Macroeconomia
Riassunto realizzato a cura di Francesca Baetta
Capitolo 2
Un viaggio attraverso il libro
Le principali grandezze macroeconomiche
PIL: è il valore dei beni e servizi finali prodotti in un'economia in un determinato periodo di tempo. Il PIL è la misura del valore della produzione (non quantità prodotta). Per due ragioni: i beni sono eterogenei (hanno unità di misura differenti) e hanno valore diverso. Valore di un bene: prezzo x quantità. p1q1 + p2q2 + p3q3...
Il PIL è una misura della produzione in un determinato periodo di tempo. Si riferisce ai beni prodotti in un intervallo di tempo, non ai beni esistenti in un certo istante. Il periodo di tempo considerato è di norma un anno. Nel calcolo del PIL si considerano solamente i beni e servizi finali. Vengono esclusi i beni intermedi, rappresentati dai beni che sono utilizzati come input nella produzione di altri beni.
Esempio: Vi sono 3 settori: agricoltore, mugnaio e panettiere. Agricoltore: non usa materie prime o input, produce grano 100. Mugnaio: acquista grano 100, utilizza il grano per produrre farina 150. Panettiere: acquista farina 150, utilizza farina per produrre pane: 250. Qual è il PIL dell’economia? PIL: valore del pane 250 (Il valore del pane include valore farina che include valore grano).
Definizioni alternative del PIL
- Valore: Il PIL è pari al valore dei beni e servizi finali prodotti nell'economia (lato produzione).
- Somma del valore aggiunto: Il PIL è pari alla somma del valore aggiunto dei diversi settori dell’economia (Valore aggiunto = reddito lavoro + reddito capitale ovvero profitto) (lato produzione).
- Somma dei redditi: Il PIL è pari alla somma dei redditi percepiti nell’economia.
Esempio: 2 settori: produttori di legno e di tavoli. Produzione di legno: non usa materie prime o beni intermedi e produce legno 100. Valore aggiunto del settore (V.A): valore della produzione del settore - valore degli input utilizzati (beni intermedi). VA=100-0=100. Distribuzione dei ricavi ottenuti dai produttori di legno: per produrre legno si utilizza lavoro, perciò vanno pagati dei salari ai dipendenti. Perciò se abbiamo un ricavo di 100, va distribuito in salari 50, e profitti 50 (vanno a chi ci ha messo il capitale).
Produzione di tavoli in legno: acquista il legno 100, utilizza il legno per produrre tavoli 500. VA: valore tavoli - valore input = 500-100=400. Distribuzione dei ricavi ottenuti: Ricavo 500, Costi acquisto 100, Salari 300, Profitti 100. PIL: valore beni finali, ovvero dei tavoli pari a 500. Il PIL è pari alla somma del valore aggiunto dei diversi settori dell'economia, infatti VA settore legno 100, VA settore tavoli 400, VA tot: 500 PIL.
Il PIL è pari alla somma dei redditi percepiti nell'economia in un dato periodo di tempo.
- Settore legno: Salari 50, Profitti 50
- Settore tavoli: Salari 300, Profitti 100
- PIL 500
E: redditi
V.A: PIL= E contributo dei diversi settori al prodotto finale.
E redditi: PIL= E remunerazioni di chi ha contribuito a produrre.
Grandezze relative al PIL
PIL pro capite = PIL: n. abitanti = reddito medio individuale (tenore di vita medio di quel paese). Crescita del PIL = PIL anno t - PIL anno t-1: PIL anno t-1 = dinamica. Questa grandezza ci consente di studiare l'evoluzione del PIL nel tempo. La crescita è di norma positiva (espansione), ma in alcuni periodi la crescita può essere negativa (recessione). Tecnicamente si ha la recessione se la crescita è negativa per 2 trimestri consecutivi.
L’evoluzione del PIL nel tempo
Il livello del PIL di un'economia cambia di anno in anno. Perché si verificano questi fenomeni?
- Crescita di lungo periodo
- Ciclo economico
- Variabilità di anno in anno (legame con la domanda aggregata).
Il ruolo dei prezzi: PIL reale e PIL nominale
PIL: valore dei beni (quantità x prezzo di mercato).
- PIL nominale (PIL a valori o prezzi correnti): valore di beni e servizi finali valutati al loro prezzo corrente (attuale) e quantità correnti.
- PIL reale (PIL a prezzi costanti): valore di beni e servizi finali calcolato utilizzando quantità correnti e prezzi di un anno di riferimento (anno base). In prezzi in questo caso sono costanti (non correnti).
Si tiene conto solo della variazione delle quantità, ma non tiene conto della variazione dei prezzi, in quanto vengono tenuti fermi all'anno base di riferimento.
