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Palazzo Rucellai

Relazione storico-artistica

Palazzo Rucellai, facciata. 1

Introduzione

Tra il 1447 e il 1450, quando Leon Battista Alberti, teorico e architetto, lavorò al progetto del palazzo di Giovanni Rucellai in via della Vigna Nuova, Firenze era allora tutta un cantiere, a causa dei continui interventi di edilizia privata commissionati dalle famiglie patrizie, per assecondare la moda e la necessità di un nuovo modo di abitare.

Da quel momento, Leon Battista Alberti diventò per Giovanni Rucellai, come Michelozzo lo fu per i Medici, l’architetto con cui il committente instaurò una sorta di rapporto univoco. L’architetto diventò il braccio destro del suo committente, assecondandolo nell’intento di affermare la sua imponente presenza economica, politica e culturale all’interno del tessuto cittadino, con la realizzazione di opere di architettura straordinarie. Così, il ricco mercante di stoffe, Giovanni Rucellai, per imporre la propria presenza e per espiare il proprio peccato di essersi arricchito grazie al commercio, oltre a far realizzare la propria residenza privata e lo straordinario Tempietto del Santo Sepolcro, dette sostegno alla Chiesa e finanziò la nuova facciata della basilica domenicana di Santa Maria Novella, tra il 1458 e il 1478, affidando il progetto al suo architetto, appunto, Leon Battista Alberti.

Come l’Alberti scriveva nel suo De re aedificatoria, la magnificenza di un palazzo a Firenze divenne il metro per misurare la grandezza del suo committente. Ed il suo committente principale, Giovanni Rucellai, uno degli uomini più ricchi e tra i più attivi committenti di grandi costruzioni della metà del Cinquecento, scrisse nel suo Zibaldone di essersi garantito molto più lustro nello spendere soldi che nel risparmiarli, riferendosi in particolar modo al Palazzo che fece progettare proprio all’Alberti. “Due cose principali sono quelle che gl’uomini fanno in questo mondo: La prima lo ‘ngienerare: La seconda l’edificare”1.

Per uno studio approfondito delle vicende storiche di un palazzo così importante per la storia della città di Firenze, è necessaria un’attenta indagine, non solo della letteratura contemporanea al periodo di costruzione e, quindi, degli scritti di Leon Battista Alberti e dello stesso Giovanni Rucellai, ma anche dei documenti d’archivio che ne attestano la proprietà, la costruzione ed i successivi interventi subiti, dalle modifiche strutturali ai restauri.

Per la maggior parte degli immobili fiorentini, uno strumento di grande importanza è il c.d. “quaderno” o “libro di muraglia”, compilato solitamente dal proprietario stesso o da una persona di fiducia da questi preposta. Per Palazzo Rucellai, purtroppo, non è stata reperita nessuna fonte proveniente dal “libro di muraglia”, registri tenuti, invece, obbligatoriamente quando l’ente proprietario fosse stato religioso o laico. Più dettagliati e ricchi di informazioni per quanto riguarda le residenze private sono i “Libri di famiglia”, gli inventari dei beni mobili e masserizie, le “Fonti catastali” (dal 1427) e la “Decima” (dal 1497)2. Per quanto riguarda il Palazzo in questione, infatti, la maggior parte delle informazioni sono reperibili all’interno dell’Archivio Rucellai.

Per queste ragioni, la relazione storico-artistica che segue, nata da un lavoro seminariale centrato proprio sullo studio dell’architettura a partire dalla consultazione archivistica, è stata redatta sulla base di informazioni reperite da una bibliografia, che a sua volta fa riferimento a documenti custoditi negli archivi. Essa partirà, quindi, da un’analisi del contesto sociale, politico e culturale che ha portato alla nascita della tipologia del palazzo fiorentino, mettendo a confronto due visioni molto divergenti a riguardo: quella di R. A. Goldthwaite contrapposta a quella di F. W. Kent.

Seguirà una descrizione tecnica, della facciata monumentale, della struttura e degli ambienti interni di Palazzo Rucellai. Per concludere, porteremo degli esempi di quelli che sono i documenti d’archivio ricercati nei database dell’Istituto Geografico Militare, dell’Archivio di Stato e dell’Archivio Storico della Città di Firenze.

