Concetti Chiave
- Il quadro iniziale di osteomielite è spesso causato da batteriemia secondaria a infezioni come faringiti e polmoniti, rendendo difficile il trattamento antibiotico per la scarsa vascolarizzazione ossea.
- L'Rx standard è l'indagine radiologica di primo livello, mentre scintigrafia, TC, RM e PET-TC sono utilizzate come esami di secondo livello per una diagnosi più dettagliata.
- Il trattamento dell'osteomielite può durare da 4 a 6 settimane, con sfide significative legate all'efficacia della terapia antibiotica a causa delle concentrazioni insufficienti nell'osso infetto.
- Se non trattata, l'osteomielite può diventare cronica, richiedendo interventi chirurgici come sequestrectomia e debridement per eliminare i tessuti necrotici.
- Nel caso di osteomielite post-traumatica, è preferibile utilizzare mezzi di sintesi esterni per evitare la colonizzazione batterica e, in caso di infezione, rimuovere gli impianti metallici infetti.
Indice
Origine e diffusione dell'infezione
All’origine si ha un quadro di batteriemia secondaria a faringite, otite, polmonite, ecc. Attraverso il sistema reticoloendoteliale l’agente patogeno circola nell’organismo fino ad arrivare per via ematica ai vasi trofici dell’osso. Nell’osso i vasi sono piccoli e perciò, soprattutto nella compatta, arriva poco sangue. A ciò consegue che, una volta che si instaura l’infezione, questa è difficilmente aggredibile con l’antibiotico.
Diagnostica per immagini
L’indagine radiologica di primo livello è l’Rx standard. All’inizio può risultare negativa, in fase florida invece si possono riscontrare sequestri, aspetto a sarcofago e le aree di lisi ossea.
Gli esami di imaging di secondo livello sono invece:
- scintigrafia sempre positiva in caso di infezione, può essere fatta con tecnezio-bifosfonato, trifasica, con leucociti marcati, …. Ora si preferisce la Pet-Tc.;
- Tc permette di delimitare le alterazioni morfo-strutturali dell’osso e descrive meglio l’aspetto a sarcofago;
- Rm riesce a circoscrivere le aree di ipovascolarizzazione causate dalla necrosi e, grazie alle sequenze Stir e T2, permette di evidenziare l’edema dell’osso conseguente all’infiammazione;
- Pet-Tc descrive la vascolarizzazione dell’area e aiuta perciò nella diagnosi differenziale con forme tumorali che mimano l’aspetto di un’infezione.
Trattamento e complicazioni
La durata del trattamento è piuttosto lunga, può arrivare a un mese, un mese e mezzo (4-6 settimane). La terapia sistemica antibiotica non sempre ha successo, dal momento che l’apporto di antibiotico per via ematogena in sede di infezione non è sempre in concentrazioni battericide.
Se l’infezione non viene trattata o non si risolve con la terapia medica può diventare cronica, con formazione di fistole con fuoriuscita di pus e frammentazione dei sequestri. Nell’immagine si vede una tibia con osteomielite diffusa, dove si notano sequestri con aspetto a sarcofago e una fistola. Se l’infezione è in fase cronica, non si può più trattare con gli antibiotici, ma si ricorre alla rischio fino al 30% di infezione.
chirurgia: sequestrectomia e debridement. I sequestri nell’osteomielite giocano un ruolo di corpo estraneo comportando la necessità di eliminare profondamente tutti i tessuti necrotici. Affinché il trattamento risulti efficace è necessario intervenire in maniera aggressiva, con una resezione a margini ampi e liberi, come un tumore, con successiva ricostruzione dell’osso.
Osteomielite post-traumatica
L’osteomielite post-traumatica può essere sia da inoculazione diretta, sia a distanza, ad esempio in seguito ad un’osteosintesi o per sottovalutazione di una piccola esposizione. Una frattura esposta.
Per le fatture esposte si cerca di evitare l’uso di placche e viti, perché i mezzi di sintesi metallici sono facilmente colonizzabili dai batteri, perciò si usano mezzi di sintesi esterna. Se sono invece stati messi mezzi di sintesi e si verifica un’infezione, la prima cosa da fare è la rimozione degli stessi, procedendo poi con il trattamento di resezione “oncologico”, mettendo eventualmente degli spaziatori.
Domande da interrogazione
- Qual è l'origine dell'osteomielite e come si diffonde nell'organismo?
- Quali sono le tecniche di diagnostica per immagini utilizzate per l'osteomielite?
- Qual è la durata e l'efficacia del trattamento antibiotico per l'osteomielite?
- Come si gestisce l'osteomielite post-traumatica?
L'osteomielite origina da una batteriemia secondaria a infezioni come faringite, otite o polmonite. L'agente patogeno circola attraverso il sistema reticoloendoteliale fino a raggiungere i vasi trofici dell'osso, dove la scarsa vascolarizzazione rende difficile il trattamento antibiotico.
La diagnostica per immagini include l'Rx standard, che può risultare negativa all'inizio, e tecniche di secondo livello come scintigrafia, TC, RM e Pet-Tc, che forniscono informazioni dettagliate sulle alterazioni ossee e sulla vascolarizzazione dell'area infetta.
Il trattamento antibiotico per l'osteomielite può durare da 4 a 6 settimane, ma non sempre ha successo a causa della scarsa concentrazione battericida raggiunta in sede di infezione.
Nell'osteomielite post-traumatica, si evita l'uso di placche e viti per ridurre il rischio di colonizzazione batterica. In caso di infezione con mezzi di sintesi già inseriti, è fondamentale rimuoverli e procedere con un trattamento di resezione "oncologico".