Esempio: Anno 2000: quantità 100 e prezzo 100. Anno 2001: quantità 103 e prezzo 102. Anno base 2000. PIL nominale 2000: 100x100=10mila. PIL nominale 2001: 103x102=10506. Crescita del PIL nominale= PIL nominale 2001-PIL nominale 2000: PIL nominale 2000. 10506-10000:10000=0,0506=5,06%
La crescita del PIL è calcolata per sapere quanto aumenta la produzione. Ma 5,06% considera sia la variazione del prodotto che quella dei prezzi.
PIL reale 2000 = prezzo2000*quantita2000 100x100=10mila (È uguale al PIL nominale 2000). PIL reale 2001 = prezzo2000*quantita2001 100*103=10300 è più basso del PIL nom 2001 perché in questo ultimo vi è la crescita dei prezzi e delle quantità, mentre nel reale vi è solo la crescita delle quantità.
Crescita PIL reale: è diversa dalla crescita del PIL nominale (5,06%), è più basso rispetto al PIL nominale perché non tiene conto dell'inflazione. La crescita del PIL reale misura la variazione nella produzione dato un set di prezzi fissi. Cosa differenzia la crescita del PIL nominale e del PIL reale? variazione dei prezzi (inflazione).
Inflazione: aumento generale del livello dei prezzi.
Deflazione: riduzione livello dei prezzi (tasso di inflazione negativo).
Tasso di inflazione: tasso di crescita nel tempo del livello generale dei prezzi.
- Deflatore del PIL: tiene in considerazione tutti i beni prodotti nell'economia. Esso rappresenta il prezzo medio dei beni prodotti nell'economia.
- Indice dei prezzi al consumo (IPC): considera solo i beni oggetto di consumo finale. Indica il prezzo medio dei beni consumati nell'economia.
Deflatore del PIL
- Diversità nella crescita di PIL reale e nominale (variazione dei prezzi). Deflatore del PIL= PIL nominale: PIL reale nell’anno t.
- Anno base: 2000. PIL reale 2000=10mila. PIL reale 2001=10.300. Deflatore 2000= PIL nom 2000:PIL reale 2000 10mila/10mila=1. Deflatore 2001= PIL nom 2001:PIL reale 2001 10506/10300=1,02
Il deflatore del PIL considera i prezzi di tutti i beni finali prodotti nell'economia. In molti casi interessa maggiormente l’aumento dei prezzi dei beni acquistati dai consumatori.
Indice dei prezzi al consumo (IPC)
- Considera solo i beni mediamente acquistati dai consumatori.
- Esempio: due beni (pane e vestiti), il consumatore acquista in media ogni anno 1 vestito e 10kg di pane. Pane 1, Vestiti 100. Prezzo 2000 1, Prezzo 2001 1,1. Prezzo vestiti 2000 100, Prezzo 2001 101. Prezzo pane=1=1,1=10% > Prezzo vestiti=100=101=1% > Inflazione: media fra 2 variazioni (non medie semplici ma ponderata x quantità consumate e prezzo dei beni).
Calcolo dell'IPC: Spesa 2000= quantità pane * prezzo pane 2000 + quantità vestiti * prezzo vestiti 2000 = 10*1+1*100=110. Spesa 2001 (a quantità invariate)= quantità pane * prezzo pane 2001 + quantità vestiti * prezzo vestiti 2001=10*1,1+1*101=112. L'inflazione calcolata tramite l’IPC misura la crescita del costo della spesa media dei consumatori. 1,8% è il valore medio fra 10% (prezzo pane) e 1% (prezzo vestiti). IPC considera un paniere di beni fisso che viene modificato periodicamente.
L’inflazione è di norma positiva, ma in periodi di forte crisi è possibile che sia negativa (deflazione). Molti economisti credono che il miglior tasso di inflazione sia basso è stabile, tra l’1 e il 4%.
Mercato del lavoro
Occupati: coloro che hanno correntemente un posto di lavoro.
Disoccupati: cercano lavoro o devono iniziare un nuovo lavoro (cassa integrazione e mobilità).
Inattivi: individui in età lavorativa che non cercano lavoro e non sono considerati disoccupati (casalinghe, studenti).
Popolazione in età lavorativa (15-64): forze di lavoro + inattivi.
Popolazione: popolazione in età lavorativa + popolazione in età non lavorativa.
Forza di lavoro = occupati + disoccupati (L=N+U)
Tasso di disoccupazione = disoccupati: forza di lavoro.
Con forze lavoro costanti o crescenti, una crisi causa un calo dell’occupazione ed un incremento della disoccupazione.
In periodo di crisi può aumentare la disoccupazione e inattivi e diminuire l’occupazione (fenomeno di scoraggiamento o incoraggiamento a seconda della fase economica).
