Macroeconomia
Capitolo 1
La macroeconomia studia i fenomeni che riguardano il sistema economico nel suo complesso: come vengono prese le decisioni sulla produzione, consumo e distribuzione delle risorse.
Si propone di individuare provvedimenti volti a migliorare l’economia, trovare soluzioni per affrontare problemi economici come scarsità delle risorse, disuguaglianza economica etc.
Per farlo utilizza modelli economici, una versione semplificata della realtà, che studiano il funzionamento dei mercati. Usati per mostrare la relazione tra le variabili economiche, spiegare il comportamento dell’economia, pianificare le politiche per migliorare le performance di una economia.
Metodo scientifico: analisi empirica di raccolta di dati per costruire modelli che guidano le scelte di governi, imprese ed individui.
La politica economica è l’insieme delle azioni e delle decisioni che un governo prende per influenzare l’andamento dell’economia del paese => analizza gli effetti economici delle decisioni di poteri pubblici (Stato, Banca centrale, altre istituzioni) e soggetti privati (imprese, famiglie).
Obiettivo principale è promuovere la crescita economica, l’occupazione e la stabilità dei prezzi, mantenendo l’equilibrio tra domande e offerta nel mercato, ridurre la disoccupazione e controllare l’inflazione => elabora interventi destinati a modificare l’andamento del sistema economico per raggiungere obiettivi prestabiliti.
La politica economica si divide in:
- Politica fiscale: decisioni del governo relative alla spesa pubblica e alla tassazione. Un governo può decidere se aumentare o diminuire le imposte, oppure cambiare la sua spesa pubblica per stimolare o frenare l’economia.
- Politica monetaria: gestita dalla banca centrale, si riferisce alla regolazione dell’offerta di moneta e dei tassi di interesse per controllare l’inflazione, la disoccupazione e la stabilità economica.
La microeconomia studia il comportamento del singolo operatore (consumatore = individuo/famiglia; produttore = impresa).
La macroeconomia studia il funzionamento di un intero sistema economico, per determinare il livello e la dinamica temporale delle grandezze aggregate. Questa influisce sul benessere della società e sul benessere di ciascun individuo.
Variabili macroeconomiche
Grandezze riferite ad un intero sistema economico:
- Produzione.
- Reddito.
- Livello di occupazione.
- Livello di prezzi.
- Tassi di interesse.
- Tassi di cambio.
- Saldo dei movimenti di merci con il mondo (esportazioni e importazioni).
- Saldo di movimenti capitali.
Scuole di pensiero della teoria economica
- Classici: ritengono che i mercati siano sempre in equilibrio, se si verifica un temporaneo disequilibrio è preferibile che siano lasciati liberi di raggiungere di nuovo l’equilibrio.
- Keynesiani (proposto per superare la crisi del 29’): nei mercati sono presenti rigidità (frizioni) che impediscono un’allocazione efficiente delle risorse. Il settore pubblico deve intervenire per consentire il raggiungimento degli obiettivi prestabiliti. (La proposta fu far scavare buche vuote, al fine di dare occupazione).
Politiche macroeconomiche per la crescita
1° obiettivo: crescita del paese non a danno del pianeta e quindi delle future generazioni.
Dal grafico si vede che le politiche economiche abbiano apportato una crescita per entrambi i paesi ma in proporzioni diverse. Questo perché si deve tener conto dei diversi contesti sociali nei quali sono state impiegate le risorse.
2° obiettivo: stabilizzare l’economia => la crescita, come la recessione, deve esserci ma non deve essere eccessiva, quindi bisogna contenere le fluttuazioni, sia in termini di durata che di dimensione.
Modello domanda e offerta
Spiega i fattori che determinano il prezzo e la quantità venduta di un bene sul mercato.
Assume che il mercato sia competitivo (concorrenza perfetta), per cui ogni compratore e venditore è troppo piccolo per poter influenzare il prezzo di mercato.
dQ = domanda di mercato, con andamento decrescente, perché all’aumentare del prezzo si riduce la quantità domandata.
sQ = offerta di mercato, con andamento crescente, perché all’aumentare del prezzo aumenta la quantità offerta.
P = prezzo del bene.
Y = reddito aggregato.
P = prezzo inputs.
Il mercato è in equilibrio quando domanda e offerta si uguagliano.
Effetti incremento del reddito Y
All’aumento del reddito, a parità di prezzi aumenta la quantità domandata. La curva di domanda trasla verso destra perché tutti i consumatori hanno maggiore potere d’acquisto e possono acquistare quantità maggiori del bene. Tuttavia, il mercato non è in equilibrio perché la quantità offerta è sempre la stessa.
