Concetti Chiave

  • Manzoni scrive a Fauriel esprimendo le sue difficoltà nello scrivere in italiano, una lingua che considera povera rispetto al francese, e riflette sulla questione linguistica.
  • Nonostante le difficoltà linguistiche, Manzoni si impegna a creare una prosa moderna che stabilisca una connessione più stretta con il lettore rispetto alla tradizione letteraria.
  • Nella lettera a Fauriel del 29 maggio 1822, Manzoni ribadisce il suo intento realistico, opponendosi alla moda dei romanzieri romantici che sacrificano la fedeltà storica.
  • Manzoni affronta sfide significative nella stesura del secondo tomo di "Fermo e Lucia", che include episodi complessi come la monaca di Monza e il Conte del Sagrato, richiedendo un'accurata ricerca storica.
  • Nel bilancio del suo lavoro, Manzoni descrive il XVII secolo in dettaglio, evidenziando meschinità e virtù, rappresentando classi sociali diverse e eventi storici come guerra e peste.

Indice

  1. Introduzione
  2. La lettera a Fauriel del 3 novembre 1821: difficoltà nello scrivere in italiano
  3. La lettera a Fauriel del 29 maggio 1822 – L’intento realistico contro la moda del tempo
  4. La lettera a Fauriel dell’agosto 1823 - Il bilancio

Introduzione

Verso la fine dell’aprile 1821, Manzoni inizia a scrivere Fermo e Lucia: stende i primi due capitoli e l’introduzione. Poi si ferma e porta a termine l’ Adelchi. Grazie alla corrisponda con Fauriel, riusciamo ad individuare i vari momenti della stesura, i dubbi e le difficoltà incontrate.

La lettera a Fauriel del 3 novembre 1821: difficoltà nello scrivere in italiano

Arrivato a novembre, non sa se riprendere il romanzo o dedicarsi alla stesura di Spartaco, la terza tragedia. A questo periodo risale una lettera a Fauriel il cui egli esplicita la sua concezione di romanzo storico. Insiste sul fatto che se dobbiamo rappresentare avvenimento o personaggi storia dobbiamo essere più rigorosi possibile. Ma sorge un altro problema: quello della lingua. È molto difficoltoso scrivere in italiano visto la povertà lessicale di questa lingua,. Fa il confronto con la lingua francese, dal lessico e i modi di dire molto vari,. Essa viene adoperata in dibattiti, conversazioni ed è utilizzata per scrivere tanti libri. Si tratta cdi una lingua viva, in continua evoluzione. Invece, egli si trova a scrivere in una lingua che non è la sua e che è parlata da poche persone. In tal vaso allo scrittore – continua Manzoni – viene a mancare uno strumento che gli permette di attivare una stretta comunione con il suo lettore.
In questa lettera a Fauriel, Manzoni non solo ammette le sue personali difficoltà a scrivere in una lingua che non è la sua (egli parlava il dialetto e il francese), ma riapre il problema della questione della lingua.
Tenendo presente queste difficoltà, non dobbiamo stupire se la stesura del romanzo si protrae per circa venti anni. Il risultato è costituito da una prosa moderna che crea una sorta di comunione con il lettore che la tradizione letteraria non era mai riuscita ad annodare. Il problema è enorme: il genere letterario trattato è nuovo, esso è visto con sospetto dai letterati dell’epoca; egli è cosciente che gli strumenti linguistici di cui è in possesso sono inadeguati. Ma Manzoni non si scoraggia e si lancia nel portare il suo contributo alla costruzione dell’Italia, come aveva profetizzato nell’ode Marzo 1821, scritta pochi mesi prima (= ”un’Italia una d’arme, di lingua, d’altare/di memorie, di sangue, di cor”).

La lettera a Fauriel del 29 maggio 1822 – L’intento realistico contro la moda del tempo

Un anno dopo – siamo nell’aprile del 1822 – Manzoni ha portato a termine l’Adelchi, ha abbandonato il progetto di Spartaco e riprende in mano il romanzo. Ne informa l’amico Fauriel. In essa ribadisce il suo intento realistico, in contrasto con l’esempio dei romanzieri romantici, che in quel momento erano molto apprezzati in Europa e che facevano diverse concessioni allo spirito romanzesco a discapito della fedeltà alle fonti storiche quando si tratta di inventare dei personaggi.
La stesura procede in modo spedito per quanto riguarda l’episodio delle nozze impedite e degli avvenimenti che ne seguono. Essi costituiscono la materia del primo tomo (erano previsti quattro tomi): Maggiore difficoltà incontra nella stesura del secondo tomo; esso comprende l’episodio della monaca di Monza e quello del Conte del Sagrato. Sono due parti molto ampie che costituiscono due romanzi nel romanzo ed esigono una documentazione storica molto attenta.

La lettera a Fauriel dell’agosto 1823 - Il bilancio

Nel settembre 1823, Fermo e Lucia è terminato. Il mese prima, Manzoni invia una lettera a Fauriel in cui traccia una sorta di bilancio del suo lavoro, ormai in dirittura d’arrivo. Scrive di aver cercato di conoscere nel modo più compiuto possibile il periodo e i luoghi in cui ha ambientato la storia. Ha descritto, documentando sui le meschinità. , la presunzione, l’arroganza e la corruzione che hanno caratterizzato il XVII secolo. Per fortuna nella società dell’epoca esistevano anche uomini dai comportamenti virtuosi e dal carattere forte. Precisa che i protagonisti appartengono a diverse classi sociali: uomini di chiesa, nobili, monaci, contadini, magistrati, intellettuali e poi la guerra, la carestia, la peste. Insomma un quadro completo della storia e della quotidianità del Seicento.

Domande da interrogazione

  1. Quali difficoltà incontrò Manzoni nello scrivere in italiano?
  2. Manzoni trovò difficoltoso scrivere in italiano a causa della povertà lessicale della lingua, che non era la sua lingua madre. Questo lo portò a confrontare l'italiano con il francese, una lingua più ricca e in continua evoluzione.

  3. Qual era l'intento di Manzoni nel suo romanzo rispetto alla moda letteraria del tempo?
  4. Manzoni intendeva mantenere un approccio realistico nel suo romanzo, in contrasto con i romanzieri romantici dell'epoca che spesso sacrificavano la fedeltà storica per lo spirito romanzesco.

  5. Quali sfide affrontò Manzoni nella stesura del secondo tomo di "Fermo e Lucia"?
  6. Manzoni incontrò maggiori difficoltà nel secondo tomo, che includeva episodi complessi come quello della monaca di Monza e del Conte del Sagrato, richiedendo una documentazione storica molto attenta.

  7. Come descrive Manzoni il bilancio del suo lavoro in "Fermo e Lucia"?
  8. Manzoni tracciò un bilancio del suo lavoro sottolineando di aver descritto accuratamente il XVII secolo, evidenziando meschinità e virtù della società, e rappresentando diverse classi sociali e eventi storici come la guerra e la peste.

  9. Qual è il contributo di Manzoni alla costruzione dell'Italia secondo la sua visione?
  10. Manzoni si lanciò nel contribuire alla costruzione dell'Italia, come profetizzato nell'ode "Marzo 1821", aspirando a un'Italia unita per lingua, cultura e valori, nonostante le difficoltà linguistiche e letterarie.

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