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Datazione incerta

Datazione incerta, il testo è diviso in 12 libri, a loro volta suddivisi in capitoli. Gli unici per i quali possiamo dare una data sono il libro II e III che possono essere indicativamente attribuiti in un periodo tra il 171 e 175 d.C. Il libro I è successivo, mentre il libro IX e XII possono essere attribuiti all’ultima decade della vita dell’autore.

La forma e la struttura del testo

Il testo è al contempo semplice e complesso, nel senso che ha tratti semplici e diretti ed altri più complessi, abbiamo quindi un alternarsi di termini tecnici e termini quotidiani, aforismi e citazioni, immagini vivide e aride. In generale possiamo dire che non siamo certi dell’autenticità di questa divisione in capitoli e in libri, dato che delle volte le divisioni sembrano artificiose.

I libri II e XII sono costituiti da una serie di riflessioni, a volte quasi improvvisazioni, su temi diversi. Si alternano fasi del testo in cui l’opera sembra prettamente ad uso personale ad altri che sembrano studiati per la pubblicazione, mai avvenuta direttamente dall’autore, causa morte. Vediamo ad esempio che sembra molto valida l’ipotesi che non sia stato scritto per una futura pubblicazione anche perché l’autore indirizza i suoi pensieri solo a se stesso, anche quando magari usa termini tecnici è dovuto molto probabilmente alla sua alta formazione e non alla volontà dell’autore.

La composizione del libro I è indubbia.

La forma adottata è quella di un dialogo con se stesso e tra due aspetti di se stesso, frequente è l’alternanza tra prima e seconda persona singolare, secondo il principio del metodo dialettico platonico, quale strumento per arrivare alla verità, ed è anche molto vicino alla forma della diatriba cinica di Epitteto, che Marco Aurelio conosceva e apprezzava. Molti altri spunti ci fanno capire che l’opera è stata concepita come autoconsolativa, e diretta a se stesso, come in un soliloquio.

Tratta molti temi, tra cui anche vicini allo stoicismo, in particolare allo stoicismo di età imperiale. Il filosofo diviene direttore di coscienza, come si rivela anche Marco Aurelio nella forma dell’esame di coscienza, la cui pratica a partire da Seneca passa dal neopitagorismo allo stoicismo.

Direttore dell’esame di coscienza e colui che lo subisce coincidono, appunto entrambi sono Marco Aurelio. La filosofia come aiuto per rendere più tollerabile l’esistenza e la vita di corte.

Marco Aurelio e lo stoicismo

Lui non si definisce uno stoico, ma le dottrine stoiche sono in realtà predominanti, ciò grazie alle influenze di Giunio Rustico, Epitteto, Apollonio etc., ma dobbiamo precisare che anche altre dottrine influenzano il suo pensiero, come la visione dell’intelletto umano, ripresa da Posedonio. Per Marco Aurelio l’intelletto umano è frammento della divinità, distinto radicalmente dal corpo, ma anche dall’anima stessa, che in quanto essenza materiale, diventa il principio insieme delle funzioni vitali e delle passioni.

Uno dei temi ricorrenti, direttamente collegato allo stoicismo è il tema della solidarietà tra gli uomini, uniti dal logos divino che è fondamento dell’unità universale e in base al quale si crea come un diritto universale naturale che rende ogni uomo cittadino del mondo. Questa idea dell’universo come organismo unificato ricorre nei Pensieri di Marco Aurelio.

La vera libertà dell’uomo e anche detto sommo bene è il vivere secondo natura.

Considera spesso il rapporto tra tutte le componenti dell’universo, e afferma che la mente dell’universo è sociale. Su questa visione deterministica dell’universo costruisce la sua etica sociale, poiché anche la natura dell’uomo è razionale e sociale ed è comune a tutti gli esseri, ed inoltre prendersi cura di tutti gli uomini è in armonia con la natura.

Ogni atto è parte del sistema sociale, così ogni atto non volto al bene comune, al fine comune è nocivo all’unità sia per gli altri, ma anche per sé stessi. È come un atto di ribellione. Correlato a ciò l’idea dell’uomo come cosmopolita, cittadino dell’universo e dell’universo come città.

È piccolo e mutevole”, “l’Asia e l’Europa, angoli dell’universo” à “Tutto”.

L’ideale stoico della monarchia come il Governo del migliore, implica che solo il saggio possa regnare. Ciò può aver facilitato Marco Aurelio nell’adottare ideali di giustizia, magnanimità e pietas richiesti ad un sovrano.

