Concetti Chiave

  • Il romanzo "I Promessi Sposi" è considerato un pilastro del Romanticismo europeo, segnando la nascita del romanzo moderno e influenzando la lingua italiana.
  • Niccolò Tommaseo, pur ammirando l'opera, ha espresso critiche stilistiche e linguistiche che hanno portato Manzoni a rivedere il testo.
  • Felice Romani ha criticato la scelta di protagonisti umili e la struttura disordinata del romanzo, restando fedele a una visione classicista della letteratura.
  • Francesco de’ Sanctis ha lodato l'opera per il suo valore morale e artistico, riconoscendo la rappresentazione democratica della società e la fusione tra poesia e storia.
  • Giovita Scalvini ha manifestato riserve sulla religiosità del romanzo, giudicandola troppo legata all'ortodossia cattolica e non abbastanza universale.

Indice

  1. Presentazione della tematica
  2. La critica di Niccolò Tommaseo
  3. La severa critica di Felice Romani
  4. La critica positiva di Francesco de’ Sanctis
  5. La riserva critica di Giovita Scalvini
  6. Conclusione

Presentazione della tematica

Quando fu pubblicato, il romanzo si configurò come uno dei tentativi più originali del Romanticismo europeo: esso segnava la nascita del romanzo moderno e, nel contempo, costituiva un modello linguistico per la nazione italiana a venire. Trattandosi di un esempio di letteratura nazionale e popolare, proveniente da un ambiente intellettuale borghese, le maggiori resistenze provennero dal ceto intellettuale più conservatore e restio alla modernità.
Quattro furono gli scrittori che espressero riserve o esaltarono i Promessi Sposi: Niccolò Tommaseo, Felice Romani, Francesco de’ Santis e Giovita Scalvini.

La critica di Niccolò Tommaseo

Niccolò Tommaseo è stato uno dei primi lettori della prima edizione de I Promessi Sposi. Pur provando una certa ammirazione per il romanzo, egli non risparmiò delle critiche. Il Manzoni gli regalò una copia ed egli iniziò a riempirne i margini di annotazioni di tipo stilistico re linguistico. Tutte queste note, in seguito, furono raccolte nell’opera Postille inedite ai Promessi Sposi. È noto che il Tommaseo è stato anche l’autore di un Dizionario della Lingua Italiana per cui egli non esita a risparmiare osservazioni sulle scelte lessicali che poi spingeranno il Manzoni a risciacquare i panni in Arno prima dell’edizione del 1840.
L’analisi del Tommaseo ha un valore duraturo nel tempo perché anche nel corso del XX secolo, ogni studio critico si è aperto, in prefazione, con lo studio del Tommaseo.

La severa critica di Felice Romani

Elice Romani è stato un poeta e librettista, oggi poco conosciuto. Nella rivista La Vespa egli espresse un giudizio critico molto severo sul romanzo.
Egli contestò al Manzoni di aver scelto come protagonisti due umili contadini che mal si accordavano con la narrazione storica e la tragicità degli eventi narrati. Riconosce che certamente un montanaro ha la stessa dignità di un aristocratico, tuttavia esso non merita di ricoprire il ruolo di protagonista perché le persone come lui sono analfabete.
Rimproverò anche la struttura del romanzo perché troppo disordinata rispetto alle regole tradizionali (il Romani era un grande ammiratore di Walter Scott). Criticò il romanzo anche dal punto di vista estetico; restando legato ad una visione classicista della letteratura, non accettava il Romanticismo popolare e l’uso di una lingua unica.

La critica positiva di Francesco de’ Sanctis

Nel saggio La materia de’ Promessi Sposi, pubblicato nel 1873, il De’ Sanctis evidenzia il valore morale ed artistico dell’opera. Sottolinea come partendo da una vicenda di poco conto, Manzoni sia riuscito a creare un immenso affresco della società del XVII secolo quando il Ducato di Milano si trovava sotto la dominazione spagnola. Apprezza il fatto che il nodo centrale non è composta dai grandi personaggi storici, ma dagli umili le cui sofferenze offrono all’autore la possibilità di rappresentare il Seicento con una grande libertà espressiva che mai si era ritrovata fino ad allora nel Manzoni. Infatti nelle tragedie doveva essere rispettata la verità storica quale appare nei documenti. Da questa caratteristica deriva l’aspetto democratico del romanzo, primo a far entrare nella narrazione dei contadini come protagonisti dal cuore nobile non per origini aristocratiche, ma per purezza e schiettezza.. Nota anche l’esistenza di una forte fusione tra poesia e storia, poiché quest’ultima, nonostante le ampie disgressioni è intimamente collegata ai sentimenti e alla vita quotidiana di tutti i personaggi. Infine, riconosce che il vecchio romanzo viene superato dal fatto che storia e fantasia non procedono più in modo separato

La riserva critica di Giovita Scalvini

Giovita Scalvini è stato un intellettuale patriota di origini bresciane. Le sue note critiche sono raccolte nell’articolo Dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, pubblicato nel 1831.
Pur provando una grande ammirazione per il romanzo, esprime delle forti riserve a proposito della religiosità che traspare ovunque e per questo si inserisce nella corrente laicistica che trova un degno rappresentante in Settembrini. Innanzitutto nota una sorta di uniformità che ha sempre presente un unico obiettivo e lo stesso mondo morale che Manzoni crea è opprimente come ci si trovasse sotto la cupole di un tempio e non sotto la volta celeste. Con questo paragone, lo Scalvini vede la morale del Manzoni troppo circoscritta all’ortodossia cattolica, senza aprirsi versi un’universalità dell’uomo. A questa idea reagì il De’ Sanctis sottolineando come il Manzoni condanni severamente il cattolicesimo ogni volta che esso presenta un aspetto depravato, come nel caso della Monaca di Monza.

Conclusione

Le polemiche non si attutirono con il passar degli anni. Anzi, dopo la morte del Manzoni, esse ripresero in modo violento per attaccare l’ideologia del romanzo.

Domande da interrogazione

  1. Qual è stato il contributo di Niccolò Tommaseo alla critica de "I Promessi Sposi"?
  2. Niccolò Tommaseo, uno dei primi lettori del romanzo, ha espresso critiche stilistiche e linguistiche che hanno influenzato Manzoni a rivedere il testo, come evidenziato nelle sue "Postille inedite ai Promessi Sposi".

  3. Quali sono state le principali critiche di Felice Romani nei confronti del romanzo di Manzoni?
  4. Felice Romani ha criticato la scelta di protagonisti umili e la struttura disordinata del romanzo, ritenendo che non rispettasse le regole tradizionali e non accettando il Romanticismo popolare.

  5. Come ha valutato Francesco de’ Sanctis "I Promessi Sposi"?
  6. Francesco de’ Sanctis ha apprezzato il valore morale e artistico del romanzo, lodando la rappresentazione della società del XVII secolo e la fusione tra poesia e storia, sottolineando l'aspetto democratico dell'opera.

  7. Quali riserve ha espresso Giovita Scalvini riguardo alla religiosità nel romanzo?
  8. Giovita Scalvini ha criticato la religiosità opprimente del romanzo, ritenendo che Manzoni fosse troppo legato all'ortodossia cattolica, senza aprirsi a un'universalità dell'uomo.

  9. Come sono evolute le polemiche sul romanzo dopo la morte di Manzoni?
  10. Dopo la morte di Manzoni, le polemiche sull'ideologia del romanzo si sono intensificate, continuando a suscitare dibattiti critici.

Domande e risposte

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