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1. Caratteri generali

Corso di linguistica generale I

Indice

  • La linguistica e le sue articolazioni pag. 1
  • I segni e la comunicazione pag. 3
  • Le proprietà del linguaggio verbale umano pag. 4
  • Principi generali di analisi delle lingue pag. 9

La linguistica e le sue articolazioni

Definizione di linguistica generale: scienza umana e sociale, indaga che cosa sono e come funzionano le lingue storico-naturali, o, con termine generale, il linguaggio verbale umano, manifestazione della facoltà di linguaggio.

  • Viene definita una scienza, almeno nei termini per cui è costituita da un insieme di conoscenze che sono, sono state e saranno ottenute ricorrendo ad una attività di ricerca organizzata secondo un metodo codificato, cioè che prevede una sequenza di fasi da rispettare, e rigoroso il cui obiettivo ultimo è quello di giungere ad un descrizione verosimile della realtà e delle leggi che regolano i fenomeni linguistici, cioè relativi al funzionamento delle lingue e alla facoltà di linguaggio. Questa funzione è svolta all’interno del metodo scientifico, cioè aderendo ad una procedura che prevede che ciascun ricercatore formuli delle ipotesi sui fenomeni e ne verifichi la validità alla luce di osservazioni empiriche, cioè di dati che posso provenire da osservazioni spontanee o da laboratorio. Quindi ogni conoscenza di questo corso è il risultato di una ipotesi verificata.

Ex: Se si volesse scrivere una grammatica scientifica dell’italiano e se si volesse affermare che nelle frasi dichiarative semplici dell’italiano il soggetto precede il verbo, si dovrebbe immaginare che le cose stiano così e verificarlo alla luce di una banca di informazioni prodotte da un numero di parlanti di italiano tra di loro differenti. In ogni frangente in cui ci si scontrasse con dati che non corrispondono alle mie ipotesi, dovrei escludere il dato o l’ipotesi.

Quindi, la linguistica è una conoscenza data dal risultato del metodo scientifico. Per quanto la linguistica sia una scienza che si basa sull’osservazione dei dati, molti dei dati su cui la disciplina fa affidamento non sono riproducibili, cioè non possono essere ripresentati nella stessa forma in cui sono stati prodotti la volta precedente. Questo distingue la linguistica da altre scienze dure come la chimica: ciò rende la linguistica una scienza molle (‘soft science’) più simile a scienze come psicologia o sociologia, cioè ad altre due scienze umane e sociali.

  • La linguistica è una scienza umana e sociale allo stesso tempo perché il suo centro di interesse è costituito da un lato dall’essere umano e dall’altro dalla società. Le lingue con le caratteristiche e la facoltà di linguaggio, che è ciò che sovrintende alla possibilità di utilizzare le lingue, sono qualcosa di caratteristico ed esclusivo degli esseri umani, non si rintracciano in altri esseri animali o vegetali, e sono manifestazioni di tipo individuale, cioè sono il risultato di processi che avvengono all’interno del singolo individuo, per questo motivo studiarli significa fare una scienza umana, cioè studiare una proprietà dell’essere umano. D’altra parte, si può dire che la linguistica sia anche una scienza sociale: questi processi individuali, mentali e cognitivi umani alla base della produzione e dell’uso delle lingue, vengono impiegati per entrare in relazione con altri esseri umani al fine di creare delle interazioni sociali.

Ex: Dovendo ipotizzare la ragione della comparsa delle lingue ad un certo punto della storia umana, si immagina che queste si siano affermate anzitutto per interagire simbolicamente con altri co-specifici, socialmente.

L’utilizzo e lo studio degli usi delle lingue permette di identificare le diverse identità sociali tra i soggetti, in quanto le lingue contribuiscono fortemente alla definizione delle identità individuali o sociali di chi le utilizza.

Ex: È possibile identificare l’area geografica di provenienza della persona identificando la lingua che la persona sta parlando, per poi affinare la sua provenienza sul modo di utilizzare le parole.