Quando la domanda > offerta, i prezzi del bene aumentano, in questo modo la domanda diminuisce, ma dall’altro lato all’aumentare del prezzo le imprese sono disposte a produrre di più. I prezzi aumentano finché non si giunge ad un nuovo punto di equilibrio, dove si produce di più ma ad un prezzo più elevato.
Effetti aumento del prezzo dell’input
Un aumento dei costi di produzione comporta un aumento dei prezzi di vendita. L’offerta trasla verso sinistra. Al prezzo P1 la quantità domandata è maggiore di quella offerta, a questo punto i prezzi aumentano finché non si giunge ad un nuovo punto di equilibrio, dove si produce meno e ad un prezzo più elevato.
Variabili endogene ed esogene d S
Le variabili endogene sono determinate dal modello (P, Q, Q).
Le variabili esogene sono determinate al di fuori del modello: valori e comportamenti di tali variabili sono considerati come dati.
Il modello spiega come le variazioni delle variabili esogene influenzano le variabili endogene.
Per spiegare fenomeni diversi esistono diversi modelli, per ciascuno dei quali occorre fare assunzioni, identificare le variabili endogene ed esogene, definire ciò che spiega e ciò che non spiega.
Prezzi
Due ipotesi:
- Prezzi flessibili: sono modificabili in qualunque momento per aggiustare ed uguagliare domanda e offerta. Nel lungo periodo i prezzi sono flessibili, per questo i mercati sono sempre in equilibrio. MARKET CLEARING.
- Prezzi rigidi: sono modificabili pochissimo o molto lentamente in base a squilibri di domanda e offerta. Nel breve periodo i prezzi sono rigidi. In questo caso la domanda non potrà mai uguagliare l’offerta. Ciò spiega ad esempio la disoccupazione, impossibilità per le imprese di vendere tutto ciò che producono.
Capitolo 2
Il prodotto interno lordo
Una delle misure più precise dell’andamento del sistema economico.
Misura la produzione di tutti i beni e servizi di un’economia in un dato periodo di tempo.
Va definito in una delimitazione geografica e temporale.
Tutto ciò che è prodotto nei confini italiani, anche se da azienda straniera (es: Apple), rientra nel calcolo del PIL.
Per misurare la produzione il PIL usa i prezzi di un mercato come unità di misura per sommare beni che sono tra loro eterogenei, quindi impossibili da sommare algebricamente, se non attraverso il prezzo.
I beni sono beni finali, prodotti nel corso di un anno, all’interno dei confini geografici di una nazione; sono la somma di tutti i costi di produzioni ed il profitto che si intende realizzare.
Il PIL include beni e servizi finali prodotti nel paese ed acquistabili da:
- Consumatori, individui e famiglie, (consumo aggregato, C).
- Imprese per ammortamenti e aumento dello stock di capitale (investimenti, I).
- Pubblica amministrazione (spesa pubblica, G).
- Compratori stranieri (esportazioni, EX).
- Imprese per investimenti in scorte (investimenti, Is).
⇒ Y = C + I + G + EX + Is
Possiamo considerare I + Is = I ⇒ Y = C + I + G + EX
Nel calcolo vengono considerati anche tutti i beni che vengono prodotti ma che non sono scambiati sul mercato, per cui non si ha un prezzo di mercato. Per inserirli, distinguiamo diversi tipi di beni:
- Servizi abitativi per le abitazioni di proprietà = canone figurativo.
- Servizi offerti dallo stato = valutati al costo.
- Beni e servizi che rientrano nell’economia sommersa (tutto ciò che non viene dichiarato) = si stima il valore.
Voci escluse dal PIL
- Beni intermedi = beni venduti ad altre imprese per essere utilizzati in processi produttivi correnti conclusi (altrimenti sarebbero scorte, che vanno contate). Si escludono perché altrimenti si conteggiano due volte. Es: gomme Pirelli vendute a Fiat per costruire la macchina, però nel caso non venissero montate nella macchina, vanno contate perché rientrano nelle scorte.
- Produzione familiare.
- Depauperamento risorse naturali.
- Acquisto di beni usati.
Definizioni di PIL
1) Valore della spesa: spesa totale per l’acquisto di beni e servizi prodotti nel paese. Somma di tutto ciò che viene prodotto e venduto => Y = C + I + G + EX.