Inoltre accoglie l’ideale stoico del vivere serenamente ogni evento riservatogli dalla sorte, senza disperarsene e prenderlo per quel che è, ed anche la morte viverla serenamente come naturale evento della vita. Non vi è nulla di male in ciò che avviene nella natura. Il pensiero della morte ricorre in tutto il libro e si fa molto pressante negli ultimi libri, dove diviene quasi presentimento o desiderio. Vivere ogni giorno come fosse l’ultimo.

Sembra poi avere dei dubbi sulla dissoluzione totale dopo la morte, forse come forma di speranza. Ed inoltre ad esso si collega il tema della brevità della vita quindi anche della fugacità del tempo e del fluire degli eventi.

Unica cosa che dà protezione, la filosofia.

Tutto è effimero, tutto è fugace. Soprattutto la fama. à

Il presente

Il presente assume un valore assoluto, in quanto unico che si vive e che si può perdere. Nessuno potrebbe toglierci il passato o il futuro non avendoli. Ma se solo il presente è realtà sospeso tra l’abisso del passato e del futuro non può che essere in armonia con la natura e quindi anche il disegno della provvidenza. L’idea quindi di “kairos” momento opportuno, viene rivisto dallo stoicismo ed inserito nell’ordine cosmico prestabilito. Siccome il presente è eternità, chi ha visto le cose presenti ha visto tutto. Quindi fin dall’eternità le cose sono sempre uguali e ripercorrono sempre lo stesso 1 ciclo, quindi è indifferente vivere 20 anni o 200, quindi la vita dura quanto è opportuno che duri, ma nessuno “perde nulla”, essendo il presente eternità. Ma perdiamo allo stesso tempo sia se moriamo giovanissimi che vecchissimi, dato che saremo allo stesso modo privati dell’unica cosa che possediamo, il presente.

Lui adotta la dottrina dell’eterno ritorno, in senso pessimistico, come si evidenzia lungo tutto il testo con la continua insistenza sulla monotonia della trasformazione. Tutto è soggetto alla consuetudine, anche la sfera morale.

Marco Aurelio si richiamava sempre a principi di tolleranza e benevolenza. Quindi astenersi dal ricambiare il male con il male, sopportare e mantenere la calma. Ciò comprende anche il principio di Socrate, secondo il quale le colpe altrui derivano dall’ignoranza dei retti principi, quindi involontarie e non devono suscitare collera e biasimo.

Inoltre nella sua solitudine di imperatore, Marco Aurelio comprese l’importanza delle relazioni umane e prese coscienza del proprio isolamento spirituale.

Fa anche capire che per lasciarsi alla morte con più serenità bisogna pensare che anche chi ti è stato accanto o amico può guadagnare qualche sollievo dalla tua morte, ciò può aiutarti a lasciare il mondo con più serenità, e non con meno affetto verso di essi, anzi.

Torna il principio di raccogliti in te stesso, quando serve, come posto tranquillo, ovvero quello dell’anima. La serietà sta nei principi che si hanno, i quali ci fanno raggiungere, nel raccoglimento in se stessi, la serenità, ovvero l’ordine interiore. Solo la filosofia ci salva.

Inizio del testo: libro I

Tutto il libro I è costituito dall’enumerazione delle qualità avute da Marco Aurelio come esempio dei suoi debiti morali e reali, oltre che delle caratteristiche che lui effettivamente possedeva.

Dal nonno Vero” (M. Annio Vero, senatore che adottò il nipote quando all’età di dieci anni rimase orfano del padre), da lui l’esempio di un à “carattere cortese e lontano dall’ira.

Padre naturale di Marco Aurelio, dicendo “dalla reputazione di colui che mi ha generato e dal ricordo che ne ho”, lui ha ereditato riserbo e à dal fermezza.

Madre: il sentimento religioso e la generosità, la semplicità di vita e l’avversione per le abitudini dei ricchi. à dalla

Fin da bambino Marco Aurelio si sottopose a dure pratiche di ascetismo, da lui intese come fulcro dell’educazione filosofica greca.

Sempre l’elogio alla semplicità, alla riduzione all’essenziale, al non sfarzo, al contenimento sia di morale sia di comportamento. à C’è

Le qualità imparate dalle persone attorno a lui

Le altre sue qualità imparate dalle persone attorno a lui:

