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La teoria degli opposti

Fin dall’antichità in ogni ambito della vita, spesso è possibile rintracciare una serie di elementi che si determinano in opposizione con altri ancora. Queste contraddizioni sono frutto di diverse caratteristiche chimiche, fisiche, spirituali, morali, etiche. Ogni oggetto ha di per sé un suo opposto che lo identifica nella realtà, e spesso la loro diversità diventa motivo di interazione tra i due oggetti che danno vita a fenomeni importanti condizionati proprio da queste forze opposte che spingono elementi discordi a cooperare per produrre energia, relativismo, umorismo, stati d’essere. La vita si basa sugli opposti, inconciliabili solo in apparenza, poiché necessari o impliciti all’esistenza.

Il legame fra due polarità opposte crea energia. Lo scorrere dell’energia da un polo all’altro le unifica. Energia che fluisce nei diversi mezzi, come il corpo umano e la natura. Questo spostarsi fluido dovrebbe evitare gli eccessi, distribuendo l’energia equamente. La contrapposizione delle due polarità è necessaria, come contrappeso per dare quella vitalità, quel meccanismo, quella finalità ad ogni azione od ad ogni oggetto.

Anche Eraclito aveva, già nel V sec. a.C., individuato i contrari come una serie di opposizioni che si verificano col passare del tempo diceva: “le cose calde si raffreddano, le cose umide si risecchiscono…” in questa perfetta armonia di contrari, il filosofo greco trovava il principio della realtà che con quanto mutabile si può percepire grazie a questo continuo divenire.

Questa continua opposizione nel tempo è costretta a cambiare in un continuo e inspiegabile divenire. Due forze opposte nella loro natura, che governano o limitano tutte le cose, e impediscono troppo eccesso o troppa mancanza si completano quando in un’azione reciproca trovano equilibrio. Tutti i fenomeni, tutte le cose visibili, tutta la vita sulla terra, tutti gli avvenimenti hanno luogo tra forze opposte, o poli opposti, ora oscillando da una parte e ora dall’altra, così che la guerra segue la pace e la pace la guerra; la carestia segue l’abbondanza e l’abbondanza la carestia; e così via. È un continuo susseguirsi. Questo significa che ogni cosa ha una fine e che nel tempo diventa il suo opposto. Che vuol dire la “fine” di una cosa? La fine del dolore è la gioia: la fine del pianto è il riso. Cioè la fine di ogni cosa è il suo opposto. La fine della guerra è la pace e la fine del dolore è quel sollievo dal dolore per cui non abbiamo una parola esatta. Quel sollievo che fa star bene, che dà salute. L’antico medico greco Ippocrate, che visse nel V secolo a.C., insegnava che la salute è un’armonia o equilibrio tra diverse forze o elementi, e la malattia è il risultato del rafforzamento dell’uno o dell’altro. Nell’antico tempio sacro di Delfi vi erano due iscrizioni che potevano essere lette da quelli che andavano a consultare l’oracolo.

Una era composta delle famose parole: Uomo conosci te stesso

Γνῶθι Σεαυτόν

In greco:

L’altra meno conosciuta era: Niente troppo in greco:



nel senso di: Niente agli estremi in greco:



Dapprima un uomo deve conoscere se stesso, poi non deve andare agli estremi, cioè se egli conosce se stesso, egli sa quali sono i propri limiti. Gli estremi intesi come forze contrarie che l’uomo deve riuscire a bilanciare nella sua vita, sia nella sua persona (per stare in salute e/o vivere in rettitudine) che nella natura.

Questo studio scandisce sempre un processo dialettico continuo, secondo lo schema tesi, antitesi e sintesi che prosegue a ritmo triadico cercando di trarre conclusioni che possano sempre essere collegate e ricondotte a soggetto e oggetto della discussione. Proprio in questo momento, che nasce da questo continuo divenire, sarà possibile percepire l’importanza che i contrari hanno nella natura. Ogni percorso dialettico procede dal positivo e passa al negativo, questi due momenti insieme interagiscono per dare il “neutro”. Neutro nell’accezione del vocabolario significa: né l’uno, né l’altro (dal latino “ne uter”), proprio perché è il frutto della sintesi che racchiude in sé il positivo quanto il negativo. L’eterna alleanza degli opposti è sottolineata anche dal famoso simbolo taoista.

