Discipline demoetnoantropologiche e scienze e tecniche psicologiche
Cosa studia l'antropologia
L'antropologia, dal greco anthropos, ovvero uomo, e logos, ovvero discorso, dissertazione, studia i fatti umani sotto l'aspetto culturale. Studia l'uomo nella sua quotidianità, le diverse identità e i tratti culturali degli individui. Agli inizi della disciplina, nel XIX secolo, gli antropologi erano studiosi che non andavano sul campo a recuperare le notizie e le informazioni ma restavano nel proprio studio, nella loro città, e attendevano i report di chi era nelle colonie o viaggiava (chiamati Armchair ovvero antropologi da poltrona). Le informazioni inviate agli antropologi alla fine dell'Ottocento da commercianti, evangelizzatori e soldati avevano il limite di essere privi di oggettività. Non solo, il pregiudizio e l'etnocentrismo, in molti casi vero e proprio razzismo, permeava la società della fine del XIX e degli inizi del XX secolo. Questo portava a un punto di vista che metteva al centro la cultura bianca europea dominante, etnocentrica e razzista, ritenendo l'Altro, che sia esso africano, asiatico o amerindiano (abitante delle Americhe), inferiore.
Commentare il racconto del cittadino americano medio
Il testo fa riferimento alle azioni quotidiane che fa un uomo appena svegliato fino al momento della colazione. Nel testo sono citate le provenienze di oggetti comuni come il letto, la sedia, i vari tessuti e perfino il cucchiaio. Questa precisione vuole sottolineare come gli oggetti e usanze di culture e secoli diversi si siano unite, mischiate e trasformate fino ai giorni nostri. Vuole esserci una critica nei confronti del così detto “americano medio” che si crede in parte superiore e in parte coinventore di tutti gli oggetti inventati, come se senza di lui (i suoi predecessori) non ci sarebbe stato tutto quanto. Ecco l’ideologia dell’americano come uomo invincibile ed essenziale.
Esporre il pensiero di James Frazer
James Frazer è uno dei primi antropologi che si occuparono di elaborare approfondite analisi sugli usi, costumi e pratiche culturali e religioni delle culture delle popolazioni altre. Pensa il suo metodo di disamina antropologica come un tipo di analisi comparata. È anche lui figlio dell’evoluzionismo e del periodo vittoriano e coloniale, ritiene i fenomeni religiosi, dei popoli primitivi, retaggio, attestazione e analogia con un tipo di mentalità primitiva nell'ambito della religione e del complesso sistema di operatività nel reale, chiamata magia. Utilizza un ampio corpus di ricerche e sistematizza la concezione che la religione e la magia sono antitetiche: la magia compare in un momento precedente all'arrivo dell'uomo al concetto di religione.
Commentare il concetto di cultura di Edward Tylor
Cultura o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualunque altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo in quanto membro di una società” (La cultura primitiva, 1871). Il suo concetto di cultura si sviluppa nel periodo del colonialismo britannico, in piena epoca vittoriana, giustificando una superiorità bianca e inglese sulle altre popolazioni del mondo definite “primitive”. Qui il suo concetto di cultura è un tipo di categoria statica, bloccata come fosse una scatola dove si inseriscono vari “oggetti”, non c'è relazione tra culture cosiddette superiori, cultura Occidentale e bianca, e quelle cosiddette inferiori, culture altre e “negre” o “rosse” o “gialle”.
Esporre il pensiero di Edward Tylor
Edward Tylor è un antropologo di piena età vittoriana. Il suo pensiero si fonda sul concetto di superiorità bianca e inglese sulle altre popolazioni del mondo, definite da lui “bloccate”. Nel suo concetto si notano parole e concetti eminentemente occidentali, denotano da parte dello studioso inglese uno sguardo verso se stesso e la sua appartenenza e una giustificazione alla presunta superiorità. È uno dei massimi esponenti dell’antropologia che ha come dettami l’evoluzione delle specie di tipo unilineare. Il suo testo più importante è Primitive culture. Indicò tre differenti stadi dell'evoluzione sociale che vanno letti come diversi step evolutivi della religione: dal primo stadio, animismo, (una società feticista che aveva il culto del feticcio da feticiero oggetto anche antropomorfo carico di magia) si arriva a un secondo più evoluto, il politeismo e infine al monoteismo, lo step più alto e evoluto del concetto di religione, quella cristiana.