2) Valore del reddito: reddito totale derivante dalla remunerazione di tutti i fattori della produzione domestici utilizzati nei processi produttivi del paese (ovvero tutti i costi dei prodotti intermedi). Calcolo la somma dei redditi percepiti nell’economia in un dato periodo di tempo.
3) Valore della produzione totale: Y = P x Q.
Flusso circolare del reddito in un’economia chiusa => semplificato
Chiusa a:
- Scambi con l’esterno: no esportazioni.
- Settore pubblico: no spesa pubblica => non ci sono le imposte né sulle famiglie né sulle imprese.
⇒ Y = C + I
In questo caso abbiamo solo la famiglia e l’impresa.
Non essendoci le imposte, risparmio e investimenti in scorte, tutto il reddito delle famiglie può essere usato per acquistare beni e servizi dall’impresa => spesa totale = reddito totale (valore produzione). La transazione letta dal lato del consumatore è una spesa, da quello del venditore è reddito.
La famiglia acquista dall’impresa, quindi per la prima è una spesa, per la seconda un guadagno. D’altro lato le imprese vanno verso il mercato di beni e servizi per acquistare il fattore lavoro, pagando il reddito alle famiglie, ottenuto come remunerazione dei beni/servizi che quest’ultime forniscono all’impresa.
Continuo definizione PIL:
4) Somma del valore aggiunto => il valore aggiunto di un’impresa è il valore della sua produzione (prezzo x quantità) meno il valore dei beni intermedi impiegati per tale produzione.
Nel calcolo del PIL tolgo i valori intermedi altrimenti ho una duplicazione.
PIL = valore dei beni finali prodotti = somma dei valori aggiunti ad ogni stadio della produzione.
PIL misurato con il metodo del valore aggiunto = PIL con metodo della spesa.
Si hanno scorte quando:
- PIL va > PIL sp => aumentano le scorte; quindi, i beni prodotti non sono ancora stati venduti.
- PIL va < PIL sp => scorte diminuiscono, si acquista più di quanto viene prodotto; ciò può succedere perché si vende senza produrre ma utilizzando le scorte già presenti.
Prodotto nazionale lordo (PNL)
È il reddito totale dei fattori produttivi nazionali, indipendentemente dalla localizzazione.
Es: la produzione di un’azienda italiana, seppur prodotta in Polonia, rientra nel PNL; mentre la produzione di Apple in Italia rientra nel PNL americano.
A differenza, il prodotto interno lordo tiene conto del reddito totale dei fattori della produzione impiegati nelle produzioni domestiche, indipendentemente dalla nazionalità (es: produzione di Apple in Italia rientra nel PIL italiano).
PNL = PIL + redditi esteri dei residenti – redditi interni dei non residenti.
PNL – PIL = redditi esteri dei residenti – redditi interni dei non residenti.
- Prodotto interno netto (PIN) = PIL – ammortamenti.
- Prodotto nazionale netto (PNN) = PNL – ammortamenti.
Dove per ammortamenti si intende la perdita di valore dello stock di capitale nel tempo a causa del logorio e dell’obsolescenza.
PIL nominale e PIL reale
La variazione del PIL in un anno dipende da due fattori:
- Variazione nella quantità prodotta di beni e servizi.
- Variazione del prezzo di beni e servizi.
⇒ Se consideriamo la quantità e i prezzi di beni e servizi in un anno, otteniamo il PIL nominale: produzione di beni e servizi valutati a prezzi correnti.
⇒ Se si considerano le quantità prodotte nello stesso anno e i prezzi di un anno base (spesso media dei prezzi di due anni consecutivi) si ha il PIL reale: produzione di beni e servizi valutati a prezzi costanti.
Questo serve per valutare la variazione della capacità produttiva di un sistema economico al netto dell’inflazione.
Il PIL nominale varia:
- Per un aumento della quantità prodotta => + lavoro e – disoccupazione.
- Per l’aumento dei prezzi => il PIL cresce ma l’economia non sarà in crescita => inflazione senza aumento della quantità prodotta => si perde potere d’acquisto.
Per inflazione si intende l’aumento generale dei prezzi.
Per capire se l’economia sta migliorando o meno devo considerare il PIL reale.
Se aumenta il PIL reale, aumenta solo la quantità prodotta, perché i prezzi sono fissi, quindi l’economia sta effettivamente migliorando.
Nel grafico vediamo che dopo l’intersezione, il PIL nom > PIL rea, quindi i prezzi sono aumentati, però l’economia è comunque in crescita perché il PIL rea continua comunque ad aumentare.
Nel punto di intersezione PIL rea = PIL nom.
Variazione percentuale del PIL
Ho due momenti: T0 e T1.
