Concetti Chiave
- La propaganda italiana per la guerra in Libia mirava a giustificare l'intervento, evitando la riforma agraria e promuovendo la ricchezza attraverso il lavoro dei contadini.
- Diverse forze, tra cui il Vaticano, industriali e nazionalisti, sostenevano la guerra per tutelare interessi economici e cancellare la vergogna della sconfitta in Etiopia del 1896.
- Giolitti, politico liberale, sosteneva la guerra per attrarre la destra moderata e isolare gli estremismi, mirando a stabilità politica e crescita economica.
- Il Patto Gentiloni assicurò il sostegno dei cattolici moderati ai candidati liberali di Giolitti, in cambio di promesse di non approvare leggi contrarie alla morale cattolica.
- Giolitti si dimise all'entrata dell'Italia nella prima guerra mondiale, opposto al conflitto che avrebbe compromesso i suoi obiettivi politici.
La propaganda per la guerra
In Libia il primo problema è convincere gli italiani che la conquista della regione sia un’impresa giusta. Quindi iniziano le propagande da parte di Tripoli, bel suol d’amore; i giornali si impegnano in una campagna interventista che non trascuri nessun mezzo. La conquista dell'area sarebbe servita anche per evitare la riforma agraria, poiché vi è il problema della distribuzione della terra ai braccianti; non si realizza la riforma agraria, ma ci si imbatte nella guerra di Libia, sostenendo che i contadini avrebbero contribuito a rendere rigogliosa la terra, che avrebbe garantito con l'impegno di tutti ricchezza per tutti.
Interessi economici e politici
La propaganda stravolge la regione libica. Favorevoli all'eventuale conflitto sono il Vaticano che è d'accordo con una guerra contro gli infedeli, i musulmani; gli industriali del nord sono sostenitori della guerra, perché il conflitto è sempre un grosso affare, le industrie siderurgiche sono in questo modo chiamate a produrre per lo Stato; sono favorevoli anche gli agrari del sud, il potere finanziario (le banche) hanno grossi interessi in Libia e sono favorevoli a un intervento armato, perché un dominio italiano avrebbe tutelato questi interessi maggiormente dinnanzi all’Impero ottomano. Anche i nazionalisti sono d'accordo con l'intervento armato; la guerra in Libia avrebbe cancellato la vergogna della sconfitta del 1896 in Etiopia. Giolitti è favorevole all'operazione bellica libica per attrarre dalla propria parte la parte destra moderata dello schieramento politico italiano. La politica di Giolitti è quindi volta a isolare gli estremismi.
Giolitti e il suffragio universale
Egli è un politico facente parte del partito liberale e nel corso dei suoi governi portò avanti varie iniziative politiche, per esempio nel 1903 viene concesso il suffragio universale (maschile) della Sinistra. Giolitti comprende che il problema dello Stato Liberale è la scarsa rappresentatività. Votano grazie a questa riforma gli operai, questa misura senza correttivi avrebbe favorito il Partito Socialista (quindi la sinistra); il partito socialista non ha una posizione unitaria, è diviso tra riformisti e massimalisti, i riformisti sono favorevoli e accettano la prassi parlamentare, considerando le riforme l'unico modo utile al cambiamento in seno al Paese, con l'obiettivo di migliorarlo; mentre l'ala marxista ritiene che si debba arrivare alla rivoluzione e alla dittatura del proletariato. Dopo il suffragio universale maschile si vota per la prima volta nel 1914; prima di questo voto si assiste al raggiungimento del Patto Gentiloni, ovvero un accordo tra Giolitti e il capo politico dei cattolici. È un patto segreto, per cui chi va a votare non sa nulla, infatti Giolitti e Gentiloni si accordano, con l'obiettivo di avere entrambi dei vantaggi.
Il patto Gentiloni e le elezioni
Gli elettori si recano a votare, convinti che per la prima volta si voterà con un sistema totalmente nuovo. Nei collegi uninominali, nei quali ci si aspetta una vittoria socialista, gli elettori cattolici avrebbero votato i candidati liberali, ovvero i candidati governativi di Giolitti. La promessa di Giolitti è quella di non far passare leggi contrarie alla morale cattolica, come l’aborto e il divorzio. Con questo accordo Giolitti riesce ad avere dalla sua parte i cattolici che appartengono all'ala moderata e sostanzialmente fa anche una concessione alla sinistra. Le scelte politiche di Giolitti garantiscono dei buoni risultati: il decollo industriale del Paese, la nazionalizzazione delle ferrovie (prima del 1905 non esistevano le ferrovie statali, ma solo compagnie private che gestivano i servizi).
Giolitti e la prima guerra mondiale
In prossimità degli eventi che avrebbero causato lo scoppio della prima guerra mondiale, il presidente del Consiglio Giolitti si mostra contrario al coinvolgimento dell'Italia nel conflitto, perché teme che il conflitto avrebbe fatto saltare il perseguimento dei propri obiettivi politici.
In questa circostanza i cattolici e i socialisti sono decisamente contrari alla guerra, ma nel 1915 l’Italia entra in guerra su sollecito di una minoranza favorevole alla partecipazione del Paese al conflitto armato. Giolitti, quando l’Italia entra in guerra si dimette, perché contrario a essa. Il decennio giolittiano è importante, infatti, si verificano degli eventi molto importanti, come la campagna di Libia, il suffragio universale maschile, lo Stato non reprime lo sciopero, una forte crescita dello Stato. Importante è anche la crescita delle industrie nazionali e Giolitti è anche a favore del protezionismo in campo industriale.
Domande da interrogazione
- Qual è il principale obiettivo della propaganda per la guerra in Libia?
- Quali gruppi sostenevano l'intervento armato in Libia?
- Quale riforma politica Giolitti ha introdotto durante il suo governo?
- Che cos'è il Patto Gentiloni e quale scopo aveva?
- Qual è la posizione di Giolitti riguardo alla Prima Guerra Mondiale?
Il principale obiettivo della propaganda è convincere gli italiani che la conquista della Libia sia un'impresa giusta, utilizzando argomenti come la necessità di evitare la riforma agraria e promettendo ricchezza per tutti attraverso il lavoro dei contadini (testo).
Sostenevano l'intervento armato il Vaticano, gli industriali del nord, gli agrari del sud, le banche e i nazionalisti, tutti con interessi economici e politici legati alla conquista della Libia (testo).
Giolitti ha introdotto il suffragio universale maschile nel 1903, per aumentare la rappresentatività dello Stato Liberale e permettere agli operai di votare (testo).
Il Patto Gentiloni è un accordo segreto tra Giolitti e il capo politico dei cattolici, volto a garantire il sostegno dei cattolici moderati alle elezioni, promettendo di non approvare leggi contrarie alla morale cattolica (testo).
Giolitti si oppone al coinvolgimento dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale, temendo che il conflitto comprometterebbe i suoi obiettivi politici; si dimette quando l'Italia entra in guerra nel 1915 (testo).