Linguistica storica mod. 1
Definizione della disciplina e classificazione genetica, tipologica, areale delle lingue
Che cos’è la linguistica storica?
Storico e diacronico sono spesso utilizzati come sinonimi, ma in realtà vi sono minime differenze che spesso vengono convenzionate; storico vuole agganciare un determinato fenomeno linguistico ad un determinato periodo storico, vi si propone dunque una periodizzazione del fenomeno stesso.
Se dico che la prima mutazione consonantica è avvenuta tra il 400-200 a.C. faccio una periodizzazione di un fenomeno, analisi storica.
La diacronia non per forza deve essere agganciata alla periodizzazione storica; alla diacronia interessano infatti gli stadi sincronici successivi che si operano all’interno dei sistemi linguistici.
La regolarità e la sistematicità sono proprietà fondamentali del mutamento linguistico, per questo è misurabile. Se fosse casuale non si potrebbe leggere retrospettivamente la storia di una lingua. Il mutamento può essere studiato, si possono costruire gli stadi precedenti.
La linguistica storica è perlopiù costruttiva, infatti vi sono poche possibilità di fare proiezioni (solo alcuni cambiamenti tipologici si possono predire).
Differenza tra studi diacronici e sincronici
Spesso nei licei classici si presentano le lingue antiche come molto diverse dalle nostre. Quando si studiano gli stadi precedenti di una lingua ancora parlata (es. inglese), essi sono una lingua naturale, che nella sua struttura linguistica non è poi così diversa dalla lingua che viene parlata oggi.
Si può attuare alle lingue antiche lo stesso approccio con cui vengono studiate le lingue moderne, attribuendo le stesse categorie (morfemi, fonemi), la difficoltà sta nel riconoscerli.
La differenza nello studio diacronico e sincronico non sta nel metodo diverso che lo studioso viene ad applicare o la differenza strutturale delle lingue che si hanno in esame (antiche vs moderne) - sennò non riusciremo e sarebbe perfino inutile studiarle -, ma sta nel fatto che bisogna adattare i metodi soprattutto al fatto che non esistono parlanti nativi e al fatto che per studiare gli stadi antichi delle lingue i dati che si hanno a disposizione per studiarle provengono prevalentemente da fonti scritte (es. foglio di pergamena) che comportano talvolta una serie di limiti, tra cui:
- Pronunce ricostruite sulle norme grafiche;
- Un processo di standardizzazione con l’avvento della stampa); grafie non standardizzate nel periodo medievale (comincia.
Classificazione delle lingue
Non esiste un unico metodo per classificare le lingue.
La classificazione genetica è basata sulla parentela evolutiva; le lingue sono raggruppate in famiglie in base al fatto che esse risalgono ad una lingua madre.
Lingue romanze → Latino (attestata, provata).
La classificazione tipologica si basa sulle somiglianze strutturali delle lingue, indipendentemente dalla parentela.
Inglese e italiano VO, tedesco e latino OV.
La classificazione areale tiene conto dei fenomeni comuni, anche geneticamente o tipologicamente, che si sono sviluppati tra le lingue in base al contatto geografico. Le lingue vengono classificate in aree o leghe linguistiche.
Area balcanica.
Sir William Jones
La somiglianza tra lingue anche distanti fra loro è stata individuata dai primi neogrammatici ad inizio Ottocento dove si volle sistematizzare una somiglianza linguistica che già diversi uomini ebbero constatato.
Filippo Sassetti nel 1600, prima dei neogrammatici che sistematizzarono tutto ciò, aveva già sottolineato che l’italiano ed il sanscrito (lingua indoeuropea parlata in India) fossero simili.
La lingua più antica della famiglia indoeuropea è l’ittita. In India si parlano al nord lingue indoeuropee, al sud lingue dravidiche.
Wilhelm von Leibniz sottolineò come tedesco e persiano fossero grammaticalmente simili.
Prima che i neogrammatici sistematizzassero queste somiglianze nell’Ottocento anche Sir William Jones nel 1786 scrisse:
“Il sanscrito, quale che sia la sua antichità, ha una struttura meravigliosa (termine assiologico, valutativo): più perfezionato essendo del greco, più verboso del latino… pur affine a entrambi, sia nelle radici verbali che nelle forme grammaticali, di quanto si possa essere verificato accidentalmente; la somiglianza è invero tanto forte che nessun filologo potrebbe esaminarle tutte e tre senza credere che siano derivate da una fonte comune, che forse non esiste più. Esiste una ragione analoga […] per supporre che il gotico, il celtico l'antico persiano abbiano la stessa origine del sanscrito; anche […] potrebbe essere aggiunto alla stessa famiglia.”
