Prova di fine corso di psicologia dello sviluppo cognitivo - a. a. 2019-2020
Scegliere un aspetto particolare dello sviluppo cognitivo (ad es. l’insieme delle acquisizioni e dei fenomeni dello sviluppo caratteristici di una certa fascia d’età, oppure le linee evolutive di uno specifico dominio cognitivo) e descriverle chiaramente, anche con esempi opportuni. Volendo, si può anche accennare al possibile rilievo applicativo di tali aspetti dello sviluppo, o esprimere qualche propria riflessione su ulteriori ricerche che sarebbero possibili o necessarie in tale ambito.
Lo sviluppo del linguaggio
La percezione del linguaggio orale ha inizio durante gli ultimi mesi di vita intrauterina. Già nell’ultimo trimestre di gravidanza, il feto elabora il suono della voce materna ed estrae modelli regolari dai complessi input uditivi che filtrano attraverso il liquido amniotico; questo modifica l’informazione fonetica, ma lascia intatta quella ritmica. In tal modo il feto familiarizza con la melodia e con il ritmo del linguaggio. Egli riconoscerà la voce materna subito dopo la nascita, e questo evento ha un’importanza vitale ai fini della sopravvivenza e anche nei primi processi di attaccamento.
Le principali teorie sul linguaggio
Il dibattito sui vari aspetti dello sviluppo cognitivo ha coinvolto anche lo sviluppo del linguaggio; le diverse teorie hanno dato il loro contributo in merito. Per il comportamentismo il linguaggio è appreso mediante condizionamento operante (Skinner, 1957); per la teoria innatista, esiste un dispositivo innato per l’acquisizione del linguaggio, il cosiddetto LAD, acronimo che sta per “Language Acquisition Device” (Chomsky, 1959); per quanto riguarda il contributo interazionista (inizio anni ’70), il linguaggio si sviluppa congiuntamente alle capacità cognitive, sociali e comunicative; la posizione funzionalista sullo sviluppo del linguaggio sottolinea l’importanza della relazione tra linguaggio e contesto sociale (Bruner, Austin e Searle).
Per Skinner (1957), l’apprendimento del linguaggio si spiega con gli stessi principi del condizionamento operante: il bambino impara in seguito al rinforzo fornito dagli adulti; inoltre, il ruolo del bambino nell’apprendimento del linguaggio è passivo, e le influenze ambientali plasmano l’apprendimento.
Per Chomsky (1959), tutte le lingue naturali hanno aspetti strutturali condivisi (grammatica universale); esiste un dispositivo innato per acquisizione del linguaggio (LAD = Language Acquisition Device) e questo dispositivo permette al bambino di scoprire ed elaborare progressivamente le regole che governano la struttura grammaticale. Inoltre, il linguaggio è indipendente dall’intelligenza e dalla capacità comunicativa, e il ruolo del contesto sociale in cui si sviluppa il linguaggio è minimizzato.
Per Chomsky:
- La grammatica universale è un insieme di conoscenze innate sui principi che regolano tutte le lingue;
- La conoscenza della specifica lingua non è innata; è innata la predisposizione ad apprendere qualsiasi lingua in base ai principi della grammatica universale.
- I principi sono proprietà universali delle lingue (ad es. ogni frase ha un soggetto); i parametri sono aspetti specifici delle lingue (ad es. in italiano il complemento oggetto generalmente segue il verbo, mentre in giapponese lo precede).
Piaget, Vygotskij e Bruner
Per Piaget (1945) vi è interdipendenza fra linguaggio e cognizione; il linguaggio è il completamento dello sviluppo cognitivo del periodo sensomotorio (primi due anni di vita). Lo sviluppo cognitivo precede la comparsa del linguaggio; inoltre, l’esecuzione precede la competenza. Da sottolineare che l’ipotesi cognitiva sul linguaggio ha stimolato il filone di ricerca sui prerequisiti cognitivi del linguaggio.
Per quanto riguarda Vygotskij (1934), diversamente da Piaget, egli non attribuisce al pensiero una priorità rispetto al linguaggio. Lo sviluppo linguistico e quello cognitivo interagiscono, pertanto il pensiero non è autonomo dal linguaggio né lo precede. Per questo autore, il pensiero è mediato dal linguaggio. L’uso del linguaggio è necessario per lo sviluppo delle funzioni mentali superiori e conduce a nuove forme di organizzazione cognitiva.
Per Bruner tutti i processi mentali, linguaggio compreso, derivano dall’interazione tra il bambino e il caregiver. Non esclude l’esistenza di un dispositivo innato per l’acquisizione del linguaggio, tuttavia ritiene indispensabile la presenza della LASS (language acquisition support system), che rappresenta il ruolo svolto dagli adulti e dal contesto sociale nel favorire l’ingresso del bambino nel mondo del linguaggio. Infine sostituisce la nozione di competenza linguistica con quella di competenza comunicativa (più generale).
La teoria degli atti linguistici
La teoria degli atti linguistici di Austin (1955) si fonda sul presupposto che un enunciato non abbia soltanto una funzione descrittiva o veridica. Questo significa che mediante una frase si possa non solo descrivere il contenuto o sostenerne la veridicità, ma che la maggior parte degli enunciati servano a compiere delle vere e proprie azioni in ambito comunicativo, per esercitare un influsso sul mondo circostante.
Secondo Austin un atto linguistico consta di tre parti:
- 1. Locuzione (struttura ed enunciato)
- 2. Illocuzione (obiettivo, intenzione comunicativa)
- 3. Perlocuzione (effetto dell'atto linguistico sull'interlocutore).
Requisiti per lo sviluppo del linguaggio
Come avviene lo sviluppo del linguaggio? Quali sono i requisiti necessari? Per imparare a usare il sistema linguistico, il bambino deve:
- Analizzare e segmentare i suoni linguistici che ascolta e identificare le diverse unità costituenti la lingua materna (fonemi, morfemi, parole, frasi)
- Padroneggiare gli schemi articolatori per produrre singoli fonemi e sequenze di fonemi
- Acquisire e ampliare un vocabolario di voci lessicali e altrettanti significati
- Padroneggiare le regole morfologiche e sintattiche che consentono di combinare morfemi e parole in frasi grammaticalmente corrette e dotate di senso
- Adattare le diverse funzioni comunicative del linguaggio al contesto e all’interlocutore
- Padroneggiare le abilità necessarie a produrre un discorso che ne garantiscano coerenza, organizzazione interna e adattamento all’ascoltatore.
La competenza linguistica riguarda principalmente tre aspetti:
- Aspetti formali: fonologia, morfologia, sintassi;
- Contenuto: lessico, semantica
- Aspetti funzionali: pragmatica, funzione conversazionale, funzione narrativa.
Per il neonato, il ritmo della lingua materna è una delle caratteristiche maggiormente salienti dell’input linguistico. Il ritmo dell’input che il bambino ascolta non è determinato solo dalla lingua materna, ma anche dal modo particolare in cui si parla a
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