Concetti Chiave

  • Il 476 segna convenzionalmente la fine dell'Antichità, ma all'epoca non fu percepito come un evento significativo poiché l'eredità di Roma era già trasferita a Costantinopoli.
  • Le interpretazioni storiche recenti riconoscono che l'impero romano del IV secolo non era in decadenza inevitabile e avrebbe potuto sopravvivere senza le invasioni barbariche.
  • Il potere dell'imperatore era diventato assoluto e tirannico, mentre le disuguaglianze sociali erano aumentate tra una ristretta élite e la massa dei poveri.
  • Il cristianesimo sostituì il politeismo come religione principale, ma gli imperatori cristiani si dimostrarono altrettanto spietati, collaborando con la Chiesa per gestire la popolazione.
  • La crisi dell'impero occidentale fu provocata dall'invasione barbarica, che costrinse il governo di Costantinopoli a sacrificare le province occidentali per preservare il resto dell'impero.

La fine dell'antichità

Il 476, anno della deposizione di Romolo Augustolo sembrava una data così importante agli storici del passato, da essere scelto come data convenzionale con cui far finire l’Antichità e iniziare il Medioevo. In realtà all’epoca non se ne accorse quasi nessuno, perché l’eredità di Roma si era trasferita da un pezzo a Costantinopoli, mentre l’impero d’Occidente in pratica si era già dissolto con i grandi stanziamenti di popoli barbari sul suo territorio.

Ma come era potuto succedere?

Interpretazioni storiche del crollo

Per molto tempo si è pensato che l’impero romano all’epoca delle invasioni barbariche fosse un organismo decrepito, in decadenza morale e materiale, e che il suo crollo fosse inevitabile. Questa interpretazione risale all’opera di un grande storico, l’inglese Edward Gibbon, che nel Settecento scrisse un libro famoso intitolato Declino e caduta dell’impero romano. Oggi, grazie a un nuovo interesse degli studiosi per quest’epoca e ai grandi progressi dell’archeologia, la nostra immagine dell’impero romano del IV secolo, alla vigilia delle invasioni barbariche, non è più così pessimista, la società romana non era affatto sul punto di crollare, e senza le invasioni barbariche avrebbe potuto sopravvivere, come infatti accadde nella parte orientale dell’impero.

Cambiamenti nell'impero romano

Certo, l’impero era molto cambiato rispetto ai tempi di Augusto. Sotto certi aspetti era cambiato in peggio.

L’imperatore era diventato una figura sacra e inavvicinabile: non era più il primo fra i cittadini, ma un sovrano tirannico che esercitava sui sudditi un potere assoluto di vita e di morte. Nella società le disuguaglianze erano cresciute: un piccolo numero di grandi latifondisti, generali e funzionari pubblici straricchi, dominava la massa dei poveri.

L'impero e il cristianesimo

Ma sotto altri aspetti l’impero era cambiato in meglio.

Dopo l’editto di Caracalla del 212 tutti gli abitanti dell’impero avevano la cittadinanza romana, e il nome infamante di barbari era riservato ai popoli che vivevano fuori dai confini. Nelle campagne, l’antica piantagione schiavistica era sparita; gli schiavi c’erano ancora, ma la maggior parte dei contadini ora erano coloni, che pagavano un affitto ed erano ufficialmente uomini liberi. C’era poi un cambiamento che qualcuno rimpiangeva, e altri esaltavano: la religione dell’impero non era più l’antico politeismo, ma il cristianesimo, anche se una forte minoranza, soprattutto in Occidente, era ancora attaccata ai vecchi riti. In passato gli storici credevano che la diffusione del cristianesimo avesse indebolito l’impero romano, rendendolo meno bellicoso; in realtà non è così.

Gli imperatori cristiani erano altrettanto energici e spietati dei loro predecessori pagani, e la Chiesa si rivelò un poderoso alleato del governo nell’inquadrare la popolazione e dirigere la vita collettiva.

Qual è la crisi dell'impero occidentale?

Era, dunque, un impero diverso da prima, pieno di problemi e di contraddizioni, ma non certo un impero in decadenza, condannato dalla storia a crollare. Fu l’improvvisa spinta dall’esterno rappresentata dall’arrivo dei barbari a mettere in crisi l’impero: essa costrinse il governo di Costantinopoli a sacrificare le province occidentali, culla del potere romano, pur di salvare tutto il resto. L’impero d’Occidente, insomma, non declinò fino a crollare, ma come scrisse lo storico francese André Piganiol, «fu assassinato» dai barbari.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la data convenzionale che segna la fine dell'Antichità?
  2. La data convenzionale è il 476, anno della deposizione di Romolo Augustolo, anche se all'epoca non si percepì come un evento significativo, poiché l'eredità di Roma si era già trasferita a Costantinopoli.

  3. Come è cambiata l'interpretazione storica del crollo dell'impero romano?
  4. In passato si pensava che l'impero fosse in decadenza e il suo crollo inevitabile, ma oggi si riconosce che la società romana del IV secolo non era sul punto di crollare e avrebbe potuto sopravvivere senza le invasioni barbariche.

  5. Quali erano alcune delle disuguaglianze sociali nell'impero romano?
  6. L'imperatore era visto come un sovrano tirannico e le disuguaglianze sociali erano aumentate, con un piccolo numero di latifondisti e funzionari ricchi che dominavano una massa di poveri.

  7. In che modo il cristianesimo ha influenzato l'impero romano?
  8. Il cristianesimo divenne la religione predominante, ma gli imperatori cristiani si dimostrarono altrettanto energici e spietati dei loro predecessori pagani, e la Chiesa divenne un alleato potente del governo.

  9. Qual è stata la causa principale della crisi dell'impero occidentale?
  10. La crisi fu causata dall'improvvisa spinta esterna rappresentata dall'arrivo dei barbari, che costrinse il governo di Costantinopoli a sacrificare le province occidentali per salvaguardare il resto dell'impero.

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