  • Essere sempre pronto alla riconciliazione con chi ti ha offeso.
  • Vasta cultura senza ostentazioni.
  • Leggere attentamente ogni cosa, andando nel profondo e non fermandosi in superficie.
  • Essere impassibile e affettuosi.
  • Non riprendere le persone che sbagliano in malo modo.
  • Non lasciare niente al caso.
  • Non vedeva bene i patrizi.
  • Restare sempre lo stesso anche nei dolori più acuti.
  • Non dirsi sempre occupato per evitare degli impegni.
  • Vivere secondo natura.
  • Non trascurare i rimproveri degli amici.
  • Sapersi adattare a tutti.
  • Parlare bene dei propri maestri.
  • Opposizione alla tirannia.
  • Amore verso la famiglia, la verità e la giustizia.
  • Monarchia che rispetta sopra ogni cosa i sudditi.
  • Culto della filosofia.
  • Dominio di se stessi e la fermezza.
  • Fiducia nell’affetto degli amici, conservarsi gli amici senza lasciarsi trasportare.
  • La serenità in tutte le circostanze.
  • La disposizione a fare del bene.
  • La moderazione nel carattere.
  • La franchezza.
  • Prontezza nel compiere il proprio dovere senza lamentarsi.
  • Considerazione degli altri.
  • Non essere precipitoso.
  • Esaminare tutto scrupolosamente.
  • La propensione alla generosità.
  • Bastar sempre a se stesso.
  • Perseveranza irremovibile nelle decisioni.
  • Repressione verso le acclamazioni e le adulazioni.
  • Meritocrazia.
  • Cura dei bisogni dell’impero.
  • Amore per il lavoro e dedizione.
  • Sobrietà in tutto e fermezza senza mai volgarità.
  • Coordinare i principi fondamentali della vita.
  • La giusta cura della propria vita senza troppo attaccamento alla 2 vita. Ma senza trascurarsi.
  • Aver vissuto secondo natura.
  • La costanza.
  • Rispettare le tradizioni senza eccesso.
  • Non avere molti segreti.
  • Capacità di cedere il passo.
  • Non preoccuparsi troppo dell’apparenza, nel vestiario, nella casa, non nella scelta dei servi.
  • Giovarsi di tutto ciò che rende comoda la vita, senza però saperne fare a meno.
  • Carattere impulsivo, placato grazie al volere degli Dei.

Ancora si fa riferimento al non ostentare la ricchezza, neppure se sei un imperatore, come lo era appunto Marco Aurelio, ciò lo ha imparato dal padre.

Ringrazia gli dei per avergli permesso di vivere, anche se per pochi anni, con sua madre, morta giovane.

Ringrazia inoltre gli Dei di non averli fatto mai mancare denaro, sia per se stesso sia nel caso volesse aiutare i più bisognosi.

  • Avere una moglie docile, affettuosa e semplice, Annia Galeria Faustina, figlia di Antonino Pio.

Questi beni sono dovuti alla fortuna e agli Dei. à tutti

Libro II

Tale parte del testo è stata scritta durante una campagna contro i Quadi, tribù germanica transdanubiana, ciò si evince dalle citazioni che fa Marco Aurelio nel testo stesso.

  • La mattina prima di uscire di casa, pensare a cosa può accadere nella giornata, e a chi potremo incontrare, sia nel bene che nel male, perché se io conosco e mi preparo sia al bene che al male, una volta incontrati non mi scalfiranno. Così anche le persone, se penso che esse sono come me particelle divine, quindi in qualche senso parenti, non posso quindi adirarmi con un mio parente o averlo in odio. Ciò aiuta ad affrontare le controversie giornaliere.
  • Siamo nati per darci aiuto reciproco, quindi è contro natura agire l’uno contro l’altro e 3.
  • Io non sono altro che un po’ di carne, soffio vitale e principio direttivo, tale tripartizione deriva forse dallo stoicismo platonizzante di Posidonio ed è uno degli elementi più originali, tale tripartizione identifica nel principio direttivo, la volontà razionale, cioè la parte centrale dell’anima dove sono concentrate le due facoltà che la caratterizzano; la conoscenza e il movimento. È identificato anche come intelletto o come il divino dell’uomo.
  • Disprezza la tua carne, altro non è che un mucchietto di ossa, di rete di nervi, di vene, è sangue impuro.
  • Il soffio vitale non è altro che aria.
  • Cita la metafora del burattino, il neurospasta, l’uomo è strattonato come una marionetta in direzioni diverse senza possibilità di controllare i movimenti.
  • Tutto è opera della provvidenza, dell’operato degli Dei e della fortuna, e tutto avviene per necessità e a vantaggio dell’intero universo, di cui ognuno di noi ne fa parte, ma per la prosperità e per preservare l’universo, ci dovranno essere cambiamenti e mutamenti vari degli elementi dell’universo stesso, quindi anche dell’uomo.
  • Approfittare del tempo che ci è concesso, e utilizzare ogni piccola parte di esso per la propria serenità. Tutto ha una fine e tutto svanisce come svaniamo noi.
  • Compi ogni azione come se fosse l’ultima, con principi saldi e fermezza d’animo. Non commiserarsi. Accontentarsi di ciò che si ha.
  • Colui che non avverte i moti della propria anima, è inevitabile che sia infelice.
  • I peccati commessi per concupiscenza, ovvero per desiderio ardente, sono più gravi di quelli commessi per ira. Qui Marco Aurelio si distacca dallo stoicismo ortodosso, che vedeva le colpe tutte della stessa gravità. Avvicinandosi al pensiero di Teofrasto, discepolo di Aristotele. Ciò è spiegato dal fatto che chi pecca dettato da un momento di ira, ne sentirà il rimorso e se ne farà una colpa, mentre chi è spinto da concupiscenza, non ne avvertirà rimorso dalle sue azioni. Chi pecca provandone piacere merita una pena superiore a chi pecca provandone dolore.
  • I vari eventi della vita colpiscono indistintamente buoni e cattivi, senza né essere essi male o bene in se stessi. Ciò che ci accade non è in sé un male o un bene, ma accade per provvidenza o per volontà divina.
  • Agire, pensare, parlare, come se fosse l’ultima cosa che fai.
  • Tutto svanisce con rapidità, nel mondo i corpi e con il tempo anche il loro ricordo.
  • Nell’uomo vi è un elemento divino, Marco Aurelio lo identifica talvolta con l’intelletto umano, talvolta con una porzione dell’intelletto divino, dato all’uomo come guida e protezione.