Scoraggiamento: disoccupati scoraggiati perciò decidono di non cercare lavoro, rientrando così nella categoria degli inattivi.
Incoraggiamento: vi è una fase positiva in cui gli inattivi acquistano fiducia ed iniziano a cercare lavoro, diventando disoccupati.
Indicatori
- Tasso di partecipazione = forza lavoro: popolazione in età lavorativa. È la quota di popolazione che lavora o vorrebbe lavorare.
- Tasso di occupazione = occupati: popolazione in età lavorativa (è la quota di popolazione che lavora).
- Tasso di disoccupazione (u) = disoccupati: forza lavoro u=U/L
Cosa determina il livello della produzione aggregata di un'economia
Periodo breve (qualche anno): le variazioni annuali della produzione sono dovute soprattutto a variazioni della domanda (cambiamenti fiducia consumatori che portano ad una riduzione o aumento della produzione).
Periodo medio (decennio): fattori relativi all’offerta (stock di capitale, livello della tecnologia, dimensioni delle forze di lavoro).
Periodo lungo (qualche decennio): istruzione, tasso di risparmio, ruolo del governo.
Capitolo 3
Il mercato dei beni
La composizione del PIL
Il PIL è scomponibile sia dal lato dell’offerta che della domanda.
- PIL dal punto di vista dell’offerta: pari alla somma dei VA settoriali.
- PIL domanda: PIL scomponibile in diverse categorie di spesa.
Scomposizione PIL
- Consumo (C): beni e servizi acquistati dai consumatori. Beni durevoli (vita media > 3 anni), non durevoli (< 3 anni) e servizi.
- Investimento (I): o investimento fisso. È composto dalla somma dell’investimento non residenziale (acquisto di nuovi impianti e macchinari da parte delle imprese) e dall’investimento residenziale (acquisto di nuove case o appartamenti da parte degli individui).
- Spesa pubblica (G): in beni e servizi. Si tratta di beni e servizi acquistati dallo stato ed enti pubblici (aeroplani, attrezzatura da ufficio.). La spesa pubblica per beni e servizi include sia la spesa per consumi che investimenti pubblici (che non entrano in I). G non include i trasferimenti (pensioni ed interessi sul debito pubblico) poiché non rappresentano acquisti di beni e servizi.
- Esportazioni (X): acquisti di beni e servizi nazionali da parte del resto del mondo.
- Importazioni (IM): acquisti di beni e servizi dall’estero effettuati dai residenti (consumatori, imprese, governo). Le importazioni non concorrono alla formazione della produzione nazionale perché questi beni vengono prodotti all’estero.
Investimento in scorte: differenza tra produzione e vendite. Sono beni prodotti ma non venduti. Se la produzione eccede le vendite, le scorte di magazzino aumentano e l’investimento in scorte è positivo. Quando invece la produzione è inferiore alle vendite, le scorte si riducono e l’investimento in scorte è negativo.
Assumendo che le imprese non tengano scorte: Offerta = insieme dei beni prodotti nell’economia = produzione aggregata.
La domanda di beni
Domanda totale di beni o domanda aggregata di beni nazionali: Z (anche definito reddito aggregato).
Z= G+I+G+X-IM
Spesa nazionale= C+I+G (spesa in beni e servizi da parte dei residenti). Alla spesa nazionale devono essere sommate:
- Esportazioni (X): acquisto di beni e servizi nazionali da parte del resto del mondo.
Devono essere sottratte:
- Importazioni (IM o Q): acquisto di beni e servizi prodotti all’estero da parte dei residenti.
Domanda aggregata di beni nazionali (Z)= C+I+G+X-IM
Disavanzo commerciale: importazioni > esportazioni.
Avanzo commerciale: esportazioni > importazioni.
Disavanzo pubblico: differenza fra uscite ed entrate dello stato. Spesa pubblica > tasse.
Consumo (C)
Acquisto di beni e servizi da parte delle famiglie. Il consumo dipende da molti fattori, il più importante è il reddito disponibile (Yd=Y-T), ovvero ciò che rimane dal percepito dopo aver ricevuto i trasferimenti dal governo e pagato le imposte.
Funzione del consumo: quando Yd aumenta, anche il consumo. Equazione di comportamento: il consumo non è necessariamente uguale a Yd (reddito - tasse), questo perché gli individui potrebbero risparmiare parte del reddito percepito. Il consumo dipende da diversi fattori: -ricchezza finanziaria, -fiducia nel futuro, -gusti.
c0= rappresenta il consumo in corrispondenza di un reddito disponibile nullo (non dipende dal reddito). Se Yd=0 allora C=c0
Restrizioni naturali:
- Se il reddito disponibile corrente fosse pari a 0, il consumo sarebbe comunque positivo (con o senza reddito le persone dovranno pur mangiare). Come fanno però le persone a consumare con reddito nullo? Indebitandosi o utilizzando i loro risparmi.
