22 settembre 2021
Dialettica platonica, i dialoghi di Platone
Dialettica platonica, i dialoghi di Platone: agli albori della filosofia sceglie di comunicare i suoi insegnamenti attraverso questa forma letteraria particolare che è il dialogo. Non è una forma casuale, ma corrisponde al nucleo del pensiero platonico, la forma dialogica non è accidentale.
Platone nasce come drammaturgo, poi conosce Socrate e diventa un filosofo, mantenendo il talento drammaturgico che gli ha consentito di esprimere le sue dottrine attraverso una forma particolarmente brillante e coinvolgente, il dialogo.
Della verità stessa fa parte la ricerca condivisa della verità; il testo scritto si rivolge a tutti indistintamente.
I dialoghi hanno il titolo di uno dei dialoganti, perché quel testo assume la forma che ha in base all’interlocutore principale, quindi il testo ha l’andatura che ha perché deriva da un gruppo specifico di interlocutori;
23 settembre 2021
Ecologia e pensiero cosmologico
Ecologia: pensiero dell’interconnessione e tenta di vedere l’uomo come parte di un sistema complesso, che concerne anche gli altri animali, i minerali, i vegetali ecc. guarda anche oltre una certa concezione antropocentrica.
kosmos,
Pensiero cosmologico: il pensiero del tutto, di cui l’uomo fa parte e su cui l’uomo si affaccia. È la cosmologia greca che viene associato all’ecologia.
Sistema, sistematicità e rigore
Sistema: è una configurazione storica del discorso filosofico che ha preso piede in un’epoca precisa, dalla fine del 700/inizio 800. I pensatori che hanno costruito sistemi filosofici sono soprattutto i pensatori tedeschi di quel periodo, l’esempio classico è Hegel. Il filosofo tenta di proporre una visione complessiva del reale dove tutte le esperienze del reale sono legate; è lo sguardo che pretende di essere esaustivo, vuole raccogliere in sé tutto il reale in maniera disciplinata.
Sistematicità:
Rigore: dire fino in fondo quello che si ha da dire, la propria esperienza del pensiero.
Heidegger, uno dei filosofi che ha portato avanti un corpo a corpo radicale con Nietzsche
Nietzsche, nel 1961 pubblica che raccoglie lezioni che lui ha tenuto su Nietzsche negli anni 30 – 40. In questo testo cerca di contrastare la sistematicità di Nietzsche: dice che gli aforismi hanno un rigore non inferiore ai trattati aristotelici.
Nietzsche fa un’esperienza decisiva del pensiero e quell’esperienza la restituisce fino in fondo.
Chi costruisce sistemi è rigoroso.
Il servizio divino dei greci
Il servizio divino dei greci: ultime lezioni che Nietzsche tiene a Basilea prima di andare in pensione nel 1878. Nel 1869 prende la cattedra di filologia, nel 1871 avanza la domanda per ricoprire la cattedra di filosofia: ha avuto una formazione filologica, ma si sente filosofo e poi giungerà alla conclusione che per praticare la filologia in modo rigoroso sia necessario di uno sguardo filosofico.
24/9/21
Introduzione alla filosofia. Pensare e poetare
Introduzione alla filosofia. Pensare e poetare: libro tratto dal manoscritto di un corso che Heidegger ha tenuto nel 1944-45 in Germania a Friburgo (visti gli anni, non è andato tutto liscio ed è stato interrotto per via della situazione bellica). Riflette su che cosa sia un’introduzione e quali siano le condizioni di possibilità di questa cosa.
Intro-durre: dal latino, condurre dentro, quindi si presuppone un fuori. Ma il paragrafo Impossibilità dell’introduzione alla filosofia. si chiama Perché è impossibile? Perché la filosofia non concepisce questo “fuori”: la filosofia vive nell’uomo storico per tutto il corso della sua vita, egli pensa costantemente alla sua essenza, cioè al presente, al passato e al futuro: queste tre cose sono insieme: presente = ciò che è + ricordo di ciò che è stato + ambizioni verso il futuro.
Essere e tempo (1927): è la sua opera fondamentale.