Come si fa ad individuare una parentela linguistica?
La somiglianza formale può essere un indizio, ma non una garanzia di una parentela linguistica tra due o più lingue.
La somiglianza formale può, infatti, essere dovuta:
- Ad una trasmissione che avviene a livello orizzontale, mentre se guardo la genealogia devo vedere i rapporti verticali. Vediamo l’esempio: es. prestiti it. bistecca > ingl. beef-steak, ma queste lingue non appartengono alla stessa famiglia;
- Anche un’evoluzione per motivi di poligenesi: a partire da dei presupposti comuni ci può essere uguale ma indipendente delle lingue, cioè parallela, che porta allo stesso risultato pur in assenza di una parentela genealogica.
La reale parentela genealogica viene attestata dalla presenza di leggi fonetiche, cioè dalla constatazione di una serie di regolari corrispondenze. Solo ciò ci dà garanzia di uno sviluppo verticale e dunque di una attestata parentela.
Confronto, comparazione, ricostruzione
Il metodo che i neogrammatici hanno fondato nell’800 è un procedimento valido ancora al giorno d’oggi, seppur con delle precisazioni e delle integrazioni.
Il modello convergente: risalendo progressivamente nel tempo le lingue imparentate geneticamente diventano sempre più simili tra di loro fino ad arrivare ad un ipotetico punto zero (origine) in cui ci si aspetta che le differenze tra le lingue i. g. siano nulle. Per arrivare al punto zero mi interessa individuare il punto d’origine.
Nell’esempio il verbo “eat” in inglese, troviamo dunque la forma moderna. In realtà se seguo il modello convergente mi accorgo che se ho la forma antica di quella stessa lingua sono facilitato perché ipotizzo che la differenza tra le lingue, se sono effettivamente imparentate geneticamente, sia minore. Attenendomi al modello della convergenza parto piuttosto dalla forma dell’anglosassone/inglese antico → “etan”.
La forma dell’inglese antico non è poi così distante dalla forma proto-germanico e il proto-indoeuropeo che sono lingue ricostruite.
Alcune lingue possono definirsi estinte quando non ci sono più parlanti nativi, è il caso del gotico. Le lingue estinte sono comunque lingue naturali, possono essere studiate, la differenza la fanno i parlanti e i dati linguistici a disposizione degli studiosi.
Più vado a ritroso più posso trovare dei relitti lessicali in lingue che sono morte: per esempio in gotico mangiare si diceva “itan”, differenza nella vocale radicale.
Ho dunque 3 forme diverse in 3 lingue che ritengo essere imparentate, applico un confronto. I neogrammatici confrontavano forme corrispondenti in lingue che si presuppongono imparentate per individuare la forma originaria, corrispondente alla lingua madre e lo ricostruisco fonema per fonema.
Il primo fonema: ho 2 vocali radicali “e” ed una “i”; applico la legge della maggioranza e devo saper spiegare i possibili scostamenti delle lingue non conformi (gotico). Tutte le “e” brevi del germanico diventano sistematicamente “i” in gotico – ed è un’evoluzione (attestato in più casi il gotico innova rispetto al proto-germanico) spontanea. Il fatto che io possa dare conto in maniera scientifica di questa apparente eccezione del gotico fa propendere per approvare la legge della maggioranza.
Il secondo fonema: ho un’occlusiva dentale sorda in tutte e tre le forme. Essendoci una coerenza evidente della presenza della “t” e poi costruirò la desinenza. Nella ricostruzione germanica l’infinito di mangiare risulta “etanan”.
Più che la desinenza è la radice comune che devo individuare per individuare una parentela genetica.
Nella ricostruzione linguistica ora andremo a ricostruire anche la lingua nonna delle lingue germaniche: confronterò le forme corrispondenti nelle altre lingue madri. La forma del sanscrito presenta una diversa vocale radicale → “admi”. Per quel che riguarda il secondo fonema il sanscrito concorda con il latino e con il greco, mentre è discordante con il germanico. La lingua nonna indoeuropeo – si ricostruisce con un ragionamento a ritroso fonema per fonema.
