A) Il libro nell'antichità
Gli unici documenti originali della letteratura greca giunti fino a noi risalgono all'età ellenistica, e consistono per lo più in frammenti di papiri, ritrovati in Egitto, dove la città di Alessandria ospitava la più grande biblioteca dell'antichità. Altri papiri, quasi duemila, furono trovati, nel Settecento, a Ercolano durante lo scavo della villa dei Pisoni, sepolta dall'eruzione del 79 d.C.
I papiri dell'età romana sono molto rari, ma alcune notizie sulla produzione dei libri della Roma antica si ricavano dalle opere di Cicerone, Seneca, Marziale e altri. Il commercio dei libri era molto fiorente nell'età classica, e il lavoro di copiatura era affidato a schiavi istruiti, generalmente greci.
I fogli di papiro venivano uniti per formare un'opera, sovrapponendo il margine destro di ciascun foglio al margine sinistro di quello seguente. Al margine destro dell'ultimo foglio si incollava un "umbilicus", un cilindro di legno o di avorio terminante con dei "cornua", attorno ai quali venivano arrotolati i fogli precedentemente uniti, mentre all'esterno, attaccato ad uno dei "cornua", sporgeva l'"index", un pezzo di papiro che conteneva il titolo dell'opera. Questo però veniva riportato anche all'inizio dell'opera, insieme al numero delle linee e delle colonne. I rotoli di papiro venivano conservati in astucci di pelle o in vasi di terracotta.