Cosa è il darwinismo sociale?
Il darwinismo sociale è una teoria nata negli anni 1870-80, secondo la quale ogni comunità funziona in base alle leggi naturali descritte da Charles Darwin nella sua teoria dell'evoluzione. Esistono razze superiori e razze inferiori, che le razze superiori lo sono anche sotto l'aspetto psicologico e non solo fisico e, ancora, che solo gli individui più forti “vincono” nella selezione naturale. È ovvio che anche nella razza cosiddetta superiore per l'epoca, ovvero quella dalla pelle bianca, ci sia chi è all'apice della scala sociale e chi in fondo. I ricchi sono all'apice e i poveri rappresentano un tipo di gruppo pericoloso, ignorante, composto da criminali e come si diceva all'epoca “trogloditi” o “deficienti” e che solo con il supporto e l'aiuto dei ricchi potevano sopravvivere in questo mondo. Il massimo esponente del darwinismo sociale è Lewis Henry Morgan. Lo studioso divide le epoche in periodi, che chiama Etnici, che rappresentano la condizione specifica e ben definita di una società in relazione alla propria vita. I Periodi Etnici erano così suddivisi: Selvaggio-Barbaro-Civilizzato. Ognuno di questi periodi aveva tre sotto-periodi: Inferiore-Intermedio-Superiore.
Parlare del pensiero di Charles Darwin
Charles Robert Darwin (1809-1882) dopo un lavoro ventennale nelle Isole Galapagos pubblica, nel 1859, il testo: L'origine della specie. La sua teoria, rivoluzionaria per l'epoca, si distacca dalla teoria creazionista che indicava le specie viventi, comprese l'uomo, come fisse, immobili nel tempo e quindi senza nessun cambiamento dall'inizio dei tempi. Darwin, dopo un'attenta analisi dei risultati dei suoi studi, elaborò la sua teoria: gli esseri viventi attuali sono il frutto di una lenta mutazione dovuta al caso, all'influenza su di esse dell'ambiente circostante e la loro capacità di adattamento e, di conseguenza, passando parte delle proprie caratteristiche alla propria discendenza. L'uomo, quindi, è il frutto di un'evoluzione e, in questi passaggi da una generazione all'altra, le modificazioni presenti sui diversi individui nelle varie parti del pianeta sono dovute all'adattamento ai luoghi. L'evoluzione umana è data dal mutamento del patrimonio genetico, ovvero dal cambiamento del fenotipo (caratteristiche morfologiche e funzionali) e del genotipo (patrimonio ereditario).
Quale era il pensiero dei predecessori
Tra la fine del 1700 e il 1800 i predecessori di Darwin, Jean Baptiste de Lamarck (1744-1829) e Georges L. Chretien Cuvier (1769-1832), arrivano, con dei dubbi e degli errori, a comprendere che l'uomo è frutto di un'evoluzione. Lamarck svilupperà una teoria, chiamata appunto Lamarckismo, che individua nella modifica degli organismi attraverso l'adattamento all'ambiente. Lamarck sostiene, anche, che l'uso o il non uso di un arto o organo porta, nelle generazioni successive, a un indebolimento, o potenziamento se iper utilizzato, e consequenziale sostituzione dell'arto o organo con un altro o al suo mantenimento rafforzato. Lo sbaglio teorico è nella concettualizzazione dei caratteri genetici acquisiti in una generazione. Georges L. Chretien Cuvier riteneva, invece, che la terra avesse vissuto nei millenni diverse catastrofi naturali con l'eliminazione di numerose specie e che, quelle sopravvissute, sarebbero quelle che popolano attualmente la terra. La chiama teoria delle catastrofi naturali.
Il colonialismo: come nasce e come si sviluppa
Il colonialismo è definito come l’estensione della sovranità di una nazione sui territori e popoli all’esterno dei suoi confini, indica anche il dominio coloniale mantenuto da diversi Stati europei su altri territori extraeuropei, cominciato nel XVI secolo. Tendenzialmente si ritiene che dalla scoperta dell'America nel 1492, che l'antropologo di origine bulgara Tzvetan Todorov chiama la conquista dell'America, si possa iniziare a parlare di sfruttamento delle popolazioni altre da parte delle Nazioni europee. I primi imperi coloniali furono quelli del Portogallo e della Spagna: il Portogallo sviluppò soprattutto una rete commerciale in Africa, in Asia, mentre la Spagna diede vita in America Centrale e Meridionale.
