Linguistica storica
Natura della lingua e del suo mutamento
Il mutamento linguistico nella storia della disciplina tra l'Ottocento e il Novecento: la linguistica comparativa
Storia della linguistica
Vedremo i concetti per quel che riguarda la nascita della linguistica, i quali si riassumono in tre espressioni, tre modi di denominare la linguistica in tedesco che risalgono agli inizi fino alla metà dell’Ottocento:
- Scienza del linguaggio: Sprachkunde o Sprachwissenschaft.
- Linguistica comparativa: vergleichende Sprachwissenschaft.
- Glottik (Schleicher): sempre linguistica, ma termine che deriva dal greco per distinguersi da quelli precedenti, glottologia e linguistica sono sotto il profilo etimologico la stessa cosa, scienza del linguaggio.
Che cos'è la linguistica? Che cos'è la lingua?
La scienza che ha come oggetto di studio la lingua. La lingua ha un aspetto sociale di interazione, comunicazione, dialogo, ma ha anche un aspetto individuale. Si può studiare come una lingua funziona nella società ma anche come funziona nell’individuo. Il fenomeno è lo stesso, solamente che certi aspetti vengono fuori in un contesto e certi in un altro.
Comprenderemo come studiare una lingua è un qualcosa che si è sempre fatto, la linguistica non è nata come studio della lingua nell'800 o con Saussure.
Passato remoto
La storia della linguistica ha uno studio remoto, che coincide con la tradizione di studi filosofici, logici e filologici. Non c’era una cattedra di linguistica, ma comunque si studiava la lingua in una dimensione logico-filosofica e filologica.
- Studio logico-filosofico: la tradizione degli studi logici ha avuto a che fare con la lingua, la grammatica universale, le strutture logiche del linguaggio.
- Studio filologico: comincia in maniera sistematica già in epoca alessandrina (III-I sec. a.C.), con lo studio dei testi classici e vi è una rifioritura nell'Umanesimo e nel Rinascimento.
Nell'800
Nell’Ottocento vi sono una serie di circostanze che contribuiscono e creano un ambiente favorevole allo sviluppo di una disciplina che sia accentrata sulla lingua: la linguistica.
- Divorzio logica-linguistica: la logica prende una via più formale, affine a linguaggi di tipo matematico. Lo studio della lingua sotto questo profilo non è più perseguibile sotto quell’ambito.
- Psicologia: sviluppo di una nuova scienza attenta all’aspetto della cognizione e che tende a concentrarsi sui meccanismi dapprima individuali e poi collettivi, tanto che dalla seconda metà dell’800 ci sarà il concetto di “psicologia dei popoli” o psicologia collettiva. Gli studi sul linguaggio si possono appoggiare alla psicologia se guardiamo l’aspetto cognitivo, che consente la formazione del pensiero. Ricordiamo Steinthal.
- Biologia: negli studi sulla storia della scienza, nell’epistemologia, in certi periodi storici ci sono delle scienze di punta (es. nel '900 la fisica).
- Geologia: nell’800 l’influsso delle scienze biologia e geologia si fa sentire; per versi simili esse offrono nuovi punti di vista e nuovi approcci. Dei concetti che nascono dentro ad una scienza possono estendersi ad altri tipi di studi. Sicuramente geologia e biologia ebbero un’importanza enorme nello sviluppo della linguistica, in particolare quando gli studi storico-comparativi cercarono di darsi una metodologia scientifica.
Il sanscrito
In questa parentesi culturale un fatto specifico ha un’importanza notevole nello studio della lingua, e cioè la scoperta del sanscrito (lingua dei testi sacri) degli occidentali (nell’800 sviluppo scientifico è fortemente eurocentrico). Gli inglesi occupano l’India ed entrano in contatto con una nuova cultura, qualcuno di loro comincia a studiarla. Il nome che si fa è Sir William Jones, il quale interessato a questi atti culturali, studiò il sanscrito. In alcune conferenze egli fece delle affermazioni quasi profetiche, che le caratteristiche morfologiche e strutturali di questa lingua ricordano le lingue classiche del latino e del greco.
