Dispensa personale di Matteo Ferrario – A.A. 2016/2017
Organizzazione aziendale – Professoressa Isari Caterina Daniela
Programma del corso
Il corso sviluppa i temi dei comportamenti attesi nelle organizzazioni aziendali e delle soluzioni organizzative per la realizzazione di obiettivi complessi, a partire da una prospettiva teorica multidisciplinare, di matrice economica e sociale.
Si farà ampio riferimento al ruolo della persona all’interno delle organizzazioni, ai sistemi di gestione del personale e alle principali competenze richieste attualmente dalle imprese.
La costruzione di assetti organizzativi connessi ad un’attenta definizione dei risultati di efficacia, la definizione di strategie di gestione delle risorse umane in allineamento con la strategia competitiva dell’impresa, e le dimensioni determinanti nei processi di cambiamento organizzativo costituiscono il completamento di questa proposta formativa.
Il processo didattico è fortemente interattivo e richiede la partecipazione degli studenti alle attività di gruppo e individuali proposte sia in aula che a distanza.
Esame scritto sia per frequentati (appelli invernali), sia per non frequentanti (da appelli estivi in poi). La prova sarà composta da domande aperte, domande di ragionamento e collegamento tra variabili organizzative, analisi guidata di incident e brevi casi.
Bibliografia
Tosi – “Comportamento Organizzativo”
Materiale Blackboard, appunti e indicazioni. 1
Linguaggi dei Media – Università Cattolica Del Sacro Cuore – Milano
Dispensa personale di Matteo Ferrario – A.A. 2016/2017
Introduzione
Perché studiare organizzazione aziendale? I caratteri delle organizzazioni contemporanee sono radicalmente cambiati nel tempo. Cambiano lo spazio e il tempo di lavoro, come ad esempio lo smartworking, coworking o la destrutturazione.
Cambiano i ruoli e le relazioni di lavoro, diventando sempre più fluidi e in continua ridefinizione, con relazioni meno gerarchiche e più flessibili, c’è più fiducia e assunzione di responsabilità, da cui poi derivano anche nuovi stili di leadership.
Cambia anche l’eterogeneità della forza lavoro presente nelle organizzazioni: più diversity generazionale, di genere, delle culture nazionali e religiose di provenienza. Cambia la focalizzazione geografica, che si incentra su strategie internazionali e globali, sulla competizione mondiale per le competenze e talenti.
L’acquisizione di tale disciplina ci permette di comprendere meglio i comportamenti delle persone e le loro intenzioni all’interno del contesto organizzativo, di conoscere le policy e i processi adottati nelle aziende per gestire persone e relazioni nel contesto del lavoro.
Inoltre, saremo in grado di comprendere le differenze tra diversi tipi di strutture organizzative e noi stessi potremo essere migliori cittadini delle organizzazioni nel presente e nel futuro professionale.
Ma come definire le organizzazioni? Che cosa accomuna un gruppo editoriale internazionale, un gruppo bancario nazionale, un teatro d’opera, una piccola start up di comunicazione digitale, un ospedale o una università?
Innanzitutto sono delle entità sociali, guidate da obiettivi, progettate come sistemi di attività deliberatamente strutturate e coordinate e che interagiscono anche con l’ambiente esterno.
All’interno di un’organizzazione ci devono essere vari livelli di analisi, per fare in modo che l’apparato funzioni nel modo più ottimale possibile. Principalmente esistono quattro tipi: l’analisi dell’ambiente esterno (contesto interorganizzativo, comunità), livello di analisi organizzativo (l’organizzazione in sé), livello di analisi di gruppo (le varie unità dell’organizzazione) e il livello di analisi individuale (singoli individui di un gruppo/unità). 2
Linguaggi dei Media – Università Cattolica Del Sacro Cuore – Milano
Dispensa personale di Matteo Ferrario – A.A. 2016/2017
La personalità
La personalità può essere definita come l’insieme relativamente stabile delle caratteristiche psicologiche della persona, che influenzano il modo in cui essa interagisce con gli altri e con l’ambiente.
Il comportamento di un individuo è innescato dall’interazione della sua personalità e dell’ambiente esterno. Per ambiente intendiamo i numerosi elementi presenti nel mondo esterno dell’individuo. Tuttavia il solo comportamento osservabile ci dice poco delle sue cause determinanti: per questo bisogna analizzare con maggior interesse la personalità dell’individuo.
Quando la personalità si manifesta in modo più evidente?
- Situazioni forti: la personalità diventa meno determinante in queste situazioni, ad alto grado di controllo e formalizzazione, cioè nelle situazioni strutturate, nelle quali costrizioni, regole, procedure e divieti riducono la discrezionalità. Diventa più difficile, quindi, osservare quali aspetti del comportamento siano riconducibili al singolo. Per esempio durante le parate o durante le cerimonie.
- Situazioni deboli: il ruolo della personalità nel comportamento è molto più evidente nelle situazioni di questo tipo, a basso grado di controllo e formalizzazione. Si tratta di contesti poco strutturati e ambigui, che favoriscono la discrezionalità del comportamento. Per esempio nelle organizzazioni con poche regole strutturali o gerarchiche, oppure il comportamento che assume un musicista quando prova e quando suona dal vivo, invece.