Il razzismo: di cosa si tratta
Il razzismo è una dottrina e movimento che porta alla concezione della superiorità di una razza sulle altre. La scienza biologica nega la superiorità o l’inferiorità intellettuale di una razza rispetto alle altre poiché nessuna razza è rimasta con le caratteristiche originarie. Il razzismo è creato dal colore della pelle, dalla religione, da minoranze etniche, e dall’emigrazione. Fanno parte del razzismo del passato la tratta dei negri e le persecuzioni degli ebrei. Il razzismo è un fenomeno antico, che conosce alla fine del XX secolo una preoccupante ripresa. Il nuovo razzismo esplode nelle aree geografiche dell’Europa occidentale, interessate dalle migrazioni da est e da sud del mondo ma anche grazie al rinascente nazionalismo. Una particolare forma di razzismo è l’antisemitismo cioè il razzismo verso gli ebrei. Nel corso di questo secolo l’inizio del colonialismo europeo in Africa aprì la strada a manifestazioni di razzismo da parte delle popolazioni colonizzatrici nei confronti degli indigeni di colore.
Commentare la Sublimis Deus
La Veritas Ipsa è una bolla papale di Paolo III del 1537. Essa è conosciuta anche col nome di Sublimis Deus o di Excelsus Deus. In questa bolla il Pontefice condanna le tesi razziste, riconosce ai nativi americani, cristiani e non, la dignità di persona umana, vieta di ridurli in schiavitù e giudica nullo ogni contratto redatto in tal senso. Il Papa mette così fine alle numerose dispute tra teologi e università, soprattutto spagnole, circa l'umanità degli indios d'America e sulla possibilità di ridurli in schiavitù. Il Papa tenendo conto della dottrina teologica e della documentazione a lui pervenuta volle porre fine alle dispute ed emanò il verdetto: «Indios veros homines esse».
Parlare di cosa è l'eugenetica e come si sviluppa e dove trova terreno fertile
L’eugenetica (letteralmente "buona vita"), sviluppatasi tra la fine dell'800 e l'inizio del 900, è una disciplina che si pone come obiettivo il miglioramento della specie umana giovandosi delle leggi dell’ereditarietà genetica. Si diffuse inizialmente nei paesi anglosassoni e successivamente in Germania nazista, trasformandosi nella prima metà del 20° sec. in un movimento politico-sociale volto a promuovere la riproduzione dei soggetti socialmente desiderabili (eugenetica positiva) e a prevenire la nascita di soggetti indesiderabili (eugenetica negativa) per mezzo di infanticidio e aborto. Il nazismo è l’emblema della teoria eugenetica. Le basi del genocidio di diversi gruppi: ebrei, rom, omosessuali, malati di mente e disabili, oppositori politici e i testimoni di Geova, parte dall’idea che l’uomo tedesco e ariano è l’essere superiore, la razza superiore e il resto delle razze umane sono vite indegne di essere vissute, come per i disabili o i malati di mente, o semplicemente numeri e forza lavoro, in definitiva schiavi.
Cesare Lombroso e l'antropologia criminale
Cesare Lombroso (1835-1909) è ritenuto come il maggiore esponente italiano dell’antropologia criminale, disciplina, da lui portata avanti e sviluppata con ricerche e scritti. La psichiatria criminale è la ricerca degli indicatori che permettano una indicazione chiara e precisa dell’uomo criminale e della donna criminale. Lombroso era convinto che il criminale e la criminalità siano una forma patologica dell’uomo. Il punto fondamentale della sua teoria sull’atavismo (L'idea che una persona si comportasse in un certo modo perché derivato da comportamenti che esistevano in lontanissimi antenati) è nella scoperta di una fossetta di alcuni centimetri presente alla base del cranio, vicino all’osso occipitale, di un famoso brigante calabrese di nome Vilella nel 1870, ovviamente dopo la morte del brigante e dopo che il corpo fu donato all’università. In questo modo Cesare Lombroso riteneva di aver trovato un dato comune a tutti i criminali e, invece, dimostrò, nel tempo che non si poteva trovare un tipo di gene o formazione ossea che indichi senza dubbio chi è criminale e chi no. Lombroso individua nel tatuaggio, pratica di adornamento del corpo che tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento si diffonde soprattutto in ambiente carcerario, una prova della primitività del delinquente. Egli descrive i criminali tatuati accomunandoli alle popolazioni dell’emisfero australe, come gli aborigeni e i maori.