La città di Firenze ed il Palazzo rinascimentale

Il Palazzo fiorentino

I più antichi palazzi privati conosciuti a Firenze, risalgono solo al tardo Duecento. Prima di essi esistevano le case-torri, le quali avevano funzione non solo abitativa, ma anche di difesa militare per le famiglie nobili. La costruzione di queste “fortezze” cittadine, aveva creato nel tessuto urbano una serie di piccole e strette strade che già nel 1283, portò il governo della città ad adottare un programma di lavori pubblici: “una nuova rete di strade e piazze che collega tutte le zone della città e crea un insieme di spazi pubblici. E’ su questa nuova rete di spazi che furono costruiti i palazzi monumentali del nuovo tipo”3. Anche se poi nel corso del Quattrocento, quindi, la tipologia delle costruzioni cambierà radicalmente, la rete stradale rimarrà quella creata nel tardo Medioevo.

Il merito del Rinascimento è stato quello di saperla sfruttare al meglio per dare un nuovo volto alla città di Firenze. Infatti, esempi di modifiche apportate alla rete stradale per dare più visibilità alle facciate dei nuovi palazzi, se ne possono riportare tanti. Uno fra tutti quello di Palazzo Rucellai e della piazza antistante ad esso.

Tra il 1446 ed il 1451, come accennato nell’introduzione, l’Alberti lavorò al progetto di Palazzo Rucellai, che venne poi eseguito da Bernardo Rossellino (sia gli spazi interni che la facciata, disegnata dall’Alberti, furono realizzati dal Rossellino)4. Inserito nel popoloso quartiere di Santa Maria Novella, gonfalone Leon Rosso, il Palazzo si trovava, lungo la direttrice di via della Vigna Nuova, in mezzo a case e case-torri, abitate da agglomerati di famiglie amiche e/o allargate. La nuova costruzione, invece, doveva essere adibita a palazzo unifamiliare, cioè ad esclusivo uso dei Rucellai, e risultò, quindi, dalla saldatura di abitazioni già esistenti con la sovraemissione di una cortina muraria che ne garantisse l’allineamento. E per dare maggiore visibilità al proprio palazzo e alla sua monumentale facciata, Giovanni Rucellai, inoltre, fece ricavare, tra il 1456 ed il 1463, una piazza trapezoidale proprio davanti ad esso5.

Se è vero che parte della magnificenza dei palazzi signorili passa attraverso la visione delle loro facciate monumentali, anche un altro elemento acquisisce grande importanza nel tempo. Come scrive Amedeo Belluzzi in Opus Incertum (Rivista del Dipartimento di Storia dell’Architettura e della città Università degli Studi di Firenze), “Nelle residenze del secondo Cinquecento il giardino assume maggiore risalto, e non solo nei siti periferici. Permane in genere una separazione fra il viridario e gli spazi residenziali, in accordo con l’esempio quattrocentesco di Palazzo Medici”.

L’Alberti stesso, nel suo trattato De re aedificatoria, scriveva a proposito dell’“orto suburbano”, intendendo un’abitazione che coniuga “il decoro della casa cittadina e la piacevolezza della villa”. Una funzione di questo tipo si ritrova appunto in Palazzo Rucellai e nei vicini orti Oricellari. “Gli esempi si moltiplicano durante la seconda metà del Cinquecento: al Palazzo Acciaioli si aggiunge il casino sul prato di Ognissanti, al Palazzo Gaddi il «paradiso» ricavato appena al di là della strada. Gli interessi scientifici di Alessandro Acciaioli o di Niccolò Gaddi trasformano gli spazi verdi in «giardini dei semplici», sulla scia dell’orto mediceo presso le scuderie di San Marco”6.

1 F. W. Kent, A. Perosa, B. Preyer, P. Sanpaolesi, R. Salvini, Giovanni Rucellai ed il suo Zibaldone, II: a Florentine Patrician and his Palace, London, 1981, p.13.

2 V. Arrighi, E. Insabato, Una fonte per lo studio dei palazzi fiorentini: il «libro di muraglia». Primi risultati di un censimento, in Architettura e identità. I, a cura di L. Corrain, F.P. Di Teodoro, Firenze, Olschki, 2013, pp. 341-354.

3 D. Friedman, Il palazzo e la città: facciate fiorentine tra XIV e XV secolo, in: Il palazzo dal Rinascimento a oggi, atti del convegno (Reggio Calabria 1988), a cura di Simonetta Valtieri, Roma 1989, p. 102.

4 Allievo e collaboratore di Leon Battista Alberti, lavorò come architetto e scultore soprattutto in Toscana e a Roma.

5 D. Friedman, op.cit., p. 106.

6 A. Belluzzi, Palazzi fiorentini del secondo Cinquecento, in Opus Incertum, II (2007), 4, p. 97.

Le ragioni che portano alla nascita del Palazzo rinascimentale: le interpretazioni di Goldthwaite e Kent a confronto

Il saggio di Richard A. Goldthwaite risale al 1972 e rappresenta uno studio sulle ragioni che portarono alla nascita del nuovo palazzo rinascimentale dal punto di vista economico e sociale. La tesi principale di Goldthwaite, dunque, si basa sul presupposto che questa nuova tipologia di costruzione architettonica privata, sia collegata all’evoluzione stessa del concetto di famiglia in epoca rinascimentale. Il palazzo è, quindi, una costruzione domestica.

