vuoi
o PayPal
tutte le volte che vuoi
ONTOLOGIA APPLICATA
AI MERCATI FINANZIARI
Come ricondurre alla fisica la teoria economica del ’’Dividend Discount Model’’ e trasferire al
ricorrendo a un totale
mercato finanziario le regole della “termodinamica generalizzata”
cambiamento di prospettiva rispetto a quella assunta dalla Reh (Rational expectations hypothesis )
i cui limiti, nel prevedere crisi sistemiche, sono emersi anche nell’ultima crisi finanziaria.
di Ing. Giacomo De Laurentis
PREMESSA
Scopo di questo breve saggio è quello di proporre a ricercatori ed economisti un nuovo approccio
non-equilibrio nel mercato finanziario e quindi i limiti
teorico qualitativo che, rilevando le fasi di
della Reh ( Rational expectations hypothesis ), possa essere da essi considerato per superare e porsi
in alternativa ai metodi quantitativi fondati sulla Reh e sulla IME (ipotesi dei mercati efficienti) che
nonostante siano i modelli dominanti presso tutte le facoltà di economia del mondo, non sono
risultati efficaci nel prevedere quelle crisi sistemiche che anzi essi stessi spesso concorrono a
provocare.
Poniamo a fondamento di tale proposta il naturalismo di John Searle secondo cui, per restare in
ambito economico finanziario, i prezzi delle azioni proprio nella medesima realtà descritta
esistono
dalla fisica e dalla biologia; e secondo cui inoltre i fatti che accadono nella realtà istituzionale
sono connessi con i fatti che accadono nella realtà fisica soggiacente, compresa la realtà fisica
dei cervelli umani, in virtù di certe sue caratteristiche soggiacenti.
È stata proprio la concezione naturalistica di Searle e il forte desiderio di verificarla a spingerci a
ricercare una eventuale analogia o corrispondenza analogica tra la legge economica che, ricavata
dalla ’’teoria del Dividend Discount Model’’ ( perfezionata da Miron J. Gordon nel 1962, detta
anche ’’Modello del Gordon’’ o ’’Modello dei dividendi scontati’’e che di fatto deriva dal principio
di equivalenza finanziaria come applicazione dello stesso principio), regola l’evoluzione del
mercato M e quindi anche del prezzo P da esso stabilito e un’eventuale legge fisica che fosse in
grado di giustificare tale analogia.
Ma la ovvia e risaputa connessione, che lega l’informazione (i prezzi infatti scaturiscono da
informazioni) all’energia, ha immediatamente orientato la nostra ricerca in ambito termodinamico
in cui riteniamo possa considerarsi, come analoga della legge economica prima menzionata, la
legge termodinamica (1b) che risulta dalla combinazione del 1° e 2° principio della termodinamica
in condizioni di pressione e temperatura costante e che regola l’evoluzione nel tempo di un sistema
dispersivo SD o in particolare di una struttura dissipativa, come definita da Ilya Prigogine.
Poiché per tale analogia riteniamo che la legge termodinamica (1b) risulti analogicamente
trasferibile non solo in ambito finanziario bensì anche in altri ambiti della realtà istituzionale,
dovendosi sempre ricordare della connessione esistente tra energia e informazione, per questo
riteniamo altresì che ogni uomo di cultura che operi in ambito sociale, politico ed economico non
possa esimersi dal conoscere e tenere a mente tale legge per perfezionare quella coscienza
responsabile necessaria non solo per la difesa e la custodia del creato ma anche per partecipare a
realizzare quell’ecologia umana all’interno della natura, richiamata anche da Benedetto XVI nel
suo discorso di Capodanno 2010. Pagina 1 di 14
Tornando alla Reh , c’è da dire, come già altri hanno evidenziato, che essa e i modelli che da essa
derivano presumono che il mercato sia sempre prossimo alla condizione di equilibrio (ogni
individuo non fa più nulla per ottenere risultati migliori) e che quindi si scosti da quella condizione
solo linearmente e solo con piccole variazioni di prezzo ( in pratica presuppongono che il ciclo
economico non esista); pertanto quei modelli possono prezzare il rischio di ogni singolo
investimento, considerandolo nella sua totale e individuale indipendenza, ricorrendo all’uso della
distribuzione normale di Gauss nella quale la deviazione standard ( che scosta dalla media con più
probabilità) coincide con la volatilità di quella attività con cui si misura il rischio ( VAR: Value at
risk ) dell’attività stessa (modello Merton-Back-Scholes, premi nobel per l’economia, già in stato
di accusa dalla crisi asiatica 1997).
