Concetti Chiave

  • Il quadro iniziale di osteomielite è spesso causato da batteriemia secondaria a infezioni come faringiti e polmoniti, rendendo difficile il trattamento antibiotico per la scarsa vascolarizzazione ossea.
  • L'Rx standard è l'indagine radiologica di primo livello, mentre scintigrafia, TC, RM e PET-TC sono utilizzate come esami di secondo livello per una diagnosi più dettagliata.
  • Il trattamento dell'osteomielite può durare da 4 a 6 settimane, con sfide significative legate all'efficacia della terapia antibiotica a causa delle concentrazioni insufficienti nell'osso infetto.
  • Se non trattata, l'osteomielite può diventare cronica, richiedendo interventi chirurgici come sequestrectomia e debridement per eliminare i tessuti necrotici.
  • Nel caso di osteomielite post-traumatica, è preferibile utilizzare mezzi di sintesi esterni per evitare la colonizzazione batterica e, in caso di infezione, rimuovere gli impianti metallici infetti.

Indice

  1. Origine e diffusione dell'infezione
  2. Diagnostica per immagini
  3. Trattamento e complicazioni
  4. Osteomielite post-traumatica

Origine e diffusione dell'infezione

All’origine si ha un quadro di batteriemia secondaria a faringite, otite, polmonite, ecc. Attraverso il sistema reticoloendoteliale l’agente patogeno circola nell’organismo fino ad arrivare per via ematica ai vasi trofici dell’osso. Nell’osso i vasi sono piccoli e perciò, soprattutto nella compatta, arriva poco sangue. A ciò consegue che, una volta che si instaura l’infezione, questa è difficilmente aggredibile con l’antibiotico.

Diagnostica per immagini

L’indagine radiologica di primo livello è l’Rx standard. All’inizio può risultare negativa, in fase florida invece si possono riscontrare sequestri, aspetto a sarcofago e le aree di lisi ossea.

Gli esami di imaging di secondo livello sono invece:

    - scintigrafia sempre positiva in caso di infezione, può essere fatta con tecnezio-bifosfonato, trifasica, con leucociti marcati, …. Ora si preferisce la Pet-Tc.;

    - Tc permette di delimitare le alterazioni morfo-strutturali dell’osso e descrive meglio l’aspetto a sarcofago;

    - Rm riesce a circoscrivere le aree di ipovascolarizzazione causate dalla necrosi e, grazie alle sequenze Stir e T2, permette di evidenziare l’edema dell’osso conseguente all’infiammazione;

    - Pet-Tc descrive la vascolarizzazione dell’area e aiuta perciò nella diagnosi differenziale con forme tumorali che mimano l’aspetto di un’infezione.

Trattamento e complicazioni

La durata del trattamento è piuttosto lunga, può arrivare a un mese, un mese e mezzo (4-6 settimane). La terapia sistemica antibiotica non sempre ha successo, dal momento che l’apporto di antibiotico per via ematogena in sede di infezione non è sempre in concentrazioni battericide.

Se l’infezione non viene trattata o non si risolve con la terapia medica può diventare cronica, con formazione di fistole con fuoriuscita di pus e frammentazione dei sequestri. Nell’immagine si vede una tibia con osteomielite diffusa, dove si notano sequestri con aspetto a sarcofago e una fistola. Se l’infezione è in fase cronica, non si può più trattare con gli antibiotici, ma si ricorre alla rischio fino al 30% di infezione.

chirurgia: sequestrectomia e debridement. I sequestri nell’osteomielite giocano un ruolo di corpo estraneo comportando la necessità di eliminare profondamente tutti i tessuti necrotici. Affinché il trattamento risulti efficace è necessario intervenire in maniera aggressiva, con una resezione a margini ampi e liberi, come un tumore, con successiva ricostruzione dell’osso.

Osteomielite post-traumatica

L’osteomielite post-traumatica può essere sia da inoculazione diretta, sia a distanza, ad esempio in seguito ad un’osteosintesi o per sottovalutazione di una piccola esposizione. Una frattura esposta.

Per le fatture esposte si cerca di evitare l’uso di placche e viti, perché i mezzi di sintesi metallici sono facilmente colonizzabili dai batteri, perciò si usano mezzi di sintesi esterna. Se sono invece stati messi mezzi di sintesi e si verifica un’infezione, la prima cosa da fare è la rimozione degli stessi, procedendo poi con il trattamento di resezione “oncologico”, mettendo eventualmente degli spaziatori.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'origine dell'osteomielite e come si diffonde nell'organismo?
  2. L'osteomielite origina da una batteriemia secondaria a infezioni come faringite, otite o polmonite. L'agente patogeno circola attraverso il sistema reticoloendoteliale fino a raggiungere i vasi trofici dell'osso, dove la scarsa vascolarizzazione rende difficile il trattamento antibiotico.

  3. Quali sono le tecniche di diagnostica per immagini utilizzate per l'osteomielite?
  4. La diagnostica per immagini include l'Rx standard, che può risultare negativa all'inizio, e tecniche di secondo livello come scintigrafia, TC, RM e Pet-Tc, che forniscono informazioni dettagliate sulle alterazioni ossee e sulla vascolarizzazione dell'area infetta.

  5. Qual è la durata e l'efficacia del trattamento antibiotico per l'osteomielite?
  6. Il trattamento antibiotico per l'osteomielite può durare da 4 a 6 settimane, ma non sempre ha successo a causa della scarsa concentrazione battericida raggiunta in sede di infezione.

  7. Come si gestisce l'osteomielite post-traumatica?
  8. Nell'osteomielite post-traumatica, si evita l'uso di placche e viti per ridurre il rischio di colonizzazione batterica. In caso di infezione con mezzi di sintesi già inseriti, è fondamentale rimuoverli e procedere con un trattamento di resezione "oncologico".

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