Dal punto di vista economico, oltre ad essere un investimento di denaro per le stesse famiglie, essi sono stati anche un considerevole stimolo allo sviluppo dell’economia interna della città7.

Come detto, questi nuovi palazzi signorili del Rinascimento fiorentino sorgono su zone già urbanizzate e unificano preesistenti unità edilizie. Le trasformazioni architettoniche che ne derivano colpiscono anche “le attività commerciali e nelle nuove residenze signorili non si ammette la compresenza di negozi, per un criterio di decoro che a Firenze, appare più rigido a confronto con altre città italiane”8. Così, le logge che si aprivano al piano terra dei palazzi costruiti in epoca comunale e che correvano lungo tutte le costruzioni adiacenti, rappresentando anche visivamente l’unità parentale delle famiglie impegnate nella stessa attività commerciale (la “consorteria”) e riunite geograficamente nella stessa area geografica (il “gonfalone”), vanno via via scomparendo.

Allo stesso tempo, d’altra parte, i ricchi commercianti fiorentini cominciano a farsi costruire palazzi per sé e la propria famiglia soltanto, separati dalle dimore degli altri nuclei familiari. Per questi motivi, sosteneva Goldthwaite e come si è già detto, la facciata assume un aspetto monumentale arricchito da preziose decorazioni. E dietro a queste grandi facciate si riunivano vecchie costruzioni in una singola residenza. Il palazzo Rinascimentale, riassumendo, è per Goldthwaite l’estetica rappresentazione in cui si identifica la casa privata ad uso familiare9. Di conseguenza esso è anche la spiegazione esterna e visibile a tutti di una tendenza della famiglia a ritrarsi nel proprio universo privato.

Così la loggia, come era stata originariamente pensata, non aveva più ragione di esistere e solo due progetti per palazzi rinascimentali includono ancora, a metà Quattrocento, questo tipo di struttura aperta al pubblico: l’angolo di Palazzo Medici e la Loggia Rucellai. Non avendo più la loro funzione originaria, queste venivano, quindi, usate dalle famiglie ad altri scopi ed il nuovo simbolo dello status sociale di una famiglia diventava la residenza stessa10. A Firenze costruire grandi palazzi, diventò, così, il metro per misurare la grandezza di un uomo, alle volte anche andando oltre le reali possibilità economiche del committente. Infatti i costruttori di alcuni di questi famosi palazzi non erano ricchi abbastanza per portare a termine gli ambiziosi progetti. Così lo stesso Giovanni Rucellai dovette lasciare incompiuto il proprio palazzo di via della Vigna11.

Da una parte, dunque, la facciata rappresentava la proiezione del palazzo verso la città, ma anche la linea di demarcazione tra la vita pubblica, fuori, e quella privata, all’interno. Gli spazi interni erano pensati specificatamente per tutelare la privacy della famiglia, fosse essa mononucleare o che comprendesse figli che vivevano sotto lo stesso tetto del padre o le rispettive famiglie di più fratelli. Questo nuovo modo di pensare la dimora signorile è indubbiamente legato al fenomeno di scioglimento delle consorterie a favore del riconoscimento della famiglia formata dai due coniugi, dai loro figli e al massimo da altri pochi parenti stretti12.

Conclude, quindi, Goldthwaite sostenendo la tesi secondo cui la società rinascimentale stava attraversando un momento in cui la tendenza era quella di dare particolare rilievo alla famiglia, in particolar modo al ruolo della donna e ai figli, i bambini. Forse, sostiene Goldthwaite, è una coincidenza che la costruzione che ha inaugurato il Rinascimento in architettura, sia l’Ospedale degli Innocenti di Brunelleschi, ma non lo è il fatto che l’interno di questa struttura sia organizzato in modo da assecondare le funzioni stesse dei singoli ambienti13.

D’altro canto, invece, Kent, a distanza di anni rispetto a Goldthwaite, sostiene che la consorteria continua ad avere un senso di continuità, avendo le famiglie ancora la tendenza a vivere vicine e a condividere la vita di tutti i giorni, oltre che a eventi e cerimonie. Egli non riscontra, quindi, una sostanziale differenza tra il sistema corporativo medievale e quello rinascimentale, dove, è vero, la famiglia mononucleare assume un ruolo fondamentale, ma non raggiunge il completo isolamento rispetto al resto della famiglia intesa appunto come consorteria.

