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Confronto fra le due stesure: i personaggi
Non sempre i personaggi de “I Promessi Sposi” corrispondono a quelli del “Fermo e Lucia”. Per molto tempo l’opera è stata considerata come una prova di scrittura in previsione della stesura definitiva. Oggi, invece, si tende a considerarlo un romanzo a parte, con una propria autonomia.• Fermo Spolino (= Renzo Tramaglino) e Lucia Zarella = Lucia Mondella) sono il fulcro della vicenda: impulsivo ma dal carattere generoso l’uno, piuttosto riservata e fiduciosa dell’opera di Dio l’altra.
• Don Abbondio è lo stesso, sempre impaurito e egoista la cui governante si chiama Vittoria (= Perpetua).
• Nel primo romanzo don Rodrigo è proprio invaghito di Lucia e preso da una passione travolgente mentre ne “I Promessi Sposi” se si giunge al rapimento è per vincere una scommessa fatta con il cugino conte Attilio. Padre Cristoforo non esiste ed è sostituito, nello stesso ruolo, da fra’ Galdino.
• L’Innominato ha il nome di Conte del Sagrato e il suo modo di vita, fatto di soprusi e di violenze è raccontato con a maniera più romanzesca.
• Gertrude corrisponde con esattezza nei due romanzi mentre Egidio nella prima è più astuto e crudele. Invece la figura del cardinale Federigo Borromeo è meno rilevante; tuttavia egli è introdotto in vista dell’intervento della Provvidenza.
Confronto fra le due strutture
“Fermo e Lucia” è articolato in quattro tomi:Il primo tomo
Il primo tomo è suddiviso in otto capitoli in cui sono narrate le vicende dei promessi sposi dal matrimonio non celebrato fino alla verso Monza. I primi sei capitoli portano un titolo (per esempio: Il curato di….., Fermo, Il causidico, ecc. che nella stesura definitiva sono eliminati. Nei capitoli VII e VIII la materia è distribuita diversamente, ma nell’insieme, si può dire lo svolgimento della trama non subisce alterazioni rilevanti.
Il secondo tomo
Il secondo tomo comprende undici capitoli, dedicati interamente a Lucia, alla monaca di Monza e al Conte del Sagrato (= L’Innominato). Alla disgressione su suor Gertrude sono riservati ben cinque capitoli (dal II al VI); la monaca ricompare nel IX quando don Rodrigo ha ottenuto l’appoggio del Conte del Sagrato e fra Cristoforo, a seguito dell’intervento del Conte Zio è stato allontanato da Pescarenico a Palermo. Detto capitolo narra il piano di Egidio per rapire Lucia e il rapimento della ragazza. Il capitolo X è riservato all’incontro del Conte del Sagrato con Lucia la notte tormentata dell’uomo è la decisione di incontrarsi col cardinale Federigo in visita pastorale al paese che si estende ai piedi del suo castello. Il capitolo XI, definito “oasi ombrosa” illustra le qualità del cardinale, le sue virtù religiose e i suoi meriti acquisiti nella vita civile dell’epoca. Il capitolo si conclude con la contrapposizione fra cultura del Seicento e illuminismo, quest’ultima intesa come una nuova cultura introdotti in opposizione a quella predominante.
Il terzo tomo
Il terzo tomo si articola in nove capitoli. I primi quattro, narrano la conversione del Conte del Sagrato, la liberazione di Lucia che viene affidata alla famiglia di don Valeriano (= il Don Ferrante de “I Promessi Sposi”) e il colloquio fra don Abbondio e il cardinale. Col capitolo V rientra in scena Fermo con la descrizione del tumulto di San Martino, la fuga del giovane che trova riparo nella Repubblica di Venezia. Il capitolo IX è riservato alla presentazione della famiglia di don Valeriano e della difficili relazione della moglie di costui con Lucia.