Differenza tra lingue storico-naturali e facoltà di linguaggio

  • Le lingue non sono che una delle manifestazioni concrete della facoltà di linguaggio. Si possono definire lingue storico-naturali quelle lingue che, per quello che si può scientificamente verificare, sono comparse nella storia del genere umano in maniera spontanea, senza che vi fosse alcuna intenzionalità o pianificazione di un essere umano, senza che vi fosse la possibilità di identificarne un iniziatore. Queste, dopo che si sono sviluppate in maniera naturale, senza essere condizionate dalla volontà di un gruppo di uomini o da un uomo, si sono affermate dandosi alcune caratteristiche anatomiche, sociali e cognitive, ovvero dandosi la disponibilità di labbra, lingua, laringe e di spazio affinché quest’ultimi producessero suoni. Questo ha portato allo sviluppo di abilità e capacità mentali che permettessero di gestire queste strutture anatomiche laddove vi fossero le premesse dell’affermarsi della facoltà di linguaggio, sviluppandosi indipendentemente dalla volontà degli esseri umani sebbene siano state usate da quest’ultimi per permettere loro di interagire simbolicamente tra di loro, senza l’utilizzo di beni immateriali, qualcosa di intangibile.

Vedi esempi scheda 2.a: queste lingue hanno in comune che le comunità di parlanti usano con lo stesso scopo, il latino presentava una grammatica tanto complessa come le lingue che usiamo oggi.

  • La facoltà di linguaggio è la capacità di comunicare utilizzando diversi modi e strategie attraverso il linguaggio verbale umano, caratteristica dell’homo sapiens. Si parla di facoltà di linguaggio in riferimento alla capacità biologicamente determinata, innata, e che si attiva ad un certo punto nella storia personale di un individuo rendendogli possibile la comunicazione con i suoi co-specifici ricorrendo a una lingua storico-naturale. È come se la facoltà di linguaggio fosse l’hardware e le lingue storico-naturali il software: può essere declinata o concretizzata in maniere tra di loro differenti, la più complessa delle quali sono le lingue storico-naturali. Tutte le lingue storico-naturali presentano la medesima complessità e sono l’espressione della stessa facoltà di linguaggio.

L’obiettivo della linguistica come scienza è cercare di comprendere come funzionino le lingue storico naturali al fine di comprendere e dare una spiegazione del funzionamento della facoltà di linguaggio, che è qualcosa di astratto e non riconducibile ad una qualche struttura dell’essere umano, quindi necessita di una condizione diretta e si basa su quelle che sono le sue manifestazioni, quindi le lingue storico naturali.

Natura non normativa della linguistica

La linguistica generale non è una disciplina normativa: la linguistica ha una natura non normativa in quanto la sua finalità ultima è quella di indagare i fenomeni che la interessano, cioè indagare le lingue e la facoltà di linguaggio. Ciò significa descrivere, interpretare e spiegare i fenomeni che si osservano, senza mai voler affermare dei giudizi di valore, cosa sia giusto o sbagliato rispetto a ciò che la disciplina osserva e i parlanti facciano.

Quindi, la linguistica non ha lo scopo di definire o imporre delle norme di comportamento linguistico, di fare prescrizioni, di dare indicazioni, di definire quali siano gli usi corretti delle lingue. Questo compito va all’istituzione scolastica o ai corsi di lingue, nel caso dell’università. I linguisti hanno come obiettivo quello di cercare di descrivere come le lingue funzionino.

Ex scheda 4: la frase 4.a è la versione rielaborata della frase 4.b che ci si aspetta di ritrovare in uno scritto. Dal punto di vista della comunicazione, entrambe le frasi sono efficaci e spendibili. Invece, nella forma e nella formulazione sono differenti: ‘che le devo dire’ è costruita ricorrendo ad un elemento analitico, ad una coppia di parole che hanno la funzione di segnalare due proprietà distinte: il ‘che’ segnala l’inizio di una frase subordinata relativa, mentre ‘le’ segnala la funzione dell’elemento relativizzato della frase principale assume la funzione di complemento di termine; in ‘cui devo dire’ la stessa informazione è racchiusa in un unico elemento linguistico che simultaneamente segnala le stesse cose. Dal punto di vista della linguistica, sono ugualmente interessanti per dare una spiegazione dell’utilizzo della frase subordinata relativa dell’italiano; ma dal punto di vista della grammatica e dell’insegnamento dell’italiano solo la frase 4.a risulta essere accettabile.

