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La linguistica

La linguistica è una scienza che si occupa dello studio scientifico del linguaggio e delle lingue.

In che senso si parla di scienza?

La riflessione sul linguaggio e le lingue ha radici lontanissime: grammatici indiani (Panini), filosofi greci (Aristotele, Platone), grammatici latini (Dionisio Trace). Tuttavia, la linguistica come specializzazione autonoma (dalla filosofia, dalla filologia, della grammatica) risale alla metà dell’Ottocento -> linguistica storico-comparativa. La linguistica generale come vera e propria disciplina è ancora più giovane: nasce nel 1916 con la pubblicazione postuma del Corso di linguistica generale del linguista ginevrino Ferdinand de Saussure.

Quale tipo di scienza?

La linguistica si colloca tra le scienze umane/umanistiche. Tuttavia, nel suo percorso di emancipazione dalle altre discipline, la linguistica si è sempre ispirata al rigore delle cosiddette scienze “dure” (matematica, biologia e informatica). Per questo, la linguistica è probabilmente la più tecnica e la più scientifica delle scienze umane. Nonostante sia analitica, è considerata una scienza molle per ragioni intrinseche al suo oggetto di studio. Il linguaggio umano può essere inteso sì come un sistema complesso autonomo e formalizzabile, ma è anche un sistema continuamente influenzato e ristrutturato dagli eventi storici e sociali, che sono difficilmente prevedibili.

Lingua come sistema formale vs lingua come prodotto storico-sociale

Non tutti gli aspetti del linguaggio sono veramente formalizzabili e/o riconducibili a principi generali. Molte definizioni di base sono controverse e vaghe. Inoltre, nelle lingue sono riscontrabili molti fenomeni idiosincratici. L’oggetto di studio (il linguaggio) coincide con lo strumento che si usa per studiarlo (linguaggio). Si crea quindi una circolarità. Il linguaggio viene quindi usato in maniera metalinguistica. C’è necessità di usare una lingua-strumento ad hoc.

La linguistica come scienza molle

In molti casi, l’oggetto di studio non è direttamente osservabile. I significati e la struttura sintattica di una frase non sono osservabili. Solo il suono è osservabile sensorialmente parlando.

“È il punto di vista che crea l’oggetto” (de Saussure): la linguistica non si trova davanti un oggetto dato e finito da analizzare. Anzi, la scelta e la delimitazione delle unità di analisi (necessaria per uno studio rigoroso) sono compiute dal linguista stesso. Poiché ciò che è reale è complesso, è necessario idealizzare e quindi semplificare ai fini dell’analisi. Nonostante queste limitazioni, uno studio scientifico del linguaggio è possibile.

Cosa significa studio scientifico?

La linguistica ha uno scopo puramente conoscitivo, non normativo (grammatica tradizionale). Vuole cioè spiegare in base a leggi quanto più possibile generali il comportamento linguistico degli esseri umani e investigare i meccanismi che stanno alla base di tale comportamento. È quindi una disciplina descrittiva: il suo scopo non è quello di indicare ciò che si deve o non si deve dire, ma spiegare (ricondurre a leggi generali) ciò che effettivamente si dice.

Ciò non significa che qualunque modo di parlare può andare bene in qualsiasi circostanza: ogni lingua presenta delle varietà d’uso, ognuna delle quali ha caratteristiche proprie che vanno conosciute bene, per poter utilizzare tale varietà nei contesti e nei modi appropriati. L’indicazione delle forme “buone”, “meno buone” o “decisamente da evitare” è il compito pratico della grammatica normativa.

Interesse per i cambiamenti linguistici

  • Interesse per la lingua parlata
  • Interesse per i giudizi di grammaticalità dei singoli parlanti

La grammaire des fautes

Interesse per gli errori linguistici – Henri Frei (1929)

Interesse per le disfunzioni del linguaggio (es. afasie)

La linguistica mira a descrivere e spiegare i fatti linguistici, e a farlo con il maggiore rigore metodologico possibile. La linguistica si conforma al metodo scientifico.

Metodo deduttivo e induttivo

  • Metodo deduttivo: dall’universale al particolare (top-down). Si formulano delle ipotesi o dei principi generali che poi vengono verificati (o meno) dai fatti.
  • Metodo induttivo: dal particolare all’universale (bottom-up). Si osservano prima i fatti, vengono proposte delle ipotesi, si procede alla verifica delle ipotesi e infine si formulano dei principi generali. Una molteplicità di fenomeni particolari viene quindi ricondotta a leggi generali che governano l’organizzazione e la struttura del linguaggio umano (questo è il compito della linguistica come studio scientifico del linguaggio).