Il quarto tomo
Anch’esso è diviso in nove capitoli, il primo dei quali è riservato alla narrazione degli avvenimenti storici fra il 1628 e il 1630: la guerra del Monferrato, la carestia, la calata dei Lanzichenecchi. Il secondo capitolo narra la fuga di don Abbondio, Agnese e Vittoria (= Perpetua) dal paese per trovare riparo nel castello del Conte del Sagrato oltre ai primi effetti della peste. I capitoli III e IV descrivono il diffondersi dell’epidemia, l’irresponsabilità dei governanti e la processione del cardinale Carlo Borromeo. Il V inizia con la malattia di don Rodrigo e termina con il trasferimento di Fermo al paese e il successivo ritorno a Milano. Il capito VI è dedicato alle vicissitudine di Fermo nella Milano colpita dalla peste. Nei capitoli VII e VIII Fermo incontra padre Cristoforo e Lucia al Lazzaretto. Lucia viene sciolta dal voto di verginità e alla fine sulla porta della capanna di vede comparire una figura inquietante: quella di don Rodrigo, diventato pazzo a causa della peste. Egli morirà in modo molto più spettacolare di quando non succeda ne “I Promessi Sposi”. A questi due capitoli segue la conclusione del romanzo, narrata in modo molto più ampio rispetto a “I Promessi Sposi”.
Gli squilibri del romanzo
La struttura del romanzo presenta una serie di squilibri, a partire dalla conclusione della prima parte della vicenda che ha un carattere tipicamente romanzesco ed è ambientata nel villaggio Le difficoltà sorgono con la fuga dei protagonisti che d’ora in poi dovranno confrontarsi con la realtà storica e soprattutto con i potenti (eccetto il cardinale Federigo) che hanno un modo tutto particolare di intendere la giustizia perché abituati, secondo i costumi dell’epoca al sopruso e alla violenza. L’architettura del romanzo presenta maggiori difficoltà nel tomo II, in cui alla lunga storia della Monaca di Monza fa seguito quella del Conte del Sagrato, due episodi che per la loro lunghezza e complessità vanno ben oltre la struttura del romanzo e, anche se costituiscono un esempio molto significativo della decadenza morale del Seicento. I critici letterari notano anche che nella parte in cui Renzo entra a contatto con la città di Milano contaminata dalla peste, la disarmonia deriva dal fatto che lo scrittore procede per aggiunte di momenti narrativi e preoccupato soltanto di mantenere il personaggio all’interno della documentazione storica, che costituisce l’unica garanzia per garantire la verosimiglianza.L’episodio della Monaca di Monza avrebbe dovuto avere la peculiarità di un esempio morale perché quando la cognizione del male produce orrore non solo è innocua, ma anche molto utile. In realtà, la situazione è diversa: allo squilibrio nell’economia del romanzo si aggiungono un forte rischio morale e una concessione al gusto per il romanzo “gotico” tanto caro ai primi romantici.
La narrazione del “Fermo e Lucia” è anche interrotta da frequenti interventi dell’autore, con riflessioni morali o storico-culturali. A questo si aggiunge l’esigenza continua dello scrittore di esibire delle pezze di appoggio alle sue ricerche storiche che ha come conseguenza un effetto ritardante sul ritmo narrativo.
Il Manzoni stesso definisce “Fermo e Lucia” un “noioso guazzabuglio”; in realtà, si tratta di una prova d’autore molto importante sia perché costituisce un preludio a i “Promessi Sposi”, sia perché si colloca all’0interno di un lavoro realistico-documentario che poi lo scrittore abbandonerà.
“Fermo e Lucia” e “I Promessi Sposi” denunciano la crisi dei valori di un’epoca in cui la mancanza di religione e di raziocinio si incrociano, condanna l’operato delle autorità civili. Tuttavia ne “I Promessi Sposi”, la condanna della Chiesa che viene meno alla spirito evangelico è più sfumata per la presenza del cardinale Federigo, dal notevole potere carismatico.