- Un aumento di c0 riflette il desiderio di consumare di più dato un certo livello di reddito, mentre una diminuzione di c0 riflette il desiderio di consumare meno.
c1= propensione marginale al consumo. Ci dice quanto aumenta il consumo quando aumenta il reddito. Esso esprime l’effetto sul consumo di 1€ aggiuntivo di reddito disponibile.
Restrizioni naturali:
- c1 è positivo (aumento reddito = aumento consumo)
- c1 è minore di 1 (probabile è che gli individui vogliano consumare solo una parte del loro incremento di reddito e risparmiare il resto).
Il consumo aumenta col reddito disponibile, ma meno che proporzionalmente. Un minor valore di c0 sposta l’intera linea verso il basso. Il reddito disponibile è dato da:
Investimenti (I)
Acquisto da parte delle imprese di beni capitale che verranno utilizzati per svolgere attività produttiva futura (macchinari..). Investimento in scorte: beni prodotti e non venduti. Non è l’investimento finanziario. Consideriamo il loro valore come costante (variabili esogene) per motivi di semplicità. I=I0 o I=Ī (la barretta ci ricorda che è esogena al modello).
Spesa pubblica (G)
Acquisto di beni e servizi da parte della pubblica amministrazione (governo, enti pubblici...)
Insieme alle imposte, T,G descrive la politica fiscale del governo, cioè le scelte relative alle entrate ed uscite del settore pubblico. Imposte: imposte al netto dei trasferimenti dello Stato a famiglie e imprese. Consideriamo il loro valore come costante (variabili esogene). G=G0
Per 2 motivi:
- Il governo non presenta un comportamento regolare come quello dei consumatori e imprese. Il governo non segue semplici regole di comportamento come i consumatori, una buona parte delle sue decisioni è prevedibile.
- Uno dei compiti dei macroeconomisti è comprendere le conseguenze sull’economia di diversi livelli di spesa pubblica e tassazione, al fine di consigliare al governo quali decisioni prendere.
Allo stesso modo consideriamo esogene le tasse (T) per cui: T=T0
La determinazione della produzione di equilibrio
Se importazioni ed esportazioni sono nulle, la domanda di beni è la somma di consumo, investimenti e spesa pubblica: Sostituendo C e I si ottiene: Sostituiamo la definizione di Yd: Sostituiamo i valori costanti di I, G e T: Z dipende dal reddito Y, dalle imposte T, dall’investimento I e dalla spesa pubblica G. Se le imprese detengono delle scorte, la produzione non deve necessariamente essere uguale alla domanda, le imprese possono rispondere ad un aumento della domanda attingendo alle loro scorte (scegliendo un investimento negativo). Allo stesso modo possono rispondere a un calo della domanda continuando a produrre e accumulando scorte (investimento positivo in scorte). Se le imprese non hanno scorte in magazzino (investimento in scorte nullo), l’equilibrio nel mercato di beni richiede che la produzione sia uguale alla domanda aggregata:
Esistono 3 tipi di equazioni:
- Identità: equazione che definisce il reddito disponibile.
- Equazione di comportamento: funzione del consumo.
- Condizione di equilibrio: condizione di uguaglianza tra produzione e domanda.
Se sostituiamo la Z nell'equazione precedente, otteniamo: L’equazione ci dice: in equilibrio, la produzione Y (a sinistra), è uguale alla domanda (a destra). A sua volta, la domanda dipende dal reddito, Y, che è uguale alla produzione. Y: usato sia per la produzione che per il reddito. Riscriviamo l’equazione di equilibrio:
Spesa Autonoma (SA): c0+I+G-c1t non dipende dal livello di produzione. Essa rappresenta la componente della domanda di beni che non dipende dal livello di produzione. La SA è quasi sempre positiva (C0 e I sono sempre positivi). Solo se il governo presentasse un grosso avanzo di bilancio la SA sarebbe negativa (T di gran lunga superiori alla spesa).
La stessa equazione può essere scritta in questo modo: Spostando c1Y a sinistra e riordinando i termini del lato destro otteniamo: Questo risultato esprime il valore della produzione di equilibrio Ye in funzione di parametri e costanti. In particolare Ye è uguale al prodotto di:
- SA (spesa autonoma)
- Moltiplicatore: è detto così perché moltiplica la spesa autonoma. È sempre > di 1. Il moltiplicatore è compreso tra 0 e 1. Cresce al crescere di c1.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.