- Performance: Dopo essersi strutturata, aver fatto le dovute valutazioni inerenti alle caratteristiche del mercato e dopo aver deciso il proprio comportamento strategico c’è la performance; l’impresa valuta la propria performance, innanzitutto a seconda della redditività della propria azione, dell’efficienza produttiva, o a seconda quindi utilizzare al meglio tutti i propri input. Naturalmente l’efficienza è un indice di performance poiché se un’impresa utilizza al meglio tutti i propri input, vuol dire che non produce sprechi. Un altro fattore che incide sulla performance dell’impresa è l’efficienza dinamica, cioè facciamo riferimento al fatto che non si può valutare l’efficienza solo nel breve ma anche nel lungo periodo, perché, soprattutto in un contesto fortemente mutevole come quello odierno, esce un nuovo processo produttivo o una nuova innovazione tecnologica che fa sì che il mio modo di produrre sia obsoleto ergo inefficiente. Quindi un’impresa deve valutare che la propria efficienza sia anche dinamica cioè che si adatti nel tempo cercando di stare al passo con i tempi. In questo caso possiamo fare l’esempio della Nokia; essa tempo fa era l’assoluta leader dei cellulari, l’errore che ha fatto la Nokia è stato quello di non aver saputo intercettare l’innovazione (gli smartphone) infatti oggi non si sente parlare più di Nokia che nell’ambito degli smartphone è passata da leader del mercato all’ultima ruota del carro proprio perché non ha perseguito l’efficienza dinamica.
Scuola di Chicago
La scuola di Chicago valuta l’intervento normativo come l’unica fonte da cui deriva il monopolio. Ad esempio, se io domani volessi aprire un bar, non lo potrei fare poiché mi serve prima la licenza (che mi dà lo Stato) per poterlo aprire, se questa licenza costasse un milione di euro nessuno aprirebbe quindi avremmo un monopolio. Quindi questa scuola valuta l’impianto amministrativo (regolamentazioni, barriere amministrative, licenze ecc.) che creano il monopolio. Abbattere questo impianto, dal punto di vista della scuola di Chicago, significa risolvere il problema della concorrenza. Dato che è lo Stato a creare il monopolio (che è inefficiente) attraverso le barriere amministrative, se abbattiamo quest’ultime abbattiamo automaticamente il monopolio e quindi andiamo verso la concorrenza (andiamo quindi verso l’efficienza).
Nuova economia industriale (NEI)
La New Industrial Organization (NIO) è quella che utilizzeremo noi; utilizza il paradigma della scuola di Harvard (struttura – comportamento – performance) ma introduce all’interno di questo paradigma la teoria dei giochi di Nash. La teoria dei giochi è la teoria attraverso cui si valutano le scelte delle imprese. Mettiamo il caso che una nuova impresa entri nel mercato e faccia fuori un’impresa già operante nello stesso, e rimane il solo ad operare, in questo caso interviene quello che viene chiamato antitrust (esistono organi antitrust in tutte le nazioni ed esistono organi antitrust a livello europeo).
L'organo di antitrust
È colui che va ad intervenire nelle situazioni di mancanza di concorrenza, nel caso in cui vi è un solo operatore che in qualche modo spazza via la concorrenza all’interno di un settore rimanendo il solo ad operare. Il primo che si occupò della necessità di stabilire l’antitrust fu Adam Smith (1970). Adam Smith mise in guardia tutti sulle problematiche dovute al monopolio e che fosse necessaria l’esistenza di un organo che limitasse queste problematiche (l’antitrust).
Gli antitrust, in linea generale, si occupano di quattro punti fondamentali, cioè punti su cui interviene:
- Abuso di posizione dominante: Se qualcuno abusa del fatto di essere rimasto da solo sul mercato interviene l’antitrust;
- Divieto d’intesa: La collusione (è un accordo fraudolento stipulato tra varie parti, al fine di ottenere reciproci vantaggi. Il termine viene utilizzato in diritto per riferirsi ad accordi illeciti. Quando diverse imprese stipulano tale accordo, detto accordo collusivo, esse formano un cartello) non è ben vista dall’antitrust;
- Controllo delle concentrazioni: Notiamo oggi come non abbiamo più quattro operatori telefonici, ma ne abbiamo tre, l’antitrust ha autorizzato la fusione tra wind e tre perché la loro fusione andava a diminuire la concorrenza sul mercato; quindi, l’antitrust controlla anche che non ci siano concentrazioni e valuta se quest’ultime possano essere utili al mercato o meno;
- Istituzione di un organismo indipendente dalla normativa: Non è possibile per i politici andare a istigare il comportamento dell’antitrust in nessun modo, l’antitrust è un organismo indipendente, il politico non può mettere becco nelle azioni dell’antitrust; questa indipendenza nasce dal fatto che il politico potrebbe spingere su qualcosa che li potrebbe interessare o viceversa e quindi si evita ingerenza (Intervento arbitrario o abusivo in fatti di pertinenza non propria) di qualsiasi tipo.