Nasce così l’idea della comparazione tra sanscrito, greco e latino, che viene portata avanti anche da Friedrich Schlegel, il quale ipotizza l’esistenza di una parentela in cui c’è una lingua madre, il sanscrito, e ci sono almeno due lingue figlie, il greco e il latino, derivanti da esso. Questa ipotesi si poteva fare sulla base di un metodo comparativo, cioè comparando le forme di queste tre lingue soprattutto nella flessione verbale. La parentela si deve vedere nelle cose più intime, Schlegel e Bopp guardano soprattutto alla flessione, alle desinenze, al lessico fondamentale (pronomi), elementi primari come il verbo essere.
Schlegel distingue in modo tipologico le lingue che hanno una flessione organica e quelle che hanno una flessione meccanica:
- La flessione organica è quella che si chiama “apofonia”, cioè una variazione vocalica della radice che determina una diversa funzione. La morfologia intesa come variazione della radice a seconda delle funzioni si realizza con una variazione vocalica (apofonia).
- La flessione meccanica avviene in quelle lingue in cui si presenta una differenza espressa tramite affissi, desinenze, suffissi; la radice resta uguale e cambia il suffisso e cambia la desinenza.
Questo comporta anche una diversa valutazione, perché per Schlegel le lingue organiche sono più perfette. È una sorta di decadimento quello che porta allo sviluppo dell’uso di affissi. Questo inaugura l’idea del sanscrito come lingua perfetta. Laddove tutte le altre lingue presentano un processo di degenerazione.
L’individuazione di famiglie linguistiche fa pensare che ci siano diversi poli, cioè che la facoltà del linguaggio non si sia sviluppata una sola volta, ma in punti diversi nella storia dell’uomo. Oggi il concetto di poligenesi è molto irrealizzabile. Nel corso del '900 si è notato che ci potesse essere un antenato comune, ma la parentela bisogna cercarla tramite la comparazione. Queste riflessioni di Schlegel che si diffondono soprattutto in ambito tedesco, trovano un esponente che si può considerare il primo vero comparatista che è Franz Bopp.
Grammatica comparativa: Bopp
Con Bopp nasce la grammatica comparata, nasce una varietà di ricerche morfologiche, lui porta avanti una comparazione sistematica, non occasionale, tra radici e desinenze, prendendo in considerazione le tre lingue classiche (sanscrito, greco, latino), e questo atteggiamento più rigoroso ne fa una scienza. Proprio grazie a questo maggior rigore e questa capacità di interrogarsi con un atteggiamento più scientifico sugli esiti della comparazione, Bopp assume una posizione più morbida rispetto al problema della lingua madre. Si fa strada l’ipotesi che ci fosse un’altra lingua madre oggi estinta da cui tutte e tre deriverebbero. Greco, latino e sanscrito, su questa prospettiva di famiglia, sarebbero lingue sorelle e la lingua madre era l’indoeuropeo, cioè una lingua che verrà ricostruita. Sarà dunque la lingua madre la lingua perfetta, e non più il sanscrito. Ben presto succede che a queste tre lingue se ne aggiungono altre, soprattutto se si va a guardare alle fasi più antiche.
Le lingue germaniche: Rask e Grimm
Il banco di prova di questa estensione, ma anche della metodologia di comparazione, diventano le lingue germaniche. Lo studio delle lingue germaniche porta come conseguenza ad aggiungere alla famiglia indoeuropea il ramo germanico ma anche a sviluppare una metodologia diversa da Bopp, che si fonda sulle caratteristiche foniche, comparazione basata su fonti scritte, quindi comparazione grafica. Grimm parlava di “Buchstab”. Si può ipotizzare la pronuncia dalle norme grafiche.
L’opera di Rasmus Rask, danese, è leggermente anteriore a Grimm, scriveva in danese dunque è stato poco conosciuto dalla comunità linguistica dell’epoca. Entrambi arrivano alla conclusione che anche le lingue germaniche, tutte le lingue discendenti da una stessa lingua, hanno delle corrispondenze regolari nei suoni, o meglio lettere, in una serie di parole o eventi morfologici che si ritrovano anche nelle altre tre lingue, latino, greco, sanscrito. Si prende in considerazione il lessico di base, nel quale analizzando le corrispondenze vi è una regolarità.
La presenza di questa regolarità induce a sintetizzarle nella rotazione consonantica germanica e nella rotazione consonantica alto-tedesca (o seconda mutazione), che riguarda solo l’area di dialetti tedeschi centro-meridionali. I limiti della rotazione consonantica alto-tedesca non sono netti, classico esempio di dialettologia. Queste due rotazioni sono anche note come le leggi di Grimm. La più antica delle lingue germaniche ed attestata è il gotico.