Alcune teorie linguistiche si conformano al metodo deduttivo, altre si affidano invece a quello induttivo. Le ipotesi devono essere formulate in termini definiti in modo esplicito e fondarsi su esperimenti ripetibili in condizioni analoghe. La terminologia deve essere tecnica e definita in modo preciso.

Fase descrittiva e fase esplicativa

  • Fase descrittiva – linguistica descrittiva: descrizione dei fatti linguistici in una o più lingue del mondo, inclusa la documentazione di lingue ancora non descritte.
  • Fase esplicativa – linguistica teorica: elaborazione di modelli e principi generali che rendano conto dei fatti linguistici osservati ovvero di come sono fatte le lingue.

La linguistica generale studia la natura del linguaggio umano e come sono fatte le lingue del mondo, quali sono le regole (intese come processi mentali e non come norme prescrittive) che i parlanti usano quando producono e ricevono un messaggio linguistico, quali sono i principi generali che regolano la variazione delle lingue del mondo e il loro mutare nel tempo. È anche una riflessione di carattere epistemologico sugli strumenti di analisi e le metodologie usate all’interno della disciplina, in particolare in relazione ai diversi livelli dell’analisi linguistica (e alla loro interazione).

Cos'è dunque la linguistica generale?

Livelli di analisi

  • Fonetica/fonologia: studio dei suoni delle lingue
  • Morfologia/lessico: studio delle parole e della loro struttura
  • Sintassi: lo studio del modo in cui le parole si combinano tra loro per formare frasi semplici e complesse
  • Semantica: studio dei significati delle espressioni linguistiche
  • Pragmatica: studio dell’uso delle espressioni linguistiche

Fonetica, morfologia e sintassi: studio della struttura.

Semantica e pragmatica: studio della sintassi.

La linguistica e le altre scienze

Carattere eteroclito del linguaggio e quindi della linguistica. La linguistica ha quindi una forte vocazione interdisciplinare.

Il linguaggio è connesso con una grande quantità di ambiti di studio: fisica (in quanto suono) psicologia (in quanto collegato al pensiero e alla mente), neurologia (in quanto risiede nel cervello), sociologia (in quanto serve a comunicare), genetica (in quanto facoltà propria della specie umana), pedagogia (in quanto oggetto di acquisizione/apprendimento), storia (in quanto oggetto che muta nel tempo), logica/informatica (in quanto sistema formalizzabile).

Cos'è il linguaggio?

Il linguaggio nella sua accezione più generale è un sistema semiotico, sistema di segni o codice. Un sistema semiotico è un sistema che fa uso di segni allo scopo di comunicare. La comunicazione prevede un passaggio di informazione da un mittente a un destinatario attraverso la produzione e diffusione di un messaggio. Man mano che prosegue la comunicazione si ha un interscambio tra mittente e destinatario. Si parla di codifica (produzione) quando il mittente produce un messaggio. Si parla di decodifica (ricezione) quando il destinatario riceve il messaggio. Emittente, messaggio e destinatario costituiscono il nucleo della comunicazione.

Roman Jakobson (1896-1982) ha elaborato un “modello della comunicazione linguistica” in cui individua sei fattori presenti nell’atto comunicativo e sei funzioni corrispondenti a ciascuno di questi fattori. Tutti e sei i fattori sono necessari per la comunicazione e quindi in ogni atto comunicativo possiamo identificare ciascuna delle sei funzioni. Tuttavia è possibile individuare in ogni atto linguistico una funzione prevalente.

Le funzioni della comunicazione

  • Mittente – funzione espressiva-emotiva
  • Destinatario – funzione conativa
  • Messaggio – funzione poetica
  • Canale/contatto – funzione fatica
  • Codice – funzione metalinguistica
  • Contesto/referente – funzione referenziale

Mittente è colui che produce il messaggio linguistico. Quando un atto comunicativo è volto soprattutto ad esprimere le sensazioni del parlante, allora parliamo di funzione emotiva o espressiva. Es. "Che bella sorpresa!"

