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Linguistica italiana

A)

  • Lingua vs dialetto
  • Alle origini della varietà linguistica italiana
  • La varietà linguistica italiana oggi
  • Il repertorio linguistico italiano
  • La classificazione dialettale
  • L'italiano regionale; definizione, le sue varietà
  • Caratteristiche dell'italiano parlato nelle diverse regioni

B)

  • Cenni di storia del Piemonte con particolare attenzione agli aspetti linguistici
  • La partizione dialettale della Regione
  • Toponimia e antroponimia
  • Legge 482 sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche: emblematicità del caso Piemonte

Contrapposizione tra dialetto e lingua

Lo studioso Gerrard Roths ha incentrato il suo studio sui dialetti italiani e in uno dei suoi articoli dice “Fra le nazioni europee l’Italia gode del privilegio di essere certamente il paese più frazionato nei suoi dialetti” → In Italia si parlano codici linguistici diversi.

De vulgari eloquentia

“De vulgari eloquentia” Dante scrisse il trattato, inizi 1300, scritto in latino, perché voleva cercare una lingua volgare che sostituisse il latino per fini letterari.

Passa in rassegna i dialetti italiani che conosceva → il trattato resta incompleto ed egli non trovò mai un volgare che potesse sostituire il latino.

Suddivide i dialetti in dialetti di destra e di sinistra. Dante vedeva → l’Italia rovesciata con la Sicilia in alto e il nord in basso, di conseguenza i dialetti di destra sono quelle delle regioni tirreniche e quelli di sinistra delle regioni adriatiche.

Regioni di destra: una parte dell’Apulia, Roma, Toscana, Sicilia e Sardegna;

Regioni di sinistra: parte dell’Apulia, marca anconitana, Romagna, Lombardia, Venezia, Friuli e Istria.

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I 14 volgari italiani si differenziano al loro interno e qualche variazione vi è persino nella stessa città. Si finisce per arrivare a → 1000 varietà se non di più.

Termine dialetto: origine

Termine dialetto: origine è un cultismo, una parola dotta. Parola greca: dialektos, traslitterata poi in latino. Nella nostra cultura si comincia ad utilizzare il termine dialetto, nel 1400 con la riscoperta della cultura greca ed il primo ad utilizzare il termine “dialetto” fu Niccolò Liburnio (1500) in cui parla di questi dialektos della Grecia l’attico, il dorico, olico, ionico e comune.

A partire da questo momento si iniziano ad intendere i dialetti italiano come una variante meno prestigiosa rispetto al toscano usato nel campo letterario.

N.B: toscano sinonimo di italiano → Toscano -> lingua, gli altri erano dialetti.

La prima attestazione del termine dialetto nel significato odierno la abbiamo all’inizio del 1700, per opera di Anton Maria Salvini.

Gli italiani nel parlato usano i dialetti e gli scrittori si cimentano con il toscano delle tre corone (Dante, Petrarca e Boccaccio).

Nel 1861, in occasione dell’unità d’Italia, l’80/90% degli italiani era analfabeta e parlavano tutti in dialetto.

Nel redigere la costituzione del Regno d’Italia problema → dell’analfabetismo da risolvere e il codice linguistico da diffondere.

La commissione Broglio insieme a Manzoni scelgono il fiorentino come lingua dell’istruzione da diffondere in tutta Italia.

Gli italiani hanno imparato l’italiano attraverso i mass media come la tv.

Dagli anni 60/70 si capì che l’italiano non doveva essere solo una lingua scritta ma anche parlata. Gli italiani, la maggior parte delle volte parlano l’italiano regionale, nella linguistica italiana → chiamata variazione diatopica (legata al territorio).

In Piemonte il dialetto sta regredendo, mentre a Venezia l’aristocrazia parla ancora in e si vanta di ciò.

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Parlare di dialetti italiani è equivoco → i dialetti italiani non sono dialetti dell’italiano, derivano tutti dal latino, ma sono codici linguistici differenti gli uni dagli altri.

Inoltre, il “dialect” anglosassone è diverso dal dialetto.

Sono → lingue volgari che si sono evolute per strade diverse, il fiorentino ha fatto fortuna ed è diventato la lingua italiana. Nella → cultura anglosassone il “dialect” invece è una varietà dell’inglese ma è sempre inglese.

Oggi persone solo dialettofone non ne esistono più di fatto, forse c’è ancora qualcuno che parla in massima parte il dialetto ma un po' l'italiano comunque lo conosce e questo viene certificato dal censimento che viene fatto ogni 10 anni dal 1861. Oggi chi parla il dialetto spesso mescola qualche termine in dialetto all’italiano → questo fenomeno si chiama Code mixing.