Le leggi fonetiche
La prima rotazione consonantica (germanica)
La terminologia “tenui, medie, medie aspirate” è tipica degli studi di linguistica indoeuropeistica. Idea di rotazione:
- Tenui → occlusive sorde.
- Medie → occlusive sonore.
- Medie aspirate → occlusive sonore aspirate.
Questa legge viene integrata negli anni Settanta dell’Ottocento da un corollario che è legato al nome di Karl Verner, il quale spiega una serie di eccezioni a questa regola che scompigliano i paradigmi. La legge di Grimm ha un’importante eccezione perché sono apparse una serie di irregolarità e Verner le regolarizza. Se l’accento cade nella sillaba immediatamente precedente allora l’esito è di consonante sorda, se non cade la consonante si sonorizza. Alternanza che si vede ancora oggi tra “was” e “were”.
Nelle forme verbali abbiamo delle forme che hanno accento sulla radice e delle forme che hanno accento sulla desinenza. Le forme del singolare sono rizotoniche, le forme del plurale sono arizotoniche, accento sulla desinenza. Questo era nella condizione indoeuropea, lingue germaniche anche prima.
Seconda mutazione consonantica (alto-tedesca, hochdeutsch)
La seconda mutazione alto tedesca, nella sua versione più completa, avviene nell’Oberdeutsch, ma l’Hochdeutsch si estende fino alla zona renana, Germania centro meridionale. L’opposizione della seconda legge di Grimm è quella tra lo stato germanico e quello alto-tedesco, rappresentato dal tedesco standard, ma più propriamente dai dialetti tedeschi alpini, svizzeri e bavaresi.
Al di là delle corrispondenze l’importante è che si afferma il principio della possibilità di riconoscere una parentela linguistica sulla base di un’analisi comparativa sistematica e regolare di fenomeni che riguardano la fonetica, così come si presenta flessa nella scrittura, la sistematicità di questi fenomeni fa fede. Tanto che si comincia a parlare di leggi. Una legge dice che non bisogna fermarsi all’apparenza, se oggi due parole sono diverse nelle lingue moderne, ma anche antiche, non vuol dire che non siano la stessa parola. Proprio il fatto che sono diverse sono nel giusto, poiché ha subito mutamento. Con Grimm e Rask nasce l’idea di poter stabilire delle regole precise e delle corrispondenze che fissano e ci danno uno strumento per classificare le lingue e metterle dentro quel quadro genealogico di famiglia, nato dall’idea di sanscrito.
La linguistica come scienza normativa e come scienza storica
Schleicher
Schleicher è uno studioso a cavallo tra la prima generazione, quella dei fondatori della comparatistica (Schlegel, Bopp, Grimm, Rask), e quella dei neogrammatici (ultimo decennio dell'Ottocento). Schleicher lo si ricorda come esponente del naturalismo. Il naturalismo di Schleicher significa che la lingua per lui è un oggetto naturale, paragonabile ad altri oggetti naturali e come tale è dunque soggetta a leggi analoghe a quelle della natura. Una lingua nasce, cresce, muore. Uno dei saggi più noti è quello in cui Schleicher applica il principio evoluzionistico alle lingue su base della teoria Darwiniana. Le leggi linguistiche (Grimm, etc) sono per loro natura simili alle leggi delle scienze che descrivono i fenomeni naturali (biologia, fisica). Questo accosta la linguistica alle scienze naturali, in particolare alla biologia darwiniana, lo porta a voler sottolineare il carattere scientifico della linguistica attribuendole il nome di Glottik, poiché si fonda su dei principi analoghi a quelli delle altre scienze.
Questo scaturisce anche un dibattito sulla natura delle leggi fonetiche. Nella prospettiva della Glottik le leggi che governano l'evoluzione delle lingue non sono diverse dalle leggi della fisica, hanno un valore predittivo, oltre a quello descrittivo; c'è una regolarità non solo constatata a posteriori, ma anche una regolarità eterna.