Pertanto è evidente che i modelli della Reh possono valutare quantitativamente, ossia
matematicamente, il rischio di ogni singola attività finanziaria, peraltro spesso in modo avulso dai
fondamentali, ma non possono valutare per loro stessa intrinseca natura il rischio sistemico di
mercato quando l’irrazionalità dello stesso emerge dalla razionalità, vera o presupposta che sia, di
ogni singolo operatore di mercato.
Ecco quindi che appare fuorviante e contraddittorio sperare che i modelli della Reh possano
inglobare le possibili grandi imperfezioni dei mercati giacché essi si fondano proprio
sull’assunzione che siano trascurabili le probabilità di cambiamenti estremi dei prezzi.
È quindi evidente che, se proprio si vuole valutare lo squilibrio, la irrazionalità collettiva e quindi il
rischio sistemico, ossia il rischio del mercato considerato nella sua globalità, si rende necessario
ricorrere a un totale cambiamento di prospettiva rispetto a quella assunta dalla Reh.
E tale cambiamento consisterà nel dover assumere che il mercato, proprio in opposizione a quanto
assunto dalla Reh, sia un sistema complesso ossia un sistema a comportamento anche non lineare.
Tra tali sistemi, per l’analisi che stiamo per esporre, noi siamo stati indotti a focalizzare la nostra
attenzione in particolare sui sistemi dispersivi SD e le strutture dissipative ( termine, questo ultimo,
coniato da Ilya Prigogine, premio Nobel per la chimica nel 1977) trattate dalla termodinamica
generalizzata di non equilibrio, in particolare nella parte che riguarda la versione non lineare; quindi
sulla base di argomentazioni e considerazioni con cui si potrà far rilevare l’analogia e la similarità
esistente tra il comportamento di tali sistemi e quello del mercato, si potrà trasferire a quest’ultimo
le caratteristiche e le regole comportamentali di quei sistemi.
Sì, ma quale mercato scegliere a campione per trasferire ad esso e verificare le aspettative di
complessità del nostro modello?
Se ci riferiamo ai mercati azionari, sappiamo che essi sono generalmente correlati e che quindi
l’analisi e la valutazione del mercato più in grado di rappresentarli tutti, dovrebbe generalmente
valere per tutti gli altri mercati.
Quando si parla del mercato azionario più rappresentativo spontaneamente la mente va al NYSE,
New York Stock Exchange, da cui sono estratti numerosi indici azionari a ciascuno dei quali
corrisponde il paniere di titoli sottostante.
Se come indice più rappresentativo dell’economia americana si può considerare lo S&P 500, quello
che secondo noi forse più di tutti e meglio fotografa lo stato e l’andamento dell’economia mondiale
è il DJIA, Dow Jones Industrial Average, se non altro per la presenza nel paniere sottostante di titoli
di aziende multinazionali presenti in tutto il mondo. Inoltre il DJIA, come soltanto qualche altro
indice, si presta molto bene alle assunzioni che saremo costretti a fare con logica e per necessità
logica di modello.
Pertanto abbiamo deciso di assumere, come mercato campione oggetto della nostra analisi, ossia
come entità istituzionale, il sistema M costituito dall’insieme di tutti gli agenti, ciascuno
considerato nella funzione che esso ha di partecipare a determinare istantaneamente, o
direttamente o indirettamente, il valore P dell’indice DJIA; e inoltre di assumere che tale sistema-
mercato M sia un sistema complesso cui, facciamo rilevare per inciso, soggiace
corrispondentemente la realtà fisica, costituita non solo dalla parte fisica e corporea delle 30 società
sottostanti l’indice e di M stesso ma anche dall’insieme dei cervelli degli agenti che operano sia in
quelle stesse 30 società sia in quello stesso mercato M; realtà fisica che ovviamente può
Pagina 2 di 14
considerarsi o quanto meno assimilarsi a una struttura dissipativa, come definita da Ilya Prigogine,
spinta da una influenza globale esterna IGE di tipo energetico.
Ovviamente P e le altre variabili, che con P si connettono e mutuamente si intrecciano, saranno
considerate variabili di M, tali da determinare l’evoluzione stessa di M nel tempo.
Richiamiamo l’attenzione del lettore sul fatto che l’aver assunto che il mercato oggetto della nostra
analisi sia un sistema complesso , non è un’assunzione fatta per necessità di modello, dato che essa
è un’assunzione che ben rispecchia le risultanze dei fatti.