Ci sono diversi antitrust diffusi nel mondo, quelli più importanti sono due:
Legge antitrust USA
Istituzione antitrust primordiale; i primi ad occuparsi dell’antitrust sono stati gli USA, che istituiscono nel 1890 lo Sherman Act. In questa legge Sherman ha previsto due disposizioni fondamentali:
- Prima disposizione: Art 1 vieta i contratti, le associazioni e le imprese che restringono il commercio tra le imprese stesse;
- Seconda disposizione: Art 2 dichiara illegale qualsiasi tentativo di monopolizzazione del mercato; in realtà sull’articolo due lo Sherman act prevedeva una specie di escamotage, l’applicazione della cosiddetta "rule of reason" (regola della ragione), questo significa che tutti i monopoli si sono illegali però lo notiamo caso per caso. Quindi se il monopolista dimostrava in maniera inoppugnabile che non era una sua azione (la creazione del monopolio) ma semplicemente un contesto di mercato, allora il monopolio poteva rimanere, viceversa veniva dichiarato illegale. Quindi qual è la tesi? Che se un’impresa entra nel mercato e involontariamente, e grazie alla sua bravura, butta fuori chi già opera, perché non più all’altezza, rimanendo l’unico e il solo ad operare (monopolista), allora la rule of reason dichiarava lecito il monopolio. Il problema della rule of reason sta per chi la valuta; cioè si potrebbe creare una valutazione soggettiva nello stabilire se un monopolio fosse illegale o meno; un giudice potrebbe valutare che una determinata azione sia giusta, un altro potrebbe fare una valutazione del tutto contraria. Quindi il problema era che questa regola lasciava troppa libertà di decisione. Per questo motivo si pensò di affiancare lo Sherman act al Clayton act.
Clayton Act
Il Clayton act, affiancato allo Sherman act nel 1914, era una legge molto più netta e bloccava sul nascere ogni azione di monopolio a prescindere dall’azione o dal contesto del mercato; quindi, qui la valutazione diventava molto più oggettiva, perché questo eliminava la valutazione fatta da parte dei giudici in quanto qualsiasi monopolio era illegale. Il Clayton act elimina la rule of reason e rende il monopolio illegale a prescindere dalle situazioni che si vanno a creare (anche se due imprese decidono di fondersi e diventare una sola entità monopolistica).
Federal Trade Commission Act
Con un terzo atto fu stabilita la Federal Trade Commission (FTC) Act nel 1914, un’agenzia governativa che si occupava di gestire le indagini e le sentenze in applicazione del Clayton act; quindi, non più i giudici ma una commissione ad hoc e indipendente.
Legge antitrust Europea/italiana
L’antitrust europeo prende vita con il trattato di Amsterdam, emendato poi con il trattato di Roma nel 1957. Anche il trattato di Roma prevedeva due articoli da ricordare:
- Art 81: Proibisce gli accordi e le pratiche concertate (stabilite) tra imprese che aspirano a respingere la normale concorrenza sul mercato;
- Art 82: Riprende le linee generali e si occupa di abuso di posizione dominante. Bisogna precisare che la posizione dominante di per sé non è un qualcosa da cui si viene sanzionati dall’antitrust, poiché se un’impresa è evidentemente più brava e questo le consente di acquisire nel mercato una posizione di vantaggio nel mercato, l’antitrust non interviene per forza, il problema si presenta quando questa impresa che acquisisce una posizione dominante ne approfitta e costringe un’altra impresa ad uscire fuori dal mercato, allora sì che interviene l’antitrust; quindi, in definitiva possiamo affermare che la posizione dominante di per sé non è necessariamente soggetto a sanzioni, ma l’abuso sì.
Gli organi preposti a valutare le indagini e le sentenze in questo caso sono:
- La direzione generale sulla concorrenza
- Il tribunale di primo grado
- La Corte di Giustizia
In Italia, la legge che ha emendato questa strutturazione è la 287 del 1990. Attraverso questa legge è stata fondata l’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato). L’AGCM prevede un organo collegiale che è composto da un presidente e quattro commissari. Tale organo dura in carica 7 anni e nessuno di colui che fa parte questo organo può rimanerci solo per la durata della carica. I compiti dell’AGCM sono:
- Vigilare contro l’abuso di posizione dominante;
- Vigilare se esistono o si stanno per verificare intese o cartelli che restringono la concorrenza sul mercato;
- Controllare le operazioni di concentrazione (fusioni o altre tipologie) che superino un certo valore;
- Tutelare il consumatore (AGCOM che si occupa delle comunicazioni);
- Valuta e sanziona le persone che hanno fatto qualcosa di illegale ma può sanzionare anche i componenti del governo che hanno agito in modo irregolare.
Quindi come funziona? Innanzitutto, l’AGCM apre un’istruttoria, che può partire anche dalla raccolta di firme da parte dei consumatori, che segnalano un atteggiamento sbagliato; quindi, anche in questo caso l’AGCM si attiva. L’AGCM può arrivare a sanzionare l’impresa del 10% del fatturato. (Bill Gates fu perseguito sia dall’antitrust europeo che da quello americano. L’accusa che li veniva contestata era che lui non concedeva il codice sorgente, cioè qualsiasi programma che girava su Windows doveva avere la sua autorizzazione, e questa era chiaramente un abuso di posizione dominante, perché un programma che non gira su Windows non lo vende nessuno. Naturalmente l’antitrust intervenne, e li combinò una multa giornaliera di un milione di euro, finché lui non avrebbe dato il codice sorgente. Bill Gates non concesse il codice sorgente ma pagò la multa, facendo naturalmente ricorso. Si presentò con nove avvocati e vinse la causa e quindi l’UE li dovette restituire le sanzioni combinatogli. In America Bill Gates fu ancora più furbo, poiché in America è legale finanziare le campagne elettorali per la presidenza, lui finanziò l’elezione di Bush e quando questo vinse le elezioni presidenziali magicamente tutte le accuse su Gates caddero. Questo ci fa capire quanto il monopolio possa essere problematico e come l’antitrust possa intervenire per correggerlo).
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