Molte famiglie, quali ad esempio, i Ricasoli, i Busini, i da Uzzano, i Portinari, costruirono Palazzi simili nella struttura a quelli che erano i modelli del nuovo palazzo Rinascimentale, vale a dire i palazzi Medici, Rucellai e Pitti, per viverci insieme in famiglie allargate, fino a tre generazioni. Inoltre la maggior parte dei proprietari di questi palazzi lasciavano scritto nelle loro volontà testamentarie, che l’abitazione rimanesse proprietà di un componente della famiglia, per non rompere la continuità familiare.

Esemplare fu in questo senso Giovanni Rucellai che vietò l’alienazione del proprio palazzo a chi non appartenesse alla famiglia e ai forestieri, cioè personaggi provenienti da fuori Firenze. In caso si fosse rotta la continuità della famiglia Rucellai, il Palazzo sarebbe divenuto proprietà del Comune di Firenze14.

Così, ci fa notare Kent, i membri del patriziato difficilmente abbandonavano il gonfalone natio (cioè uno dei distretti amministrativi in cui erano suddivisi i quartieri cittadini). Quindi, nonostante per quell’epoca la loggia inglobata al piano terra del palazzo fosse ormai fuori moda, il Palazzo di Giovanni Rucellai progettato dall’Alberti, rappresentava, insieme a Palazzo Medici, un esempio di sopravvivenza di questa struttura architettonica annessa ai palazzi signorili. La loggia fu eretta sull’altro lato della strada, in occasione del matrimonio tra Bernardo Rucellai e Nannina de’ Medici, che univa le due famiglie allora più importanti di Firenze. E come scrisse lo stesso Giovanni, essa “per honore della nostra famiglia, per aoperarla per le letitie et per le tristizie” fu fatta erigere15.

La Loggia, insieme alla piazza aperta di fronte alla facciata del Palazzo ne permettevano una visione più ampia e completa, ne garantivano la visibilità. Così il Palazzo, grazie proprio alla sua facciata monumentale, mostrava a tutta la cittadinanza la potenza e la ricchezza del proprio committente, lo distingueva dalle classi popolari e lo poneva a tutto diritto all’interno della nuova classe dominante, in campo economico e politico16.

Infatti, sostiene Kent, i nuovi palazzi signorili rappresentavano anche un fulcro attrattivo per i cosiddetti “clienti”. La classe politica della Firenze rinascimentale era intrecciata in una stretta rete di favoritismi. Tra tutti proprio i Medici, a partire dal 1420 in poi, costruirono la rete clientelare più forte a livello cittadino e Palazzo Medici, in via Larga, diventò il fulcro dove tutti gli uomini appartenenti a questa rete si ritrovavano. Ciò per dire che il palazzo signorile non si limitava ad ospitare la sola vita privata della famiglia, ma anche momenti di vita pubblica e privata, funzione che fino ad allora avevano svolto le logge aperte sulla strada. E non a caso, fino ad un certo periodo, proprio Palazzo Medici ne ebbe ancora una17.

7 R.A. Goldthwaite, The Florentine Palace as Domestic Architecture, "The American Historical Review", LXXVII, 1972, 4, p. 980.

8 A. Belluzzi, op. cit., p. 94.

9 R.A. Goldthwaite, op. cit., p. 985.

10 R.A. Goldthwaite, op. cit., pp. 988-989.

11 R.A. Goldthwaite, op. cit., p. 993.

12 R.A. Goldthwaite, op. cit., pp. 997-999.

13 R.A. Goldthwaite, op. cit., p. 1010.

14 F. W. Kent, Il palazzo, la famiglia, il contesto politico, "Annali di Architettura", 2, 1990, pp. 45-46.

15 F. W. Kent, op. cit., p.48.

16 F. W. Kent, op. cit., p.54.

17 F. W. Kent, op. cit., pp.58-59.

Loggia Rucellai

Successivamente, a dimostrare l’importanza data all’investimento in opere di architettura da parte della ricca e importante famiglia fiorentina è l’episodio di Orazio Rucellai. Esiliato in Francia perché oppositore di Cosimo I, nonostante Orazio non fosse discendente del ramo di Giovanni Rucellai, fa comunque costruire un palazzo all’inizio di via della Vigna, sede tradizionale della “consorteria Rucellai”. Nel secondo Cinquecento si assiste, infatti, oltre che ad un diffuso fenomeno di cos

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