Per la linguistica, che assume una funzione descrittiva dei fenomeni, entrambe le frasi sono interessanti perché permettono di osservare che una stessa funzione descritta può essere espressa ricorrendo a funzioni linguistiche differenti. La conclusione cui si giunge è che nei parlanti ci sono sia atteggiamenti analitici che sintetici. Qua si dimostra come la linguistica abbia un atteggiamento non normativo, ma descrive gli usi di lingua in maniera oggettiva.

Quali strumenti utilizza la linguistica

Se la linguistica adotta un atteggiamento di tipo non normativo, allora come fa a costruire quelle che sono le sue osservazioni? Se non può richiamarsi a delle grammatiche che definiscano cosa sia giusto o sbagliato, a quali altri strumenti può ricorrere?

L’atteggiamento descrittivo della linguistica fa affidamento alle intuizioni dei parlanti nativi, cioè a quello che quegli individui abbiano imparato entro i primi 12 anni di vita, quando termina la pubertà linguistica. I parlanti nativi si ritiene che abbiano una competenza piena delle regole che sovrintendono all’utilizzo della lingua, con forse solo una restrizione o incompetenza rispetto al vocabolario di quella lingua.

La linguistica ricorre a questo per distinguere ciò che è grammaticale da ciò che è agrammaticale: questo fa riferimento al giudizio del parlante nativo che dica se una certa frase, parola o pronuncia sia legittima o illegittima, spendibile o inspendibile nella comunicazione con altri parlanti nativi. Ciò legittima la parola, la frase o la pronuncia e legittima il linguista a includerla o meno nella descrizione. Una frase agrammaticale impedisce una comunicazione conforme a ciò che i parlanti nativi farebbero. Le ragioni che inducono a stabilire se una frase sia grammaticale o agrammaticale non sono esplicitabili dal parlante: questo legittima ciascun parlante nativo a dare giudizi di questo tipo.

Vedi esempio scheda 6.a.

La linguistica si affida ai parlanti nativi anche per identificare e riconoscere frasi diverse con lo stesso significato.

Vedi esempio scheda 6.b: entrambe queste frasi sono corrette dal punto di vista grammaticale e hanno esattamente lo stesso significato, nonostante abbiano numero diverso di parole con distribuzione diversa.

I parlanti nativi sono anche in grado di riconoscere soggetti sottintesi di certi verbi all’infinito.

Vedi esempio scheda 6.c: la differenza tra le due frasi consiste solo nella sostituzione di una parola, ma ciascun parlante nativo saprebbe dire che c’è una differenza di significato radicale, cioè che il soggetto logico di ‘studiare’ nella prima frase è Giovanni, mentre nella seconda Maria. Questo è facile da esprimere in termini di intuizione, ma difficile da esplicitare in termini di linguistica.

Questo processo di ricostruzione della facoltà di linguaggio è tutto guidato dalla volontà di disporre della descrizione quanto migliore possibile del numero quanto più alto possibile di lingue così da poter verificare quanto le lingue abbiano o non abbiano in comune, in modo da permettere di formulare delle ipotesi su come sia fatta la facoltà di linguaggio. Descriverne il funzionamento permette di fare un passo in avanti nella descrizione del funzionamento della mente umana, che ricade al di fuori delle funzioni del linguista, ma al quale essa contribuisce.

Manifestazioni della facoltà di linguaggio che interessano la linguistica

Ogni manifestazione della facoltà di linguaggio è qualcosa di interessante per la linguistica ai fini della descrizione linguistica, e non importa se questa possa essere considerata scorretta o inaccettabile dal punto di vista narrativo perché anche esse, nella misura in cui siano grammaticali, consentono ai linguisti di scoprire qualcosa sul funzionamento delle lingue e sull’utilizzo della facoltà di linguaggio.

Ex 7a. Produzioni che sono caratteristiche di opere letterarie e poetiche: si crea un effetto di estraniamento che testimonia lo spazio di ammissioni di certe trasmissioni linguistiche per creare effetti particolari negli ascoltatori.

Ex 7b. Usi specifici, soprattutto a livello lessicale, all’interno di certi settori limitati di comunicazioni, in cui valgono regole particolari che non vigono al di fuori di quel settore. Un esempio è la terminologia scientifica, una formulazione specifica che permette all’interno del linguaggio settoriale della chimica di denominare composti chimici che consentono la minor ambiguità possibile della conversazione, in particolare ricorrendo ad un suffisso come ‘uro’ che permette di identificare all’interno di composti binari quello che sia l’elemento non metallico all’interno della formulazione, ma della quale non abbiamo traccia nel linguaggio ordinario, nel quale si utilizzerebbe la parola ‘sale’.