Lo yin e lo yang della cultura orientale ci insegnano che le energie sono sempre in movimento e che ogni modificazione dell’universo non può che avere ripercussioni

阴, 阳

sull’intero sistema. I caratteri tradizionali per yin (陰 o pinyin: yīn) e yang (陽 o yáng) possono essere separati e tradotti approssimativamente come il lato in ombra della collina (yin) e il lato soleggiato della collina (yang). Così lo yin rappresenta sempre l’elemento più attivo. I due principi iniziarono subito ad interagire, dando origine alla suprema polarità o T’ai Chi. Il simbolo da tutti conosciuto come Tao è il più famoso di molti simboli che rappresentano questa suprema polarità e che sono chiamati T’ai Chi T’u. Yin e Yang rappresentano nel complesso le due forze primordiali, opposte ma complementari, presenti in tutte le cose dell’Universo. Tutto può essere descritto in termini di yin o yang.

I quattro principi di yin e yang

1. Yin e yang sono opposti

Qualunque cosa ha un suo opposto, non assoluto, ma in termini comparativi. Nessuna cosa può essere completamente yin o completamente yang; essa contiene il seme per il proprio opposto. Per esempio, il freddo può diventare caldo; “ciò che va su deve venire giù”.

2. Lo yin e lo yang hanno radice uno nell’altro

Sono interdipendenti, hanno origine reciproca, l’uno non può esistere senza l’altro. Per esempio, il giorno non può esistere senza la notte.

3. Lo yin e lo yang diminuiscono e crescono

Sono complementari, si consumano e si sostengono a vicenda, sono costantemente mantenuti in equilibrio. Però ci possono essere degli sbilanciamenti che creano problemi; i quattro possibili sbilanciamenti sono: eccesso di yin, eccesso di yang, insufficienza di yin, insufficienza di yang.

4. Lo yin e lo yang si trasformano l’uno nell’altro

Ad un certo punto, lo yin può trasformarsi nello yang e viceversa. Per esempio, la notte si trasforma in giorno; il calore in freddo; la vita in morte.

Tutto questo studio vuole dimostrare come l’intuizione dell’armonia tra gli opposti illustrata da diverse culture, talvolta anche queste in contrapposizione, ha pieno fondamento in ogni campo d’indagine umano, in quanto nella quotidianità diversi elementi vengono a cooperare per permettere diversi fenomeni della realtà:

  • La polarità della natura che spiega l’elettricità e il magnetismo.
  • Lo scorrimento delle faglie trascorrenti in direzione opposte come spiegazione originaria di un sisma.
  • Gli opposti concetti di limite destro e limite sinistro essenziali nel valutare la discontinuità di una funzione.
  • La filosofia di Fichte di Io e Non-Io che si perde nella finitudine dell’Io stesso, finendo in un Idealismo soggettivo.
  • Antigone, celeberrimo personaggio della tragedia di Sofocle turbata nel suo conflitto tra Ragion di stato e ragione morale, tematica ricorrente nel moderno tragediografo francese Corneille.
  • Baudelaire: le corrispondenze delle contraddizioni e la loro sintesi.
  • La visione dualistica della vita di Blake, che implica necessaria complementarietà tra innocenza ed esperienza nella vita dell’uomo.
  • I contrari che in Pirandello sono alla base dell’umorismo e del relativismo.
  • Gli esiti contrari della pittura dell’Espressionismo e dell’Impressionismo dipendenti dalla diversa percezione della realtà.
  • Seneca, personaggio dalle tante antitesi stilistiche e tematiche.
  • Il canto XXXIII del Paradiso, la spiegazione dei conflitti religiosi nella fede.

Le interazioni tra magnetismo ed elettricità

In Fisica, un’importante interazione avviene tra i magneti e le correnti elettriche. Sia le forze magnetiche che quelle elettriche sono generate da elementi opposti, dall’interazione di cariche positive e negative nell’elettricità, dalla capacità magnetica dei poli Nord e Sud nel magnetismo. La forza che si esercita tra magneti e correnti o tra correnti venne illustrata da tre importanti esperimenti compiuti da tre fisici: Oersted, Faraday, Ampere. Anche queste tre esperienze si possono vedere in un processo dialettico (tesi-antitesi-sintesi).

