Concetti Chiave

  • La settima novella del Decameron narra l'amore tragico tra Simona e Pasquino, evidenziando il contrasto tra amore cortese e amore carnale.
  • Ambientata nella Firenze degli artigiani, la storia si sviluppa in un contesto di semplicità e quotidianità, riflettendo il realismo di Boccaccio.
  • Il culmine narrativo avviene in un giardino, dove la morte di Pasquino porta Simona a un gesto disperato che conclude tragicamente la loro storia.
  • Boccaccio definisce il loro destino come un "lieto fine", suggerendo un amore eterno oltre la morte, in contrasto con le conseguenze sociali dell'epoca.
  • La novella esplora la critica sociale, mettendo in luce le differenze tra l'amore puro di Simona e Pasquino e l'amore occasionale di Lagina e Stramba.

Questo appunto di Letteratura Italiana tratta della settima novella del Decameron di Giovanni Boccaccio. La novella racconta la storia d’amore tra Simona e Pasquino, con un riassunto della trama e l’analisi dettagliata del racconto.
Novella di Simona e Pasquino nel Decameron di Boccaccio articolo

Le novelle nel Decameron

Simona e Pasquino è la settima novella della quarta giornata del Decameron, il romanzo di Giovanni Boccaccio. Tra le cento novelle del Decameron, moltissime trattano l’argomento dell’amore, sempre passionale e travolgente, con toni realistici e vicini all’esperienza della vita quotidiana dell’epoca. In alcune novelle la conclusione è felice e lieta; in altre – come in questa – triste e tragica. La struttura del Decameron è un articolato sistema entro cui Boccaccio presenta le 100 novelle del suo capolavoro. La cornice vede dieci giovani, sette ragazze e tre ragazzi, che per sfuggire alla peste nera che imperversa su Firenze si riuniscono in una villa di campagna. Per passare il tempo, ogni pomeriggio - ad eccezione dei giorni di venerdì e del sabato dedicati alla penitenza - ognuno di loro racconta una novella ai compagni, secondo un tema stabilito il giorno prima dalla Regina o il Re della giornata. Solo il personaggio di Dioneo, il più abile dei dieci a raccontare storie, viene dispensato dall'obbligo di attenersi al tema prestabilito, e la sua novella è narrata sempre per ultima (tranne nella prima giornata). Boccaccio cura ogni piccolo particolare, fin dalla scelta dei nomi si definiscono i caratteri e la funzione dei personaggi, tutti nel complesso riflettono poi il carattere autobiografico dell'autore.

Riassunto della novella

Il tema della giornata, scelto da Filostrato è quello degli amori che ebbero infelice fine. La novella è raccontata da Emilia.
Simona e Pasquino sono persone del popolo, semplici e genuine nelle azioni e nei sentimenti. Sono entrambi poveri e si guadagnano da vivere l’una filando e l’altro trasportando la lana. La storia si svolge nella Firenze degli artigiani e dei mercanti, dove l’arte della lavorazione della lana era una delle più praticate e redditizie. Il loro legame affettivo matura e cresce, fino a concretizzarsi nell’atto dell’amore carnale: ma in questo non c’è morbosità o volgarità, bensì la naturalezza dei gesti quotidiani. Una domenica i due ragazzi si danno appuntamento dopo pranzo in un giardino. Simona porta con sé un’amica, Lagina; Pasquino un amico di nome Puccino, da tutti soprannominato lo Stramba. Tra Lagina e lo Stramba nasce un «amorazzo», ovvero un amore occasionale, nato sul momento. Nella parte del giardino dove Simona e Pasquino si sono appartati, c’è un cespuglio di salvia; Pasquino prende a passarsi una foglia sulle gengive e sui denti. Subito dopo, il suo viso inizia a cambiare espressione, poi a non vederci più e, infine, non riesce più a parlare; in breve muore, il suo corpo si gonfia e si ricopre di macchie scure. Simona inizia a gridare, Lagina e lo Stramba accorrono. Vedono Pasquino in quello stato e accusano Simona di averlo avvelenato. Simona, fuori di sé per l’improvvisa perdita dell’amato, non riesce a giustificarsi. Ancora meno riesce a farlo, a causa della sua scarsa istruzione e, quando viene portata davanti al giudice, che la interroga sull’accaduto, non riesce a giustificarsi. Il giudice, allora, chiede di essere portato sul luogo dell’accaduto per vedere con i suoi occhi il corpo del morto. Simona, per far capire meglio ciò che è accaduto, ripete il gesto di Pasquino, e, come lui, si avvelena e cade morta a terra. Giovanni Boccaccio, l’autore, a questo punto, interviene in prima persona, affermando che il loro è stato un “lieto fine”. Hanno infatti posto fine, nello stesso giorno, al loro amore e alla loro vita e se saranno fortunati continueranno ad amarsi e a vivere insieme in un’altra vita. Invece, sottolinea Boccaccio, se Simona fosse sopravvissuta al suo amante, di certo sarebbe stata condannata a causa delle pesanti accuse degli amici di Pasquino, che avrebbero di sicuro chiesto che una così grande malvagità fosse punita con il rogo. Il giudice, dopo quanto accaduto a Simona, afferma che il cespuglio di salvia è senza dubbio velenoso e ordina che venga bruciato. Non appena il guardiano smuove il cespuglio, trovano sotto di esso un rospo e tutti i presenti convengono che la salvia è diventata velenosa a causa del respiro velenoso del rospo, perché – secondo la credenza popolare – alcuni rospi emettono un fiato velenoso. Il rospo viene bruciato assieme al cespuglio di salvia. Il processo ha così termine e Simona e Pasquino vengono seppelliti nella chiesa di San Paolo.
Novella di Simona e Pasquino nel Decameron di Boccaccio articolo

