Indice
Tipi di osservazione
L’osservazione viene condotta sul campo, spesso impiega molto tempo e può essere:
- Semplice: impiego dei propri sensi, appunti su taccuino in modo libero e personale e in maniera discorsiva o tramite schizzi o disegni
- Attrezzata: uso di macchina fotografica, registratori, videocamere e strumenti di misura per rilevazione di caratteristiche e quanto esse si manifestano come software. I dati vengono poi raccolte in schede predisposte
- Esterna: non vive nella realtà ma nei margini e annota ciò che vede da lontano. Spesso viene usato in ambito etologico e per questo si chiama etologia umana. Vengo studiati degli aspetti particolari del comportamento specie la prossimità
- Interna o partecipante: condivide la vità della popolazione studiata in modo da entrare a contatto con i membri e conoscere i punti di vista. Spesso richiede grande capacità di adattamento sia alla lingua che ai fenomeni atmosferici ma anche grande doti nel relazionarsi con l’altro e coraggio.
Lo sguardo antropologico
Quando osservo una cultura devo avere uno sguardo da lontano il più distaccato dalla mia. Devo cercare di non confrontare la mia cultura con le altre come facevano i primi etnologi.Per l’antropologo non conta la distanza geografica ma la distanza culturale tra l’osservatore e la realtà studiata. Bisogna essere relativisti: guardare i fenomeni in relazione all’ambiente in cui accadono cogliendo un senso unitario e non alla mia cultura.
De Montagne ha messo in luce per primo l’importanza del relativismo.
L’osservazione partecipante comprende la condivisione di quasi tutti gli aspetti della vita di quella popolazione. Bisogna acquisire una certa familiarità con le usanze dei nativi diventando interessati a ciò che gli piace, piangendo con loro ecc…
Interpretazione dei dati
Dopo la fase empirica di raccolta l’antropologo deve dare un ordine ai dati raccolti per fare un’interpretazione coerente dalla realtà studiata. Due metodi:- Metodi qualitativi: ne fanno parte l’osservazione partecipante, l’intervista libera, trascrizione di resoconti. Sono i metodi che producono descrizioni, analisi e valutazioni che non si possono quantificare. Ci permettono di descrivere la realtà.
- Metodi quantitativi: misurazione dei fenomeni sociali che può essere sintetizzata in tabelle, grafici e statistiche numeriche. Sono esempi questionari e le interviste strutturate.
I criteri di selezione e di analisi
Nella sua ricerca occorre focalizzarsi su i caratteri dell’oggetto d’indagine che rientrano nei suoi interessi.- Prospettiva olistica: Malinowski, Radcliffe-Brown cercavano di cogliere la cultura nella sua totalità comprendendo tutti i suoi aspetti cercando la correlazione tra le varie parti. Questa prospettiva è praticabile solo nelle piccole comunità che non vengono contaminate dalle altre culture.
- Prospettiva specialistica: analisi circoscritta su un unico aspetto come la parentela o la religione.
Boas e i suoi allievi danno vita a una prospettiva antropologica relativista: occorre mettere in relazione i comportamenti con il contesto sociale in cui si manifestano e non secondo la cultura dell’antropologo. Il relativismo si oppone all’etnocentrismo. (Per esempio la pratica del cannibalismo venne giudicato dagli europei senza conoscere il verso significato)
Spesso in antropologia viene usata la comparazione: confronto tra fenomeni simili di culture diverse spesso molto lontane a livello geografico. Lo scopo e quello di raggiungere una spiegazione più ricca di sfumature e ampia in merito ai suoi diversi ambiti.
Per esempio l’antropologo potrebbe inizialmente fare comparazioni tra culti simili nelle zone vicine per poi proseguire trovando culti simili in zone ben più lontane individuando caratteri costanti, differenze e peculiarità del culto preso in esame.
Monografia etnografica
Dopo la raccolta dei dati e la loro interpretazione occorre redigere una monografia o un articolo scientifico, un testo che contenga il resoconto dell’indagine antropologica frutto di un metodo induttivo (dall’analisi del particolare fino al generale).La monografia come tipo di scrittura si afferma a partire dal primo Novecento come quello di Malinowski per le isole Trobriand o quello su i Nuer Pritchard.
Nelle monografie la vita vissuta viene tradotta con il linguaggio mettendola per iscritto secondo delle metodologie stabilite e occidentali. La monografia venne aspramente criticata dall’antropologia interpretativa di Geertz: le monografie non sarebbero mai potute essere oggettive ma scritte secondo la soggettività dell’antropologo, il suo bagaglio culturale e i suoi presupposti ideologici.
Questo aspetto può tuttavia arricchire la ricerca se il dialogo non sia un interrogatorio ma una conversazione libera che lasci spazio al soggetto analizzato per approfondire aspetti che lui in quanto apparente alla sua cultura, ritiene più importante.
Il resoconto etnografico è prezioso però perché permette la conservazione di un patrimonio umano.