Indice

  1. Presentazione dell'argomento
  2. L’assassinio sul sagrato della chiesa
  3. L’antispagnolismo del Conte
  4. Il passaggio dal Conte del Sagrato all’Innominato

Presentazione dell'argomento

In “Fermo e Lucia”, la figura dell’Innominato è sostituita da quella del conte del Sagrato. Il nome deriva dal nome di uno dei suoi efferati crimini commessi sul sagrato di una chiesa. Nell’opera, ad esso il Manzoni riserva molte più pagine rispetto ai “Promessi sposi”.

L’assassinio sul sagrato della chiesa

Un giorno, al conte, si presentò un individuo per chiedergli di essere posto sotto la sua protezione. Aveva un debito da pagare e il creditore, per questo, gli aveva creato dei guai; raccontò a modo suo com’era andata la questione del debito, precisando che, alla fine, egli non avrebbe dovuto nulla e che l’unica soluzione sarebbe stata quella di avere il sostegno onnipotente del conte. Il creditore era una persona benestante che abitava in un paese vicino, che mai aveva avuto a che fare con il conte dato che preferiva vivere per conto suo e non aveva bisogno dei prepotenti. Il conte accettò di buon grado e subito inviò dal creditore un servo in compagnia del debitore per riferire che il debito era inesistente e in suo nome, di non molestare più il debitore. Il creditore non rimase in silenzio perché non voleva apparire vigliacco, non intendeva perdere la somma oggetto del credito e soprattutto fu colpito dall’insolenza dell’ambasciata. Per questo rispose che non riconosceva il Conte come giudice. Il primo giorno di festa, la chiesa del paese era piena di fedeli che assistevano agli uffici divini, mentre il conte si teneva sul sagrato con un drappello di bravi. Le prime persone che uscivano furono colpite dalla presenza del conte armato di tutto punto e affrettarono il passo per andarsene al più presto. Ai lati della chiesa, i fedeli erano soliti depositare le armi prima di entrare nell’edificio per poi riprenderle all’uscita, ma in tale situazione erano troppo impauriti e non sicurarono di riprendersele. Anche i fedeli successivi, uscendo, tenevano lo stesso comportamento, simili ad un liquido che esce da un vaso che viene inclinato da una parete. Alla fine, comparve sulla porta della chiesa anche il creditore e il Conte, veduto, gli puntò l’archibugio contro. L’uomo cercò dui fuggire nascondendosi fra la folla, ma tutto fu inutile perché il Conte lo prese di mira e lo colpì a morte. La folla spaventata continuò a sbandarsi, presa da stupore e sgomento, ma il Conte, come se nulla fosse stato, riprese la via del ritorno al proprio castello seguito dai bravi. Da quella volta il Conte fu chiamato il Conte del Sagrato, un appellativo di cui egli si compiaceva molto, come se la gente, chiamandolo così, gli ricordassero una valorosa impresa.

L’antispagnolismo del Conte

Il primo aspetto positivo del carattere del Conte del Sagrato è il suo atteggiamento antispagnolo che si manifesta nel rimproverare ai nobili come don Rodrigo di non essere capaci di dimostrarsi padroni in casa propria e di accettare di essere succubi della corona di Spagna. Si tratta di un aspetto che ne “I Promessi sposi” scompare, ma che, tuttavia, è importante perché evidenza la simpatia del Manzoni nei confronti dei patrioti lombardi e inoltre conferisce al conte una dignità eroica di stampo romantico che fa passare in secondo piano le scelleratezze che è in grado di compiere.

Il passaggio dal Conte del Sagrato all’Innominato

Tale passaggio è graduale., come ci viene testimoniato da un brano scritto nella seconda minuta, in seguito eliminato. In essa il Conte del Sagrato non è sostituito integralmente dall’Innominato. Ciò che è significativo è il fatto che Manzoni scrive che l’Innominato era un tiranno nel senso che si dava allora alla parola. Con questo concetto ciò che passa in prima linea è una classe sociale, una professione, se così si può dire, cioè kla tirannia. In tal modo, il Conte del Sagrato perde il proprio nome, diventa il rappresentante tipico e assume il nome di Innominato,. A questo proposito Manzoni scrive che nel Seicento, la tirannia era esercitata di alcuni in modo occasionale, senza averne una coscienza ben distinta, mentre molti la usavano come fosse una professione e fra questi, spiccicava il Conte del Sagrato. Per questo motivo, un simile personaggio necessita di una tecnica e non si può fermare di fronte alla sola predisposizione naturale: ora, i suoi gesti diventato frutto di un talento superbo ed imperioso che prendono il posto delle qualità naturali dell’uomo, indirizzate verso un fine ben determinato.
In questa nuova atmosfera, il personaggio abbandona il concetto di vanità e di opulenza della casta a cui appartiene per trasformarsi in volontà interiore di potenza: per questo motivo il Conte del Sagrato perde il nome e diventa semplicemente l’Innominato, un mezzo con cui l’individuo viene staccato dalla sua storia, per riportarla unicamente verso la sua vita interiore. Il bisogno di tirannia insito nell’animo del personaggio, fa sì che lo scrittore si soffermi sugli atti di scellerataggine che definiscono il comportamento del Conte di fronte al potere legale, un aspetto che comunque permane nell’ Innominato.

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