Concetti Chiave

  • Nel 1821, Alessandro Manzoni, già noto in Europa, decide di scrivere un romanzo storico, nonostante la diffidenza della letteratura italiana verso questo genere.
  • Critici come Ugo Foscolo, Stendhal e Goethe riconoscono il talento di Manzoni, sebbene alcuni critichino la sua attenzione alla verità storica.
  • Il romanzo storico, secondo i critici dell'epoca, era visto come un genere ibrido e moralmente pericoloso, in grado di stimolare le passioni nei giovani.
  • Durante il periodo romantico, il romanzo storico amplia il pubblico, rendendo la storia accessibile alle masse e rispondendo al loro desiderio di esperienze storiche vissute.
  • Manzoni usa la verosimiglianza per ricreare fedelmente il contesto storico, rendendo i fatti inventati credibili e mettendo in luce le ragioni umane e sociali dietro le azioni storiche.

Indice

  1. Introduzione
  2. Manzoni nella critica del tempo
  3. Il romanzo storico
  4. Il romanzo storico e la massa
  5. Il vero storico e la verisimiglianza

Introduzione

Nel 1821, Manzoni ha 36 anni e decide di dedicarsi alla scrittura di un romanzo storico. In Europa, egli erra già assai conosciuto, nonostante fino ad allora non avesse dato alla stampa molte opere. Infatti aveva scritto solo In morte di Carlo Imbonati, i primi quattro Inni sacri, la prima parte delle Osservazioni sulla morale cattolica e Il conte di Carmagnola.

Manzoni nella critica del tempo

In ordine cronologico, il primo a citare Manzoni è Ugo Foscolo nella nota al verso 280 de I Sepolcri in cui Manzoni viene definito giovane ingegno e accostata Omero.
In piena polemica classico-romantica anche Ludovico di Breme ha parole di elogio per il Manzoni sottolineando come nella sua poetica si armonizzano il concetto del bello e del vero.
Stendhal in una pagine dell’opera Roma, Napoli e Firenze nel 1817 lo definisce uno dei più grandi poeti lirici fra i viventi, paragonando a Byron.
Goethe riconosce il vero talento poetico del Manzoni e traduce per i pubblico tedesco Il cinque maggio, addirittura prima che sia dato alle stampe in Italia. Egli osserva un difetto nello scrittore italiano: di essere troppo preoccupato della verità storica e di non rendersi conto di essere un grande poeta per i caratteri storici che egli rappresenta.

Il romanzo storico

Tutto ciò premesso, si può dire che nel 1821, il Manzoni decide di cimentarsi in un genere, quale il romanzo storico che, da tempo, la letteratura italiana guardava con una certa diffidenza
Alcuni critici del temo sostenevano che l’Italia non aveva bisogno di romanzi. I Greci non avevano i romanzi re cominciarono ad avere soltanto nel periodo della decadenza. Questo genere letterario è una via di mezzo fra vero e verosimile, fra prosa e verso e non ha né utilità, né serve a divertire. Addirittura un romanzo può essere nocivo perché dipinge le passioni e i giovani sono già assai predisposti in tal senso e non hanno bisogno di essere ulteriormente stimolati. In pratica questa idea dominante in quel tempo si fonda su due principi 1) il romanzo è ibrido 2) il romanzo costituisce un pericolo morale per la gioventù e per le donne.
Negli anni successici, il romanzo cominciò a diffondersi anche se il pregiudizio morale e letterario continuava. Infatti Niccolò Tommaseo, nel 1827 scrive che l’autore degli Inni sacri, e dell’Adelchi si è abbassato a produrre un romanzo. Ecco perché si può affermare che il Manzoni nell’accingersi a scrivere I Promessi Sposi dette prova di grande coraggio.

Il romanzo storico e la massa

Occorre aggiungere che i letterato del periodo romantico, con il romanzo, allargava il campo dei suoi lettori, rispetto all’élite a cui era destinata l’opera tradizionale e quindi si venivano a superare i confini di classe
Il critico letterario Lukás afferma che l’esperienza della Rivoluzione francese e del regime napoleonico aveva contribuito a fare della storia un’esperienza vissuta dalle masse. Come esempio, basti pensare agli eserciti nazionali che avevano sostituito quelli mercenari, tale modifica aveva creato la presa di coscienza di una vita condizionata dalla storia, o meglio la storia esercitava una forte influenza sull’esistenza giornaliera. Per questo motivo il romanzo storico rispondeva al bisogno popolare di storia che caratterizzava la realtà romantica, imponendo, fra l’altro, una scelta molto realistica.

Il vero storico e la verisimiglianza

Il Manzoni era già abituato alla scelta realistica quando aveva le tragedie per la cui composizione si era notevolmente documentato. In pratica il processo è il seguente. Lo scrittore parte da tutta una serie di documenti storici a cui aggiunge l’invenzione poetica che deve ricreare in modo più fedele possibile il colore del tempo. Per questo motivo i fatti inventati diventano così simili alla realtà da essere creduti veri.
Il concetto di verosimiglianza è utile per ricreare le vicende della gente umile che la storia dimentica poiché, in genere, si pensa che la storia sia fatta solo dai grandi.
Pertanto, nel romanzo storico non è importante la narrazione dei fatti storicamente documentati, quanto piuttosto rievocare le ragioni umane e sociali che hanno spinto gli uomini a pensare o ad agire in un certo modo e comunque com’è accaduto nella realtà storica. Per raggiungere questo obiettivo, gli avvenimenti di scarsa rilevanza sono più utili delle grandi azioni riportate sui libri di storia.

Domande da interrogazione

  1. Qual era la percezione del romanzo storico in Italia nel 1821?
  2. Nel 1821, il romanzo storico era visto con diffidenza in Italia, considerato un genere ibrido e moralmente pericoloso, soprattutto per i giovani e le donne, poiché si pensava stimolasse le passioni.

  3. Come veniva percepito Alessandro Manzoni dai critici del suo tempo?
  4. Manzoni era molto apprezzato dai critici del suo tempo, con figure come Ugo Foscolo, Stendhal e Goethe che ne lodavano il talento poetico, sebbene alcuni, come Goethe, notassero la sua eccessiva preoccupazione per la verità storica.

  5. Qual era l'importanza del romanzo storico per le masse durante il periodo romantico?
  6. Il romanzo storico era importante per le masse durante il periodo romantico perché rispondeva al bisogno popolare di storia, rendendo la storia un'esperienza vissuta e accessibile a un pubblico più ampio rispetto all'élite.

  7. Qual è il ruolo della verosimiglianza nel romanzo storico secondo Manzoni?
  8. La verosimiglianza nel romanzo storico, secondo Manzoni, serve a ricreare fedelmente il colore del tempo, rendendo i fatti inventati così simili alla realtà da essere creduti veri, e a rievocare le ragioni umane e sociali dietro le azioni storiche.

  9. Perché Manzoni decise di scrivere un romanzo storico nonostante le critiche?
  10. Manzoni decise di scrivere un romanzo storico, come "I Promessi Sposi", per il suo coraggio di affrontare un genere visto con sospetto, contribuendo a superare i pregiudizi morali e letterari dell'epoca.

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