Dialetto opaco

Il dialetto opaco: il dialetto come tutte le lingue si evolve ma poi abbandonerà progressivamente certe espressioni arcaiche. Se penso che un termine non venga capito dal mio interlocutore non lo uso.

Un dialetto opaco è un dialetto di cui non si conoscono le origine delle parole e il parlante non sa il motivo e l'origine di quell'espressione (es: nell'antroponimia = i cognomi e i nomi).

Calzolai → calzolaro/calzolai (l'antenato faceva il calzolaio): Esempi: cognome trasparente.

Callegari/ Calligaris (l'antenato era sempre un calzolaio perché CALIGA = scarpa militare ai tempi dei romani): Esempi: cognome opaco.

L'opacità può dipendere dalla trasformazione della parola (esempio Colo/Colao Nicolao = forma abbreviata di Nicolò come cognome ed è la ferma toscana per indicare Nicolò).

Altre forme opache spesso sono dovute agli errori dell'anagrafe.

Esempi: Russo → significa Rosso ma nei dialetti meridionali vi era la metafonia: al maschile e Uruss e al femminile Arossa e perciò oggi abbiamo anche Rossa/Rossi → variante Toscana cognomi al plurali.

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  • I trovatelli avevano dei cognomi specifici: Esposito, Trovato, Proietti, Innocenti.

Bianchi, Romano, Piemontese, Lombardo → Cognomi usati al sud poiché indicavano chi arrivava da quelle regioni, per distinguerli.

  • Al centro-sud d'Italia sono presenti comunità di albanesi (=Arbresh) → Cognome: Greco, Greci.

Dal 1861 e poi col fascismo nel 1926 → molti cognomi vengono fatti cambiare Santorum-Santoro = cognome opaco perché deriverebbe da (relativa alla festa dei Santi, come i Natali, Natale).

  • Una parte dei cognomi sardi termina con S (esempi: Piras = pere, Cabras = capre).
  • In Friuli invece si usano suffissi come USSO, ORTOLO → Bertolusso, Bertolato.
  • In Italia meridionale ci sono molti cognomi di origine greca che terminano in -ITI, come Palermiti per indicare “gli abitanti di...” = Area della Magna Grecia.
  • Il cognome siciliano NASCA: significa “naso schiacciato”, indica la caratteristica fisica della famiglia.
  • Il cognome siciliano CRAXI è di origine greca → indica il venditore di vino (riporta la X per indicare un suono strano che a seconda delle zone geografiche viene pronunciato in modo diverso.) = Bixio → di origine ligure che indica il grigio e viene pronunciato bigio, bisio.

Il cognome si sviluppa come soprannome che a volte può essere offensivo, tanto che in siciliano il cognome viene detto INGIURIA = e un insulto in italiano.

Il sistema di NOME COGNOME si è instaurato molto tardi (intorno all'anno mille in Veneto). Prima si veniva riconosciuti con dei soprannomi. Il bambino veniva battezzato con il nome del nonno e la società gli attribuiva un soprannome che poteva variare col passare degli anni.

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Toponomastica

Le forme opache esistono anche per nomi di luogo (la toponomastica): In USA molte città hanno nomi italiani a causa degli emigrati italiani.

Esempi: Benevento si chiama così perché dopo la vittoria dei Romani sui Sanniti che abitavano da quelle parti, i romani rinominarono questo villaggio chiamato Maleventus (dal Sannito = collina del vento e non con accezione negativa) in Benevento per celebrare la vittoria romana.

Molte città e paesi decisero col tempo di cambiare nome per non avere una brutta reputazione:

  • Canemorto → grazie a delle rovine romane della città di Orvinio allora sostituiscono il nome del loro paese in Orvinio.
  • Sanguineto → tipo di arbusto e non c'entra nulla con il Sangue.

Lo studio dei toponimi è importante per la ricostruzione storica dei luoghi, perché rappresentano fasi antiche di un dato territorio.

Ad esempio → in Piemonte tra i toponimi oscuri c’è “Alba”, termine che risale alla lingua dei ligures e significa “villaggio”. Il nome Alba è presente, in maniera camuffata, anche in altri due toponimi liguri: Albenga e Ventimiglia.

Albenga: villaggio della tribù degli ingauni.

Ventimiglia: Albintemelia: l’alba degli intemeli (tribù ligure).

Ci sono altri nomi oscuri come peste borbonica: non c’entra con i Borboni ma è la → reinterpretazione della peste bubbonica.