Destinatario è colui che riceve il messaggio linguistico. Quando un atto comunicativo è volto soprattutto al ricevente, a farlo agire in un qualche modo, allora parliamo di funzione conativa. Come gli ordini e le richieste. Es. "Chiudi la porta!"

Messaggio è l’oggetto linguistico che viene trasmesso. Quando un atto comunicativo è volto soprattutto a mettere in rilievo e sfruttare le potenzialità insite nel messaggio, allora parliamo di funzione poetica. Come filastrocche, rime, assonanze. Es. "Nel mezzo del cammin di nostra vita…"

Canale è il mezzo fisico attraverso cui passa il messaggio linguistico. Quando un atto comunicativo è volto soprattutto a verificare e sottolineare il canale di comunicazione e/o il contatto fisico tra i parlanti, allora parliamo di funzione fatica. Es. "Pronto, ci sei?"

Codice è il tipo di linguaggio usato per comunicare. Quando un atto comunicativo è volto a specificare degli aspetti del codice stesso, allora parliamo di funzione metalinguistica. Es. "In italiano 'di' è una preposizione."

Contesto/referente è il contesto reale che fa da sfondo alla comunicazione. Quando un atto comunicativo è volto soprattutto a fornire informazioni sulla specifica realtà esterna, allora parliamo di funzione referenziale o denotativa. Es. "Il condor è una specie in via di estinzione."

Il segno

Per comunicare è necessario formulare un messaggio, il quale si costruisce attraverso i segni. Il segno è qualcosa che sta per qualcos’altro (il mezzo per veicolare un messaggio), ovvero l’associazione di un contenuto (mentale) a una espressione (sensoriale). Il segno è un elemento biplanare: contenuto portato dall’espressione. Il contenuto è la parte non materialmente percepibile veicolata dall’espressione, parte materialmente percepibile che cade sotto i nostri sensi. Es. L’espressione "<2" è associata al contenuto ‘minore di 2’. L’espressione è associata al contenuto ‘sono felice, mi piace’ ecc. (in generale un contenuto positivo). L’espressione è associata al contenuto ‘vietato fumare’.

Lo studio dei segni e dei sistemi di segni

Semiologia: Ferdinand de Saussure (1857-1913)

Semiotica: Charles Peirce (1839-1914) (comunicazione pura)

Semiologia e semiotica sono due termini uguali, collocati in due tempi diversi. Il fondatore della semiotica è Charles Peirce, il quale ha classificato i segni:

  • Indice o indizio: relazione di contiguità tra espressione e contenuto. Es. un’orma per terra indica il passaggio di qualcuno. Lo sbuffo di vapore che esce dalla pentola indica che l’acqua bolle. Una striscia nera sull’asfalto indica una brusca frenata.
  • Icona: relazione di analogia (somiglianza) tra espressione e contenuto. Es. la silhouette di una donna sta per “bagno delle donne”. Una cartina sta per il posto che rappresenta. La nuvoletta delle previsioni meteo sta per “pioggia”.
  • Simbolo: nessuna relazione tra espressione e contenuto. Es. i segnali stradali se non conosco il tipo di simbologia non posso capire cosa significano. Non c’è nulla che riporti al contenuto. Il simbolo è arbitrario, è scelto per convenzione. Stessa cosa per i grafemi utilizzati per scrivere, oppure per molti gesti.

Criteri fondamentali utilizzati per la classificazione

  • Motivazione (concetto opposto ad arbitrarietà): la scelta di una determinata espressione ha in qualche modo a che fare con il contenuto.
  • Intenzionalità: il messaggio è codificato in maniera intenzionale, affinché arrivi a uno o più destinatari.
Motivazione Intenzionalità
Indice Si No
Icona Si Si
Simbolo No Si

Il linguaggio è un sistema di segni. Esistono molti tipi di espressioni e quindi molti tipi di linguaggi. Il linguaggio umano è quindi solo un tipo di linguaggio possibile, tuttavia esso va distinto da tutti gli altri linguaggi. Macrodivisione tra:

  • Linguaggio naturale/umano/verbale a cui corrispondono lingue storico-naturali o lingue verbali
  • Altri linguaggi:
    • Linguaggi animali (linguaggio degli scimpanzé o delle api)
    • Linguaggi artificiali (inventati dall’uomo) es. segnaletica stradale, esperanto

Tutti i linguaggi sopracitati sono sistemi di comunicazione, servono cioè a trasmettere informazioni da un emittente a un destinatario. I vari linguaggi sono identici nella loro funzione, ma non nella loro struttura. Il linguaggio umano ha infatti una struttura largamente specifica. Inoltre, solo la specie umana ha la capacità di acquisire il linguaggio umano, oggetto di studio della linguistica.

