Concetti Chiave

  • Nel 1827, una recensione tedesca de I Promessi Sposi critica le digressioni storiche, spingendo Manzoni a riconsiderare il rapporto tra storia e narrativa.
  • Manzoni arriva a negare la possibilità di conciliare "vero storico" e invenzione romanzesca, condannando così il romanzo storico come forma d'arte.
  • La corrispondenza con Marco Coen del 1832 rivela l'importanza per Manzoni della ricerca del vero storico e morale, piuttosto che della creatività artistica.
  • Dopo la pubblicazione de I Promessi Sposi, Manzoni si concentra sulla riflessione morale e religiosa, mettendo in secondo piano la creatività artistica.
  • Nella poetica di Manzoni, l'invenzione è vista come un "trovare" idee preesistenti, riflettendo un neoplatonismo che ridimensiona la ricerca creativa.

Indice

  1. Origine del ripensamento dello scrittore
  2. Negazione del romanzo storico
  3. La lettera di Marco Coen
  4. Perché la negazione?

Origine del ripensamento dello scrittore

Nel 1827, in Germania viene pubblicata una recensione de I Promessi Sposi, probabilmente ispirata da Goethe. In essa l’autore avanza delle riserve sullo squilibrio causato dalle disgressioni storiche. L’autore scrive che il Manzoni ci riporta indietro nel XVII secolo, epoca della dominazione spagnola su Milano e , basando il racconto sulla storia del suo paese, ci rappresenta in più punti questa storia con tale interesse e in modo così diffuso da distoglierci quasi del tutto dal romanzo, a volte proprio nel momento in cui è molto attraente. Da queste osservazioni, nel 1829, nel Manzoni emerge il tentativo di ridefinire il rapporto fra il “vero” storico e il “verosimile” poetico. Il frutto di questo ripensamento ci è dato dal saggio del 1848 Del romanzo storico e, in genere, de’ componimenti misti di storia e d’invenzione.

Negazione del romanzo storico

Il problema è questo: è possibile la rappresentazione vera della storia in un romanzo, cioè il “vero storico” o “vero positivo” può essere conciliato con l’invenzione romanzesca? La risposta è negativa e si ha la condanna del dramma storico e del romanzo storico. Nei confronti del romanzo storico succederà quello che è già successo per il poema epico e per la tragedia a causa della diffusione degli studi storiografici. Nella stessa persona possiamo trovate il poeta e lo storico, ma non nella opera letteraria. Una simile posizione segna la fine dell’arte.
Alla base di questo atteggiamento di diffidenza e di chiusura progressiva nei confronti dell’arte si ha coscienza religiosa dello scrittore e una concezione della vita regolata soltanto dal dovere morale.

La lettera di Marco Coen

A questo proposito è importante ricordare la corrispondenza intercorsa fra lo scrittore e Marco Coen del 1832. Marco Coen aveva chiesto consigli a Manzoni sulla sua vocazione letteraria che il padre ostacolava perché voleva avviare il figlio ad una solida carriera commerciale. La risposta del Manzoni è incredibile. Egli risponde al ragazzo in modo pragmatico, dissuadendolo dal perseguire una carriera letteraria. In modo ironico, afferma che il mondo si troverebbe in grave difficoltà qualora venissero a mancare i banchieri, ma non senza poeti. Pertanto invita il suo ammiratore a seguire il consiglio del padre ed ad assumersi tutte le responsabilità del caso. La risposta costituisce un documento fondamentale nella poetica manzoniana: quello che ha valore è la ricerca del vero storico e morale.

Perché la negazione?

Per capire questo paradosso (Manzoni scrive un romanzo di ambientazione storica e poco dopo ne nega il valore) occorre tener presente che dopo la pubblicazione dell’edizione de I Promessi Sposi del 1827, lo scrittore si consacra alla riflessione morale ancorata alla fede religiosa in cui non c’è posto per la creatività artistica. A tal proposito è significativo il dialogo Dell’invenzione, pubblicato quasi in concomitanza sul saggio sul romanzo storico. In poeta non crea ma “inventa” e il verbo “inventare” ha il significato etimologico di “trovare”: perciò lo scrittore trae la sua ispirazione artistica cercando e trovando fra le idee che sono già presenti nella sua mente, oppure nella mente di Dio. Si arriva, pertanto, ad una specie di neoplatonismo che nega la ricerca che l’autore aveva iniziato tanti anni prima col progetto di narrare una storia milanese del XVII secolo. La sua azione consiste nello scoprire la presenza di Dio nella storia degli uomini, tramandata dai documenti storici. E per uomini si intendono gli umili, coloro di cui la storia non parla mai e che soli il poeta è capace di evocare con la sua opera.

Domande da interrogazione

  1. Qual è l'origine del ripensamento di Manzoni riguardo al romanzo storico?
  2. Nel 1827, una recensione tedesca de "I Promessi Sposi", probabilmente ispirata da Goethe, critica lo squilibrio causato dalle digressioni storiche. Questo porta Manzoni, nel 1829, a ridefinire il rapporto tra "vero" storico e "verosimile" poetico, culminando nel saggio del 1848 "Del romanzo storico e, in genere, de’ componimenti misti di storia e d’invenzione".

  3. Perché Manzoni nega il valore del romanzo storico?
  4. Manzoni ritiene che il "vero storico" non possa essere conciliato con l'invenzione romanzesca, condannando così il dramma e il romanzo storico. Questa posizione è influenzata dalla sua coscienza religiosa e dalla concezione della vita regolata dal dovere morale.

  5. Qual è il significato della lettera di Marco Coen nella poetica manzoniana?
  6. Nella corrispondenza del 1832 con Marco Coen, Manzoni dissuade il giovane dal perseguire una carriera letteraria, sottolineando l'importanza della ricerca del vero storico e morale, piuttosto che della creatività artistica.

  7. Come si spiega il paradosso della negazione del romanzo storico da parte di Manzoni?
  8. Dopo la pubblicazione de "I Promessi Sposi" nel 1827, Manzoni si dedica alla riflessione morale ancorata alla fede religiosa, dove non c'è spazio per la creatività artistica. Egli vede l'arte come un mezzo per scoprire la presenza di Dio nella storia degli uomini.

  9. Qual è il ruolo dell'invenzione nella poetica di Manzoni?
  10. Manzoni considera l'invenzione come un "trovare" piuttosto che un "creare", ispirandosi a idee già presenti nella mente o nella mente di Dio. Questo approccio riflette un neoplatonismo che nega la ricerca creativa iniziata con il progetto di narrare una storia milanese del XVII secolo.

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