Concetti Chiave
- La manodopera, la tecnologia e le materie prime furono le tre condizioni fondamentali per l'industrializzazione in Europa, simili a quelle della Gran Bretagna.
- La tecnologia venne inizialmente importata dalla Gran Bretagna, con tecnici inglesi che contribuirono all'installazione di macchinari e alla creazione di nuove imprese.
- La crescita della domanda industriale fu stimolata dallo sviluppo ferroviario e dalle politiche liberiste, che favorirono scambi commerciali e mercati più ampi.
- Le differenze agricole in Europa erano marcate: nel Nord Italia si svilupparono aziende agricole capitalistico, mentre in altre regioni prevaleva la piccola proprietà contadina.
- In Russia, l'agricoltura rimase legata a rapporti feudali fino all'abolizione della servitù della gleba nel 1861, mantenendo una bassa efficienza produttiva.
Condizioni per l'industrializzazione
Le tre condizioni necessarie per l'industrializzazione, cioè la manodopera, la tecnologia e le materie prime, vennero soddisfatte dai paesi dell'Europa continentale che si industrializzarono nei decenni centrali dell'Ottocento in modo non molto diverso dalla Gran Bretagna. Le materie prime erano presenti nelle aree interessate al processo di industrializzazione.
Tecnologia e manodopera
La tecnologia venne importata dalla Gran Bretagna. Moltissimi furono i tecnici e gli inventori inglesi assunti da imprese continentali per installare filatoi meccanici e macchine a vapore o costruire forni per la preparazione della ghisa; spesso, inoltre, questi tecnici divenivano essi stessi imprenditori. Almeno fino agli anni sessanta del secolo, la tecnolgia continentale si limitò a copiare quella inglese; solo negli ultimi decenni del secolo l'Europa continentale fu in grado di produrre una tecnologia autonoma e alternativa.
La manodopera era disponibile in abbondanza sia per i cambiamenti avvenuti nell'agricoltura, sia per la crescita demografica che, nel corso dell'Ottocento, interessò tutti i Paesi europei.
Crescita della domanda e politiche
La crescita della domanda fu il risultato non solo dello sviluppo ferroviario, ma anche dell'adozione, da parte dei governi europei, di politiche liberiste, che sostituirono il protezionismo dominante sino alla metà del secolo, favorendo gli scambi commerciali e l'ampliamento dei mercati. La liberalizzazione dei mercati ebbe un effetto positivo nella crescita industriale delle regioni europee, di Francia, Belgio e Germania, che si svilupparono industrialmente entro gli anni settanta dell'Ottocento. Nel caso delle regioni a sviluppo più tardivo e anche degli Stati Uniti, furono invece le politiche economiche protezionistiche, predominanti negli ultimi decenni del XIX secolo, a favorire l'industrializzazione.
Fondamentale furono la crescita della produttività del lavoro agricolo, che comportò a una maggiore produzione seppur con una diminuzione dei lavoratori, e la destinazione di una quota sempre più rilevante della produzione agricola al mercato e non solo più all'autoconsumo.
Differenze agricole in Europa
L'agricoltura delle varie regioni europee mantenne profonde differenze nel corso dell'Ottocento. Nel Nord Italia si affermarono aziende agricole di tipo capitalistico, che utilizzavano manodopera salariata. Altrove prevaleva la piccola proprietà contadina. In particolare nell'Impero russo, vi era ancora la grande proprietà terriera nobiliare, che praticava un'agricoltura poco efficiente e basata su rapporti sociali di tipo feudale (in Russia la servitù della gleba fu abolita solo nel 1861).
Domande da interrogazione
- Quali sono le tre condizioni necessarie per l'industrializzazione?
- Come ha influito la tecnologia britannica sull'industrializzazione europea?
- Qual è stato l'impatto delle politiche liberiste sulla crescita industriale in Europa?
Le tre condizioni necessarie per l'industrializzazione sono la manodopera, la tecnologia e le materie prime, soddisfatte dai paesi dell'Europa continentale nel XIX secolo, simili a quanto avvenuto in Gran Bretagna.
La tecnologia venne importata dalla Gran Bretagna, con molti tecnici e inventori inglesi assunti per installare macchinari; solo negli ultimi decenni del secolo l'Europa continentale iniziò a sviluppare una tecnologia autonoma.
Le politiche liberiste adottate dai governi europei, che sostituirono il protezionismo, favorirono gli scambi commerciali e l'ampliamento dei mercati, contribuendo alla crescita industriale in regioni come Francia, Belgio e Germania entro gli anni settanta dell'Ottocento.