Se si vuole quindi individuare le caratteristiche personologiche che spiegano il comportamento, è meglio osservare le reazioni e le azioni delle persone in situazioni deboli.
Esistono varie prospettive sulla natura dell’apprendimento della personalità, perché non esiste una teoria unica e corretta. Secondo la prospettiva genetica, la personalità si fonda su una base determinata, per l’appunto, geneticamente, cioè ereditata dai genitori e dagli avi.
Successivamente si sviluppa attraverso processi di apprendimento e socializzazione: questo secondo la prospettiva cognitiva. La socializzazione è un processo attraverso il quale un individuo impara e acquisisce valori, atteggiamenti, credenze e opinioni, grazie all’interazione sociale con i membri della cultura, società e gruppo di riferimento di cui è parte.
L’apprendimento, invece, avviene quando si ha un cambiamento relativamente stabile, attribuibile alla propria esperienza. Avviene dunque all’interno dell’individuo e si può dedurre dall’osservazione di un comportamento diverso da quello passato.
Tuttavia: il comportamento non assicura sempre che una persona sia cambiata in modo permanente = l’apprendimento non assicura che avvenga sempre un cambiamento nel comportamento.
Un approccio per capire il comportamento è il modello classico di Pavlov: il condizionamento classico richiede la presenza di uno stimolo-risposta. Quando questo fattore sussiste, è possibile abbinare lo stimolo originale ad uno nuovo e diverso, ma con una manifestazione spazio-temporale simultanea.
Infine il risultato scaturisce una serie di processi di adattamento e interazione con l’ambiente esterno: la prospettiva evoluzionista. Secondo questo approccio, la personalità è il prodotto congiunto di geni e ambiente, che si sono adattati nel corso dei secoli.
L’ambiente in cui i nostri antenati si sono evoluti era molto differente da quello moderno a cui siamo abituati. L’apprendimento, secondo questa prospettiva, avviene perché causato da un meccanismo, quindi d’istinto, innato.
Come detto in precedenza, quindi, non esiste una prospettiva assoluta o esatta, ma tutte sussistono e coesistono, sviluppando la nostra personalità tramite dei processi ben distinti.
Il concetto di personalità è utile per interpretare e gestire molte situazioni organizzative. In primis, l’impatto della personalità sul comportamento organizzativo e sull’organizzazione del suo insieme è analizzabile secondo la sequenza attrazione-selezione-attrito.
Le persone sono attratte e tendono a selezionare le situazioni organizzative in cui intendono essere coinvolte. Man mano che l’organizzazione attrae più persone simili tra loro e allontana quelle diverse, essa diventa più omogenea. Spesso però l’omogeneità può diventare una minaccia per la sopravvivenza stessa dell’organizzazione (groupthink e culture monolitiche).
Per esempio: in un processo di selezione, il recruiter cercherà candidati con determinate caratteristiche che siano in sintonia con il contesto aziendale, ma anche i candidati al loro 3
Linguaggi dei Media – Università Cattolica Del Sacro Cuore – Milano
Dispensa personale di Matteo Ferrario – A.A. 2016/2017
volta selezionano le organizzazioni, cercando di comprendere se una determinata azienda corrisponde alle loro aspettative o al loro modo di essere.
In secondo luogo, i tratti della personalità influenzano il modo in cui le persone interpretano il loro ruolo organizzativo. Posizione organizzativa e ruolo, infatti, sono due concetti distinti.
Per esempio Federica e Matteo sono entrambi in stage come assistenti alla produzione in una emittente televisiva. Ad un mese dall’inizio Federica, che è molto estroversa, si è dedicata soprattutto ai contatti e alle relazioni, mentre Matteo, che è preciso ed organizzato, si è concentrato prevalentemente sulla programmazione e calendarizzazione.
Infine, ma non meno importante, i tratti di personalità influenzano la prestazione lavorativa e la produttività. Ovvero la personalità è uno dei fattori che può mediare la relazione tra posizione e prestazione.
Per esempio, in assenza di direttive, procedure e regole chiare e univoche, una persona con un locus of control esterno sarà meno efficace rispetto ad una con locus of control interno.
Nel corso degli anni sono stati fatti diversi studi sui tratti della personalità in diversi ambiti. Il tratto della personalità è una particolare tendenza individuale, relativamente stabile e duratura, a reagire a livello emotivo o comportamentale in un determinato modo a determinati stimoli.
I numerosi studi sui tratti della personalità sono stati analizzati e confrontati per creare modelli e test di personalità in grado di aiutare le organizzazioni in vari ambiti, come: reclutamento e selezione, valutazione e analisi del potenziale, sviluppo e percorsi di carriera, composizione di team di progetto.
I vari tratti sono stati raggruppati in livelli di classificazione che sono fluiti nell’identificazione del modello dei Big Five, che prende in considerazione cinque macro fattori di personalità:
- Nevroticismo
- Estroversione
- Apertura
- Amabilità
- Coscienziosità
Il nevroticismo, visto dal lato positivo, è anche chiamato stabilità emotiva. Considerando i tratti delle persone con bassa stabilità emotiva, emerge che tendono ad essere emotive, tese, insicure, sospettose e con scarsa autostima.
