Concetti Chiave
- L'avvento dei regimi autoritari in Europa nel primo dopoguerra è segnato da gravi crisi sociali, economiche e politiche, che favoriscono lo Stato totalitario.
- I regimi totalitari si caratterizzano per un'unica ideologia, il culto della personalità del dittatore e il completo controllo sulla società, inclusi media e cultura.
- In Italia, Mussolini concentra il potere nel governo, abolendo il confronto politico e imponendo uno stato corporativo che annulla il potere contrattuale dei lavoratori.
- In Germania, il regime nazista elimina l'opposizione e utilizza una propaganda intensa per creare un'immagine quasi sacra del Fuhrer, irreggimentando anche i giovani.
- Gli Stati totalitari mostrano contraddizioni, cercando modernizzazione ma attingendo a miti e pratiche arcaiche, alterando la realtà attraverso la censura e la manipolazione.
Indice
L'avvento dei regimi autoritari
Nel primo dopoguerra del secolo scorso i gravi problemi sociali, economici e politici favorirono l’avvento, in vari stati europei, di regimi autoritari. Nasce così lo Stato totalitario che presenta precise connotazioni. Si regge su una dottrina, un’ideologia unica, che vieta la pluralità di opinioni. Propone un organismo unico nel quale ogni individuo costituisce solo una cellula: lo Stato è tutto il singolo nulla. Ne consegue il disprezzo per il voto popolare, la funzione del Parlamento e il disprezzo per la democrazia. Ha un unico partito guidato da un capo carismatico e infallibile, un dittatore a cui si deve totale obbedienza. Deve avere il completo controllo della nazione. Da ciò deriva la lotta contro ogni forma di opposizione, l’uso della violenza, la creazione di corpi armati e della polizia segreta. Ha bisogno del controllo sulla stampa, sulla scuola, sulla cultura, sulla scienza, sull’educazione dei giovani. Instaura un rapporto diretto e attivo con le masse attraverso una martellante propaganda e l’uso di tutti i mezzi di comunicazione. Tende a darsi un fondamento quasi sacro, presentandosi come insostituibile organizzatore di una “società perfetta”. Trova fondamento in alcuni miti che usa per giustificare il proprio dominio. L’idea stessa di verità svanisce, attraverso la censura e la manipolazione delle idee si conosce solo ciò che il gruppo al potere desidera che si sappia: è la mistificazione della realtà, perché lo stato totalitario ”costruisce” si fa “attivo”, alterando, riscrivendo, imponendo false verità create per giustificare se stesso e il proprio potere; può omettere, cancellare interi pezzi di storia, per annullarne la memoria. Presenta, inoltre, aspetti contraddittori, di “nuovo” e di “vecchio” allo stesso tempo. Nuovo perché tende alla modernizzazione, vecchio perché fa ricorso a miti, fantasie, riti arcaici.
Il regime fascista in Italia
Alla fine del 1926, fascistizzata la burocrazia, inclusa la Milizia tra i corpi armati dello stato, aperte le porte del partito agli elementi dell’alta e media borghesia e messi da parte i più decisi e violenti rappresentanti dello squadrismo, ogni empito rivoluzionario iniziale era destinato a scomparire. Il centro effettivo del potere non si spostò dal parlamento al partito ma dal parlamento al governo: Mussolini poté governare un ventennio il paese quale capo del governo che godeva della fiducia del sovrano, gli organi dello stato fascistizzati rimasero in posizione di netta preminenza rispetto agli organi del partito che si trasformò in un complesso propagandistico-educativo-assistenziale. Abolito il confronto delle idee in seno al parlamento, altrettanto avvenne nel partito. L’apparenza della struttura statale dell’Italia poteva far pensare a uno stato-partito, invece la realtà rimase quella di uno stato autoritario che aveva imbrigliato, dopo averla usata contro le altre forze politiche, una forza potenzialmente “sovversiva” nei confronti dello Stato. “Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato” B. Mussolini 28/10/1925. Eliminato il vecchio stato liberale Mussolini voleva costruire lo stato corporativo, ispirato al principio che gli interessi individuali dovevano essere subordinati all’interesse nazionale, bisognava creare un sindacalismo di stato. Nacquero nel ’27 le corporazioni: il potere contrattuale dei lavoratori venne praticamente annullato. Tutti i cittadini furono irreggimentati in organismi di stato.
