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Concetti Chiave

  • Nel 1948, Israele proclamò la propria indipendenza, innescando un conflitto con gli stati arabi vicini e portando a un accordo mediato dall'ONU nel 1949.
  • La guerra dei sei giorni del 1967 vide Israele occupare territori palestinesi, con l'occupazione considerata illecita dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
  • A partire dal 2001, Israele costruì una barriera divisoria che limitò significativamente la libertà di movimento dei palestinesi, creando enclavi abitative.
  • La Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito che la costruzione della barriera violava il diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese e ha chiesto a Israele di cessare tale violazione.
  • La CIG ha sottolineato l'universalità di obblighi internazionali come il non riconoscimento della situazione illecita e il rispetto delle norme di diritto internazionale umanitario da parte di tutti gli stati.

Indipendenza di Israele e conflitti

Nel 1948, lo stato di Israele proclamò la propria indipendenza provocando uno scontro armato con i limitrofi stati arabi. Nel 1948, una risoluzione dell’ONU invitò le parti in conflitto a individuare una soluzione pacifica della controversia e, conformemente a tale disposizione, un accordo siglato a Rodi nell’aprile del 1949 pose fine alle ostilità grazie alla mediazione dell’ONU. Tale accordo, siglato tra Israele e Giordania, conteneva l’indicazione di una linea di demarcazione tra le rispettive forze (linea verde).

Conseguenze della guerra dei sei giorni

Durante il conflitto del 1967 (la cosiddetta «guerra dei sei giorni»), però, l’Israele occupò tutte le aree situate tra la linea verde e il precedente confine orientale della Palestina britannica: tale occupazione venne però considerata dal CdS illecita e inammissibile. Al conflitto fu posto un termine solo nel 1994 con la stipulazione della pace israelo-giordana, la quale stabiliva inoltre la frontiera tra i due stati sulla linea di confine, senza pregiudicare lo status dei Territori palestinesi occupati.

Costruzione della barriera israeliana

Su tali territori, però, l’Israele realizzò una vera e propria barriera divisoria lunga 80 chilometri. I lavori di edificazione, avviati nel 2001, determinarono la creazione di diverse enclavi ospitanti più di 56000 palestinesi; se i lavori fossero proseguiti sarebbero stati creati altri numerosi enclavi che avrebbero determinato la «prigionia» di 80000 palestinesi. Nel 2003, l’area compresa tra la linea verde e la barriera venne qualificata come «area chiusa», i cui residenti non erano più autorizzati a dimoravi a meno che non fossero in possesso di un apposito permesso emesso dalle autorità israeliane; i cittadini dell’Israele, al contrario, potevano soggiornare o permanere nell’area chiusa senza bisogno di esibire alcun’autorizzazione.

Risoluzione ONU e parere della CIG

Nel dicembre del 2003 l’Onu adottò una risoluzione in cui veniva richiesto un parere alla CIG relativo alle conseguenze giuridiche derivanti dalla costruzione del muro israelo-palestinese. In primo luogo la Corte ha evidenziato l’assoluta inderogabilità dei principi internazionali di autodeterminazione dei popoli e di integrità territoriale degli stati. Essa ha poi dimostrato l’applicabilità della Convenzione di Ginevra ai Territori palestinesi occupati, soffermandosi in particolare sull’art. 2 della stessa, il quale afferma che la tutela dei diritti umani non cessa in caso di conflitti armati.

L’esodo palestinese al di là dei confini del muro aveva determinato un’evidente violazione del diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. Pertanto, la Corte ha sostenuto la necessità che l’Israele ponesse immediatamente termine alla violazione dei propri obblighi internazionali, perpetrata attraverso la costruzione della barriera, e restituisse ad integrum le terre confiscate o, laddove non fosse possibile, di compensare i danni materiali causati alle persone fisiche o giuridiche dovuti alla costruzione della barriera.

Obblighi internazionali e autodeterminazione

Tramite questo parere, infine, la CIG riconobbe la natura erga omnes di alcuni obblighi internazionali, con particolare riferimento al principio di autodeterminazione dei popoli e alla necessità di rispettare le norme di diritto internazionale umanitario. L’universalità di tali principi ha indotto la CIG a individuare quattro distinti obblighi rivolti a tutti gli stati diversi da quello autore dell’illecito: l’obbligo di non riconoscere la situazione illecita derivante dalla costruzione della barriera nei Territori palestinesi occupati; l’obbligo di non fornire alcuna assistenza allo stato responsabile dell’illecito; il dovere di contribuire all’eliminazione di tutti gli ostacoli posti all’esercizio del diritto di autodeterminazione del popolo palestinese e, infine, l’obbligo rivolto ai contraenti della Convenzione di Ginevra di assicurare il rispetto, da parte dell’Israele, delle norme di diritto internazionale umanitario contenute nella stessa.

La CIG ha anche demandato all’Onu il compito di individuare eventuali azioni da intraprendere necessariamente per porre termine all’illecito risultante dalla costruzione della barriera da parte dell’Israele.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è stata la reazione della comunità internazionale all'indipendenza di Israele nel 1948?
  2. Nel 1948, l'ONU invitò le parti in conflitto a trovare una soluzione pacifica, portando a un accordo siglato a Rodi nel 1949 che pose fine alle ostilità tra Israele e Giordania.

  3. Cosa ha comportato la guerra dei sei giorni del 1967 per Israele e i Territori palestinesi?
  4. Durante la guerra dei sei giorni, Israele occupò aree tra la linea verde e il confine orientale della Palestina britannica, un'occupazione considerata illecita dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU.

  5. Qual è stata la conseguenza della costruzione della barriera israeliana sui Territori palestinesi?
  6. La barriera, costruita a partire dal 2001, ha creato enclavi per oltre 56.000 palestinesi e ha reso l'area tra la linea verde e la barriera "area chiusa", limitando gravemente la libertà di movimento dei palestinesi.

  7. Qual è stato il parere della Corte Internazionale di Giustizia (CIG) riguardo alla costruzione della barriera?
  8. La CIG ha affermato che la costruzione della barriera viola il diritto all'autodeterminazione del popolo palestinese e ha richiesto a Israele di cessare tali violazioni e restituire le terre confiscate.

  9. Quali obblighi internazionali sono stati riconosciuti dalla CIG in relazione alla situazione palestinese?
  10. La CIG ha identificato obblighi erga omnes, tra cui il divieto di riconoscere la situazione illecita della barriera, l'obbligo di non fornire assistenza a Israele e la necessità di garantire il rispetto del diritto internazionale umanitario.

Domande e risposte

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