Ex 7c. Le formulazioni che si rintracciano con più frequenza nel parlato ordinario, in cui emergono in maniera sistematica numerosi fenomeni di esitazione, cioè di non portare a compimento la costruzione di una frase; le pause, cioè il fatto di fermarsi i certi punti più rilevanti; correzioni, quindi strategie implicite o esplicite che fanno sì che si cancelli ciò che sia stato detto in precedenza; ripetizioni, solitamente fortemente penalizzate all’interno della produzione scritta e del parlato scolastico. Una trascrizione di una conversazione parlata comprende dei tratti che non sono soliti nella grafia scritta. Questi sono la testimonianza dei processi di pianificazione del parlato e permettono al ricercatore di risalire alle dinamiche cui il parlante si affida quando vuole interagire in maniera spontanea con altri interlocutori.

Ex 7d. Un’altra manifestazione delle facoltà di linguaggio è la trascrizione di quanto detto da un parlante non nativo, quindi da un individuo che non sia stato esposto fin dalla nascita all’italiano, ma che vi si sia avvicinato dopo la pubertà linguistica e che in maniera autonoma abbia cominciato a parlare quella lingua utilizzando le sue capacità cognitive per ricostruirne le regole. Risulta interessante per il linguista perché consente di svelare le possibili tappe dello sviluppo linguistico in caso di acquisizione di una seconda lingua e di evidenziare alcune strategie di comunicazione quando il parlante non disponga di tutti gli strumenti linguistici per interagire con altri parlanti nativi. Nel caso specifico, permette di capire come si possono sacrificare le categorie del genere, come l’articolo femminile che viene utilizzato con un sostantivo maschile.

Ex 7e. Gli apprendenti di una prima lingua sono altrettanto significativi: ‘facete’ costituisce una forma non accettabile in un approccio normativo alla lingua. È la testimonianza che in questa fase di apprendimento linguistico il bambino opera una sovraestensione analogica, cioè ha ricostruito la regola per la costruzione della seconda persona plurale dell’imperativo per una classe di verbi e lo ha applicato ad un verbo che a quella classe di verbi non appartiene.

Ex 7f. I lapsus linguae sono fenomeni rari all’interno di un parlato, ma sono estremamente significativi perché indicano quelle che possono essere nel parlato spontaneo alcune strategie di pianificazione del parlato. Per il ricercatore qualunque manifestazione della facoltà di linguaggio è rilevante e informativa, utile per verificare o falsificare una qualche ipotesi proposta all’interno della disciplina linguistica.

Ambiti della linguistica

Le lingue nel loro complesso e la facoltà di linguaggio sono fenomeni particolarmente complessi perché possono essere analizzati adottando livelli differenti che, per le sole finalità didattiche o analitiche della linguistica, si possono considerare come indipendenti le une dalle altre, ma che, nella realtà dei fatti, sono intimamente interfacciate le une con le altre. I livelli possibili di analisi della lingua, che danno il nome a dei settori della linguistica, sono:

  • Fonetica/fonologia: quello in cui ci si occupa di come vengono prodotti, trasmessi e percepiti i suoni linguistici, che vengono spesi per costruire delle unità dotate di senso; si occupa di vedere come questi suoni linguistici si organizzano all’interno delle singole lingue e di come ogni singola lingua sia autonoma rispetto alle altre nella selezione dei suoni.
  • Morfologia: identifica come ciascuna lingua costruisca le parole, quali siano le regole soggiacenti alla produzione di parole grammaticali e quali siano le nozioni che possano essere codificate all’interno delle diverse parole e delle diverse parti delle parole.
  • Sintassi: si occupa di come le parole si combinano all’interno delle frasi, interrogandosi su quale sia l’organizzazione gerarchica o lineare delle parole all’interno delle frasi, per comprendere cosa possono avere o non avere in comune due frasi che apparentemente veicolano lo stesso significato pur presentandosi sotto forma differente.
  • Semantica: si occupa dello studio del significato delle parole e di altre unità più ampie, parole più complesse.
  • Pragmatica: si occupa di indagare quali siano le
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Juls_00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Spreafico Lorenzo.
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