Il linguaggio umano è quindi un tipo di linguaggio costituito da segni particolari detti segni linguistici. Il linguaggio umano si contraddistingue:

  • Per le sue funzioni:
    • Comunicare (trasmettere informazioni complesse, regolare rapporti sociali, risolvere problemi ecc.)
    • Pensare (dare una forma tangibile a contenuti mentali, linguaggio come riflesso diretto del pensiero?)
  • Per le sue proprietà

Proprietà del linguaggio umano

Il linguaggio naturale umano ha una serie di proprietà che lo caratterizzano:

  • Biplanarità: il linguaggio umano è costituito da segni biplanari (due piani: contenuto ed espressione). Saussure puntualizza che espressione e contenuto sono entrambe entità mentali. “Il segno linguistico unisce non una cosa e un nome, ma un concetto e un’immagine acustica”. Saussure propone poi di rimpiazzare concetto con significato e immagine acustica con significante, per renderli specifici del linguaggio umano. Il segno linguistico è quindi l’associazione di un significante e di un significato.
  • Arbitrarietà: non c’è alcun legame naturalmente motivato tra significante e significato. Il rapporto tra significante e significato è quindi dato per convinzione, grazie a un patto sociale. Se ci fosse una motivazione per dare un nome ad un oggetto allora ogni lingua lo chiamerebbe nello stesso modo. Tutte le lingue tenderebbero quindi a codificare i concetti in maniera molto simile. L’arbitrarietà non è propria del linguaggio umano, ma questa a differenza delle altre non è arbitrarietà semplice. Esistono diversi livelli di arbitrarietà: il linguaggio umano presenta tutti i livelli, per questo si parla di arbitrarietà radicale.

Significato referente (realtà extra-linguistica)

Il rapporto fra significante e referente non è diretto, ma è mediato dal significato.

  • Primo livello di arbitrarietà: è arbitrario il rapporto tra il segno linguistico e il suo referente nella realtà (designatum).
  • Secondo livello di arbitrarietà: è arbitrario il rapporto tra il significato e il significante di un segno linguistico.
  • Terzo livello di arbitrarietà: è arbitrario il rapporto tra il significato di un segno e tutti gli altri significati possibili. Ogni lingua ritaglia un certo spazio di significato in maniera arbitraria. Ogni lingua caratterizza la realtà in maniera diversa.

Italiano: Bosco, Legno, Legna

Francese: Bois, Bois, Bois

Tedesco: Wald, Holz, Holz

  • Quarto livello di arbitrarietà: è arbitrario il rapporto tra il significante di un segno e tutti gli altri significanti possibili. Ogni lingua organizza i suoni a sua disposizione in pertinenti e non pertinenti in maniera arbitraria.

Pertinenti: suoni fanno parte a tutti gli effetti dell’inventario fonologico di una certa lingua. Es. il rapporto tra una i breve e una i lunga: in italiano non è pertinente. Infatti, se pronuncio pino o pi:no (suono lungo) non cambia il significato della parola. In inglese è pertinente ship-sheep: cambia il significato.

Eccezioni: alcuni segni linguistici appaiono però motivati, per esempio onomatopee, ideofoni e altre parole evocative. Es. chicchiricchì. Questi segni sono del tutto minoritari nei sistemi linguistici. C’è comunque una qualche componente di arbitrarietà che deriva dalla singola lingua.

  • Doppia articolazione: le unità minime del linguaggio (i suoni) si “articolano”, si uniscono gli uni agli altri, per formare i segni linguistici (le parole). La vera proprietà cardine del linguaggio umano è tuttavia costituita non dall’articolazione ma dalla cosiddetta doppia articolazione. -> André Martinet (1908-1999). I suoni, privi in sé di significato, formano unità di livello superiore dotate di significato. Prendendo suoni a, o, p, r, t e mettendoli insieme formano entità dotate di significato (es. porta) che a loro volta possono essere combinate con altre entità dotate di significato (es. la porta si è rotta).
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisafesti2000 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Masini Francesca.
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