Concetti Chiave
- Il monismo, rappresentato da pensatori come Ibn Arabi e Mulla Sadra, afferma l'unicità dell'esistenza in cui solo Dio è realmente esistente.
- Ibn Arabi sostiene che le creature esistono solo in relazione a Dio, rendendo la loro esistenza evanescente e non autonoma.
- Metafore come l'ombra e lo specchio illustrano il monismo: le creature sono inferiori rispetto a Dio, pur esistendo in relazione a Lui.
- Il monismo comporta rischi teologici, poiché potrebbe confondere il Creatore con le creature e avvicinarsi al panteismo, inaccettabile nell'Islam.
- I teologi cercano di salvaguardare la loro visione sostenendo che esiste solo l'unicità della percezione di Dio, mantenendo una distinzione ontologica.
Monismo (wahdat al-wujud, la dottrina dell’“unicità del’esistenza”): i pensatori di riferimento sono Ibn Arabi (morto 1240, spagnolo andaluso) e Mulla Sadra (al secolo al-Shirazi, persiano morto nel 1640). A differenza del panteismo (tutto è Dio), si ha che tutto ciò che esiste fa parte, compartecipa ad un’unica realtà, essenza, modo di essere. La realtà ontologica dell’esistente è unica.
Ibn Arabi e la realtà ontologica
Ibn Arabi, filosofo sufista, afferma che esiste soltanto Dio, l’esistenza è unica e l’unico che esiste è Dio. Le creature, che sono state create, sono esistenti soltanto in rapporto a Dio, non in sé stessi. La creatura esiste, non è illusoria, ma è evanescente, perché ciò che esiste veramente è Dio.
Metafore e versetti coranici
Metaforicamente: come l’ombra fa parte dell’uomo, ma l’uomo è una cosa a parte. L’ombra è ancora l’uomo, per rispetto ad esso, che è corpo, è ontologicamente più bassa. Oppure lo specchio: rispecchiandosi, l’immagine è irreale rispetto alla figura umana, però esiste. È identica, ma è falsità, nonostante esista.
L’esistenza è una, però avviene la compartecipazione, depotenziata. Dei versetti coranici sono emblematici al riguardo, citati per sostenere che il Corano in sé afferma la teoria monista: ogni cosa perisce tranne il volto di Dio, che è ovunque ci volgiamo. Anche se tutto non esistesse più, ci rimane comunque il Suo volto, cioè, anche, la sua essenza. Se tutto sulla Terra svanisse, rimarrebbe il volto di Dio. L’unico che esiste veramente è Dio.
Rischi e teorie teologiche
L’idea del monismo è molto eterodossa e può risultare pericolosa. Il grosso rischio è quello che non si va più a fare differenza tra Creatore e creature. Sì, si può dire che l’ombra è diversa dal corpo che la proietta, ma se si cancella l’ombra e resta solo il corpo, la distanza dal panteismo diventa minima. I teologi stessi se ne rendono conto e per salvaguardare le loro teorie si inventano che in realtà non esiste unicità dell’esistenza, ma l’unicità della visione. Non è che esiste solo Dio, ma noi vediamo in esistenza solo Dio. Vediamo come se tutte le cose periture fossero una manifestazione di Dio, ma in realtà siamo consapevoli che ontologicamente Dio e le creature sono diverse. Vediamo il corpo, e l’ombra relativamente al corpo. In una concezione come quella islamica, l’idea del panteismo non è assolutamente accettabile, in quanto completamente contraria alla trascendenza (le due, si potrebbe dire, hanno rapporto dialettico). In questo modo il rischio dell’illusorietà non è più su Dio, ma sul mondo. Nel panteismo tutto ciò che esiste è Dio, ergo il nostro vicendevole vederci è una fantasia. Siamo ombre, il mondo è un’illusione, Dio diventa assolutamente pregnante ontologicamente.
Domande da interrogazione
- Qual è la differenza principale tra monismo e panteismo secondo Ibn Arabi?
- Come Ibn Arabi descrive l'esistenza delle creature in relazione a Dio?
- Quali metafore utilizza Ibn Arabi per spiegare la relazione tra Dio e le creature?
- Quali sono i rischi associati all'interpretazione monista secondo i teologi?
Il monismo, come descritto da Ibn Arabi, afferma che tutto ciò che esiste partecipa a un'unica realtà, che è Dio, mentre il panteismo sostiene che tutto è Dio. La realtà ontologica dell'esistente è unica e solo Dio esiste veramente.
Ibn Arabi sostiene che le creature esistono solo in rapporto a Dio e non in sé stesse. Sebbene le creature non siano illusorie, sono considerate evanescenti, poiché ciò che esiste veramente è Dio.
Ibn Arabi utilizza metafore come l'ombra e lo specchio per illustrare la relazione tra Dio e le creature. L'ombra è parte dell'uomo ma ontologicamente inferiore, mentre l'immagine nello specchio è identica ma irreale rispetto alla figura umana.
I teologi avvertono che l'interpretazione monista può portare a confondere il Creatore con le creature, riducendo la distanza dal panteismo. Per evitare questo, alcuni sostengono che esiste solo l'unicità della visione, mantenendo la distinzione ontologica tra Dio e le creature.