Le persone estroverse, invece, sanno essere molto socievoli, stare con gli altri e sanno svolgere attività di front office, ad esempio. Gli introversi, all’opposto, sono tendenzialmente meno socievoli.
Le persone aperte a nuove esperienze sono immaginative, curiose, colte e autosufficienti. L’amabilità è un tratto tipico delle persone tolleranti. Fra i tratti delle persone coscienziose, vi sono quelli di essere affidabili e responsabili.
Orientamenti organizzativi della personalità
Come la persona si adatta alla vita lavorativa e all’organizzazione? Per rispondere a questa domanda ci si affida ad un altro modello, quello degli orientamenti organizzativi della personalità.
Ideato da Presthus nel 1978, affronta il tema dell’adattamento al contesto organizzativo, identificando tre profili si personalità in base alle differenze nelle strategie adattive:
- Istituzionalizzato: dimostra un forte impegno sul luogo di lavoro e una forte identificazione con l’organizzazione, ricercando riconoscimenti e avanzamenti al suo interno. Ha una bassa tolleranza per ogni ambiguità nella definizione di obiettivi e incarichi. Si identifica con i superiori, uniformandosi e attenendosi alle loro direttive, indipendentemente dal desiderio di promozioni. Rispetta la gerarchia e tende inoltre a enfatizzare gli obiettivi organizzativi.
- Professionista: il professionista è una persona identificata con il suo lavoro, con la sua professione, che spesso considera le richieste dell’organizzazione in cui lavora delle seccature da evitare o un male necessario. Percepisce l’autorità organizzativa come irrazionale. Non è disposto a compromessi organizzativi, si preoccupa molto del raggiungimento degli obiettivi personali.
- L’indifferente: lavora per lo stipendio, svolge il suo lavoro anche in modo ottimale, ma senza provare un forte coinvolgimento nello stesso o nell’organizzazione. Separa il lavoro dagli aspetti importanti della vita, rifiuta i simboli di status all’interno dell’azienda.
Gli orientamenti organizzativi della personalità non hanno carattere di staticità, ma sono orientamenti dinamici, che possono variare in funzione del ciclo di vita lavorativo di una persona e delle sue aspettative, oppure dal grado di soddisfacimento nel lavoro, o ancora del contesto e cambiamento organizzativo.
Locus of control
Il tema del locus of control è una dimensione della personalità che influenza le opinioni dell’individuo circa la localizzazione dei fattori (interni ed esterni) che determinano il suo comportamento. Esistono due tipi di locus: 4
Linguaggi dei Media – Università Cattolica Del Sacro Cuore – Milano
Dispensa personale di Matteo Ferrario – A.A. 2016/2017
- Locus of control esterno: la persona ritiene che ciò che le accade, il modo in cui si comporta, i risultati che può ottenere dipendano da fattori esterni, che sono al di fuori del suo controllo.
- Locus of control interno: la persona ritiene di avere un elevato controllo e che ciò che le accade, il modo in cui si comporta, i risultati che può ottenere dipendano da fattori interni (ad esempio: impegno, sforzo, capacità personali etc.).
Le persone che presentano un elevato locus of control interno hanno maggior bisogno di autonomia e indipendenza, partecipare e controllare le loro decisioni (empowerment) e di controllare l’ambiente esterno. Invece manifestano reazioni negative in presenza di elevati gradi di formalizzazione nell’impiego di regole e procedure, direttive e ordini di servizio e sistemi di controllo e gestione.
Le persone che presentano, al contrario, un elevato locus of control esterno manifestano reazioni negative nei confronti di eccessiva destrutturazione, delega su obiettivi, attività per progetto e azioni di empowerment organizzativo. Possono manifestare resistenza a tentativi di arricchimento delle mansioni, aumento dell’autonomia della responsabilità (che di solito sono considerati fattori motivazionali).
Tipo psicologico
Il modello di Meyers-Briggs si basa sul concetto di tipo psicologico di Jung (1939) inteso come sistema di preferenze individuate in relazione a dimensioni bipolari che agiscono in modo dinamico, determinando modi di pensare e agire, interessi, motivazioni e propensioni delle persone.
Myers e Briggs individuano quattro dimensioni di preferenza nel loro modello:
- Sensazione Intuizione
- Pensiero Sentimento
- Introversione Estroversione
- Percezione Giudizio
Ognuna di queste dimensioni presenta due possibilità opposte di preferenza individuale e indica il modo in cui le persone raccolgono le informazioni e le usano, prendono decisioni, usano la loro energia e organizzano la loro vita.
-
Riassunto esame organizzazione aziendale, prof. Isari
-
Riassunto esame Organizzazione Aziendale, prof. Isari, libro consigliato Organizzazione Aziendale, Daft
-
Riassunto esame Organizzazione aziendale, Prof. Isari Daniela, libro consigliato Comportamento organizzativo. Conos…
-
Riassunto esame Organizzazione Aziendale, prof. Manzolini