L’uomo filosofo è l’uomo ripensante, come diceva anche Valery: l’uomo è tra tutti gli essenti, l’essente che pensa (ripresa anche di Aristotele). Tra gli uomini c’è anche la spensieratezza, che ha la sua radice in un’assenza di meditazione
Nietzsche e Heidegger
Il servizio divino dei greci: differenza con Heidegger, che aveva considerato che il suo testo sarebbe stato pubblicato; Nietzsche non aveva tenuto in conto la pubblicazione e il testo aveva solo funzione didattica. È molto diverso dal trattato La nascita della tragedia, con un livello di rifinitura che invece manca al primo testo. È rilevante per i suoi temi: fa da ponte tra il primo e il secondo Nietzsche (Umano e troppo umano I II, – La gaia scienza e infine Così parlò Zarathustra).
Filosofo della maschera, che sperimenta con la verità, perché non ha una dottrina da comunicare, ma assume di volta in volta varie configurazioni, narrazioni, figure, maschere (dionisiaco, lo spirito libero, Zarathustra etc.) della verità; il pensiero multiforme, in movimento.
Il servizio divino rappresenta una discontinuità con La nascita della tragedia.
Otto e la cultura greca
Otto: filosofo classico, latinista che ad un certo punto si dedica soltanto alla cultura greca. Quando scrive Dioniso nel 1933, insegna nell’università di Francoforte. Libro dedicato a Dioniso: confronto con Nietzsche, di cui riprende l’eredità non in modo epigonale (ripetendo a pappagallo) ma rielaborando, sviluppando e anche mettendo in discussione critica prendendone le distanze. Senz’altro è uno dei grandi eredi di Nietzsche. Il suo testo più noto è Gli dèi della Grecia (1929).
Nietzsche aveva segnato un punto di rottura perché incrina e spezza (portando a compimento una tradizione culturale tedesca particolare, quella romantica) l’immagine neoclassica della grecità, cosiddetta winckelmanniana, che concepì la cultura greca secondo la celebre formula “nobile semplicità e quieta grandezza”: una Grecia apollinea, vista all’insegna dell’equilibrio, della luminosità, dell’armonia, della bellezza, appunto della quiete. Invece Nietzsche è uno spartiacque perché distrugge quest’immagine ripensando l’esperienza greca alla luce del dionisiaco e dell’interazione tra apollineo e dionisiaco; l’unico modo per capire i greci è considerarli insieme e capire l’interazione tra i due.
Imposta questo ritorno filologico ai greci rivoluzionario e originale, che accade su base filosofica.
Anche Otto è un filologo la cui riflessione è molto filosofica.
Le muse (1954), Teofania: ultima opera (1956) pubblicata prima della morte, avvenuta nel 58. È un testamento spirituale.
Baumgarten, a metà del Settecento, crea l’estetica. Neologismo a partire dal greco (percezione e sensibilità).
6/10/21
Le tre fasi di Nietzsche
Nietzsche ha 3 fasi La nascita della tragedia
- Giovanile: culmina con Umano troppo umano, Aurora, La gaia scienza
- Illuminista: comprende dove riprende il pensiero dei philosophes illuministi e del freie Geist Così parlò Zarathustra,
- Nichilista: giunge ai temi dell’superuomo, dell’eterno ritorno e del nichilismo
È il filosofo della continua rimessa in discussione, non è piatto e statico, ma presenta comunque un’unitarietà più ricca che prevede un’articolazione interna e un’evoluzione. Nella prefazione di Aurora sostiene l’importanza della filologia, che per lui è la lettura lenta che sfugge alle semplificazioni e alle schematizzazioni; solitamente la criticava fortemente.
Struttura della Nascita della tragedia
Struttura della Nascita della tragedia
- Autocritica: è un tentativo ed è posteriore alla stesura dell’opera, lo aggiunge nel 1886. Quell’anno l’editore Schmitzer ripubblica tutte le opere di Nietzsche e lui decide di aggiungere delle nuove prefazioni, ad esempio La gaia scienza ha le aggiunte più massicce (prefazione, aggiunta di un quinto libro e di una raccolta di canzoni del principe Forgenfrei).
La prefazione della Nascita è l’unica che reca il titolo di tentativo di autocritica, è una lettura retrospettiva in chiave critica e una parziale presa di distanza da parte sua; l’idea è quella di fare emergere il suo cuore più autentico che ha una validità permanente criticando ciò che ha scritto nel 1872, vuole liberare il nucleo di pensiero più vivo della Nascita. All’estremo limite della sua carriera riconoscerà ancora l’importanza del dionisiaco e di quest’opera.
- Testo vero e proprio: rimane inalterato, ma tra le due edizioni ci sono altre modifiche Grecità e pessimismo.
