Meccanica razionale
Sofia Gregorio, anno 20-21.
Vettori
Teoria dei vettori
Fisiche grandezze scalari: grandezze individuate da un solo valore numerico, p, t, °M, ecc.
Grandezze vettoriali: grandezze caratterizzate, oltre che da un valore numerico, da una direzione e un verso, come forza e velocità.
Segmenti orientati
Un segmento orientato AB è un segmento in cui viene definito un verso di percorrenza da A verso B.
Segmenti orientati equipollenti: due segmenti orientati si dicono equipollenti se hanno la stessa lunghezza, la stessa direzione e lo stesso verso.
Vettori liberi
La classe dei segmenti orientati equipollenti rappresenta il vettore libero, noto come ente matematico. Un vettore libero è caratterizzato da: modulo, numero non negativo, direzione, detta retta d’azione, e verso.
Notazioni per un vettore: v. Notazioni per modulo di un vettore b. Vettore nullo: vettore di modulo nullo e direzione e verso indeterminati.
Versore: vettore unitario di modulo uno che definisce un orientamento nello spazio.
Rappresentazione di un vettore
Rappresentazione intrinseca di un vettore: v = modulo per versore.
Rappresentazione cartesiana o estrinseca: è la combinazione tra la terna trirettangola e le componenti cartesiane. V = V1e1 + V2e2 + V3e3. Le componenti cartesiane sono rispetto alle direzioni cartesiane.
Terna trirettangola levogira diversa una. La terna trirettangola di versori si dice se i versori sono mutuamente ortogonali tra loro.
Levogira o sinistrorsa: un osservatore posto su e3 vede ruotare e1 verso e2 in senso antiorario per sovrapporsi.
Destrogira o destrorsa: un osservatore posto su e3 vede ruotare e1 verso e2 in senso orario per sovrapporsi. È destrogira, levogira, 0, -1.
Operazioni tra vettori
Prodotto scalare
Prodotto scalare: si definisce la quantità scalare data tra due vettori u e v: u · v = |u| |v| cos α.
L’angolo è il più piccolo angolo tra direzioni orientate che il vettore forma tra due direzioni orientate.
Il prodotto scalare si annulla se almeno uno dei due vettori è nullo oppure se i due vettori sono ortogonali.
La proiezione ortogonale di un vettore v su una direzione orientata è data dal prodotto scalare tra il vettore e il versore della direzione orientata: Vr = v · r = V cos α.
Rappresentazione cartesiana
Le componenti cartesiane coincidono con le proiezioni ortogonali del vettore lungo gli assi dei versori cartesiani, ovvero e1, e2, e3.
v = V1e1 + V2e2 + V3e3; V1 = v · e1, V2 = v · e2, V3 = v · e3.
Prodotto vettoriale
Prodotto vettoriale: si definisce il vettore, tra due vettori u e v, w = u × v.
Direzione individuata dalla giacitura perpendicolare a quella dei due vettori. Verso tale che la terna u, v, w sia levogira. Modulo pari al prodotto dei moduli per il seno dell’angolo compreso: |w| = |u| |v| sen α.
Rappresenta l’area del parallelogramma i cui lati sono i due vettori.
Il prodotto vettoriale si annulla se almeno uno dei due vettori è nullo oppure se i due vettori sono paralleli.
v × v = 0; ei × ei = 0.
Prodotto misto
Prodotto misto: dati tre vettori v, u, w, si definisce la quantità scalare (v × u) · w.
Il prodotto misto è nullo se almeno uno dei tre vettori è nullo o se i tre vettori sono complanari.
Proprietà del prodotto misto: è invariante rispetto a permutazioni cicliche dei tre vettori: v · (w × u) = w · (u × v) = u · (v × w).
È invariante rispetto allo scambio delle operazioni vettoriali: (v × u) · w = v · (u × w).
Doppio prodotto vettoriale
Doppio prodotto vettoriale: dati tre vettori si definisce il prodotto vettoriale tra essi. Il vettore è (a × b) × c oppure a × (b × c).
Il doppio prodotto vettoriale non è associativo. Per la proprietà anticommutativa del prodotto vettoriale si ha: a × b = -b × a.
(a × b) × c = b(a · c) - a(b · c); a × (b × c) = b(a · c) - c(a · b).
Introdotta una terna trirettangola levogira di versori e1, e2, e3, V = V1e1 + V2e2 + V3e3; U = U1e1 + U2e2 + U3e3; W = W1e1 + W2e2 + W3e3.
Prodotto scalare: U · V = U1V1 + U2V2 + U3V3.
Prodotto vettoriale: U × V = (U2V3 - U3V2)e1 + (U3V1 - U1V3)e2 + (U1V2 - U2V1)e3.
Prodotto misto di v, u, w: det K = v · (u × w) = V1U2W3 + V2U3W1 + V3U1W2 - U1V2W3 - U2V3W1 - U3V1W2.
Notazione a indici
Notazione: serve a comparare le formule. Gli indici rappresentati con pedici sono detti enti matematici e possono assumere, in meccanica classica, valori 1, 2, 3.
V = Viei; Vi = V1, V2, V3; ei = e1, e2, e3.
Espressioni di questo tipo si chiamano monomi falsi. Indici ripetuti non fanno mutare il nome loro detto, in quanto cambiare il valore dell’indice non cambia il valore del monomio.
Viei = V1e1 + V2e2 + V3e3.
Indici liberi: due monomi falsi sono uguali se hanno lo stesso numero di indici liberi e gli stessi indici liberi con lo stesso nome. Un falso monomio contenente m indici liberi e n indici ripetuti rappresenta 3m polinomi, ciascuno formato da 3n termini.
