Concetti Chiave
- Platone distingue tre piani di realtà nella mimesi artistica: l'idea, il manufatto tecnico e l'immagine pittorica, evidenziando che l'arte è una "copia di una copia".
- L'imitazione artistica è criticata da Platone perché l'imitatore non possiede conoscenza né verità, creando illusioni invece di avvicinarsi alla razionalità.
- Secondo Platone, l'arte imitativa è diseducativa poiché non rappresenta la bellezza e la verità unite nel cosmo intelligibile.
- Il re-filosofo è visto come il vero educatore che deve selezionare le forme d'arte per garantire un'influenza positiva sui costumi della città.
- Platone auspica un ritorno a stili artistici più severi e critica tecniche illusionistiche diffuse nell'arte del suo tempo.
La mimesi artistica secondo Platone
Se il poeta, anziché avere la visione ispirata del bello in sé, si limita a riprodurne l'apparenza con mezzi sensibili, come fa il pittore (che dipinge, per esempio, un letto, utilizzando artifici prospettici, che danno l'illusione della realtà), egli si allontana dal vero, anziché avvicinarvisi. Per rendere evidente questo limite della mimesi artistica, nella Repubblica Platone distingue appunto tre piani di realtà: l'idea (il letto in sé), creata dal dio in un unico esemplare; il manufatto tecnico (il letto prodotto dall'artigiano), di cui esistono molteplici esemplari; l'immagine pittorica (il letto disegnato dall'artista), che è copia del secondo letto, anziché del primo, e dunque si trova tre gradi lontano dal vero. L'arte come imitazione della natura è «copia di una copia». La realtà vera, cui il dio si è ispirato nel modellare il cosmo sensibile, è quella delle idee: il cosmo intelligibile.
Qual è la critica di Platone all'arte imitativa?
L'imitatore non possiede né scienza, né retta opinione di ciò che rappresenta. Si pensi per esempio al pittore Zeusi, che dipinse un grappolo d'uva talmente realistico da ingannare gli uccelli che cercavano di beccarla. Analogamente, il poeta tragico, quando indulge nell'imitazione dei tratti irrazionali, emotivi, dell'animo umano, crea un'illusione, anziché elevarsi alla verità razionale. E poiché bellezza e verità, nel cosmo intelligibile, sono unite e armonizzate dal bene, la sua opera è diseducativa. L'arte imitativa è respinta da Platone in funzione di quella forma superiore di mimesi della verità, di cui è modello la filosofia.
Il ruolo del re-filosofo
Il vero educatore è per Platone il re-filosofo che ha la responsabilità di giudicare delle forme di arte ammesse nella città, escludendo quelle che hanno una cattiva influenza sui costumi. Platone non si limita a criticare gran parte della poesia del suo tempo, ma esprime giudizi di valore su certe forme di arte figurativa: auspica un ritorno della scultura allo stile severo, o condanna le tecniche illusionistiche e impressionistiche (skiagraphfa), invalse nella pittura e nell'arte scenica. È questo l'aspetto inesorabilmente datato del suo discorso: l'arte figurativa del mondo antico (a partire dall'arte ellenistica) prenderà proprio la via condannata da Platone.
Domande da interrogazione
- Qual è la distinzione di Platone riguardo ai diversi livelli di realtà nell'arte?
- Perché Platone considera l'arte imitativa diseducativa?
- Qual è il compito del re-filosofo secondo Platone?
Platone distingue tre piani di realtà: l'idea (il letto in sé), il manufatto tecnico (il letto prodotto dall'artigiano) e l'immagine pittorica (il letto disegnato dall'artista), evidenziando che l'arte è una "copia di una copia" e si allontana dalla verità (come indicato nel testo).
Platone critica l'arte imitativa perché l'imitatore non possiede scienza né retta opinione, creando illusioni piuttosto che avvicinarsi alla verità razionale, il che rende l'arte diseducativa (come spiegato nel testo).
Il re-filosofo ha il compito di giudicare le forme d'arte ammesse nella città, escludendo quelle che influenzano negativamente i costumi, e Platone auspica un ritorno a stili artistici più severi, criticando le tecniche illusionistiche (come menzionato nel testo).