Commentare il manifesto della razza
Il manifesto della razza, pubblicato 5 agosto del 1938, è la risposta italiana alla Germania e segue quell'antisemitismo che fluiva in tutta l'Europa dell'epoca e delinea la politica razziale e di razzializzazione italiana. Nel manifesto si dice che esistono razze umane differenti, esistono grandi razze e piccole razze. Il concetto di razza è concetto puramente biologico. La popolazione dell'Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana. Esiste ormai una pura "razza italiana". È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l'opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo, il manifesto viene firmato da Lidio Cipriani capo redattore della rivista la difesa della razza.
Esporre i dettami del metodo etnografico
I dettami del nuovo metodo etnografico sono descritti da Malinowski nel testo: Argonauti del Pacifico Occidentale, sono:
- Un campo prolungato nel luogo della ricerca. Questo significa vivere a contatto con gli oggetti studiati e, come sosteneva Malinowski, spostare la propria tenda al centro del villaggio.
- L’osservazione partecipante. Significa far sì che anche il più diffidente dei nativi si fidi di te; significa entrare a far parte del gruppo e osservare partecipando, ovvero stando a contatto e rendendo empatico il proprio rapporto con l'altro, la loro vita quotidiana; significa far parte il più possibile della loro vita cercando di far emergere il punto di vista dell'Altro.
- La scrittura continua di un diario di campo che possiamo definire una scrittura etnografica.
- La restituzione alla comunità scientifica di una monografia, vera conclusione scientifica di un lavoro antropologico.
Parlare del metodo di ricerca di Bronislaw Malinowski
Malinowski riveste un ruolo centrale nello sviluppo dell'antropologia moderna in quanto è stato l'iniziatore di un nuovo genere che si imporrà come un modello a cui si rifaranno tutti gli antropologi dopo di lui. Rimarrà bloccato in Australia nel 1914 essendo così libero di continuare le sue ricerche, di poter raggiungere le Isole Trobriand, Melanesia, e iniziare quel tipo di metodologia antropologica che rivoluzionerà la disciplina. Essere antropologo per Malinowski significava andare nelle popolazioni che si vogliono studiare, lì impiantare il proprio campo, di rimanere a contatto con gli oggetti della ricerca il più possibile, si studiano e si annotano i dettagli della vita sociale, le strutture familiari, i modi di apprendimento, i metodi di costruzioni degli oggetti, e ci si fa raccontare i miti e i riti. In molti testi il metodo rinnovato di Malinowski è anche chiamato come metodo dell'osservazione partecipante. Questo a delineare la centralità, in definitiva, dell'incontro del ricercatore con il suo oggetto di studio. Malinowski è anche il padre della teoria funzionalista. Egli, nei suoi studi, mette in primo piano, come punto di interesse principale, la funzione sociale e culturale che un determinato fenomeno ha all'interno di una società, vista come una totalità come un “tutto coerente”.
Delineare il processo teorico della ricerca sul campo
Durante la sua permanenza presso le Isole Trobriand, Malinowski ha delineato un processo teorico e pratico per la ricerca sul campo. La stesura dei risultati deve essere “imparziale e sincera”. Da qui la ricerca della piena oggettività dell'antropologo e della ricerca della giusta distanza tra ricercatore e oggetto di studio. Ci vuole pazienza e bisogna seguire un certo numero di regole in modo sistematico per poter sviluppare la fiducia nelle persone che si vogliono studiare. Condizioni fondamentali per un lavoro proficuo sul campo è l'assenza di altri uomini bianchi così da non potersi distrarre e vivere nel villaggio e, a un certo punto, conoscendo gli eventi principali.
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