Analisi e commento

L’analisi settima novella della quarta giornata del Decameron comprende la critica ai sistemi di valori di riferimento: ciò che caratterizza la novella narrata da Emilia è la contrapposizione dell’amore tra Simona e Pasquino e Lagina e Stramba. Il primo è un amore con accezione cortese, anche se gli amanti sono di umili origini, mentre il secondo è un amore carnale, che non ha nulla a che vedere con la mente e l’animo nobile. L’amore narrato da Emilia si rivela cortese dal momento in cui la stessa narratrice lo eleva nel testo. Essa introduce infatti la sua novella dicendo: “Quantunque Amor volentieri le case de’ nobili uomini, abiti, esso perciò non rifiuta lo’mperio di quel de’ poveri, anzi in quelle sì alcuna volta le sue forze dimostra (…)” oppure “O felice anime, alle quali in un medesimo di adivenne il fervente amore (…)“.
Per quanto riguarda le coordinate spazio temporali è necessario sottolineare che la scena centrale è ambientata in un giorno di festa (una domenica dopo pranzo). La stagione non è indicata, ma si può intuire che sia primavera o estate, visto che i due innamorati vanno in un giardino all’aperto, senza timore del freddo o della pioggia.
Per quanto riguarda i luoghi, vengono nominati Firenze, la chiesa di San Paolo e il giardino. I primi due sono luoghi reali e storici, il che dimostra ancora una volta il realismo di Boccaccio, mentre il giardino suggerisce uno spazio di pace, di tranquillità, che si contrappone al luogo del lavoro, ossia la città di Firenze.
Per ulteriori approfondimenti sulle novelle del Decameron vedi anche qua.
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Domande da interrogazione

  1. Qual è il tema centrale della settima novella del Decameron?
  2. Il tema centrale è l'amore che ha un infelice epilogo, come evidenziato dalla storia di Simona e Pasquino, raccontata da Emilia.

  3. Come si sviluppa la relazione tra Simona e Pasquino?
  4. La loro relazione è caratterizzata da genuinità e semplicità, culminando in un atto d'amore naturale, ma tragico, che porta alla morte di entrambi.

  5. Qual è il ruolo del giudice nella novella?
  6. Il giudice, dopo aver esaminato la situazione, conclude che Simona non è colpevole e ordina la distruzione del cespuglio di salvia, ritenuto velenoso.

  7. In che modo Boccaccio presenta la contrapposizione tra i due amori nella novella?
  8. Boccaccio contrappone l'amore cortese di Simona e Pasquino a quello carnale di Lagina e Stramba, evidenziando la nobiltà d'animo dei primi rispetto alla superficialità dei secondi.

  9. Qual è la conclusione della novella e il messaggio di Boccaccio?
  10. La novella si conclude con la morte di Simona e Pasquino, che Boccaccio definisce un "lieto fine", suggerendo che il loro amore continuerà in un'altra vita, evitando così una condanna terrena.

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