M = 0: polinomio formato da 1 termine. M = 1: Vi, polinomio formato da 3 termini. M = 2: bij, polinomio formato da 9 termini.
bij = b11, b12, b13, b21, b22, b23, b31, b32, b33. Basta bisbsi = b11b11 + b12b21 + b13b31 + b21b12 + b22b22 + b23b32 + b31b13 + b32b23 + b33b33.
Simbolo di Kronecker
Simbolo di Kronecker: principale diagonale. δij = 1 se i = j, δij = 0 se i ≠ j.
Proprietà del simbolo di Kronecker: sostituendo δisVs = Vi; δsiVs = Vi; δijVj = Vi.
Vsδs1 = V1, Vsδs2 = V2, Vsδs3 = V3; ViVjδij = ViVi.
Relazione tra il simbolo di Kronecker e i versori della terna trirettangola levogira: ei · ej = δij. Condizione di ortonormalità.
Simbolo di Levi-Civita
Simbolo di Levi-Civita: εijk = 0 se almeno due indici sono uguali. εijk = 1 se i, j, k è una permutazione pari di classe di 1, 2, 3. εijk = -1 se i, j, k è una permutazione dispari di classe di 1, 2, 3.
ε123 = ε231 = ε312 = 1; ε213 = ε132 = ε321 = -1.
Il simbolo di Levi-Civita cambia segno ogni volta che si scambiano due indici: εsik = -εisk.
Relazione tra il simbolo di Levi-Civita e i versori: ei × ej = εijkek. Per una permutazione pari di classe 1, 2, 3 si ha ei × ej = ek; per una permutazione dispari di classe 1, 2, 3 si ha ei × ej = -ek.
(ei × en) = εisnes; (en × ei) = εnises.
Trasposta: δspδsq, δsiδsa, δspδis, δsaδsp, δsrδsp, δsaδsa, δsgδsa, δsqδss, δspδsa.
εpqrεisn = δpiδqsδrn + δpsδqnδri + δpnδqiδrs - δpnδqsδri - δpsδqiδrn - δpiδqnδrs.
δipδsqδnr e formule equivalenti: δipδsqδnr + δisδnqδpr + δinδpqδsr - δinδsqδpr - δisδpqδnr - δipδnqδsr.
Con un indice saturo ripetuto: εisnεiar = δsaδnr - δsrδna. Con due indici saturi: εisnεisr = 2δnr. Con tre indici saturi: εisnεisn = 6.
Cambiamento di base
Cambiamento di base: ei = Rise’s. Base ortonormale: una base ortogonale in cui tutti i vettori hanno norma unitaria rispetto a un fissato prodotto scalare.
{B} è una base ortonormale se e solo se Va · Vs = 0 per a ≠ s e Vi · Vi = 1. I vettori definiscono assi ortogonali rispetto al prodotto scalare e ciascun vettore della base ha norma 1.
ei = Rise’s; e’s = Risei. Matrice di rotazione: Ris.
Matrice di rotazione: la matrice di rotazione è ortogonale per basi ortonormali. Rsqeq · Rsnen = δqn; RisRin = δsn; RisRas = δia.
Condizioni di ortogonalità: RisRin = δsn. Dalle nove condizioni di ortogonalità della matrice di rotazione, legati gli elementi, solo tre sono indipendenti.
V = Viei = V’se’s; Vi = RisV’s; V’s = RisVi.
Le quantità scalari sono invarianti rispetto a un cambiamento di base: U · V = UsVs = U’sV’s. RisU’sRinV’n = δsnU’sV’n = U’sV’s.
Esercizio sui vettori applicati
Le differenti grandezze fisiche vettoriali possono avere componenti in dipendenza dal loro punto di applicazione.
Un vettore applicato è un vettore spiccato da un punto definito punto di applicazione dello spazio.
Si definisce vettore applicato: ente costituito da un vettore libero e da un punto A di applicazione.
Per poter caratterizzare completamente un vettore applicato nello spazio occorrono 6 parametri:
- Le 3 coordinate del punto di applicazione.
- Le 3 componenti cartesiane V1, V2, V3 del vettore.
Dato P, punto arbitrario, polo, si definisce momento polare del vettore applicato rispetto al polo P il vettore libero: mP = PA × v.
Polo arbitrario: vettore libero mP. Il punto di applicazione del vettore applicato risulta essere nullo quando P = A oppure quando P appartiene alla retta d’azione del vettore.
Il momento polare del vettore applicato varia al variare del polo P e al variare del punto di applicazione A del vettore.
Legge di variazione del momento polare al variare del polo: mQ = QA × v = (QP + PA) × v = QP × v + PA × v = QP × v + mP.
mQ - mP = QP × v; mP - mQ = PQ × v.
Legge di variazione del momento polare rispetto al variare del polo: risulta invariante se il polo scorre lungo una retta parallela alla retta d’azione del vettore.
QH = QP, QP parallelo a v, quindi ΔM = QP × v = 0; mQ = mP.
Il momento polare è invariante rispetto allo scorrimento del vettore lungo la sua retta d’azione.
Dato il vettore applicato, il momento polare mP è dato da: mP = PA × v. Se A’ appartiene alla retta d’azione, PA’ = PA + AA’ e PA’ × v = PA × v + AA’ × v = PA × v, perché AA’ è parallelo a v.
Si definisce momento assiale rispetto a un asse r di un vettore applicato la quantità scalare data dalla proiezione del momento polare su un versore dell’asse r.
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