Il sugo di Gorizia/ il sugo di Lucrezia: liquirizia →

Capita di infilare parole italiano quando si parla in dialetto. Si ricorre quindi a parole italiane perché il termine dialettale è desueto. Si parla quindi di Code Mixing usare un certo codice dialettale e integrare le nostre → lacune con parole italiane.

L’integrazione può avvenire anche perché non esiste un termine in quel dialetto, Es: computer.

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A volte si ricorre a un termine che almeno nella fonetica possono assomigliare a una parola dialettale, ad esempio in piemontese la parola “frigorifero” si usa l’escamotage del “frigider”.

Diglossia e dilalia

Diglossia: lingua tetto come l’italiano e poi ci sono altre varietà meno formali come il dialetto.

La → diglossia è stata superata dal concetto di “dilalia”: l’italiano non è solo una varietà alta per l’uso pubblico e il dialetto una varietà bassa -> l’italiano sta penetrando anche a livello familiare.

C’è un italiano standard (quello della grammatica), al di sotto un italiano regionale, parlato da tutti, che rispetta quasi tutte le regole della grammatica ma ha delle caratteristiche che rimandando ad un substrato dialettale causato da influenze familiari. Ognuno di noi ha cadenze, accenti, modi di dire diversi. Poi vi e una koinè (lingua comune) dialettale un dialetto diffuso in un’area vasta, come una → regione e infine il dialetto più locale con caratteristiche di un dato paese.

Quindi….

  1. Italiano standard
  2. Italiano regionale
  3. Koinè dialettale
  4. Dialetto

L’italiano standard è di tipo toscaneggiante, ha delle regole di pronuncia e grammaticali tipiche delle regole della lingua fiorentina.

Vi è l’italiano neo standard usato da persone di cultura in contesti formali, chiamato anche italiano medio o anche tendenziale.

Neo standard perché ci sono usi che tutti i parlanti italiani adoperano ma che non sono grammaticalmente corretti. ad → esempio “gli” riferito al femminile o a loro.

Es: Ho visto Maria e gli ho detto.

Ho visto Mario e Maria e gli ho detto.

Oppure il “me mi” -> a me mi piace.

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Tipi di italiano e dialetto

L’italiano regionale alto: persone che parlano italiano ma che tradiscono la loro provenienza.

Italiano colloquiale: usato con gli amici.

Italiano formale trascurato: usato solo in famiglia e con gli amici intimi.

Italiano popolare: regionale, basso, delle persone semi analfabete.

Koinè dialettale: parlato in un’intera regione.

Dialetto urbano: delle città, a Torino si parla diversamente rispetto ai monti.

Dialetto rustico: dei paesi di campagna.

La differenziazione tra i vari tipi di italiano regionale è dovuta dal substrato dialettale → pronunce, modi di dire provengono dagli antenati.

L’italiano regionale più marcato lo si trova in situazioni informali, se il parlante è magari anziano o poco scolarizzato o se si pensa che il dialetto sia più espressivo.

Caratteristiche di italiano regionale

  • La sonorizzazione delle s come in “casa”.
  • La difficoltà a pronunciare le doppie (soprattutto al nord) come in gatto.
  • In italiano centrale e meridionale la pronuncia affricata della S dopo alcune consonanti come orso; pensiero.
  • Tendenza dell’italiano meridionale a passare dalla sorda alla sonora (campo -> cambo).
  • Mancanza del raddoppiamento fonosintattico (si pronuncia bbello e non bello).

Caratteristiche dell’italiano regionale a livelli morfosintattici

  • Quasi NEOSTANDARD: uso del passato prossimo e non del passato remoto (soprattutto nel nord e in Toscana) l’Italiano → standard è quello settentrionale.
  • Avere con i verbi di dovere (ho dovuto andare invece di sono dovuto andare).

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  • L’uso dell’accusativo preposizionale (ho visto a Maria) arriva dal latino.
  • Il periodo ipotetico (in latino non esisteva il condizionale vero e proprio) es: se dicessi facessi —> confusione tra frase latina e le regole dell’italiano che ha invece il condizionale.
  • Uso dei suffissi diminutivi: la macchinuccia \ macchinina/macchinetta (varia in base alla regione).
  • Costruzioni perifrastiche essere + gerundio: (es. sono scrivendo col valore di sto scrivendo in Sardegna o stare + gerundio = sto scrivendo verbo in fondo alla frase in realtà sta iniziando a scrivere).
  • Collocazione del (in Sardegna soprattutto).
  • Uso delle preposizioni.
  • Uso del Si impersonale (es : si va = noi si va) in Toscana soprattutto.
  • Dialettalismi/regionalismi/provincialismi = indicano parole.