Calcolo la variazione assoluta del valore della produzione al tempo T0 e T1 => Yt1 – Yt0.
1−0 ͯ Y Var % = (%) = 1000
Per confrontare economie di paesi con popolazioni molto diverse devo dividere il PIL per la popolazione.
Componenti del PIL
Consumo
Valore di beni e servizi acquistati dalle famiglie. Suddividiamo:
- Beni durevoli, durano per un lungo periodo, es: elettrodomestici.
- Beni non durevoli, durano per un breve periodo, es: vestiti.
- Servizi, lavori svolti per i consumatori, quali consulenze.
Investimenti
Definizioni:
- Acquisto di beni capitali (fattori di produzione).
- Acquisto di beni utilizzabili in futuro (scorte).
Include:
- Investimenti fissi delle imprese, spese di impianti e attrezzature.
- Investimenti fissi residenziali, spese per unità abitative di nuova costruzione da parte di famiglie e proprietari di immobili.
- Investimenti in scorte.
Se le imprese sono ottimiste per il futuro, tendono ad effettuare investimenti.
Investimenti e capitale
Il capitale è un fattore della produzione che si vede in un dato momento del tempo dell’impresa (variabile di stock).
L’investimento è la spesa per l’acquisizione di nuovo capitale (variabile di flusso che esprime quanto varia il capitale).
Spesa pubblica
Spesa di tutte le componenti della Pubblica amministrazione per l’acquisto di beni e servizi; esclude i trasferimenti (sussidi per disoccupazione), che pur essendo un’uscita per lo stato, non costituiscono spese di beni e servizi.
Esportazioni nette
NX = EX – IM = esportazioni totali – importazioni totali.
⇒ Y = C + I + G + NX => valore produzione totale = spesa aggregata.
Livello dei prezzi
Attraverso l’analisi del livello dei prezzi possiamo vedere se il sistema economico è in inflazione, deflazione o obiettivo raggiunto.
Indicatori:
- Indice dei prezzi al consumo (IPC): prezzo di un paniere fisso di beni acquistabile dal consumatore medio.
- Indice dei prezzi alla produzione (IPP): prezzi pagati dalle imprese (costo fattori).
- Deflatore del PIL: rapporto tra PIL nominale e PIL reale.
Indice dei prezzi al consumo
Calcolato dall’ISTAT.
Si calcola disponendo di:
- Paniere di beni e servizi del consumatore tipo.
- Meccanismi di rilevazione dei prezzi.
- Anno base.
⇒ La maggioranza di beni e servizi sono rappresentati da spesa per abitazione, generi alimentari e trasporti.
Deflatore implicito del PIL
Il deflatore del PIL è il rapporto tra il PIL nominale ed il PIL reale di uno stesso anno. Misura la variazione dei prezzi rispetto ad un anno base.
Deflatore = (PIL nom/PIL rea) x 100.
Il deflatore del PIL misura il prezzo di tutti i beni, mentre l’IPC solo quelli di consumo.
L’IPC considera tutti i beni consumati e non solo quelli prodotti nell’economia ma anche quelli importati.
L’IPC è una misura fatta su un paniere costante nel tempo, mentre il deflatore è fatto con un paniere coerente e che quindi varia nel tempo. ͠,
Tasso di inflazione, indicato con incremento percentuale del livello dei prezzi = ((Pt – P)/Pt) x 100 t-1 -1.
IPC sovrasta l’inflazione perché:
- Effetto sostituzione: IPC considera un paniere fisso ed ignora la possibilità che i consumatori sostituiscano i beni con altri meno cari => potrebbe dare un valore dell’inflazione maggiore rispetto a quello percepito.
- Invenzione di nuovi beni: aumentano i prezzi, ma la soddisfazione dei consumatori aumenta quindi non si ha una grande percezione ed aumenta il valore reale della moneta. Ciò non è rilevato dall’IPC.
- Variazioni non rilevate nella qualità: c’è un aumento di qualità dei beni che consente un aumento della soddisfazione che l’IPC non è in grado di rilevare.
Regole per le variazioni percentuali
La variazione % prodotto (X x Y) = var % X + var % Y.
La variazione % rapporto (X/Y) = var % X – var % Y.
Indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC)
Costruito dall’Eurostat (istituto di statistica europeo che costruisce statistiche sulle nazioni europee a diversi livelli di classificazione).
Calcolato in relazione ad un paniere di beni e servizi che tiene conto sia delle particolarità di ogni paese sia di regole comuni per la ponderazione dei beni che compongono il paniere.
È importante perché
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