Il primo fonema: applico la legge della maggioranza, ricostruisco la “e” poiché presente in 3 forme su 4 e devo saper motivare perché la “e” breve in indoeuropeo diventa “a” sanscrito rispetto all’indoeuropeo (attestato - il sanscrito innova rispetto all’indoeuropeo).
Il secondo fonema, è presente in 3 forme su 4 l’occlusiva sonora. La forma “et” del germanico è innovativa rispetto all’origine. Devo essere certo di motivare la differenza nel germanico e cioè che tutte le “d“ dell’indoeuropeo diventino “t” in germanico, ed è verificato.
La “legge di Grimm” o mutazione consonantica germanica
Un esempio di legge fonetica
- Dell’indoeuropeo le occlusive sonore si desonorizzano sistematicamente in germanico;
- Le occlusive sorde indoeuropee si defricativizzano in germanico, cambiando così il modo di articolazione pur mantenendo invariato il luogo di articolazione.
- Aspirate sonore dell’indoeuropeo le hanno anche loro un’evoluzione sistematica in germanico, l’evoluzione/esito standard è di fricative sonore, cambia il modo di articolazione pur rimanendo invariato il luogo di articolazione. In alcune situazioni specifiche le fricative sonore sviluppano degli allofoni occlusivi.
Queste tre definizioni di evoluzioni sistematiche compongono la cosiddetta legge di Grimm o mutazione germanica consonantica. La mutazione consonantica in queste tre isoglosse definisce le lingue germaniche come tali, come famiglia linguistica. Tutte le lingue germaniche presentano gli esiti della prima mutazione consonantica.
La famiglia delle lingue germaniche ha innovato rispetto all’indeuropeo. Il latino è più conservativo dal punto di vista del sistema consonantico così come le lingue romanze.
In genere per distinguere le radici dell’indoeuropeo l’asterisco vengono indicate in maiuscolo; invece, in linguistica storica indica un fonema o una radice ricostruita, cioè non attestata storicamente. Si metterà allora nel germanico e non nel latino.
Esercizio di derivazione
Ped/pod → apofonia (vedi a fine cap.), cioè un’alternanza vocalica. Nelle lingue latine si ricostruisce la radice con una variante apofonica perché nelle lingue neolatine e romanze è produttiva la radice PED, nelle lingue germaniche è invece produttiva la radice con la POD.
La legge di Grimm è una serie regolare di corrispondenze ed è un esempio di quelle leggi che vengono utilizzate per definire la parentela genetica.
Esistono eccezioni alle leggi fonetiche?
I neogrammatici erano molto fermi sul dire che non potevano esserci eccezioni nelle leggi fonetiche. Oggi si può dire che le leggi fonetiche sono senza eccezioni nella sostanza, perché tutte le apparenti eccezioni sono riconducibili nella maggior parte dei casi ad una legge fonetica (legge di Grimm → legge di Verner).
BHRÀTER
BH essendo in inizio di parola sviluppa l’allofono [b], l’occlusiva sorda T vuole la fricativa interdentale *þ.
PЭTÈR
P occlusiva sorda diventa fricativa sorda *f, la schwa diventa a breve in germanico, T.
Grimm formalizza la sua legge nella seconda edizione della “Deutsche Grammatik” del 1822 anche se non fu il primo ad individuare la corrispondenza. C’è stato un linguista prima di Grimm ad aver individuato questa corrispondenza, Rasmus Rask linguista danese, non l’ebbe mai formalizzata. I suoi studi non avevano approfondito così tanto come fece Grimm.
Le leggi fonetiche sono affidabili, l’esito diverso dipende dal contesto fonetico. Gli esiti nella lingua odierna sono diversi dal germanico, ma soprattutto dalla posizione dell’accento nella parola.
“Bruder” “Vater”
Nel 1877 lo studioso danese Karl Verner formalizzò un'ulteriore legge che rende conto di un’apparente eccezione alla legge di Grimm che va sotto il nome di legge di Verner. La legge dice che quando vi sono due condizioni: quando l’occlusiva sorda originaria (in questo caso la T) si trova in ambito sonoro e quando l’accento non cade sulla sillaba immediatamente precedente in germanico l’esito è di fricativa sonora *đ, avviene un processo di lenizione (da occl. sorde a fric. sonore), indotto di fatto dalla posizione dell’accento.
