Concetti Chiave
- Platone utilizza la prova filosofica come un metodo per valutare la predisposizione delle "anime" ad apprendere, enfatizzando la complessità e la rigorosità della filosofia.
- Il filosofo sottolinea che coloro che affrontano la prova devono mostrare un atteggiamento positivo verso le sfide del filosofare, aspirando ad essere avviati nell'Accademia.
- Dionigi, tiranno di Siracusa, dimostra un approccio errato alla filosofia, considerandola facile e opinabile, e presupponendo di sapere senza una preparazione adeguata.
- Il suo errore imperdonabile consiste nel mettere per iscritto concetti filosofici che, secondo Platone, richiedono una dialogo vivo e un atteggiamento di apertura e umiltà.
- Platone critica Dionigi per la sua mancanza di comprensione della filosofia, evidenziando l'importanza della dialettica socratica come fondamento per l'apprendimento filosofico.
Qual è la prova filosofica di Platone?
È considerata una seconda “autotestimonianza”, dove Platone porta ulteriori prove a sostegno e riprende la dottrina del Fedro sullo scritto; innanzitutto chiarisce, attraverso l’esempio di Dionigi, in cosa consistesse la prova a cui venivano sottoposti coloro che volevano intraprendere il percorso della filosofia. Attraverso tale prova Platone voleva accertarsi che queste «anime» fossero ben predisposte ad apprendere quanto detto; il nucleo centrale su cui questi venivano esaminati richiedeva una definizione complessiva, una presentazione di cosa fosse la filosofia da un punto di vista complessivo e l’illustrazione di ciò essa comporta, quindi sulla difficoltà e rigorosità metodica che Platone poneva alla base del filosofare. Da quanto riporta il filosofo, coloro che affrontavano la prova assumevano solitamente due atteggiamenti antitetici, che manifestano l’idoneità o meno al percorso filosofico; di certo, colui che fosse risultato adatto avrebbe dovuto dare un giudizio positivo di essa, senza lasciarsi spaventare dalle fatiche e dello stile di vita che essa comportava, ed anzi avrebbe ben presto chiesto di poter essere avviato nell’Accademia.
Dionigi e l'errore imperdonabile
Dionigi, tiranno di Siracusa sottoposto alla prova («Non appena misi piede a Siracusa, pensai per prima cosa di dovermi procacciare la prova se Dionigi fosse veramente consumato dalla filosofia come da un fuoco»), assume il secondo atteggiamento, cioè fa parte di quelli che pensano che la filosofia sia qualcosa di facile ed opinabile; inoltre, egli mostra la presunzione di conoscere molte cose, anche quelle che Platone definisce «di maggior valore» (gli elementi su cui la conoscenza si fonda: il linguaggio, le idee ed il pensiero), soltanto per averle ascoltate ad una sua sola lezione; oltre a ciò, ha fatto secondo Platone un errore imperdonabile, ossia di metterle per iscritto: non c’è stato e non ci sarà mai uno scritto su queste cose, secondo il filosofo, perché nemmeno possono essere messe per iscritto (Dionigi ha in tal modo dimostrato di non averle ancora comprese, di non avere una preparazione adeguata); esse richiedono una situazione dialogica, dove germini, viva la socratica oralità dialettica, dove ognuno mantenga la presunzione di non-sapere e non si disponga a ingannare o sopraffare l’interlocutore.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza della prova filosofica secondo Platone?
- Qual è l'atteggiamento di Dionigi nei confronti della filosofia?
- Perché Platone considera l'oralità dialettica fondamentale per la filosofia?
Platone utilizza la prova filosofica per valutare se le anime siano pronte ad apprendere la filosofia, richiedendo una comprensione complessiva della disciplina e la capacità di affrontarne le difficoltà, come evidenziato nel testo.
Dionigi mostra un atteggiamento presuntuoso, credendo che la filosofia sia facile e opinabile, e commette l'errore imperdonabile di mettere per iscritto concetti che, secondo Platone, richiedono un dialogo vivo e una preparazione adeguata.
Platone sostiene che la filosofia non può essere ridotta a scritti, poiché richiede una situazione dialogica in cui ciascun interlocutore mantenga la presunzione di non sapere, favorendo così una comprensione più profonda e autentica.