Ora, se assumiamo che M si trovi continuamente ad essere investito da un flusso continuo di
informazioni che direttamente o indirettamente riguardano le 30 società del DJIA ossia da
un’influenza globale esterna IGE sotto la spinta della quale M evolve variando nelle sue variabili,
ecco che a livello di informazione ( da noi intesa come oggetto reale in grado di modificare la
memoria di un sistema anche fisico) abbiamo ricreato una situazione analoga a quella in cui si trova
ad evolvere un sistema dispersivo SD o una struttura dissipativa prigoginiana spinta da una IGE di
tipo energetico. Ovviamente, prima di trasferire le caratteristiche del comportamento di un SD al
mercato M, così come precedentemente definito, bisognerà valutare l’analogia tra la legge
termodinamica (1b) che regola l’evoluzione di un SD e la legge economica (’’Modello del
Gordon’’) che regola l’evoluzione di M e quindi anche di P. Si è potuto osservare che la
corrispondenza analogica si ritrova non solo nella struttura formale delle rispettive equazioni che
descrivono le due leggi anzidette ma anche nel significato stesso delle corrispondenti variabili fino a
raggiungere un alto livello di similarità. Si è inoltre avuta conferma della fondatezza di tale
similarità soprattutto quando, sviluppando logicamente la legge termodinamica di cui si è detto, è
emersa la chiara e logica connessione concettuale tra il tasso di dissipazione termodinamico e il
tasso di interesse economico.
1 - UN’INTERESSANTE COMBINAZIONE TRA IL PRIMO E IL SECONDO PRINCIPIO
DELLA TERMODINAMICA
Si è parlato di fisica e di biologia. La scienza negli ultimi 150 anni ha dimostrato che la vita è
soggetta alle stesse leggi naturali che governano la materia inanimata.
Ma, se decidiamo di prescindere da qualsiasi teoria riguardante la struttura intima della materia
stessa e decidiamo di considerare solo le proprietà macroscopiche della stessa, allora è certamente
utile chiedersi se tra la gran parte di quelle leggi naturali ne esista almeno una che coinvolga sia la
fisica che la biologia. La risposta a tale domanda può essere affermativa.
Infatti, un sistema fisico-chimico o biochimico, costituito da un gran numero di sottosistemi,
ripetitivi o non ripetitivi (ossia sottosistemi tra loro uguali o diversi) tra loro interagenti, aperto ( nel
senso di ritenere equipollenti gli scambi di materia ed energia con l’ambiente esterno) o chiuso ( nel
senso che con l’ambiente esterno non scambia solo materia) ossia non isolato (del resto nel 1912 il
matematico francese Èmile Borel ha dimostrato che nessun sistema fisico finito può considerarsi
isolato), soggetto a una trasformazione infinitesima che si consideri avvenga a pressione e
temperatura costante e con variazioni di volume molto piccole o pressoché trascurabili , condizione
questa che riguarda la maggior parte dei sistemi, non può che essere governato se non dalla
seguente equazione termodinamica espressa in termini differenziali:
-dG dE
dH ——— (1)
= ——— +
T T
Equazione la (1) che si ottiene differenziando, nella condizione suddetta, proprio l’equazione con
cui Josiah Willard Gibbs definì, nella seconda metà dell’ottocento, l’energia libera G del sistema
nota come energia libera di Gibbs) come G=E+PV-TH , ossia come differenza tra
(comunemente Pagina 3 di 14
l’entalpia del sistema (E+PV,essendo P la pressione del sistema e V il volume dello stesso) e la
energia vincolata (TH) dello stesso.
La (1), passando alle differenze finite, ossia considerando una trasformazione finita, diventa:
-∆G ∆E
∆H = ——— + ——— (1a)
T T
Equazione la (1a) che di fatto:
1) Combina il primo e il secondo principio della termodinamica.
2) Correla quattro variabili (o funzioni) di stato del sistema: l’entropia H, l’energia libera di
Gibbs G, l’energia interna E e la temperatura T in gradi Kelvin.
3) Esprime la variazione finita dell’entropia del sistema ∆H in funzione delle variazioni di G
e di U, evidenziando come ∆H risulti essere essenzialmente la somma di due sole
componenti, la prima dovuta alla diminuzione di energia libera del sistema, la seconda ad
un aumento dell’ energia interna dello stesso.
4) Risponde con ∆H alla domanda : << di quanto si è dispersa, nel senso di degradata o
dissipata (e non nel senso di persa o diminuita), l’energia del sistema alla fine della
trasformazione considerando di conoscere solo gli stati iniziale e finale del sistema entro
,
i quali nel tempo la trasformazione stessa è avvenuta ? >>.
Passiamo adesso a considerare il significato delle variabili coinvolte.
Come già detto E &egra