La Germania nazista e il controllo
Annientata ogni forma di opposizione e di dissenso, anche attraverso l’eliminazione fisica degli avversari e la loro chiusura nei campi di concentramento, la Germania hitleriana, trasformata tra il 1933 e il 1934 da Stato federale a Stato unitario rigidamente controllato, si ritrovò con una popolazione passivamente disposta all’unanime applauso, anche perché non preparata a comprendere il carattere della democrazia parlamentare, vista la sua storia sotto il duro regime del Kaiser. Uno dei metodi più efficaci per ottenere il coinvolgimento emotivo delle masse fu quello di collegare strettamente il linguaggio religioso a quello tipicamente nazista: nacque così una sorta di misticismo politico in cui vanno inserite la svastica e la bandiera. “Noi nel rosso riconosciamo l’idea sociale del movimento, nel bianco l’idea nazionalista, nella croce uncinata l’impegno a combattere per l’affermazione dell’uomo ariano e per il diffondersi della tendenza al lavoro creativo, che fu e sarà sempre antisemitico” A. Hitler. Le riunioni del Reichstag approvavano passivamente i decreti governativi o erano il luogo di ascolto, con grandi ovazioni, dei discorsi del Fuher, che aveva sempre ragione e che, per ogni buon nazista, era da considerare “un dono di Dio”, al di sopra di qualsiasi giudizio e della stessa legge, in quanto personificazione di essa. “La legge e la volontà del Fuher sono tutt’uno”. Molto più meticolosamente di quanto avvenne in Italia i giovani tedeschi vennero irreggimentati da una rete di organizzazioni del partito che ne curavano la preparazione fisica ed ideologica senza distinzione di classe, di posizione sociale. La gioventù era tenuta a frequentare corsi speciali di formazione che permettevano di rinnovare i quadri del partito, della polizia e dell’esercito con uomini di età inferiore ai trent’anni: cosa che appariva in aperto contrasto di immagine con la senilità degli uomini politici operanti in seno alle democrazie. Il culmine del delirio intellettuale fu raggiunto nel campo del diritto. “Fondamento per l’interpretazione di ogni fonte del diritto è la visione del mondo nazionalsocialista come si trova espressa in particolare nel programma del partito e nelle dichiarazioni del Fuher”(1936). Il Fuher diventava il garante del diritto, creatore del medesimo, massimo giudice. Ne derivava l’arbitrio del dittatore e le leggi razziali. Contestualmente la propaganda nazista puntava a creare intorno al partito e al Fuher un’immagine al tempo stesso terribile ma rassicurante, invincibile e salvatrice.
- A. Brancati, Popoli e civiltà
- Gaeta Villani, Corso di Storia
- S. Guglielmino T. Scarduelli Silvestrini, Guida alla lettura
- A. Acquarone, L’organizzazione dello stato totalitario
Domande da interrogazione
- Quali sono le caratteristiche principali di uno Stato totalitario?
- Come si è evoluto il regime fascista in Italia dopo il 1926?
- In che modo la Germania nazista ha annientato l'opposizione?
- Qual è il ruolo della propaganda nel regime nazista?
- Come venivano coinvolti i giovani nel regime nazista?
Uno Stato totalitario si basa su un'unica ideologia, disprezza la pluralità di opinioni e il voto popolare, e controlla ogni aspetto della vita sociale, culturale e politica, utilizzando violenza e propaganda per mantenere il potere.
Dopo il 1926, il regime fascista ha consolidato il potere, spostando il centro decisionale dal parlamento al governo, e ha abolito il confronto delle idee, trasformando il partito in un apparato propagandistico e assistenziale.
La Germania nazista ha eliminato ogni forma di opposizione attraverso la violenza, l'eliminazione fisica degli avversari e la creazione di campi di concentramento, instaurando un regime di controllo rigoroso sulla popolazione.
La propaganda nazista ha creato un misticismo politico, collegando il linguaggio religioso a quello nazista, e ha presentato il Fuher come un dono di Dio, giustificando l'arbitrio e le leggi razziali.
I giovani tedeschi venivano irreggimentati attraverso organizzazioni del partito che curavano la loro formazione fisica e ideologica, preparando una nuova generazione di membri del partito, della polizia e dell'esercito.