- Sottotitolo: nella seconda edizione cambia in Nel 1876 è Dello spirito della musica, mostrando l’influenza di Wagner e di Schopenhauer: incontra Wagner nel 1868, ciò che li unisce è l’amore per Schopenhauer; in Il mondo come volontà e rappresentazione Schopenhauer si sofferma sull’importanza delle arti figurative e pone la tragedia in cima, è il culmine delle arti in generale. Nietzsche la considera la massima espressione della cultura greca, che è il modello insuperabile per l’umanità.
La filosofia nell’epoca tragica dei greci
1869 – 1979: Nietzsche insegna al liceo classico di Basilea. Nel 1873 scrive un’opera La filosofia nell’epoca tragica dei greci che rimane incompleta: l’epoca tragica perché la tragedia è la massima espressione della cultura greca, è l’epoca in cui la filosofia muove i suoi primi passi per poi arrivare a Platone e Aristotele (IV secolo a.C.).
Nietzsche si interroga sulla figura del filosofo in quest’epoca segnata dalla tragedia: solitamente i tragediografi greci sono Eschilo, Euripide e Sofocle, ma per Nietzsche essi sono il decadimento della tragedia, perché la tragedia attica che rappresentano era preceduta da una tragedia ancora pura, di cui però non c’è testimonianza; si appoggia alla poetica di Aristotele per sostenere le sue ipotesi.
La tragedia originaria è quella del pathos, impegnata attorno alle emozioni e il suo asse portante è la musica: era costituita solo dal coro che cantava e danzava; quindi, rappresentava i valori della musica e della corporeità. La tragedia attica è una discontinuità rispetto a quella originaria, perché in essa il coro non è più protagonista, ma si sposta nell’orchestra e la scena è calcata da eroi che parlano; questa nuova struttura porta grandi cambiamenti, da tragedia del pathos diventa tragedia della parola. È un processo di decadimento che culmina con Euripide, che determina il suicidio della tragedia.
Dioniso rappresenta il canto, mentre Apollo è il mythos, il racconto, la forma e i greci sono il popolo che hanno il potere di portare alla luce, è più razionale ed è parte della natura dello spirito greco.
L’arte tipicamente apollinea è l’architettura e la poesia omerica, dove tutto è in primo piano, il divino è tutto ciò che è bello perché risplende, è più pienamente presente; il popolo greco fa ruotare la propria esistenza sulla bellezza, perché essa è quella che brilla di più, è più presente e dunque più vera. Questo nesso bellezza = verità si ripresenta in Platone, che è ripresa essa stessa dall’esperienza omerica del divino.
Divino, Cristianesimo e rappresentazione
Confessioni di sant’Agostino: il concetto di divino cambia, il Dio cristiano sta in un altrove inaccessibile, è trascendente e non coincide con la propria creazione, se no sarebbe panteismo.
Nel mondo terreno si svolge una storia che ha un inizio e una fine ed è la storia della salvezza: la fine è l’Apocalisse, quando tutto diventa chiaro e si sa chi si salverà e chi no.
Nella tradizione ebraico – cristiana si proibisce la rappresentazione di Dio, se no si cade nell’idolatria: è una teologia apofatica, dove Dio non si può vedere né descrivere. Questo divieto di rappresentazione è un tentativo di andare contro i culti pagani.
Querelle tra antichi e moderni
Fine 1600: querelle tra gli antichi e i moderni in Francia; nonostante la civiltà moderna, sia più progredita, sul versante artistico c’era materia su cui discutere.
- Antichi: Nicolas Boileau, concepiva l’arte come un’imitazione degli antichi e segue ancora l’esempio di Racine
- Moderni: Charles Perrault, afferma che gli autori classici non sono insuperabili e la letteratura deve rinnovarsi per stare al passo coi tempi
Questo dibattito attraversa l’Europa e a metà del 700 in Germania emerge Johann Winckelmann, che scrive Pensieri sull’imitazione delle opere greche in pittura e scultura (1755) e influenzerà moltissimo la cultura europea: qua contrappone la mediterraneità con la cultura nordica.
Cultura greca: semplicità, grandezza, anima grande e posata, nobile semplicità e quieta grandezza; è l’arte dell’armonia, dell’equilibrio, della proporzione, dell’ordine, della compostezza.
In Italia la querelle la ritroviamo nel Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica di Leopardi.
7/10/21
Tragedia, parola e verità
La tragedia si collega alla religione, arrivando al culto di Dioniso.