Esistono dunque eccezioni? Ni. Ci possono essere ma sono giustificabili facendo riferimento ad altre leggi, sono dunque eccezioni regolari.
Conclusioni parentela linguistica
Riassumendo, la parentela linguistica è garantita solo dall'esistenza di leggi fonetiche che possano provare una comune origine tra due o più lingue. La lingua d'origine viene detta “lingua madre”; in alcuni casi molto fortunati la lingua d'origine è storicamente attestata (es. latino per le lingue romanze), in altri casi la lingua madre è ricostruita (es. germanico per le lingue germaniche).
Those/these → regolari, la seconda forma deriva dalla prima e sono dimostrabili;
Foot/feet
Legge di Grassmann
La legge di Grassmann è una legge fonetica nota come "dissimilazione dell'aspirata iniziale" e definita per la prima volta dal linguista Hermann Grassmann nel 1863.
“Due occlusive aspirate appartenenti a sillabe diverse di una stessa parola non possono coesistere in alcune lingue e la prima si muta nella non aspirata della stessa serie.”
Fenomeno diffuso in alcune lingue indoeuropee e in particolare nei dialetti greci e nel sanscrito, relativo all'evoluzione delle occlusive aspirate dall’indeuropeo e databile in un'epoca anteriore alle testimonianze micenee (XIII-XII sec. a.C.).
Si tratta di un fenomeno di dissimilazione.
Questo fenomeno spiega apparenti irregolarità in tali lingue, come per esempio verbi in cui il raddoppiamento del perfetto non presenti la stessa consonante:
In greco abbiamo il verbo λὖω "sciolgo" che al perfetto diventa λέλυκα "ho sciolto", e in sanscrito bodhāmi "so" diventa bubodha "ho saputo", regolarmente; invece il greco φὖω "nasco" diventa πέφυκα "sono nato" e il sanscrito bhavāmi "sono" diventa babhūva "sono stato". Il greco φὖω "nasco" diventa πέφυκα "sono nato". In greco abbiamo il verbo λὖω "sciolgo" che al perfetto diventa λέλυκα "ho sciolto".
Che cos’è l’indoeuropeo?
L’indoeuropeo è una lingua ricostruita e, in quanto tale, costituisce un'ipotesi di lavoro. Quando si parla di "lingua ricostruita" in genere ci si riferisce alla ricostruzione, fonema per fonema, di un certo numero di parole, partendo da termini corrispondenti nelle lingue attestate; molto più difficile è ricostruire la morfologia e la sintassi. I termini che noi ricostruiamo rappresentano quindi delle generalizzazioni utili per rendere conto della serie di corrispondenze in gran parte fonetico-fonologiche, in minor misura morfologiche e sintattiche, a cui abbiamo accennato sopra.
Il termine indeuropeo è stato attribuito dagli studiosi perché le lingue appartenenti al gruppo in questione si estendono su un'area geografica che ha come sede più orientale l'India e come sede più occidentale l'Europa.
Suppletivismo
Le forme suppletive sono quelle che all’interno di uno stesso paradigma vedono la compresenza di radici diverse. Pensiamo al verbo “essere” nell’inglese moderno.
Inglese: am, are
Un altro esempio per comprendere al meglio il suppletivismo è il passato di andare in inglese (to go):
Go, went, gone
Mentre gone è corradicale rispetto a go, went fa riferimento ad una radice diversa. Si tratta di una forma suppletiva. Bisogna tener dunque conto del suppletivismo radicale. Vediamo in to sing:
Sing, sang, sung
Non sono radici diverse, cambia solo la vocale radicale, è allora un caso di apofonia. I verbi irregolari non sono dunque irregolari, sono verbi che seguono una precisa alternanza apofonica, che è talvolta ricostruibile.
Variazione e mutamento
L'istinto del linguaggio
FOXP2 e lo sviluppo della facoltà del linguaggio nella specie umana
Perché le lingue mutano?
Le lingue mutano perché sono utilizzate da essere umani, e non da macchine. Essendo utilizzate da essere umani può intervenire qualche mutamento che poi si generalizza negli esseri umani.
Il mutamento avverrebbe nell’atto di acquisire la lingua da parte di una nuova generazione di parlanti (cioè: i bambini) e può essere:
- Frutto di errori di replica (se fossimo una macchina produrremmo, dato un input, sempre lo stesso output nel corso del tempo);
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