Geosinonimi ovvero significato uguale ma significante diverso.

Geo-omonimi: →

Esempi: allattare —> dare il latte, imbiancare con il latte di calce.

Burrasca —> indica breve pioggia in dialetto.

Corto —> per dire basso.

Stagione —> per indicare l’estate.

Tovaglia —> asciugamano.

Bistecca —> con l’osso o senza l’osso varia in base alle regioni.

Cappuccino —> a Trieste: caffè con qualche goccia di latte, in Italia sarebbe il caffè macchiato.

Geosinonimi: →

Lea —> viale alberato in Piemontese/ in Veneto è il fango.

Punt e mezz —> Vermuth;

Risi e bisi —> riso con piselli.

Omofoni: stesso suono significato diversi →

Acchiapparsi in siciliano: venire alle mani / In italiano: prendersi.

Cacciare: tirare fuori, mandare via / andare a caccia.

Spitzer (linguista austriaco) controllava le lettere degli italiani al fronte durante la guerra (la 1° guerra mondiale) e raccolse tutte le lettere creando una banca dati. Molto importanti per le banche →

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dati sono le lettere degli immigrati in America che mandavano in Italia questi passavano da parlare il dialetto a parlare inglese. →

Definizione di Regionale = locale, ma è troppo circoscritto perciò si utilizza regionale, ma non a livello amministrativo.

Regioni

Piemonte

  • Scempiamento delle consonanti doppie (affettare = afettare).
  • 2. La Z è sonora.
  • 3. Pronuncia sempre sonora della S intervocalica.
  • 4. Mancato rafforzamento delle consonanti palatali → sempre pronunciate scempie.
  • 5. Difficoltà a pronunciare le consonanti palatali.
  • 6. Mancato raddoppiamo morfo fonetico.
  • 7. La pronuncia della E aperta (es: Veerde).
  • 8. La pronuncia della E chiusa nelle parole sdrucciole (es: medico).
  • 9. La E pronunciata aperta nelle parole piane (es: treeno o beene).
  • 10. La E pronunciata chiusa nelle parole nasali (es: denti).
  • 11. La nasalizzazione (es: mento).
  • 12. Dittongo incipiente (es: puorto invece di porto).
  • 13. La pronuncia della A tonica (es: gatto).

A livello di sintassi piemontese

  • 1. Sono dietro a scrivere = sto scrivendo.
  • 2. Tutto il giorno che e lì che dorme.
  • 3. Sono in cammino di scrivere.
  • 4. Faccio che scrivere (= lo faccio subito).
  • 5. Facciamo che andiamo.
  • 6. Aggiustarsi = per cavarsela.
  • 7. Andarci = per occorrere.
  • 8. Costumarsi = osarsi.
  • 9. Inciamparsi = per inciampare.
  • 10. Osarsi, non mi oso = per non oso.
  • 11. Attaccare sotto = agganciare.
  • 12. I piemontesi non dicono salire e scendere ma salire su e scendere giù.

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  • 13. Rimanere lì = rimanere esterrefatto.
  • 14. LE per indicare LE e GLI perché per in piemontesi → difficile pronunciare le palatali.
  • 15. Avverbi anche non necessari: quel libro lì, questo quaderno qua.
  • 16. Passato prossimo e non passato remoto già dal 1700.
  • 17. Il nè finale delle frasi.
  • 18. Il mio papa e la mia mamma in italiano corretto, il piemontese dice mio papa e mia mamma.
  • 19. Solo più: non è italiano infatti, ho ancora 10 pagine da fare = ho solo più 10 pagine da fare.
  • 20. Cicchetto = rimprovero.
  • 21. Ramazza = scopa.
  • 22. Piantare una grana = di origine bellica.
  • 23. Da una parola in su = appena parlo..

Termini gastronomici: bagna Cauda, fonduta, gianduiotto, grissino, agnolotto.

Valle d’Aosta

Bilinguismo italiano e francese.

Diffusissimo il patois (significa dialetto) → è di tipo franco provenzale. Si parla anche piemontese.

Nella Valle del Lys ci sono 3 comuni di parlata walser, di tipo alemannico.

La situazione in questa regione si è evoluta ed è sempre stata legata alla Savoia. La valle d’Aosta si unì al Piemonte grazie ai → trattati di Plombier dal

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cluesoe105 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Ronco Giovanni.
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