3 Inoltre Marco Aurelio consiglia di non occuparsi degli altri e di cosa succeda nei loro animi, ma piuttosto fare attenzione al proprio elemento divino e onorarlo: come onorare il proprio elemento divino?

  • Tenerlo lontano da ogni passione, da ogni sconsideratezza e malcontento, verso tutto ciò che ci viene dagli dei o dagli uomini, dagli dei per la loro virtù e dagli uomini perché uniti da parentela.

Il presente è uguale per tutti ed è ciò che realmente conta, né il passato né il futuro sono importanti perché non ci si può perdere ciò che non abbiamo più.

Tutto è ciclico e sempre uguale.

È indifferente quanto si vive, perché nella morte si perde sempre sia a morire giovani che a morire vecchi, dato che si perde il presente unica cosa che si può perdere.

L’anima si ricopre di infamia quando

L’anima si ricopre di infamia quando:

  • Ci si adira per qualsiasi cosa capiti.
  • Si prova ripugnanza per qualcuno e li si fa del male.
  • Quando ci si lascia vincere da piacere e dal dolore.
  • Quando si agisce con ipocrisia e falsità.
  • Quando si agisce senza un fine prestabilito, ma a caso e sconsideratamente.

Bisognerebbe sempre avere un fine ben preciso anche nel più minimo degli atti che facciamo.

  • Viene citata l’obbedienza alla legge.

Tutto ciò che riguarda il corpo è come un fiume, ciò che riguarda l’anima un turbine, un sogno, un’illusione. La vita è lotta à l’unica cosa che ci dà protezione è la filosofia, essa costa nel serbare intatto e puro il nostro demone interiore, elemento divino, trionfare sui piaceri e sui dolori, incapace di agire a caso o con falsità e ipocrisia. Soprattutto nella filosofia si è sereni anche di fronte alla morte, vista come un passaggio naturale e una mera trasformazione, più precisamente dissoluzione del corpo.

Libro III

Scritto a Carnuto, vicino Vienna, quartiere generale di Marco Aurelio dal 171 al 173.

Inizia trattando direttamente della salute mentale, ovvero precisa che la morte fisica arriva dopo della morte se così si può dire mentale, nel senso che capita spesso che non siamo più lucidi con l’avanzare degli anni e non riusciamo a fare le stesse cose come prima e a comprendere con maestria come da giovani, quindi ciò che si deve fare è affrettarsi dato che la capacità di comprendere le cose e applicarvi la mente si estingue appunto prima della nostra morte.

  • C’è poi un invito ad accogliere il proprio destino qualunque esso sia, anche se contrastante con quanto si pensasse o contrastante con quando fatto in vita. Ippocrate, una vita passata a guarire malattie, si è ammalato ed è morto anche lui.

Ci dice poi di non pensare ai fatti degli altri, ma concentrarsi su se stessi e liberarsi da malignità e curiosità che ci discostano dalla cura del nostro principio direttivo.

Ci si può interessare a ciò che pensano gli altri e a ciò che fanno solo per pubblico interesse.

  • Tutto ciò che viene del destino è buono. La sorte assegnata a ciascun uomo lo accompagna al suo fine.
  • Bisogna tenere conto solo dell’opinione di chi vive secondo natura. Chi non vive
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher N00iko di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti storici ed epistemologici della psicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Mori Luca.
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