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La Libia coloniale

Dalla dominazione ottomana al ritorno italiano

1551-1911: dominazione dell’impero ottomano, che si manteneva soprattutto grazie ai proventi della pirateria.

Territorio diviso in tre regioni geografiche distinte: la Tripolitania, la Cirenaica e il Fezzan; economia agro-pastorale; eterogeneità delle popolazioni (arabi, berberi, cologhli).

1711-1835: dinastia dei Karamanli in Tripolitania.

1835: mutamento del regime: l’impero ottomano ristabilisce il suo potere nonostante le opposizioni delle popolazioni berbere, ma le rivolte interne, l’amministrazione corrotta e la scarsità degli introiti rendono sempre più difficile il controllo della regione.

1837: nascita della Sanūssiyya.

Le province ottomane

La Sanūssiyya, fondata nel 1837 alla Mecca da Muḥammad ibnṬarīqaʿAlī al-Sanūsī ( !"#$%&ا !() *+ ,-./ )‎, per riformare la fede islamica, ottenne grande consenso tra le tribù beduine.

Dal 1902 al 1913 fu uno dei maggiori protagonisti della resistenza contro l’espansione coloniale francese in Algeria e, sotto la guida di Idris I ( لو2ا 34ردإ ), di quella italiana in Libia, dove ottenne tra il 1923 e il 1931 numerose vittorie.

Libia: un sogno lungo trent’anni

Negli anni subito dopo l’unificazione del Paese, l’attenzione dei governi italiani era rivolta a problemi urgenti di politica interna e a pensare all’espansione coloniale era solo una stretta minoranza di viaggiatori ed esploratori.

Inizialmente l’interesse del governo in materia di colonialismo era rivolto a Tunisi, che per l’Italia post-unitaria costituiva un territorio strategico volto a completare la difesa della penisola.

In merito a ciò, il Conte Luigi Campo Fregoso diceva negli anni Settanta: “l’Egitto, Tunisi, Algeri, giacciono a breve distanza innanzi alle nostre terre, come nostre naturali colonie […]. Gittiamoci a questo mare che abbiamo da alcuni secoli e così ingiustamente abbandonato”.

L’istituzione del protettorato francese in Tunisia a seguito del trattato del Bardo del 1881, deviò l’interesse e le pretese dei circoli nazionalisti italiani su Tripoli, che era vista come un possibile compenso all’Italia per la rinuncia a Tunisi.

Frederick Gherard Rohlfs dichiarò sulle pagine de “L’Esploratore”: “Sono persuaso che fra breve volgere di anni la Tripolitania sarà nuovamente italiana […] la possessione di Tunisi non vale per me la decima parte di Tripoli”.

Questa frase induce il destinatario della lettera, Manfredo Camperio, a compiere un’immediata verifica: nel febbraio 1880 Camperio si reca a Tripoli e nel 1881 in Cirenaica con l’intento di incontrare il capo della Sanūssiyya, Muḥammad al-Mahdī.

Obiettivo: occupazione pacifica della Terra Promessa.

1884: minaccia francese di occupare il Marocco. Depretis prende in seria considerazione l’occupazione della Libia. A metà dicembre, scampato il pericolo, l’operazione si blocca e l’Italia ripiega su Massaua, il 5 febbraio 1885.

Svanito l’interesse per l’esotismo di Massaua, l’attenzione italiana si sposta di nuovo verso la “quarta sponda”.

Anche Enrico Corradini incitava l’impresa libica, principalmente per due motivi:

  1. La Libia sarebbe potuta diventare tanto una colonia di popolamento quanto di sfruttamento.
  2. L’impresa avrebbe significato assecondare il richiamo della Roma imperiale, che aveva fatto della Libia il granaio dell’impero.

Il Banco di Roma e le illusioni di Giolitti

Oltre alla preparazione diplomatica e alla mobilitazione dell’opinione pubblica, l’Italia svolgeva in Libia anche un’attività segreta per:

  • Raccogliere informazioni militari.
  • Prendere contatto con i capi arabi.
  • Attuare una penetrazione economica nel Paese.

Di questa “penetrazione pacifica” venne incaricato nel 1907 il Banco di Roma, il quale aprì succursali e agenzie commerciali in 17 città e varò attività industriali.

L’attivismo del Banco di Roma suscitò però sospetti e diffidenze nelle autorità ottomane.

Enrico Insabato, in un rapporto del 12 agosto 1911 inviato al Presidente del Consiglio, si esprimeva così: “Secondo i turchi e molti arabi, il Banco di Roma è un’organismo creato e sovvenzionato dal governo italiano per preparare l’occupazione della Tripolitania e non per fare operazioni bancarie […]. La prima prova di ciò, dicono i turchi, è che i Consolati sono s

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Scienze politiche e sociali SPS/13 Storia e istituzioni dell'africa

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AvaMoore di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di politiche e società coloniali e post-coloniali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Morone Antonio Maria.
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