Esperienza Oersted

L’esperimento di Oersted, ripetuto più volte e sempre con successo da altri scienziati, segnò la fine della separazione tra elettricità e magnetismo e la nascita di una disciplina unitaria che Ampere chiamò elettromagnetismo. Realizzato un circuito collegato a un generatore e munito di interruttore aveva posto un ago magnetico parallelo al filo fissato secondo la direzione nord-sud. Chiudendo il circuito notò che appena la corrente passava per il conduttore, l’ago magnetico deviava la propria direzione e se la corrente fornita era di alta intensità, la direzione diventava perpendicolare a quella del filo. Ne concluse che un conduttore percorso da cariche elettriche in movimento genera nello spazio circostante un campo magnetico e se la corrente è abbastanza intensa, l’ago punta in direzione perpendicolare alla direzione del filo. Le linee di forza del campo magnetico (B) generato da un filo percorso da corrente (i) sono circolari e concentriche tra loro (il centro comune è il filo per cui passa la corrente). Il verso del vettore-campo magnetico si intuisce con la regola della mano destra: indicato col pollice il verso della corrente elettrica, il verso del campo magnetico è alla rotazione necessaria per avvolgere con la mano il filo.

Esperienza Faraday

Faraday nel 1821 dimostrò che un conduttore percorso da corrente subisce una forza quando si trova in un campo magnetico. L’esperimento consiste nel far passare un filo rigido collegato a un generatore e a un interruttore tra i poli di un magnete. Il filo deve essere sorretto da un’intelaiatura stabile. Se si chiude il circuito il filo subisce una forza che lo spinge verso il basso. L’intensità della forza si può misurare attaccando dei pesetti all’intelaiatura, in modo da riportarla nella posizione iniziale. Faraday dimostrava così che un campo magnetico non genera solo una forza nei confronti dei magneti, ma anche nei confronti dei conduttori attraversati da corrente elettrica.

Esperienza Ampère

A sintesi di queste due esperienze si deduce che anche tra due correnti deve esistere una forza in quanto il campo magnetico generato da ciascuna di esse esercita una forza sull’altra. Ampère dimostrò ciò, usando due circuiti e ponendo i fili conduttori rettilinei e paralleli a una distanza (d) aveva notato che se la corrente li percorreva nello stesso verso essi si attraevano, invece se la corrente circolava in sensi opposti si respingevano.

Misurando la forza che ciascun filo esercita sull’altro in un tratto lungo l, si verifica che essa dipende dalla distanza d tra i due fili e dalle intensità di corrente i e i che li

1 2

attraversano:

i i l μ 0

1 2

F = k dove k è una costante k = 2 π

d 6

μ 0

dove è la costante di permeabilità magnetica del vuoto, cioè l’attitudine di una sostanza a lasciarsi magnetizzare ed è uguale a 4π × N/

−7 2

10 A

i i l

μ 0 1 2 μ 0

Da qui sostituendo il valore di k si ha: F = e si ricava =

2 π d

2 π d

F i i l

1 2 N

Nm

Per comprendere l’unità di misura di μ0: = 2

A Am A 7

Le faglie e i terremoti

Un altro fenomeno di importante studio, finalizzato alla previsione e alla limitazione, è un sisma. In effetti i moti della terra, che generano violente scosse, sono anch’essi in stretta correlazione a un’opposizione tra le faglie, che si genera nelle profondità del pianeta. Molto spesso il terremoto è provocato dallo scorrimento di masse rocciose in corrispondenza di una faglia, che è una frattura scomposta della crosta terrestre. Queste masse rocciose si muovono in direzioni opposte provocando una serie di vibrazioni. Ciò significa che in corrispondenza di una faglia i due blocchi rocciosi separati hanno un movimento reciproco. La faglia trascorrente si comporta in tal modo.