Schleicher è un convinto sostenitore della Ursprache (lingua indoeuropea ricostruita) e si diede la briga di scrivere una favola in indoeuropeo, ricostruendo le singole parole e il testo. Il punto fondamentale è il ritenere che l’indoeuropeo sia esistito come lingua d’origine, oppure se bisogna pensarlo ad una gamma di dialetti indoeuropei dai quali poi sarebbero derivate le varie lingue. Schleicher immagina l’indoeuropeo come un’unità originaria che si evolve. Questa interpretazione viene però anch'essa contrastata e ad essa si cominciò ad opporre la teoria delle onde (Wellentheorie). Il linguista Schmidt osserva che i fenomeni di variazione delle lingue si possono spiegare meglio con l'immagine di un sasso gettato in uno stagno, i mutamenti dunque avrebbero un'origine ma i loro effetti si dispiegherebbero su un territorio ampio e tendono a scomparire, non ci sono confini netti tra le lingue. Per anni questi due modelli sono stati visti in una netta contrapposizione, benché il modello genealogico sia difficile da accettare in modo rigido conserva ancora oggi una sua veridicità poiché sottolinea le divergenze delle lingue.
Grammatica generale
Finora ci siamo soffermati sui linguisti che hanno fondato il metodo comparativo e si sono mossi in quella direzione. L'altra volta abbiamo detto che la comparazione va contro alla visione razionalista della lingua, quello della grammatica generale. In realtà nell’Ottocento sopravvive la tradizione degli studi della grammatica generale; la figura più importante in questa direzione è quella di Wilhelm Von Humboldt. Quest’epoca è caratterizzata da fratelli studiosi (Grimm, Humboldt, etc.).
Wilhelm Von Humboldt
Questo linguista rappresenta la continuità della tradizione di studi (grammatica generale) che guarda il linguaggio non tanto nella sua manifestazione storica (linguistica storico-comparativa), ma per le sue caratteristiche cognitive. Una distinzione fondamentale nel pensiero di Humboldt è quella di “ergon” e “enérgeia”, da un lato si ha un processo e dall'altra un oggetto. Questo carattere processuale della lingua è un carattere fondamentale del pensiero di Humboldt; ciò non vuol dire che la lingua è solo creatività individuale, la grammatica è sempre un'entità collettiva, quello che è importante è che c'è il principio della creatività e dell'azione, nel senso di processo e oggetto.
Il secondo punto importante è il rapporto tra lingua e visione nel mondo. Humboldt è stato visto in modi anche opposti come un universalista o un relativista. Se la lingua è caratteristica biologica allora vuol dire che tutte le lingue hanno dei tratti comuni, i famosi universali linguistici che fanno parte della tradizione razionalista. Però allo stesso tempo scrisse un saggio che si chiama “la diversità delle lingue" partendo dall'analisi della lingua di Java (giavanese). La diversità delle lingue sarebbe invece sottolineata in un relativismo linguistico. In Humboldt ci sarebbero entrambi questi aspetti.
L’ultimo ambito che dobbiamo citare è il fatto che Humboldt non guardi solo alla parentela genetica come la guardavano i suoi contemporanei comparatisti indoeuropeisti, ma considera anche altri tipi di parentele tra le lingue. Se dovessimo classificare le lingue lo potremmo fare dal punto di vista genealogico (Stamm - ramo), ma anche dal punto di vista tipologico (struttura linguistica) e areale (Gebiet - area di contatto linguistico). Nell’800 c'è stata una grossa tendenza a sviluppare delle tipologie, la prima è quella di Schlegel, il quale distinse tre tipi di lingue: isolanti, agglutinanti, flessive.
- Isolanti sono le lingue in cui la morfologia è molto ridotta (cinese, vietnamita).
- Agglutinanti sono quelle lingue in cui la parola si compone con desinenze di casi e suffissi; dunque, c'è una morfologia derivativa ma i vari pezzi della parola sono isolabili facilmente (turco).
- Le lingue flessive sono invece quelle che presentano una variazione della parola, flessione, con una complessità che rende meno riconoscibili i singoli affissi. Inoltre, le lingue flessive si possono distinguere in lingue analitiche e lingue sintetiche.
- A questi tre tipi individuati da Schlegel, Humboldt aggiunge le lingue polisintetiche o incorporanti, nelle quali non è sempre facile distinguere la parola dalla frase.
L’importante del pensiero di Humboldt è che lui vede questa classificazione per tipi astratti, cioè non esiste una lingua totalmente definita da un singolo tipo.
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Linguistica storica - modulo 1
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Modulo 2 Linguistica
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Linguistica applicata - Modulo 2
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Glottodidattica e linguistica acquisizionale