Logos Edipo re: parola, tragedia del confronto verbale; di Sofocle conduce un’investigazione intorno alle origini di se stesso (Edipo) e attraverso le parole cerca la verità.
Passaggio dalla tragedia del pathos a quella della parola: si vede il retaggio schopenhaueriano, cioè la tragedia come il culmine delle arti e centralità assegnata all’arte nella vita dell’uomo.
La filosofia è il discorso intorno al vero, mentre l’arte finge di sapere ma è un’illusione.
factum, facere, Finzione: qualcosa di fatto. Il tardo Platone afferma che l’arte deve essere subordinata alla filosofia se vuole continuare a fare parte della polis, perché gli artisti introducono un elemento di disordine.
Schopenhauer, Nietzsche e la musica
Mondo come volontà e rappresentazione).
Schopenhauer: l’arte ha un ruolo centrale (Con quel libro dice che la rappresentazione artistica intuisce l’idea platonica, quindi ha un ruolo conoscitivo fondamentale.
Nascita della tragedia Nietzsche: nella prefazione su Wagner della prima edizione della afferma che l’arte è il culmine dell’esistenza, è propriamente metafisica estetica, una concezione del mondo che fa perno sull’arte. L’arte è il luogo elettivo di una conoscenza, non è fittizia.
Nietzsche e Schopenhauer sono accomunati anche dall’importanza della musica:
- Schopenhauer: la musica non rientra nelle arti rappresentative, perché esse intuiscono l’idea platonica, mentre la musica non rappresenta nulla e si pone allo stesso livello delle idee platoniche.
- Nietzsche: la musica è il linguaggio universale, perché passa attraverso il pathos ed è anche per questo che il passaggio dalla tragedia delle emozioni a quella delle parole è così profondo.
Nascita della tragedia Nietzsche si considera un allievo di Schopenhauer, ma con la inizia il suo congedo filosofico da lui e rielabora i suoi temi.
Monoteismo e iconoclastia
ens creatum ens increatum. Monoteismo: ≠ La divinità si distingue dal Creato ed è deus absconditus, trascendente: è un remoto e inaccessibile. Nell’Esodo 20 Dio rivendica la propria unicità, tutto discende da lui e vieta ogni tipo di rappresentazione, perché è sacrilego e l’uomo può arrivare alla pretesa di comprenderle. Questo divieto comprende anche gli elementi creati da Dio. La sapienza di Dio è incomprensibile all’uomo e anche il Creato lo è, quindi deve avere fede in Dio, deve conformare la sua volontà a quella di Dio.
Dio rivela la propria volontà attraverso le scritture; la rivelazione è un atto di fede e si distingue profondamente dal mondo greco.
JWHW: è impronunciabile. Nella tradizione ebraica è talmente impronunciabile che si è perduta la pronuncia, anche perché non sono indicate le vocali; Jahvé è una proposta ipotetica. Si usa la formula di signore, adonai.
Questo discorso porta alla condanna delle immagini sacre pronunciata dalla Chiesa bizantina nell’VIII secolo d.C., l’iconoclastia è il rifiuto delle rappresentazioni sacre.
Le comunità cristiane delle origini si dovevano confrontare con la centralità delle immagini sacre del paganesimo e sono state influenzate, quindi rappresentavano Dio, ma c’erano già state le prime prese di posizione contro l’iconodulia (adorazione delle immagini): il teologo Basilio Magno le legittimava perché affermava che la religione cristiana aveva Cristo che incarnava la divinità e che quindi era la forma sensibile, umana della divinità. Dio non è estraneo al mondo sensibile e infatti si incarna; è una riflessione che segna profondamente il Cristianesimo e la questione della rappresentazione.
Secondo concilio di Nicea, 787 d.C.: l’iconoclastia viene rifiutata come eretica, è un’eresia cristologica.
Le istanze iconoclaste si sono ripresentate con la riforma protestante.
In questo concilio si distinguono l’iconodulia, legittima adorazione delle immagini, e l’iconolatria, che è la venerazione delle immagini ed è condannata perché l’unico oggetto di venerazione è Dio.
8/10/21
L’eroe nell’esperienza greca
Nell’esperienza greca l’eroe è costitutivamente bello perché in esso rifulge in modo più spiccato l’umanità dell’uomo, è un uomo più compiuto che ha più forma (in senso greco). Questa bella forma fa sì che sia più manifesto, riconoscibile e quindi svetti sull’anonimato dell’uomo qualunque. È più vero.
Nobiltà: deriva da nosco,
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