Il terremoto di S. Francisco del 1906 fu utile a Reid per creare un modello secondo cui si verificherebbero le deformazioni all’origine dei terremoti. La Faglia di San Andreas presentava una profonda lacerazione estesa per 1000 km. Le palizzate, i corsi d’acqua, le strade presentavano una deviazione delle estremità, spostate una rispetto all’altra. La faglia aveva un movimento trascorrente. Reid evidenziò che prima del terremoto le rocce si erano progressivamente deformate fino ad arrivare alla rottura. Le rocce si comportano in modo elastico. Il comportamento di un materiale è definito elastico se all’applicazione di una forza subisce una deformazione proporzionale alla forza stessa e se cessata l’applicazione della forza recupera la forma originaria. Reid elaborò la teoria del rimbalzo elastico la quale afferma che quando un blocco è sottoposto a sforzi si comporta elasticamente: anziché fratturarsi subito si deforma lentamente ma al contempo accumula energia elastica. Continuando lo sforzo, l’energia accumulata supera un punto critico (detto carico di rottura) e le rocce si spaccano improvvisamente. L’energia elastica si libera sotto forma di intense vibrazioni che si propagano in tutte le direzioni. A questa fase ne segue una di assestamento che porta a una nuova situazione di equilibrio che darà inizio a un nuovo ciclo sismico.

Limiti e continuità di una funzione

Anche due operazioni matematiche come limite destro e limite sinistro, che si definiscono in direzioni opposte nel piano cartesiano, hanno un’importante applicazione pratica per determinare la continuità di una funzione f(x).

Nel caso di funzioni con dominio e codominio nell’insieme dei numeri reali si può dare una definizione di funzione continua connessa con il concetto di limite di una funzione.

Dato un punto reale x nel dominio di una funzione f(x), essa si definisce continua in x

0 0

se il suo limite per x tendente a x coincide con il suo valore in x, ovvero con f(x). In

0 0 0

simboli: .

Ma affinché la funzione sia continua nel punto c bisogna anche che si verifichino 3 circostanze: x

° la funzione è definita nel punto (esiste un valore della funzione nel punto)

0 ❑ x

° esiste il limite finito l della funzione per x 0

→

x

° l coincide con f( )→→→→

0

Una funzione in un punto però può essere discontinua. Abbiamo 3 diversi tipi di discontinuità.

Discontinuità di prima specie

Un punto x si dice di discontinuità di prima specie quando il limite destro della funzione per x che tende a x è diverso da quello sinistro, pur essendo entrambi valori finiti.

0

La funzione presenta così un salto che può essere calcolato sviluppando la differenza tra limite destro e limite sinistro in quel punto

(

x → x f x)

0− 

(x) − lim  

x → x f SALTO DELLA FUNZIONE

0+ 

 

lim

 

Discontinuità di seconda specie

Un punto x si dice di discontinuità di seconda specie quando il limite della funzione per x che tende a x da destra e/o da sinistra, tende ad infinito o non esiste affatto.

0

Quindi limite destro o limite sinistro o entrambi sono non finiti:

( ) = ±

x → x f x ∞

− 

0

(x) = ± /o  

x → x f ∞ e lim

0+ 

 

lim

 

Discontinuità di terza specie o eliminabile

x

Quando la funzione f(x) nel punto non esiste oppure pur esistendo e dando valore finito tale valore non coincide con il risultato del limite. La discontinuità viene comunemente definita “eliminabile”, in quanto è sufficiente modificare opportunamente il valore da assegnare alla funzione nel punto di discontinuità per renderla continua in quel punto, oppure, nel caso che x non sia nel dominio, estendere la funzione

0

assegnandogli in x il valore del limite.

0

Ex.

2 −9

x { }

∀ −

x 3

y = Dominio = in quanto 3-x ≠ 0 x ≠ 3

3 − x { } ( ) (x + 3)

x − 3

2 00

−9

x = forma indeterminata. Scomponendo =

lim

lim (3 − x)

3 − x x → 3

x → 3 (−x − 3) = 6

lim

x → 3 2 −9

x (3)

lim ≠ f

3 − x

x → 3 '

( ) ∄ (non

f 3 c è nel dominio e non lo posso dare alla x come suo valore)

Discontinuità di III specie si chiama eliminabile perché si può fare l’estensione:

{ 2 −9

x per x ≠ 3

( ) =

f x

nel nostro esempio 3 − x

−6 per x = 3

Ex.

Discontinuità di seconda specie

2 −3

x { }

∀ −

x 1

y = Dominio = in quanto x − 1 ≠ 0 x ≠ 1

x − 1

Calcolando il limite sinistro

2 −3

x − = +∞

0

− 

x → 1 x − 1 = −2

 

lim  

 

Calcolando il limite destro

2 −3

x

+ 

x → 1 −2 = −∞

x − 1 = ∓

0

 

lim

 

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